sabato 14 ottobre 2017

Ticino again

In un ramo secondario

Tutte le volte che mi capita un'assistenza ad una gara di skyrunning mi faccio sempre la stessa domanda: ma cosa si godono gli atleti della montagna ad andare in giro così?

Un piccolo assaggio della risposta l'ho avuto due settimane fa alla Ticino Marathon; tre ore in cui si aveva in testa una sola ed unica cosa: pagaiare senza sosta.

Alessandro in lanca Ayala
Dell'ambiente circostante ho potuto vedere ben poco anche se di sfuggita ho notato angolini interessanti che meritavano uno sguardo più attento: lanche che avrei voluto esplorare, tronchi semisommersi, colonie numerosissime di aironi che riposavano incuranti del nostro passaggio, infinite distese di natura selvaggia, tunnel di vegetazione...
Quando trovo qualcosa di bello mi piace fermarmi, contemplare a lungo il paesaggio, fare delle fono, insinuarmi fin dove l'acqua arriva e magari addirittura sbarcare e fare qualche passo a piedi per guadagnare un punto di osservazione diverso.

Sono quindi tornato a casa con l'impressione di essermi perso gran parte di quello che il luogo aveva da offrirmi. Ecco perchè con Marco EKO abbiamo pensato di tornare qui a sole 2 settimane dalla maratona per ripercorrere il tratto Vigevano-Bereguardo; ovvero esattamente la prima metà del percorso di gara.

Alessandro e Michele giocano con la corrente
Assieme a noi sono venuti anche Michele (una nuova conoscenza, che ho scoperto essere amante del delta del Po oltre che Pentaxiano di vecchia data) a bordo di un bellissimo Nautiraid smontabile ed anche Alessandro (che avevo conosciuto lo scorso anno al raduno autunnale sul Garda).
Alessandro con uno splendido Rockpool Isel e pagaia groenlandese ha preso subito confidenza con le dinamiche del fiume ed è stato divertentissimo vedere un kayak così spiccatamente marino entrare ed uscire dalle morte con un'agilità impressionante per poi partire come un proiettile quando entrava in corrente per sfruttare la sua spinta verso valle.

Ce la siamo presa comoda. Lasciata un'auto a Bereguardo siamo risaliti con un mezzo solo fino a Vigevano. Imbarcati alle 10:30 abbiamo cominciato l'esplorazione di lanche, rami morti e rami secondari riuscendo a cogliere la vera essenza di questo fiume che scorre incredibilmente selvaggio a due passi da grosse città. Siamo anche sbarcati più volte: per qualche trasbordo dopo essere finiti in fondo ad un ramo cieco, per rifocillarci o anche solo per vedere da vicino un tronco spiaggiato dalla forma particolare.
Spesso ci siamo infilati in canali secondari con una vegetazione talmente folta che a tratti ci sembrava di essere finiti in un documentario su qualche giungla tropicale.

I colori dell'autunno, l'apparente sensazione di essere lontano dal caos delle città e la calma con cui abbiamo affrontato questa escursione hanno fatto si che Alessandro la definisse un'uscita zen.

In realtà oltre ai lunghi momenti di kayak-zen ci sono stati anche attimi altamente dinamici: la corrente non è mancata! Sebbene il fiume fosse meno pieno di due settimane fa (e purtroppo anche un po' meno pulito) la sua forza non è stata da meno.
Ci abbiamo giocato, l'abbiamo sfruttata e spesso ci abbiamo anche combattuto risalendo qualche brevissimo tratto con lo scopo di entrare in una lanca o in un ramo che si trovava sulla sponda opposta alla nostra.
Non nascondo che ci sono state delle occasioni in cui il fiume ci ha ricordato che se vuole ci può disarcionare e farci fare un bel bagno. Nei tratti in cui la corrente era più forte, sui punti di transizione con le morte vieni letteralmente strattonato ed un paio di volte mi è capitato di pensare “adesso finisco in acqua”. E' il prezzo da pagare per voler utilizzare dei kayak con chiglia sul fiume.
C'è da dire però che tutti avevamo barche abbastanza stabili, mi chiedo ancora come abbiano fatto alcuni atleti a fare la gara in K1 da velocità con barche che si ribaltano solo a guardarle.

Abbiamo impiegato un'intera giornata per percorrere un tratto di fiume che due settimane fa abbiamo discesto in un'ora e mezza. Ma quella che abbiamo fatto oggi non era una discesa di piccolo pezzo di fiume ma una vera e propria esplorazione. Lenta, con tantissime deviazioni ed assolutamente approfondita godendo a pieno del paesaggio. Ed in buona compagnia.
E per me è così che si va in kayak.
  


Marco ed Alessandro in un tratto particolarmente calmo


L'ingresso di un canaletto pieno di pesci
passaggi forzati per evitare un trasbordo


passaggio molto wild

Marco in formazione coi cigni
Michele entra in una lanca


Michele di fronte al ponte di chiatte di Bereguardo


giovedì 5 ottobre 2017

Paddler's rulez!!! Oggi il lago era tutto nostro!


Oggi avevo una giornata libera dal lavoro e la macchina che, a causa della mia infinita pigrizia, era ancora carica di parte dell'attrezzatura portata domenica alla Ticino Marathon.
Quale migliore occasione per un bel giretto in solitaria?

Mi sono imbarcato alle 10.30 del mattino dallo scivolo d'alaggio di Pescate, risalendo l'Adda fino a Lecco ho trovato una bella corrente contraria ma nulla di insuperabile.
Il lago era praticamente deserto ed il clima perfetto; dallo scivolo sono partiti due gommoni mentre un altro kayak scendeva dalla sponda opposta, in tutta la giornata ho visto meno di dieci barche a motore ed una sola vela. In compenso non sono mancati gli amanti della pagaia, oggi il lago sembrava tutto nostro!

Questa uscita in tutta tranquillità è stata in netto contrasto con quella di domenica: nessun percorso pianificato, niente tempi da rispettare,quasi nessuno in acqua e nessuna difficoltà tecnica. Un gradevole lento girovagare senza pensieri!

Gianni rientra verso la sua base di rimessaggio
Mi sono fermato qualche minuto su una spiaggetta poco dopo l'Orsa Maggiore e quando sono ripartito mi ha raggiunto un altro canoista con cui ho fatto subito conoscenza.
Gianni è un 77enne lecchese che quasi quotidianamente percorre questo tratto di lago con il suo fiammante Nelo da fitness (forse un Viper). Abbiamo pagaiato assieme per una decina di minuti conversando piacevolmente, non appena mi ha detto di avere anche un vecchio ASA gli ho fatto sapere del raduno di canoe vintage previsto per questa primavera a Pusiano. Poco prima che lui invertisse la rotta ci siamo scambiati i numeri di telefono, ci sentiremo quando avrò dettagli maggiori riguardo a questo imperdibile evento.

Il kayaker di cui non ricordo il nome di fronte ad Abbadia
Arrivato alla Punta di Abbadia ho deciso di interrompere la risalita e raggiungere la sponda opposta per il rientro. Qui ho incrociato la rotta di un altro canoista: un giovane ragazzo di Lecco che, a bordo del suo kayak decisamente marino (forse un Tiderace Xcape stranamente senza loghi) si godeva anche lui il lago piatto e deserto. Ci siamo fermati qualche minuto per salutarci e scambiare quattro parole dopodiché lui ha puntato Mandello mentre io ho ripreso la traversata verso la spiaggia del Moregallo nei pressi della quale sono sbarcato per il pranzo al sacco.
A stomaco pieno si pagaia meglio! Su questa sponda mi sono divertito a fare lo slalom tra le barche ormeggiate ai gavitelli fuori dai porti e mi sono anche fermato a qualche decina di metri di distanza da riva a guardare un nutrito gruppo di K1 olimpici della Canottieri Lecco che si allenavano su un circuito immaginario tra la punta di Malgrate ed un pilone del pone nuovo.

Ultimo incontro della giornata un ragazzino che a bordo di un “plasticone” tipo Oasis si dirigeva dalla sede della canottieri verso la partenza dei K1 in allenamento. Un rapido “ciao” e via ognuno per la sua strada.

Sono stato indeciso fino all'ultimo se concludere così il giro o proseguire verso Vercurago. Erano solo le 3 del pomeriggio e ci sarebbe stato tutto il tempo di proseguire ancora ma alla fine ho deciso di concludere qui.

In 4 ore ho percorso con estrema calma 16,5km (quasi 9nm); non molti ma l'idea con cui ero partito la mattina era fare qualcosa di riposante e per nulla impegnativo quindi è stato ottimo così.


K1 olimpico di fronte al centro di Lecco

lunedì 2 ottobre 2017

Prima volta in fiume: Vigevano-Pavia Marathon

Non avevo mai pagaiato su fiume se si escludono tratti brevi di Adda e Mera in prossimità del Lario; tratti che ben poco hanno di "fluviale" ma conservano le caratteristiche di placidi prolungamenti lacustri. Stessa cosa per il Po in cui ho navigato per una settimana con Gloria qualche tratto del suo delta dove francamente si fatica a distinguere tra fiume, mare e laguna.
L'idea di partecipare ad un evento organizzato mi balenava in testa da un po': queste occasioni garantiscono un'ottima sicurezza in acqua con assistenza sovrabbondante e qualificata in caso di ostacoli o scuffie ed adeguata organizzazione logistica per il trasporto tra partenza e traguardo.
Non ho potuto quindi rinunciare all'invito di Marco EKO Ferrario per la scorsa domenica alla maratona del Ticino: 42km da Vigevano a Pavia.

Prima di procedere all'iscrizione via web ho spulciato il sito e fatto una ricerca su Google e Youtube. Il percorso prevede I° e II° grado che, leggendo la definizione presa dal mio manuale al capitolo discesa fluviale, sarebbe:
Mediamente difficile: Passaggi liberi, correnti ed onde irregolari, piccoli mulinelli e ostacoli in corrente, dislivelli limitati. 

Nelle foto e video delle edizioni precedenti ho visto anche kayak spiccatamente marini per cui ho pensato che il mio Prijon Touryak si sarebbe trovato perfettamente a suo agio su quel percorso.

Il mio Kayak si, io un po' meno!

All'arrivo a Vigevano qualche problema dovuti a pecche organizzative
In realtà di rapide vere e proprie non ne ho notate mentre passaggi in cui la corrente era davvero forte e creava morte, mulinelli e strane correnti si; è stata così impegnativa dal punto di vista tecnico tutta la prima metà del percorso. Probabilmente la piena dei giorni scorsi e dall'abbondanza di acqua che ci hanno riferito gli abitanti della zona ha un po' accentuato la forza del fiume specie nel primo tratto.


Gli habitué di questo evento e delle discese fluviali in generale mi avevano riferito che per i primi 20 km (fino al ponte di barche di Bereguardo) si sarebbe filati via lisci mentre la parte difficile sarebbe stata da li in poi dove l'effetto della corrente si sente meno e si deve faticare per raggiungere il traguardo al punto che si ha l'impressione che l'ultimo tratto sia "in salita".
Io personalmente non essendo abituato alle dinamiche dell'ambiente fluviale ma amando le acque ferme ho trovato vero l'esatto opposto.
Durante la prima parte di percorso la corrente mi ha infastidito parecchio, ci ho litigato spesso non riuscendo a disegnare le giuste traiettorie per sfruttarla a pieno a mio favore come vedevo fare agli altri.
Spesso e volentieri l'acqua mi spingeva nelle morte e nei rapidi punti di transizione mi ritrovavo con la  poppa nella corrente che spingeva forte verso valle e la prua in acqua ferma: la conseguenza era trovarsi improvvisamente fermo in una lavatrice che ti strattonava nervosamente a destra e sinistra e ti girava rapidamente con la prua a monte. In un tratto piuttosto dritto che mi sembrava relativamente tranquillo ho visto una canadese con tre occupanti che procedeva poco avanti a me piegarsi improvvisamente a destra ed istantaneamente girarsi di più di novanta gradi mentre gli occupanti riprendevano a pagaiare con una foga mai vista, non ho avuto neanche il tempo di pensare "cosa diavolo stanno combinando quei tre?" che mi sono ritrovato anche io sul margine di un gigantesco mulinello. A fine discesa, mentre mangiavamo, altri partecipanti ci hanno poi detto di averne visti e schivati ben 3 di mulinelli giganteschi.
In questo tratto avrei tanto voluto avere un kayak con maggior stabilità direzionale anche se, col senno di poi, non so effettivamente quanto sarebbe cambiato.

Arrivato al ponte di Bereguardo sapevo di essere a metà percorso e l'idea di dover affrontare ancora quella che veniva definita come parte più faticosa mi preoccupava non poco. Oltretutto l'intero percorso da Vigevano a Pavia ha presentato un continuo ed ostinato vento contrario.
Fino a qui Marco è stato parecchio avanti a me mentre io faticavo assieme ad una coppia di agoniste provenienti dal trentino che hanno fatto la prima metà gara lentamente su dei k1discesa in plastica (su cui non si trovavano a loro agio) ed a Bereguardo hanno cambiato col loro k2 olimpico con cui sono filate via alla velocità della luce.

La seconda parte, dove i kayaker d'acqua bianca si annoiavano, è stata per me la più piacevole e meno faticosa. Il fiume si allarga e la corrente perde di forza. Non ci sono più morte marcate ed altri pericoli se non grossi rami semi semi sommersi tra cui è divertente fare lo slalom. Si pagaia tranquillamente senza lottare contro la forza del fiume con il fiume stesso che, questa volta molto gentilmente, ti spinge avanti. Sono riuscito a mantenere -sempre nelle retrovie del gruppo- il passo di Marco che ha rallentato per chiacchierare con alcuni amici. Diciamo che nella seconda metà sono anche riuscito a godermi un po' il tutto senza preoccupazioni ed a guardarmi un po' intorno notando degli scorci paesaggistici molto interessanti e grosse colonie di aironi.

Non ho fatto molte foto. La maratona è sia turistica che agonistica ma anche per chi se la prende comoda c'è da pensare solo a pagaiare di gran lena dato che comunque ci sono dei tempi da rispettare.
Ci abbiamo messo 3h 13' (tempo preso con il cellulare, noi amatori non venivamo cronometrati ufficialmente). Questo fa capire quanto effettivamente il fiume, anche nei tratti dove la corrente mette in difficoltà, aiuti parecchio ad accorciare le distanze. Al lago in questo tempo percorro si e no 1/3 dei 42km fatti in questa occasione, magari concedendomi anche delle pause per riposare.
Il vincitore, l'ungherese Gabor Aranyosi - categoria K1 senior, ci ha messo 1h 50'.

Sono arrivato tra gli ultimi 10, credo quintultimo se non ho dimenticato di contare qualcuno rimasto in dietro. Non mi vergogno a dire che per qualche km poco dopo Bereguardo dietro di me c'era solo la scopa.

Per il prossimo anno, decidessi di partecipare di nuovo, servirebbe un approccio diverso. La giornata -in realtà l'intero week end- è completamente impostata all'agonismo e ben poco condivide dello spirito dei raduni e degli incontri a cui sono abituato. Da una "maratona" mi aspettavo dei ristori (che non ci sono stati) ed un minimo di organizzazione al punto di imbarco (io sono restato a Vigevano dalla mattina mentre Marco ha portato l'auto a Pavia per poi tornare con la navetta dell'organizzazione).
C'è da portarsi del cibo al sacco dato che al punto di partenza non c'è neanche un bar/chiosco e il pranzo a cui ci si può iscrivere è a Pavia. Fortunatamente avevo portato una barretta e due red-bull altrimenti sarei stato completamente a digiuno dalle 6 di mattina fino alla fine della maratona.

Tanti anche gli incontri interessanti. Tra le persone che Marco mi ha presentato c'è anche Andrea Alessandrini, una vera e propria leggenda vivente del kayak italiano. Oggi è un arzillo signore che a breve compirà 80 anni ma ha ancora il fisico per scendere in acqua e concludere questa impegnativa escursione. Andrea è noto in tutto l'ambiente canoistico italiano (sia nella sfera agonistica che in quella turistica) per essere il costruttore delle leggendarie canoe ASA. E' in pensione già da un pezzo e la ASA non esiste più ma ovunque si vada si vedono barche costruite da lui parecchi decenni fa ancora perfettamente efficienti e non pochi sono gli appassionati che le cercano sul mercato dell'usato.
Abbiamo per qualche minuto parlato durante l'ultimissimo tratto e sicuramente ci sarà occasione per incontrarsi nuovamente: magari in primavera, magari durante un evento che alcuni aficionado di canoe vintage stanno organizzando e di cui Marco da qualche tempo mi parlava...


Lo sbarco di noi ultimi turisti, quando già si stavano facendo le premiazioni delle gare



Le "prime volte" di questa gita:
-Prima vera volta in fiume
-Primo evento "con pettorale" organizzato dalla Federazione Italiana Canoa Kayak
-Per ora l'evento con il più variegato tipo di imbarcazioni (la maggior parte K1 e K1 discesa ma anche C1, canadesi turistiche, surfsky, kayak da mare, canoe vintage, canoe in legno, strani cosi tozzi a due posti,...)


mercoledì 30 agosto 2017

CanoaRaduno Iseo 2017

attorno a Montisola

Dei raduni a cui avevamo partecipato lo scorso anno quello di cui più intensamente aspettavo l'edizione 2017 era proprio il CanoaRaduno del lago d'Iseo.
Sarà stata la voglia di tornare a bordo dei Prijon (lo scorso anno avevamo preso i Rainbow a noleggio), sarà stato l'ottimo spiedo bresciano o le abbondanti bollicine, sarà stato il clima di festa che ha caratterizzato i due giorni, sarà stato il fatto che tra tutti i raduni questo è l'unico veramente alla portata anche dei principianti...  fatto sta che non vedevamo l'ora arrivasse questo fine settimana per tornare al lido di Sassabanek!

Gloria e Luciano nel gruppo poco prima di Iseo
Appenda dopo aver montato la tenda al campeggio abbiamo ritirato il ricco pacchetto di benvenuto con gadget ed accessori utili al kayak e la maglietta del raduno poi ci siamo messi alla ricerca degli amici di pagaia tra cui i soliti di Sottocosta e gli altri provenienti dal nordest che avevamo incontrato solo qui lo scorso anno; è sempre un piacere trovarsi e scambire esperienze e racconti.

La pagaiata del sabato pomeriggio nella parte bassa del Sebino è stata leggermente accorciata rispetto al previsto: il caldo intenso ci ha rallentato e non si poteva arrivare tardi all'aperitivo con la sangria.
Da Iseo abbiamo attraversato puntando poco ad est di Predore e poi costeggiato fino a raggiungere la base dell'associazione Kayak Sarnico dove siamo sbarcati per una breve sosta. Si è qui deciso di velocizzare il rientro al lido di Sassabanek interrompendo il giro sottocosta e tagliando dritti sulla punta di Clusane.

Una volta tornati in campeggio giusto il tempo di una doccia veloce e via alla grande festa del sabato sera: sangria per aperitivo e poi spiedo bresciano con polenta, vino rosso e bollicine di Franciacorta.
Il tutto ovviamente con la buona compagnia di canoisti più o meno esperti provenienti da tutto il nord Italia.

Domenica è stata la volta di Monte Isola che abbiamo raggiunto dopo aver sfilato di fronte al lungolago di Iseo. Una piccola sosta è stata fatta a metà traversata dove gli organizzatori hanno lasciato in acqua una rosa bianca in ricordo di due loro amici che purtroppo sono recentemente morti in canoa.

Raggiunta l'isola ci è stata offerta la colazione e ci siamo divisi in tre gruppi: chi si fermava allo sbarco a riposare, chi saliva a piedi fino alla cima del monte e chi continuava a pagaiare attorno a Montisola. Visto che lo scorso anno Gloria ed io avevamo optato per la gita a piedi questa volta siamo risaliti in kayak per effettuare il giro dell'isola lacustre più grande dell'Europa meridionale e centrale.
Abbiamo solo saltato assieme ad altri due canoisti il periplo della piccolissima ma incantevole isola di Loreto che si trova a 700m di distanza dalla costa nord dell'isola maggiore.
Ci terremo questa perla per il prossimo anno!

Per il rientro abbiamo raggiunto Punta del Corno ed abbiamo poi costeggiato sul lato bergamasco fino quasi a Predore prima di attraversare nuovamente su Iseo.

Al lido ci aspettava il pranzo (si fa per dire dato che erano ormai le 4) e la festa finale alla quale Gloria ha vinto una bellissima sacca da lancio che entrerà a far parte della nostra dotazione di sicurezza al posto della cima semplice da 10m.



Partecipare a questo raduno è stato ancora una volta fantastico, il sabato eravamo circa una cinquantina in acqua mentre la domenica più del doppio. Le distanze percorse non sono impegnative, ci ha un pochino infastidito il caldo durante i due pomeriggi e le partenze ritardate a causa del vento ma comunque si conferma un evento alla portata veramente di tutti.


Il canale che dal campeggio porta verso il lido di Sassabanek

Link al post dello scorso anno:
canoaraduno-Iseo2016

martedì 1 agosto 2017

Tentata notturna con Sottocosta


Lo scorso anno c'era vento, acqua mossa ed un gran cielo stellato.
Vento ed onde sono rimaste; ma questa volta accompagnati da nuvoloni cupi, lampi, tuoni e pioggia.

Siamo partiti da casa con il gran dubbio del meteo: io speranzoso di riuscire a fare la notturna; Gloria che non ne aveva la minima intenzione e che si sarebbe riservata di scegliere in base al tempo se partecipare o meno alla Lario in Voga domenica mattina.


Arrivati al campeggio di Piona abbiamo trovato ad aspettarci “vecchi” amici di Sottocosta che è sempre un gran piacere rivedere ed abbiamo fatto conoscenza con altri che non avevamo ancora incontrato.

Una volta scaricati i kayak e montata la tenda ci siamo radunati al bar per chiacchierare davanti ad un caffè temporeggiando oltre l'ora d'imbarco prevista nella speranza di vedere sparire le nuvole.

il capitano
Alle 19.00, dopo aver allineato i kayak sulla spiaggia ed aver controllato l'attrezzatura è stata l'ora del briefing tenuto da Luciano (il suo primo dopo la convalescenza). La decisione sul fare o meno la navigazione notturna sarebbe stata posticipata una volta messo il naso fuori dalla baia di Piona. Ci siamo così imbarcati per cominciare la navigazione col classico giro del laghetto. Gloria, come aveva deciso, era rimasta a terra nonostante i tentativi di convincimento di Mirella e Luciano.
Dopo una ventina di minuti ha cominciato a piovere, ma questo non rappresenta un problema, in fondo pagaiare sotto la pioggia in estate è molto divertente; i lampi e tuoni che sono arrivati poco dopo in zona Legnone però hanno iniziato ad impensierirci.
Ci siamo affrettati a raggiungere la spiaggetta posta a nord dell'imboccatura per sbarcare ad indossare le giacche d'acqua e decidere sul da farsi.

Dopo aver osservato il cielo e ricontrollato i dati meteo sul cellulare in via precauzionale si è deciso di comune accordo di annullare la notturna e rientrare al campeggio.


l'imbarco alle 19.00
Abbiamo pagaiato rapidamente e controvento con la pioggia che ci entrava negli occhi per percorrere quelle poche centinaia di metri che ci separavano dallo scivolo d'alaggio da cui eravamo partiti poco più di un'ora prima. Il percorso è stato di circa 6km (¼ del tragitto previsto per tutta la notturna) ma la sicurezza in acqua è sempre la priorità assoluta.
Messi al riparo i kayak con pochi temerari ci siamo concessi un veloce bagno con ancora addosso giubbetto e paraspruzzi. L'acqua era calda e comunque la pioggia ci aveva già completamente infradiciato.

Se avessimo temporeggiato qualche minuto in più su quella spiaggetta probabilmente sarebbe andata diversamente. Una volta usciti dalla doccia era già tutto passato ma noi eravamo già con le gambe sotto al tavolo e coi bicchieri in mano! E chi rientra più in acqua?

La serata è andata avanti con l'allegria e lo spirito tipico del gruppo tra sciatt, taroz, pizzoccheri, polenta, formaggio e salsicce. Qualche oretta in compagnia che ci ha risollevati dalla delusione della mancata pagaiata notturna. Unica assente Gloria che al rientro stava già dormendo in tenda.


Scampagnata domenicale
Neanche la domenica è andata secondo i piani. Avremmo dovuto partecipare, a Gravedona, alla manifestazione "Lario in Voga" ma durante la ricca colazione dolce e salata tutti abbiamo mostrato intenzioni diverse.
Qualcuno sarebbe subito tornato a casa, altri hanno pianificato rotte diverse.
Siamo scesi in acqua in poco più di 10 tra chi aveva destinazione Gravedona e chi, come noi, voleva fare una semplice escursione verso Gera Lario. Siamo sbarcati per una sosta sulla lunga spiaggia subito dopo la foce del Mera in 6 e per il rientro Gloria ed io ci siamo attardati con Mirella ed Andrea per fare qualche simpatico esercizio di zatteramento, traino lungo e traino a contatto.
La pazienza di Mirella, che si è rivelata un'abile istruttrice, ha convinto anche Gloria a mettersi in gioco e non sono mancati alcuni consigli tecnici. 

Traino a contatto
Durante il tragitto è stato molto simpatico attraversare la foce dell'Adda; una netta linea separava le acque calde di colore blu scuro del lago da quelle gelide di un intenso color verde acqua del fiume.
Anche qui il meteo è stato migliore del previsto. Annunciavano temporali alle 15.00 e per questo motivo abbiamo optato per un'escursione che ci consentisse di essere in capeggio entro le 13.00 ma poi dei nuvoloni non si è vista neanche l'ombra; quantomeno il rientro anticipato è stato utile per schivare le code sulla statale 36.

Tornati a Piona Mirella mi ha concesso un giro-prova su Ginevra (il suo kayak che è un Resinvetro Sinik).
Traino lungo con zatteramento
L'ho trovato molto diverso dal nostro Prion: più filante, meno soggetto a cambiare repentinamente direzione sulle ondine del lago e molto maneggevole.
Unico problema è stato uscire da quel piccolo pozzetto: cosa che mi ha causato una scuffia con conseguente bagno perchè, sinceramente, non avrei saputo in quale altro modo tirare fuori di li le mie ginocchia senza fracassare la prua di Ginevra sui sassi a riva.
Avremo occasione di andare a trovare Mirella ed Andrea sul lago Maggiore e sicuramente chiederò di farmi riprovare dato che mi tornerà sicuramente utile imparare ad utilizzare kayak più marini e quindi con pozzetti meno comodi nelle manovre di ingresso ed uscita.




Appoggio basso???










Link al post dello scorso anno:
Notturna Sottocosta 2016

mercoledì 7 giugno 2017

la conquista dell'Argentario


A Natale Gloria mi aveva regalato un lungo fine settimana per il ponte del 2 giugno all'Agriturismo Monte Argentario. Nonostante i sei mesi a disposizione in cui ho trovato la mappa e raccolto informazioni su internet siamo partiti venerdì scorso senza avere un'idea precisa sul da farsi: io ero intenzionato a fare il giro completo tra Porto Santo Stefano e Porto Ercole in giornata mentre Gloria su questa cosa aveva fin da subito posto il veto sperando di trovare un punto buono per spezzare la navigazione in due oppure di rinunciare al giro completo ed effettuare due uscite da circa 15km l'una facendo andata e ritorno dai due porti in due giornate distinte sacrificando ovviamente l'esplorazione di una buona fetta di costa.
Partiamo alle 4 di venerdì mattina ma il traffico ci ferma a meno di 10km da casa: tra altri che hanno avuto la nostra stessa idea di partenza “intelligente” e le macchinate che tornano dalle discoteche perdiamo mezz'ora buona causa incidente a Lissone.
l'uscita di una grotta
Arriviamo all'agriturismo in tarda mattinata, scarichiamo li kayak e raccogliamo ulteriori informazioni su parcheggi e spazi direttamente dai proprietari dopodiché torniamo in auto per percorrere il periplo del promontorio lungo la bellissima strada panoramica che raggiunge anche quote ragguardevoli in un breve ma divertente tratto sterrato. Il giro ci consente anche di verificare i punti di imbarco, sbarco e cercare eventuali punti di uscita intermedi confermando il fatto che nel tratto più esposto le cale principali sono raggiungibili dalla strada solo tramite sentieri scoscesi che renderebbero impossibile recuperare i kayak. Nel caso in cui ci si dovesse ritrovare nelle condizioni di non riuscire a raggiungere nessuno dei due porti sarebbe stato necessario abbandonare l'attrezzatura in spiaggia, raggiungere la strada e chiamare un taxi per poi il giorno dopo tornare e completare il giro. Un buon punto per fare questo discorso è Cala Mar Morto dove si può trovare un posto per tentare di nascondere i kayak (o renderli quantomeno poco visibili).

Imbarco a Porto Santo Stefano - Lungomare Navigatori
Il punto di imbarco era deciso: a Porto Santo Stefano si entra verso l'imbarco per i traghetti e si prosegue nella via oltre la Guardia Costiera fino a raggiungere la sede della Misericordia; li inizia una ZTL ma c'è spazio per accostare il tempo che serve per scaricare l'attrezzatura. C'è una spiaggetta con un moletto in costruzione che scende comoda in acqua ed essendo qualche decina di metri oltre l'imboccatura del porto non si ha neanche il pensiero di dover attraversare le rotte di uscita di yacht e traghetti. Volendo parcheggiare sulle strisce blu il costo è esorbitante (2,5 €/ora) per cui conviene trovare un parcheggio a giornata che offrono servizio di rimessaggio dalle 7 alle 20 per 10€.

La sera cena in agriturismo a base di carne della maremma durante la quale siamo giunti ad un accordo riguardo alle intenzioni sul fare il giro completo o meno. Se a mezzogiorno non fossimo stati di fronte ad Isola Rossa saremmo tornati in dietro... altrimenti avanti tutta!
Andiamo a letto stanchi dopo aver dato l'ennesimo sguardo al meteo.


L'indomani alle 7 siamo a Porto Santo Stefano. Giusto il tempo di scaricare la macchina, portarla al parcheggio e tornare a piedi attraversando tutto il porto. Sistemiamo il materiale nei gavoni e ci imbarchiamo alle 7,23 in un mare piatto che pare di essere sul Lago di Pusiano.
Anche il traghetto diretto al Giglio ci sfila di fianco a qualche centinaio di metri senza riuscire a muovere l'acqua.
Ho lasciato la carta nautica a Gloria dato che sul mio ponte anteriore tra pagaia di scorta e valigia stagna con la macchina fotografica non c'era più spazio. Si è rivelata un ottimo navigatore dato che ha costantemente tenuto il punto della situazione di caletta in caletta e sfruttando anche i punti di riferimento sula terra ferma. Anche durante le pause si studiava la mappa facendo il punto della situazione e ripianificando di volta in volta le tappe successive.

Prima di Punta Lividonia
Dalle parti di Cala Grande










L'Argentarola oltre Punta Cala Grande

In circa 20 minuti siamo a Punta Lividonia che, con il suo faro, è il punto più a nord dell'Argentario.
Ci affacciamo così sul lato più esposto, dove ci avevano detto esser più probabile trovare venti e correnti fastidiose ma il mare resta incredibilmente piatto. In zona Cacciarella/Cala del Pane mi infilo in una grotta e mi fermo qualche attimo a guardare i giochi di trasparenze sull'acqua; pochi minuti dopo entriamo in Cala Grande. Nonostante sia un fine-settimana con ponte ed il meteo sia ottimo non ci sono per ora altre barche e l'acqua non frange sugli scogli regalandoci un silenzio irreale spezzato solo dal rumore delle pagaie che ripetutamente entrano in acqua.
Gloria controlla la mappa di fronte all'Argentarola
Superata la punta di Cala Grande (su cui svetta una delle tante torri) siamo in vista dell'isolotto dell'Argentarola. Faccio qualche foto mentre Gloria consulta la mappa: grazie a questo inequivocabile punto di riferimento è felice di constatare che ci trovavamo esattamente dove aveva stimato. È passata poco meno di un'ora e mezza dalla partenza per cui siamo in anticipo sulla tabella di marcia.
Anche se il mare è piatto e -grazie all'orario- la temperatura ancora mite non ci addentriamo in ogni caletta ma spesso tagliamo. Abbiamo sempre il timore di ritrovarci questo pomeriggio nella situazione in cui non si riesce né a concludere il giro né a tornare in dietro. Oltretutto le previsioni meteo, ricontrollate anche prima di uscire dalla stanza, indicavano chiaramente che questa calma piatta non sarebbe stata infinita: dopo mezzogiorno si sarebbe alzato il vento e poco dopo anche il mare avrebbe cominciato ad esser più movimentato. Vista la nostra poca esperienza in mare preferiamo sacrificare l'esplorazione profonda di tutte le calette e risparmiare energie.

Gloria studia la mappa
Prima pausa










La prima sosta la facciamo alle 10,20 in una spiaggetta appartata sotto Torre Maddalena. Abbiamo già avvistato, a meno di 2nm, Isola Rossa: il punto di non ritorno. Siamo ormai tutti e due convinti che tornare in dietro non ne valga la pena.

Ci riposiamo, guardiamo la mappa, mangiamo qualcosa ed una volta pronti ci reimbarchiamo ormai entrambi convinti a raggiungere Porto Ercole.
Sfiliamo tra stretti passaggi di rocce affioranti che separano la costa dall'isoletta e, dopo la spiaggia delle Cannelle, sbarco su un masso in mezzo al mare per fare qualche foto. Gloria prosegue spedita dato che da quando ci siamo fermati il vento comincia a farsi sentire ed il mare comincia ad essere un pochino mosso. L'onda naturale è poca roba ma il traffico di lussuosi yacht, motoscafi e motonavi cariche di turisti fanno si che siamo spesso colpiti da brevi ma frequenti serie di onde alte e ravvicinate. Gloria, che ha dimenticato le pastiglie per il mal di mare e ricorda ancora la brutta esperienza si Sestri, non apprezza questo saliscendi e comincia ad essere meno rilassata ma pagaia spedita verso Punta di Torre Ciana all'estremo sud del promontorio dell'Argentario.
All'inizio di Cala Piazzoni individuiamo una piccola ma incantevole spiaggetta incastonata alla base di una parete di diverse decine di metri che si butta a strapiombo nel mare. Assicuriamo i kayak sul bagnasciuga e ci sistemiamo comodi con viveri e succo di frutta su una lingua di roccia che si incunea perpendicolare rispetto alla spiaggia nel mare. Evitiamo accuratamente di sostare sotto la parete di roccia per paura di vederci cadere sassi in testa. In questa pausa, forse la più lunga, ci concediamo un bagno rinfrescante... la temperatura è salita parecchio nell'ultima ora e l'afa inizia ad infastidire. Gloria continua a studiare la cartina, siamo a circa 2/3 del percorso.

Girar tra gli scogli oltre Isola Rossa
Sempre intenta a studiare la mappa











La spiaggietta della seconda sosta
Ripartiti costeggiamo l'interno del golfo di Cala Piazzoni sfilando tra le grosse barche ancorate. Come spesso accade da motoscafi e yacht veniamo ignorati mentre i velisti fanno un cenno di saluto.
Doppiata Punta Avoltore siamo in vista de l'Isolotto: chiaro segno che la meta è vicina. Siamo stanchi, fa caldo e le onde hanno già da un pezzo tolto il sorriso dalle labbra di Gloria.
E' il tratto delle grotte... mi infilo una attimo nella grotta azzurra ad ammirare il blu intenso che ha l'acqua li dentro e poi faccio uno sprint per raggiungere la mia compagna di viaggio che non ne vuole sapere di fermarsi tra le onde.
Arriviamo di fronte all'Isolotto ed optiamo per una ulteriore sosta dato che c'è stato un momento davvero movimentato tra le grosse onde causate dalle navi. Non c'è una spiaggetta bella come le prime due ma ci accontentiamo. Siamo poco prima dell'affollata spiaggia di Le Viste, manca meno di un miglio a Porto Ercole.

Ultima sosta in vista dell'Isolotto





Ormai Gloria e la mappa sono una cosa sola


Dopo esserci riposati ci reimbarchiamo per quello che crediamo essere l'ultimo miglio... scivoliamo sopra un banco di enormi meduse dal bordo blu (dovrebbero essere rhizostoma pulmo) e sbarco all'inizio del grosso molo frangiflutti da dove raggiungo la piazza e scopo che, a causa della festa patronale, è impossibile raggiungere il porto in auto fino a mezzanotte.
Prendiamo fiato ed attraversiamo velocemente l'accesso al porto ed entriamo costeggiandolo sulla destra. Ci avviciniamo a dei diportisti che ci consigliano di sbarcare dopo Cala Galera all'inizio della Feniglia. Li non ci sono limitazioni. Gloria non è per nulla felice di dover allungare ulteriormente la strada di un paio di km, oltretutto sapendo che dovremo fare un altro sprint per attraversare anche l'ingresso del porto di Cala Galera.
Sbarchiamo su una spiaggia in sabbia che si chiama Punta Pertuso che sono le 16,30.
L'impresa era compiuta!Bisogna fare circa 200m per raggiungere il parcheggio (sterrato) ma fortunatamente avevo avuto l'ottima idea di lasciare in macchina i due carrellini, non si sa mai.
Lascio Gloria in spiaggia a prendere il sole e fare da guardia all'attrezzatura mentre io torno a prendere l'auto. Ci sarebbero dei bus che, cambiando ad Orbetello, permettono di tornare a Porto Santo Stefano. Ci avevano avvisati che non era un metodo affidabile di viaggiare – specialmente nei giorni festivi - ma non credevo fino a questo punto. Sono andato a piedi fino a Porto Ercole (avessi comprato prima il biglietto risparmiavo questa camminata dato che c'è una fermata anche a Cala Galera) ma una volta li ho aspettato invano parecchio assieme ad altri turisti. Il Bus delle 17,15 è arrivato alle 19,20 facendomi perdere ogni speranza di riuscire a prendere ad Orbetello l'ultima coincidenza utile per arrivare prima della chiusura del parcheggio alle 20.
Sono sceso a Terra Rossa (prima di prendere la diga che porta ad Orbetello) e da li raggiunto a piedi l'agriturismo dove fortunatamente il proprietario mi ha dato un passaggio che mi ha permesso di arrivare a Porto Santo Stefano giusto in tempo per ritirare l'auto.


Il giorno successivo abbiamo fatto i turisti. Sveglia alle 10 e giretto nei paesi di Porto Santo Stefano (con visita alla Fortezza Spagnola), Orbetello ed al borgo medievale di Porto Ercole. Siamo tornati a Porto Santo Stefano nel pomeriggio per visitare l'acquario e poi la sera per una cena di pesce. Il lunedì abbiamo passato la mattinata a passeggiare sul tombolo della Feniglia (che è una riserva naturale). Abbiamo percorso tutti i 6km circa di lunghezza su un sentiero lungo la laguna ed il ritorno in pineta prima di tornare all'agriturismo per caricare i kayak ed iniziare il viaggio verso casa.



Per noi è un gran risultato essere riusciti a completare il giro dell'Argentario in giornata. Il GPS segnava 28km (poco più di 15nm) nonostante ci siamo dovuti allungare oltre il punto previsto di sbarco abbiamo ridotto la percorrenza grazie alle non poche baie tagliate. È vero che come distanza in senso assoluto non è molto di più rispetto a quella che siamo soliti fare durante le gite al lago; ma al lago siamo a casa, ne conosciamo maggiormente le insidie ed i pericoli e ci sentiamo tutto sommato nel nostro ambiente. Il mare è una cosa a cui non siamo ancora abituati, ed eravamo ben consci del fatto che a causa delle caratteristiche del posto per alcune lunghe tratte sarebbe stato impossibile sbarcare in posti sicuri in caso di problemi. Siamo tornati a casa soddisfatti. All'arrivo a Cala Galera, prima di cimentarmi nella epica impresa che fu il viaggio di ritorno a Porto Santo Stefano, abbiamo copiato l'idea che hanno avuto Tatiana e Mauro durante il viaggio alle Cicladi: dopo aver completato il periplo di un'isola facevano una foto alla cartina con il loro piede sopra. Abbiamo fatto lo stesso perché in relazione alla nostra esperienza quest'avventura è stata una grande impresa perfettamente riuscita e quella foto rappresenta il fatto che assieme abbiamo conquistato l'Argentario... e siamo pronti per altre avventure!




















mercoledì 26 aprile 2017

All'orrido di Nesso



Tra una balla e l'altra - come si dice da queste parti -  era da parecchio tempo che i kayak se ne stavano fermi a prender la polvere.  Io quest'anno ero riuscito ad uscire solo due volte mentre Gloria era ferma da dicembre.

Sabato finalmente una giornata libera e senza scuse. Meta principale dell'escursione sarebbe stato l'orrido di Nesso.

Sul percorso previsto il Lario è povero di possibili punti di imbarco. Abbiamo deciso di andare ad Argegno, parcheggiare al porto ed imbarcarci proprio li. Il meteo era molto buono, sereno e calmo la mattina con l'arrivo di venti massimi di 12-14 km/h a partire dal primo pomeriggio.

Parcheggiare ad Argegno non è per nulla facile dato che i posti sono pochi (ovviamente a pagamento) e quindi è bene arrivare non troppo tardi. Al porto non c'è limite massimo per la sosta ma il parchimetro è rotto; bisogna andare a piedi in piazza ma li c'è il limite massimo di 3 ore di sosta. Paghiamo le 3 ore e lasciamo un bigliettino sperando di non trovare una multa, fortunatamente un incaricato del comune che passava di li per caso ci ha detto che avrebbe avvisato la polizia locale del disservizio.

Entrati in acqua siamo usciti dal porto ed abbiamo puntato subito la sponda opposta verso la punta che si trova all'incirca a rotta 135°; il punto di mira è una bella villa verde ben visibile appena lasciata la costa. Come previsto il tempo è bello, non c'è neanche una nuvola, non c'è vento ed il lago è piatto.
Costeggiando verso sud tra tratti selvaggi ed altri antropizzati si raggiunge subito Nesso.

L'ingresso dell'orrido è ben riconoscibile dal caratteristico ponticello. Da lontano vediamo una barca a motore piuttosto grossa che ci infila sotto la prua. Ci passa giusta giusta e dopo qualche secondo ingrana la retromarcia per uscire. Con una ampia virata punta la sponda opposta per andare verso Brienno.

Ci avviciniamo anche noi al ponticello ed entriamo: il kayak ci permette di esplorare fino alle viscere dell'orrido ed arriviamo a pochissimi metri dalla cascata, dove un piccolo gradino di roccia ferma le prue anche delle nostre piccole imbarcazioni. Il sole ci abbaglia ed è precisamente sopra la cascata.

Proseguiamo verso sud per circa 2,5 / 3 km ed individuiamo un punto con un praticello ed una baracca di legno. Sbarchiamo per l'unica volta in tutta l'escursione per pranzare. Per chi volesse cimentarsi in questo giro ad anello consiglio di sfruttare questo punto, col lago alto questo itinerario non offre molti punti dove sia possibile sbarcare comodamente.
Mentre ci prepariamo per imbarcarci comincia a farsi un po' più tesa la brezza che viene da sud ed il lago inizia ad incresparsi.
Abbiamo le mute stagne nei gavoni dato che non sapevamo come vestirci; non le abbiamo indossate perché faceva piuttosto caldo. Io sono partito in maniche corte mentre Gloria con la giacca d'acqua. Durante la sosta, per ripararmi dal vento, anche io ho indossato la giacca d'acqua che ho poi tenuto fino all'arrivo.

Dopo esserci rifocillati e riposati proseguiamo ancora fino a Quarzano dove decidiamo di puntare circa 290° per tornare sulla sponda occidentale poco a sud di Torriggia. Durante la traversata c'è un pochino di onda molto corta che inizia ad infastidire ma Gloria viaggia spedita senza dire nulla.
Raggiungiamo la sponda e riprendiamo la navigazione verso nord. Il vento si intensifica ancora, l'abbiamo alle spalle e le onde cominciano ad essere più fastidiose specie sulle tratte più esposte. Gloria comincia a lamentarsi un pochino ma si viaggia ancora bene; lei gioca molto col timone per tenere la rotta desiderata mentre io lavoro sull'inclinazione dello scafo divertendomi anche un poco a creare schizzi con la prua.

Sfiliamo di fronte a Brienno e dopo qualche altro km si vede nuovamente Argegno.
Entriamo in porto che sono passate 5h e 30' dall'ingresso in acqua; abbiamo percorso 15,5km (8,4nm) con una sola sosta.
Giusto il tempo di caricare l'attrezzatura e tornare a casa.

Il giorno dopo abbiamo dedicato qualche minuto alla cura delle mute stagne: abbiamo abbondantemente cosparso di talco collo e polsini ed ingrassato la parte terminale delle cerniere. Riposte in garage credo che riposeranno fino a che si rivedrà l'autunno.