martedì 5 dicembre 2017

Winter Sea Kayak Italian Event 2017



Sono partito con poche speranze, preoccupato sia pechè dubitavo di essere un pagaiatore all'altezza di poter affrontare un raduno in acqua salata sia per le pessime condizioni meteo previste.
Sono arrivato in liguria venerdì sera dopo una giornata lavorativa, aggregato ad un gruppo di altri 3 canoisti (Alessandro, Lino e Stefano) con cui ho condiviso un appartamento un po' anomalo ad Ameglia mentre il grosso del gruppo alloggiava in un albergo poco distante.
L'indomani mattina il programma prevedeva l'imbarco alle ore 9.00 dal porticciolo di Le Grazie per un giro tra Portovenere, Palmaria, Tino e Tinetto. Al ritrovo ci siamo presentati tutti, ma nessuno aveva la minima intenzione di uscire in mare dato che l'annunciato vento di terra superava i 40km/h.
Si è quindi optato per un giro a piedi. Da Le Grazie a Portovenere la strada non è poi tanta così abbiamo imboccato una mulattiera per scavalcare la collina che divide le due località così da coprire a piedi una piccola parte del percorso che avremmo voluto fare in acqua. E' stata una buona occasione per visitare sia la rocca che la famosa chiesetta di San Pietro oltre che le viottole di Le Grazie e la città di La Spezia.
La sera una grande cena a base di pesce tutti assieme; più di 70 appassionati di kayak da mare provenienti da tutta Italia e non solo: anche Svizzera e Francia avevano la loro rappresentanza.
A fine serata  non è mancato il momento del discorso di chiusura dell'anno di attività di Sottocosta tradizionalmente tenuto in rima da Luciano.

Imbarco - Marinella di Sarzana
Domenica mattina ci siamo risvegliati con un meteo perfetto. Al ritrovo -sulla spiaggia di Marinella di Sarzana- eravamo in 42, tutti con una gran voglia di entrare in mare.
Abbiamo pagaiato in maniera rilassata, ci si poteva prendere in continuazione una pausa per fare una foto oppure per mettersi a giocare con le onde in mezzo agli scogli. La pancia del mio Prijon ha fatto conoscenza con più di una roccia semisommersa!
Abbiamo sfilato di fronte al caratteristico borgo marinaro di Tellaro per poi sbarcare su una spiaggia nel golfo tra Punta di Mezzana e Punta di Maramozza mentre alcuni hanno saltato la pausa pranzo per tirare dritto fino Lerici.
Dopo aver mangiato qualcosa (col solito ben di Dio uscito dai gavoni di tutti), in attesa del ritorno di chi ha voluto prolungare la navigazione, seguendo l'esempio degli istruttori che giravano armati di sacchetti portarifiuti ogni kayaker ha raccolto dalla spiaggia almeno un pezzo di plastica. Il canoista passa  sull'acqua senza disturbare, senza inquinare e dove si ferma lascia la spiaggia più pulita di quanto l'ha trovata.
Siamo rientrati sempre molto sottocosta, alcuni filando via dritti a qualche decina di metri dagli scogli, altri come me cercavano di infilarsi in ogni anfratto magari aspettando l'onda giusta per passare sopra ad un masso a pelo d'acqua.
La navigazione si è conclusa con monta tranquillità dato che nonostante la presenza di molti noti "lupi di mare" il passo è stato sempre adatto a tutti: anche chi aveva meno esperienza e barche non proprio performanti non ha mai sentito il fiato sul collo.

Tellaro
Al contrario di quanto mi aspettavo ho trovato questo raduno molto meno impegnativo rispetto a quelli fatti in lago. C'è però da considerare un fatto: la navigazione di sabato  sarebbe stata più lunga ed impegnativa rispetto a quella di domenica programmata per essere affrontata da un gruppo di pagaiatori già provato dalle fatiche in mare ed a tavola del giorno precededente.
Counque l'andatura è stata veramente moderata; oltretutto se al lago mi sento spesso una mosca bianca con il mio cicciottoso Touryak in un gruppo di filantissime barche marine qui c'erano parecchi kayak in polietilene anche poco performanti (Lino, a bordo di un modestissimo Oasis 390, ha dato prova di essere un gran pagaiatore. Io con quel kayak avrei alzato bandiera bianca a metà percorso). Il gruppo si è adeguato ad un'andatura comoda per tutti e nessuno si è sentito limitato.

Inutile dire, come sempre, che è stata una bella occasione sia per ritrovare persone con cui già avevo fatto amicizia sia per creare nuovi contatti in rubrica. In particolare mi ha fatto piacere reincontrare Guido e Felice che sebbene siano anche loro lombardi (Felice addirittura Lecchese) non avevo praticamente più rivisto dal corso Foundation, fatto tra l'altro proprio in queste acque.
Ormai, sebbene non conosca ancora tutti, ho ben capito che l'ambiente del kayak da mare è composto da bella gente.

Rientro a Sarzana col bianco delle cave di Marmo che si confonde con la neve


Prime volte di questo evento:
-primo raduno in acqua salata;
-prima volta con 2 kayak sul tetto della Fabia (i 2 Prijon non ci stanno ma l'Isel di Alessandro essendo più stretto c'è stato giusto giusto).




venerdì 10 novembre 2017

Invernali sul Lario - MiniMostra fotografica ad Inverigo (CO)



Qualche mese fa mi sono avvicinato alla fotografia spinto principalmente dall'insoddisfazione che avevo ed ho tutt'ora riguardando le foto scattate in kayak, in montagna o nei viaggi.
Sono entrato così nel Circolo Fotografico di Inverigo dove ho trovato un ambiente amichevole oltre che una culla ideale per sviluppare tecnica ed occhio.

I soci del circolo spesso espongono i loro lavori in alcuni locali della zona (bar, biblioteche, sale civiche comunali,...) che si prestano ad ospitare temporaneamente delle stampe sulle proprie pareti.
Credo che in quell'associazione di fotoamatori non siano  troppo consci delle mie capacità tecniche e doti artistiche, tant'è che qualche settimana fa mi è stato chiesto se avessi del materiale da proporre.
Non ho la bacchetta magica per improvvisarmi artista ed inventarmi un portfolio degno di tale nome ma posso tentare di mostrare quanto sia meraviglioso esplorare laghi e mari a bordo di un kayak.

Inizialmente ho pensato di prendere come tema il delta del Po: luogo di cui mi sono innamorato durante il trekking di sei giorni la scorsa estate ma tra le cui foto non ho trovato praticamente nulla di esponibile. Ho solo uno scatto buono di quella settimana, tra l'altro fatto da Gloria. Spero di riuscire a tornare parecchie volte in quell'angolino di Italia ignorato da molti e di accumulare materiale buono nel caso in cui, tra qualche anno, abbia ancora l'opportunità di raccontare con immagini il mondo del kayak.

Ho ripiegato quindi su un altro tema: "Pagaiando sul freddo Lario". Una raccolta di immagini scattate sul Lago di Como e sui laghetti limitrofi in autunno inoltrato od inverno (tra Novembre e Gennaio).
Spero di riuscire a trasmettere a chi vedrà queste 10 stampe in formato 30x20 una minima parte delle emozioni che si provano in kayak.

Questo il testo che ho lasciato a descrizione delle foto:

"Quando l’estate è solo un ricordo e le giornate diventano sempre più corte e fredde il lago si svuota dai diportisti e turisti che lo invadono nella bella stagione.

L’autunno e l’inverno sono le stagioni in cui il Lario è più affascinante.
Nelle primissime ore della mattina si naviga in un’atmosfera surreale, spesso avvolti dalla nebbia che confonde i punti di riferimento. Sembra di scivolare sull’acqua sospesi in un mondo magico a metà strada tra il fiabesco e lo spettrale.
Poi, quando il tiepido sole dirada la foschia tutto il paesaggio appare più nitido, si può godere della vista dei monti innevati, degli alberi che prima si colorano delle calde tinte autunnali e nei mesi più freddi si spogliano completamente lasciando solo una fitta trama di rami da cui quasi dubiti possa di nuovo risorgere la vita a primavera.
Si incrocia la rotta solo di pochi pescatori, pochissimi traghetti, qualche velista e pochi altri canoisti.
Il silenzio regna sovrano, l’acqua è quasi sempre piatta come se anche lei partecipasse al generale torpore che la circonda.
L’intimo legame tra uomo ed elementi che solo un kayaker conosce in questa atmosfera viene esaltato al massimo.
In queste giornate la sera arriva presto, assieme al freddo pungente accentuato dalla Breva. La stessa poesia dei primi raggi di sole la si può ritrovare al tramonto in un ciclico alternarsi di giorni e mesi fino a che questa specie di letargo cesserà con l’arrivo della primavera; il calore farà esplodere la natura di nuova vita ed il lago tornerà a ripopolarsi di fiori, animali e turisti chiassosi.
Noi saremo comunque qui, a pagaiare sul lago in ogni sua fase ed in ogni stagione.
Sarà ugualmente bello, il Lario regala sempre forti emozioni, ma solo chi osa esplorarlo e viverlo anche nei suoi giorni più freddi ne conosce a fondo la magia."

Ho inserito anche un collage di piccole foto formato 10x10 in stile vecchie istantanee dal titolo "Fibra di carbonio e ghiaccio" che vuole essere una specie di reportage o backstage di questo progetto: una scattata ai due Prijon Touryak adagiati sulla spiaggia del tempietto di S. Fedelino ricoperta di neve a ed alcune foto di dettagli di kayak ed attrezzatura ricoperti da ghiaccio e brina.
Questa la descrizione che si trova su questa composizione:
"Il kayak da mare è uno sport adatto a tutti. In una giornata estiva dal meteo perfetto, scegliendo un percorso non impegnativo e privo di pericoli, anche chi è alle primissime esperienze può facilmente ricavare grandi soddisfazioni da una pagaiata.D'inverno però è bene imbarcarsi solo se si ha un po' di esperienza, pianificare con cura le escursioni più lunghe ed articolate oltre che essere ben equipaggiati; specialmente quando si esce in solitaria e non si può contare sull'aiuto del gruppo in caso di imprevisti.Anche in pieno inverno - con temperature notturne che scendono ben sotto lo zero - è possibile trovare un ristretto gruppo di folli che affrontano piccoli "trekking nautici". Caricare nei gavoni tenda e viveri per passare due o più giorni completamente immersi nella natura è la quintessenza del kayak escursionistico. Bisogna solo fare i conti con parecchi strati di abbigliamento tecnico, cibo e bevande ridotti a ghiaccioli e le mute stagne che la mattina saranno congelate."

Sono ben consapevole che questa mia piccola raccolta, ottenuta spulciando gli archivi delle foto di escursioni vecchie di un anno o due, sia creata da immagini con delle pecche sia dal punto di vista tecnico che compositivo e comunicativo.
Mentre i soci del Circolo Fotografico di Inverigo partecipano a concorsi ottenendo spesso ottimi risultati io, di fatto, posso solo proporre una selezione di foto ricordo di gite al lago.
Con queste stampe non spero certo di far restare a bocca aperta nessun appassionato di fotografia; il mio obiettivo è quello di catturare per qualche istante lo sguardo di chi passa dal bar nella speranza di fargli pensare "ma che bello deve essere andare in canoa!".

La MiniMostra è stata allestita oggi presso il Bar Cooperativa di Eleonora Colombo, via Luigi Cadorna 6 - Inverigo (CO) e rimarrà visibile per circa un mese.


Link alle pagine del Circolo Fotografico Inverigo:

giovedì 2 novembre 2017

Isole, eremo e buona compagnia!


Ieri, approfittando della festività infrasettimanale, ci siamo ritrovati in 11 a Cerro di Laveno per una piacevole giornata in compagnia: pagaiatori di ogni esperienza dai super lupi di mare a chi ha cominciato da relativamente poco. L'idea di questo incontro è stata di Mirella che ha pensato ad un'escursione alla portata di tutti nelle “sue” acque del lago maggiore con obiettivo principale il giro delle Isole Borromee.
Degna di nota, oltre ad un paio di personaggi noti del mondo del kayak da mare, anche la presenza di Gloria che non entrava in canoa dal raduno sull'Iseo di fine Agosto!
Tra le doti di Mirella c'è da ammirarne la capacità di convincimento: un suo messaggio di invito è stato più efficace di decine di miei tentativi di portarla fuori in kayak.

La quota rosa: Mirella, Gloria e Barbara

Cielo sereno, acqua piatta, vento calmo e temperatura mite hanno fatto in modo che la giornata filasse liscia senza nessun tipo di difficoltà.
Da Cerro abbiamo attraversato verso l'isola di San Giovanni che abbiamo circumnavigato interamente prima di raggiungere Isola Madre e girare attorno anche a quella.
Da li dritti sull'isola Superiore su cui siamo sbarcati per il pranzo al sacco e per visitare a piedi il piccolo paesino che ne occupa l'intera superficie. Nonostante sia novembre erano ancora numerosi i turisti che ne affollavano le strette viuzze.
Luciano si avvicina a S. Giovanni
Tornati in acqua e superato il vicinissimo Scoglio della Malghera coi sui alberi colorati d'autunno è stato il turno di ammirare da vicino Isola Bella ed il suo imponente palazzo.

Nonostante le giornate siano ormai corte, nonostante il ritmo di pagaiata sia stato calmo e nonostante l'imbarco sia avvenuto solo in tarda mattinata eravamo stranamente in anticipo sulla tabella di marcia così, al posto di far rotta verso Cerro per concludere l'escursione, abbiamo deciso -spronati da Luciano- di allungare il percorso sulla sponda piemontese fino alla punta a sud di Stresa per poi attraversare sull'Eremo di Santa Caterina del Sasso aggiungendo alla gita un ulteriore importante punto d'interesse.
Gloria ed io avevamo visitato questa struttura, da terra, la scorsa primavera e ci eravamo ripromessi di tornarci in kayak. Da questo punto di vista sembra ancor più forzatamente incastonata sul lago. Avvicinandosi dalla sponda opposta salta subito all'occhio l'anomalia di questo breve tratto di costa: Il panorama è composto da versanti poco ripidi che scendono dolcemente in acqua ma per un breve tratto, in cui è stata edificata S. Caterina, una parete non troppo alta ma perfettamente verticale cola a picco nel lago creando dei giochi di roccia ancor più accentuati dal basso livello d'acqua che abbiamo trovato.

Qualche minuto di contemplazioni ai piedi di questa meraviglia prima di percorrere quel chilometrino o due che ci separavano dal punto d'imbarco. Il GPS ha segnato un percorso effettivo di 19km.
Col sole che calava nonostante fosse solo a metà pomeriggio è arrivato velocemente anche il freddo così, caricata l'attrezzatura in macchina, ci siamo rintanati nel vicino bar. L'organizzatrice della giornata aveva proposto cioccolata calda per tutti ma su questo punto abbiamo dissentito preferendo vino, birra o spritz accompagnato da salatini e patatine; chi proprio voleva scaldarsi ha optato per un punch bollente.

Questa giornata è stata anche l'occasione di togliere dal letargo estivo, forse prematuramente o forse no, le mute stagne. Una specie di prova generale prima che arrivino le vere pagaiate invernali.
Non faccio il cambio dell'armadio sui vestiti normali ma per l'abbigliamento da kayak è d'obbligo.

Dinnanzi all'Eremo di Santa Caterina del Sasso

I complimenti ed i ringraziamenti vanno a Mirella che è riuscita a centrare in pieno un obiettivo davvero importante e che sarebbe bello sia preso da esempio per tutti i raduni più o meno ufficiali:
Organizzare un'escursione che faccia contento il kayaker esperto quanto il fantozziano esordiente totale.
Perchè alla fine di una pagaiata in compagnia non sono importanti i numeri e le statistiche che si leggono sul percorso segnato dal GPS ma le emozioni ed i ricordi che si portano a casa.



Luciano ed i suoi "riti": fare gruppo in kayak ed a terra



sabato 14 ottobre 2017

Ticino again

In un ramo secondario

Tutte le volte che mi capita un'assistenza ad una gara di skyrunning mi faccio sempre la stessa domanda: ma cosa si godono gli atleti della montagna ad andare in giro così?

Un piccolo assaggio della risposta l'ho avuto due settimane fa alla Ticino Marathon; tre ore in cui si aveva in testa una sola ed unica cosa: pagaiare senza sosta.

Alessandro in lanca Ayala
Dell'ambiente circostante ho potuto vedere ben poco anche se di sfuggita ho notato angolini interessanti che meritavano uno sguardo più attento: lanche che avrei voluto esplorare, tronchi semisommersi, colonie numerosissime di aironi che riposavano incuranti del nostro passaggio, infinite distese di natura selvaggia, tunnel di vegetazione...
Quando trovo qualcosa di bello mi piace fermarmi, contemplare a lungo il paesaggio, fare delle fono, insinuarmi fin dove l'acqua arriva e magari addirittura sbarcare e fare qualche passo a piedi per guadagnare un punto di osservazione diverso.

Sono quindi tornato a casa con l'impressione di essermi perso gran parte di quello che il luogo aveva da offrirmi. Ecco perchè con Marco EKO abbiamo pensato di tornare qui a sole 2 settimane dalla maratona per ripercorrere il tratto Vigevano-Bereguardo; ovvero esattamente la prima metà del percorso di gara.

Alessandro e Michele giocano con la corrente
Assieme a noi sono venuti anche Michele (una nuova conoscenza, che ho scoperto essere amante del delta del Po oltre che Pentaxiano di vecchia data) a bordo di un bellissimo Nautiraid smontabile ed anche Alessandro (che avevo conosciuto lo scorso anno al raduno autunnale sul Garda).
Alessandro con uno splendido Rockpool Isel e pagaia groenlandese ha preso subito confidenza con le dinamiche del fiume ed è stato divertentissimo vedere un kayak così spiccatamente marino entrare ed uscire dalle morte con un'agilità impressionante per poi partire come un proiettile quando entrava in corrente per sfruttare la sua spinta verso valle.

Ce la siamo presa comoda. Lasciata un'auto a Bereguardo siamo risaliti con un mezzo solo fino a Vigevano. Imbarcati alle 10:30 abbiamo cominciato l'esplorazione di lanche, rami morti e rami secondari riuscendo a cogliere la vera essenza di questo fiume che scorre incredibilmente selvaggio a due passi da grosse città. Siamo anche sbarcati più volte: per qualche trasbordo dopo essere finiti in fondo ad un ramo cieco, per rifocillarci o anche solo per vedere da vicino un tronco spiaggiato dalla forma particolare.
Spesso ci siamo infilati in canali secondari con una vegetazione talmente folta che a tratti ci sembrava di essere finiti in un documentario su qualche giungla tropicale.

I colori dell'autunno, l'apparente sensazione di essere lontano dal caos delle città e la calma con cui abbiamo affrontato questa escursione hanno fatto si che Alessandro la definisse un'uscita zen.

In realtà oltre ai lunghi momenti di kayak-zen ci sono stati anche attimi altamente dinamici: la corrente non è mancata! Sebbene il fiume fosse meno pieno di due settimane fa (e purtroppo anche un po' meno pulito) la sua forza non è stata da meno.
Ci abbiamo giocato, l'abbiamo sfruttata e spesso ci abbiamo anche combattuto risalendo qualche brevissimo tratto con lo scopo di entrare in una lanca o in un ramo che si trovava sulla sponda opposta alla nostra.
Non nascondo che ci sono state delle occasioni in cui il fiume ci ha ricordato che se vuole ci può disarcionare e farci fare un bel bagno. Nei tratti in cui la corrente era più forte, sui punti di transizione con le morte vieni letteralmente strattonato ed un paio di volte mi è capitato di pensare “adesso finisco in acqua”. E' il prezzo da pagare per voler utilizzare dei kayak con chiglia sul fiume.
C'è da dire però che tutti avevamo barche abbastanza stabili, mi chiedo ancora come abbiano fatto alcuni atleti a fare la gara in K1 da velocità con barche che si ribaltano solo a guardarle.

Abbiamo impiegato un'intera giornata per percorrere un tratto di fiume che due settimane fa ha richiesto un'ora e mezza. Ma quella che abbiamo fatto oggi non era una semplice discesa ma una vera e propria esplorazione. Lenta, con tantissime deviazioni ed assolutamente approfondita godendo a pieno del paesaggio. Ed in buona compagnia.
E per me è così che si va in kayak.
  


Marco ed Alessandro in un tratto particolarmente calmo


L'ingresso di un canaletto pieno di pesci
passaggi forzati per evitare un trasbordo


passaggio molto wild

Marco in formazione coi cigni
Michele entra in una lanca


Michele di fronte al ponte di chiatte di Bereguardo


giovedì 5 ottobre 2017

Paddler's rulez!!! Oggi il lago era tutto nostro!


Oggi avevo una giornata libera dal lavoro e la macchina che, a causa della mia infinita pigrizia, era ancora carica di parte dell'attrezzatura portata domenica alla Ticino Marathon.
Quale migliore occasione per un bel giretto in solitaria?

Mi sono imbarcato alle 10.30 del mattino dallo scivolo d'alaggio di Pescate, risalendo l'Adda fino a Lecco ho trovato una bella corrente contraria ma nulla di insuperabile.
Il lago era praticamente deserto ed il clima perfetto; dallo scivolo sono partiti due gommoni mentre un altro kayak scendeva dalla sponda opposta, in tutta la giornata ho visto meno di dieci barche a motore ed una sola vela. In compenso non sono mancati gli amanti della pagaia, oggi il lago sembrava tutto nostro!

Questa uscita in tutta tranquillità è stata in netto contrasto con quella di domenica: nessun percorso pianificato, niente tempi da rispettare,quasi nessuno in acqua e nessuna difficoltà tecnica. Un gradevole lento girovagare senza pensieri!

Gianni rientra verso la sua base di rimessaggio
Mi sono fermato qualche minuto su una spiaggetta poco dopo l'Orsa Maggiore e quando sono ripartito mi ha raggiunto un altro canoista con cui ho fatto subito conoscenza.
Gianni è un 77enne lecchese che quasi quotidianamente percorre questo tratto di lago con il suo fiammante Nelo da fitness (forse un Viper). Abbiamo pagaiato assieme per una decina di minuti conversando piacevolmente, non appena mi ha detto di avere anche un vecchio ASA gli ho fatto sapere del raduno di canoe vintage previsto per questa primavera a Pusiano. Poco prima che lui invertisse la rotta ci siamo scambiati i numeri di telefono, ci sentiremo quando avrò dettagli maggiori riguardo a questo imperdibile evento.

Il kayaker di cui non ricordo il nome di fronte ad Abbadia
Arrivato alla Punta di Abbadia ho deciso di interrompere la risalita e raggiungere la sponda opposta per il rientro. Qui ho incrociato la rotta di un altro canoista: un giovane ragazzo di Lecco che, a bordo del suo kayak decisamente marino (forse un Tiderace Xcape stranamente senza loghi) si godeva anche lui il lago piatto e deserto. Ci siamo fermati qualche minuto per salutarci e scambiare quattro parole dopodiché lui ha puntato Mandello mentre io ho ripreso la traversata verso la spiaggia del Moregallo nei pressi della quale sono sbarcato per il pranzo al sacco.
A stomaco pieno si pagaia meglio! Su questa sponda mi sono divertito a fare lo slalom tra le barche ormeggiate ai gavitelli fuori dai porti e mi sono anche fermato a qualche decina di metri di distanza da riva a guardare un nutrito gruppo di K1 olimpici della Canottieri Lecco che si allenavano su un circuito immaginario tra la punta di Malgrate ed un pilone del pone nuovo.

Ultimo incontro della giornata un ragazzino che a bordo di un “plasticone” tipo Oasis si dirigeva dalla sede della canottieri verso la partenza dei K1 in allenamento. Un rapido “ciao” e via ognuno per la sua strada.

Sono stato indeciso fino all'ultimo se concludere così il giro o proseguire verso Vercurago. Erano solo le 3 del pomeriggio e ci sarebbe stato tutto il tempo di proseguire ancora ma alla fine ho deciso di concludere qui.

In 4 ore ho percorso con estrema calma 16,5km (quasi 9nm); non molti ma l'idea con cui ero partito la mattina era fare qualcosa di riposante e per nulla impegnativo quindi è stato ottimo così.


K1 olimpico di fronte al centro di Lecco

lunedì 2 ottobre 2017

Prima volta in fiume: Vigevano-Pavia Marathon

Non avevo mai pagaiato su fiume se si escludono tratti brevi di Adda e Mera in prossimità del Lario; tratti che ben poco hanno di "fluviale" ma conservano le caratteristiche di placidi prolungamenti lacustri. Stessa cosa per il Po in cui ho navigato per una settimana con Gloria qualche tratto del suo delta dove francamente si fatica a distinguere tra fiume, mare e laguna.
L'idea di partecipare ad un evento organizzato mi balenava in testa da un po': queste occasioni garantiscono un'ottima sicurezza in acqua con assistenza sovrabbondante e qualificata in caso di ostacoli o scuffie ed adeguata organizzazione logistica per il trasporto tra partenza e traguardo.
Non ho potuto quindi rinunciare all'invito di Marco EKO Ferrario per la scorsa domenica alla maratona del Ticino: 42km da Vigevano a Pavia.

Prima di procedere all'iscrizione via web ho spulciato il sito e fatto una ricerca su Google e Youtube. Il percorso prevede I° e II° grado che, leggendo la definizione presa dal mio manuale al capitolo discesa fluviale, sarebbe:
Mediamente difficile: Passaggi liberi, correnti ed onde irregolari, piccoli mulinelli e ostacoli in corrente, dislivelli limitati. 

Nelle foto e video delle edizioni precedenti ho visto anche kayak spiccatamente marini per cui ho pensato che il mio Prijon Touryak si sarebbe trovato perfettamente a suo agio su quel percorso.

Il mio Kayak si, io un po' meno!

All'arrivo a Vigevano qualche problema dovuti a pecche organizzative
In realtà di rapide vere e proprie non ne ho notate mentre passaggi in cui la corrente era davvero forte e creava morte, mulinelli e strane correnti si; è stata così impegnativa dal punto di vista tecnico tutta la prima metà del percorso. Probabilmente la piena dei giorni scorsi e dall'abbondanza di acqua che ci hanno riferito gli abitanti della zona ha un po' accentuato la forza del fiume specie nel primo tratto.


Gli habitué di questo evento e delle discese fluviali in generale mi avevano riferito che per i primi 20 km (fino al ponte di barche di Bereguardo) si sarebbe filati via lisci mentre la parte difficile sarebbe stata da li in poi dove l'effetto della corrente si sente meno e si deve faticare per raggiungere il traguardo al punto che si ha l'impressione che l'ultimo tratto sia "in salita".
Io personalmente non essendo abituato alle dinamiche dell'ambiente fluviale ma amando le acque ferme ho trovato vero l'esatto opposto.
Durante la prima parte di percorso la corrente mi ha infastidito parecchio, ci ho litigato spesso non riuscendo a disegnare le giuste traiettorie per sfruttarla a pieno a mio favore come vedevo fare agli altri.
Spesso e volentieri l'acqua mi spingeva nelle morte e nei rapidi punti di transizione mi ritrovavo con la  poppa nella corrente che spingeva forte verso valle e la prua in acqua ferma: la conseguenza era trovarsi improvvisamente fermo in una lavatrice che ti strattonava nervosamente a destra e sinistra e ti girava rapidamente con la prua a monte. In un tratto piuttosto dritto che mi sembrava relativamente tranquillo ho visto una canadese con tre occupanti che procedeva poco avanti a me piegarsi improvvisamente a destra ed istantaneamente girarsi di più di novanta gradi mentre gli occupanti riprendevano a pagaiare con una foga mai vista, non ho avuto neanche il tempo di pensare "cosa diavolo stanno combinando quei tre?" che mi sono ritrovato anche io sul margine di un gigantesco mulinello. A fine discesa, mentre mangiavamo, altri partecipanti ci hanno poi detto di averne visti e schivati ben 3 di mulinelli giganteschi.
In questo tratto avrei tanto voluto avere un kayak con maggior stabilità direzionale anche se, col senno di poi, non so effettivamente quanto sarebbe cambiato.

Arrivato al ponte di Bereguardo sapevo di essere a metà percorso e l'idea di dover affrontare ancora quella che veniva definita come parte più faticosa mi preoccupava non poco. Oltretutto l'intero percorso da Vigevano a Pavia ha presentato un continuo ed ostinato vento contrario.
Fino a qui Marco è stato parecchio avanti a me mentre io faticavo assieme ad una coppia di agoniste provenienti dal trentino che hanno fatto la prima metà gara lentamente su dei k1discesa in plastica (su cui non si trovavano a loro agio) ed a Bereguardo hanno cambiato col loro k2 olimpico con cui sono filate via alla velocità della luce.

La seconda parte, dove i kayaker d'acqua bianca si annoiavano, è stata per me la più piacevole e meno faticosa. Il fiume si allarga e la corrente perde di forza. Non ci sono più morte marcate ed altri pericoli se non grossi rami semi semi sommersi tra cui è divertente fare lo slalom. Si pagaia tranquillamente senza lottare contro la forza del fiume con il fiume stesso che, questa volta molto gentilmente, ti spinge avanti. Sono riuscito a mantenere -sempre nelle retrovie del gruppo- il passo di Marco che ha rallentato per chiacchierare con alcuni amici. Diciamo che nella seconda metà sono anche riuscito a godermi un po' il tutto senza preoccupazioni ed a guardarmi un po' intorno notando degli scorci paesaggistici molto interessanti e grosse colonie di aironi.

Non ho fatto molte foto. La maratona è sia turistica che agonistica ma anche per chi se la prende comoda c'è da pensare solo a pagaiare di gran lena dato che comunque ci sono dei tempi da rispettare.
Ci abbiamo messo 3h 13' (tempo preso con il cellulare, noi amatori non venivamo cronometrati ufficialmente). Questo fa capire quanto effettivamente il fiume, anche nei tratti dove la corrente mette in difficoltà, aiuti parecchio ad accorciare le distanze. Al lago in questo tempo percorro si e no 1/3 dei 42km fatti in questa occasione, magari concedendomi anche delle pause per riposare.
Il vincitore, l'ungherese Gabor Aranyosi - categoria K1 senior, ci ha messo 1h 50'.

Sono arrivato tra gli ultimi 10, credo quintultimo se non ho dimenticato di contare qualcuno rimasto in dietro. Non mi vergogno a dire che per qualche km poco dopo Bereguardo dietro di me c'era solo la scopa.

Per il prossimo anno, decidessi di partecipare di nuovo, servirebbe un approccio diverso. La giornata -in realtà l'intero week end- è completamente impostata all'agonismo e ben poco condivide dello spirito dei raduni e degli incontri a cui sono abituato. Da una "maratona" mi aspettavo dei ristori (che non ci sono stati) ed un minimo di organizzazione al punto di imbarco (io sono restato a Vigevano dalla mattina mentre Marco ha portato l'auto a Pavia per poi tornare con la navetta dell'organizzazione).
C'è da portarsi del cibo al sacco dato che al punto di partenza non c'è neanche un bar/chiosco e il pranzo a cui ci si può iscrivere è a Pavia. Fortunatamente avevo portato una barretta e due red-bull altrimenti sarei stato completamente a digiuno dalle 6 di mattina fino alla fine della maratona.

Tanti anche gli incontri interessanti. Tra le persone che Marco mi ha presentato c'è anche Andrea Alessandrini, una vera e propria leggenda vivente del kayak italiano. Oggi è un arzillo signore che a breve compirà 80 anni ma ha ancora il fisico per scendere in acqua e concludere questa impegnativa escursione. Andrea è noto in tutto l'ambiente canoistico italiano (sia nella sfera agonistica che in quella turistica) per essere il costruttore delle leggendarie canoe ASA. E' in pensione già da un pezzo e la ASA non esiste più ma ovunque si vada si vedono barche costruite da lui parecchi decenni fa ancora perfettamente efficienti e non pochi sono gli appassionati che le cercano sul mercato dell'usato.
Abbiamo per qualche minuto parlato durante l'ultimissimo tratto e sicuramente ci sarà occasione per incontrarsi nuovamente: magari in primavera, magari durante un evento che alcuni aficionado di canoe vintage stanno organizzando e di cui Marco da qualche tempo mi parlava...


Lo sbarco di noi ultimi turisti, quando già si stavano facendo le premiazioni delle gare



Le "prime volte" di questa gita:
-Prima vera volta in fiume
-Primo evento "con pettorale" organizzato dalla Federazione Italiana Canoa Kayak
-Per ora l'evento con il più variegato tipo di imbarcazioni (la maggior parte K1 e K1 discesa ma anche C1, canadesi turistiche, surfsky, kayak da mare, canoe vintage, canoe in legno, strani cosi tozzi a due posti,...)


mercoledì 30 agosto 2017

CanoaRaduno Iseo 2017

attorno a Montisola

Dei raduni a cui avevamo partecipato lo scorso anno quello di cui più intensamente aspettavo l'edizione 2017 era proprio il CanoaRaduno del lago d'Iseo.
Sarà stata la voglia di tornare a bordo dei Prijon (lo scorso anno avevamo preso i Rainbow a noleggio), sarà stato l'ottimo spiedo bresciano o le abbondanti bollicine, sarà stato il clima di festa che ha caratterizzato i due giorni, sarà stato il fatto che tra tutti i raduni questo è l'unico veramente alla portata anche dei principianti...  fatto sta che non vedevamo l'ora arrivasse questo fine settimana per tornare al lido di Sassabanek!

Gloria e Luciano nel gruppo poco prima di Iseo
Appenda dopo aver montato la tenda al campeggio abbiamo ritirato il ricco pacchetto di benvenuto con gadget ed accessori utili al kayak e la maglietta del raduno poi ci siamo messi alla ricerca degli amici di pagaia tra cui i soliti di Sottocosta e gli altri provenienti dal nordest che avevamo incontrato solo qui lo scorso anno; è sempre un piacere trovarsi e scambire esperienze e racconti.

La pagaiata del sabato pomeriggio nella parte bassa del Sebino è stata leggermente accorciata rispetto al previsto: il caldo intenso ci ha rallentato e non si poteva arrivare tardi all'aperitivo con la sangria.
Da Iseo abbiamo attraversato puntando poco ad est di Predore e poi costeggiato fino a raggiungere la base dell'associazione Kayak Sarnico dove siamo sbarcati per una breve sosta. Si è qui deciso di velocizzare il rientro al lido di Sassabanek interrompendo il giro sottocosta e tagliando dritti sulla punta di Clusane.

Una volta tornati in campeggio giusto il tempo di una doccia veloce e via alla grande festa del sabato sera: sangria per aperitivo e poi spiedo bresciano con polenta, vino rosso e bollicine di Franciacorta.
Il tutto ovviamente con la buona compagnia di canoisti più o meno esperti provenienti da tutto il nord Italia.

Domenica è stata la volta di Monte Isola che abbiamo raggiunto dopo aver sfilato di fronte al lungolago di Iseo. Una piccola sosta è stata fatta a metà traversata dove gli organizzatori hanno lasciato in acqua una rosa bianca in ricordo di due loro amici che purtroppo sono recentemente morti in canoa.

Raggiunta l'isola ci è stata offerta la colazione e ci siamo divisi in tre gruppi: chi si fermava allo sbarco a riposare, chi saliva a piedi fino alla cima del monte e chi continuava a pagaiare attorno a Montisola. Visto che lo scorso anno Gloria ed io avevamo optato per la gita a piedi questa volta siamo risaliti in kayak per effettuare il giro dell'isola lacustre più grande dell'Europa meridionale e centrale.
Abbiamo solo saltato assieme ad altri due canoisti il periplo della piccolissima ma incantevole isola di Loreto che si trova a 700m di distanza dalla costa nord dell'isola maggiore.
Ci terremo questa perla per il prossimo anno!

Per il rientro abbiamo raggiunto Punta del Corno ed abbiamo poi costeggiato sul lato bergamasco fino quasi a Predore prima di attraversare nuovamente su Iseo.

Al lido ci aspettava il pranzo (si fa per dire dato che erano ormai le 4) e la festa finale alla quale Gloria ha vinto una bellissima sacca da lancio che entrerà a far parte della nostra dotazione di sicurezza al posto della cima semplice da 10m.



Partecipare a questo raduno è stato ancora una volta fantastico, il sabato eravamo circa una cinquantina in acqua mentre la domenica più del doppio. Le distanze percorse non sono impegnative, ci ha un pochino infastidito il caldo durante i due pomeriggi e le partenze ritardate a causa del vento ma comunque si conferma un evento alla portata veramente di tutti.


Il canale che dal campeggio porta verso il lido di Sassabanek

Link al post dello scorso anno:
canoaraduno-Iseo2016