mercoledì 7 agosto 2019

Quel ramo del Lago di Como che non volge a mezzogiorno

L'inconfondibile profilo di Como, col tempio Voltiano ed il Duomo sullo sfodno

Mentre Gloria, domenica, se ne stava a Budapest a guardare il Gran Premio di Formula1 io non ho perso l’occasione di partecipare ad un raduno, organizzato da Luciano, dal nome manzoniano. Evento gradito sia per ritrovare una parte della squadra di lombardi presenti al camp sul Gargano sia perchè nell’estrema parte meridionale del ramo Comasco non ero mai stato in kayak.

L’itinerario è stato un anello con imbarco a Tavernola (Como) e giro in senso antiorario. Dalla partenza siamo scesi fino a Como città, sfilati sotto al tempio Voltiano e poi risaliti lungo la sponda di Bellagio pagaiando lungo le rive di Blevio, Torno e Faggeto dove ci siamo fermati per la pausa pranzo -unica sosta con sbarco di tutta l’escursione-.
Dopo questa lunga e rigenerante fermata siamo tornati a costeggiare verso nord fino a raggiungere l’orrido di Nesso. Da qui dietro-front per tornare sui nostri passi sino a Careno, dove il lago è più stretto e ci consentiva una breve e rapida traversata sulla sponda opposta in località Torriggia di Laglio. Da qui verso sud lungo la sponda occidentale per ridiscendere fino al punto di partenza. Poco dopo la traversata abbiamo sfilato sotto quello che, per le partecipanti di sesso femminile, rappresentava il maggior punto di interesse: la villa di Clooney. Da qui l’apparentemente interminabile navigazione di rientro ci ha portati a passare Laglio, Carate Urio, Moltrasio e Cernobbio per ritornare a Tavernola dove, sistemata l’attrezzatura, il raduno si è ufficialmente concluso con una pizzata in compagnia.

il borgo Careno ed il campanile di S. Martino

Come sempre l’organizzatore ha dimostrato di avere il “braccino corto” sul calcolo delle distanze: da programma ufficiale non era specificato un percorso preciso ma solo una vaga indicazione sulla distanza massima di 25km. L’obiettivo era comunque chiaro: l’Orrido di Nesso; e già da prima della partenza a molti non tornavano i conti.
A fine navigazione il GPS ha messo a log 16,5nm (ovvero 30,5km).
Torno, il porto storico e la chiesa di S. Tecla
E’ stato faticoso? Come tutte le uscite che si sviluppano su questa distanza: le prime 10nm vanno via lisce, nelle 3 successive mi accorgo di essere finito in fondo al gruppo e  da lì in poi nella mia testa gira un solo pensiero: millenni fa gli inuit hanno inventato il kayak perchè non avevano il motore, altrimenti avrebbero costruito motoscafi; viviamo forse ancora nelle caverne vestiti con pelli di orsi? No, ed allora per qual motivo ostinarsi girare con la stessa barca?
Comunque, alla fine, un mezzo sorriso mi torna  quando mi autoilludo del fatto che le mie scarse prestazioni velocistiche siano dovute alla canoa plasticosa, corta e cicciottosa invece di rassegnarmi all’idea che quello lento sia il tizio dentro al pozzetto.
Sarebbe bastata in realtà una seconda brevissima sosta con sbarco per spezzare la navigazione tra la pausa pranzo e l’arrivo, considerando l’andatura mai forzata e le condizioni generali era l’occasione ideale per coprire lunghe distanze.
Purtroppo questo non è stato possibile perchè il Lario da queste parti non offre spiagge sufficientemente grandi da ospitare una trentina di canoe, specie di domenica ad agosto.
Anche dove ci siamo fermati a mangiare gli spazi erano parecchio risicati, con le canoe ammassate ed i bagnanti presenti a cui probabilmente abbiamo dato l’impressione dello sbarco alleato ad Omaha Beach.

Fortunatamente le condizioni meteo sono state sempre favorevoli ed hanno reso questa pagaiata per me stancante ma non massacrante. Vento assente, acqua tranquilla, caldo (ma non troppo soffocante) e traffico presente ma in maniera ancora ben gestibile nonostante il gruppo di ben 26 kayak. Del tanto annunciato vento contrario, la caratteristica Breva pomeridiana, che ci avrebbe dovuto infastidire sulla via del ritorno non si è visto nulla se non lievi alitate poco dopo l’inversione di rotta a Nesso.

Facendo i conti generali quindi si può tracciare un bilancio della giornata decisamente positivo. Una bella, lunga pagaiata ed un’altrettanto bella compagnia.
Decisamente il modo migliore di trascorrere la prima domenica di agosto.



Nesso, l'Orrido ed il suo caratteristico sbocco in lago

P.S.: Tra la pagaiata e la pizzata ho stretto ancor di più i rapporti con con i ragazzi del CK90, noto club di Vercurago, il cui settore marino prende il nome di “Inuit del Lario”. Martedì ho avuto modo di uscire con alcuni di loro nelle loro acque domestiche per una rapida escursione e per curiosare un po’ nelle loro due basi nautiche. Bella gente, sedi con logistica ideale e soprattutto fa gola l’idea di potersi fare una pagaiata senza dover ogni volta caricare e scaricare kayak ed attrezzatura in auto ma avendo tutto a disposizione a pochi metri dall’acqua. Anche in settimana si trova in acquagiro chi lavora su turni e chi è in pensione ed in generale vi è la continua possibilità di mantenere in costante allenamento quelle manovre che difficilmente si ripassano durante un’ucita puramente escursionistica. Sia a Gloria che a me solletica l’idea iscriversi al club. Vedremo.