mercoledì 26 aprile 2017

All'orrido di Nesso



Tra una balla e l'altra - come si dice da queste parti -  era da parecchio tempo che i kayak se ne stavano fermi a prender la polvere.  Io quest'anno ero riuscito ad uscire solo due volte mentre Gloria era ferma da dicembre.

Sabato finalmente una giornata libera e senza scuse. Meta principale dell'escursione sarebbe stato l'orrido di Nesso.

Sul percorso previsto il Lario è povero di possibili punti di imbarco. Abbiamo deciso di andare ad Argegno, parcheggiare al porto ed imbarcarci proprio li. Il meteo era molto buono, sereno e calmo la mattina con l'arrivo di venti massimi di 12-14 km/h a partire dal primo pomeriggio.

Parcheggiare ad Argegno non è per nulla facile dato che i posti sono pochi (ovviamente a pagamento) e quindi è bene arrivare non troppo tardi. Al porto non c'è limite massimo per la sosta ma il parchimetro è rotto; bisogna andare a piedi in piazza ma li c'è il limite massimo di 3 ore di sosta. Paghiamo le 3 ore e lasciamo un bigliettino sperando di non trovare una multa, fortunatamente un incaricato del comune che passava di li per caso ci ha detto che avrebbe avvisato la polizia locale del disservizio.

Entrati in acqua siamo usciti dal porto ed abbiamo puntato subito la sponda opposta verso la punta che si trova all'incirca a rotta 135°; il punto di mira è una bella villa verde ben visibile appena lasciata la costa. Come previsto il tempo è bello, non c'è neanche una nuvola, non c'è vento ed il lago è piatto.
Costeggiando verso sud tra tratti selvaggi ed altri antropizzati si raggiunge subito Nesso.

L'ingresso dell'orrido è ben riconoscibile dal caratteristico ponticello. Da lontano vediamo una barca a motore piuttosto grossa che ci infila sotto la prua. Ci passa giusta giusta e dopo qualche secondo ingrana la retromarcia per uscire. Con una ampia virata punta la sponda opposta per andare verso Brienno.

Ci avviciniamo anche noi al ponticello ed entriamo: il kayak ci permette di esplorare fino alle viscere dell'orrido ed arriviamo a pochissimi metri dalla cascata, dove un piccolo gradino di roccia ferma le prue anche delle nostre piccole imbarcazioni. Il sole ci abbaglia ed è precisamente sopra la cascata.

Proseguiamo verso sud per circa 2,5 / 3 km ed individuiamo un punto con un praticello ed una baracca di legno. Sbarchiamo per l'unica volta in tutta l'escursione per pranzare. Per chi volesse cimentarsi in questo giro ad anello consiglio di sfruttare questo punto, col lago alto questo itinerario non offre molti punti dove sia possibile sbarcare comodamente.
Mentre ci prepariamo per imbarcarci comincia a farsi un po' più tesa la brezza che viene da sud ed il lago inizia ad incresparsi.
Abbiamo le mute stagne nei gavoni dato che non sapevamo come vestirci; non le abbiamo indossate perché faceva piuttosto caldo. Io sono partito in maniche corte mentre Gloria con la giacca d'acqua. Durante la sosta, per ripararmi dal vento, anche io ho indossato la giacca d'acqua che ho poi tenuto fino all'arrivo.

Dopo esserci rifocillati e riposati proseguiamo ancora fino a Quarzano dove decidiamo di puntare circa 290° per tornare sulla sponda occidentale poco a sud di Torriggia. Durante la traversata c'è un pochino di onda molto corta che inizia ad infastidire ma Gloria viaggia spedita senza dire nulla.
Raggiungiamo la sponda e riprendiamo la navigazione verso nord. Il vento si intensifica ancora, l'abbiamo alle spalle e le onde cominciano ad essere più fastidiose specie sulle tratte più esposte. Gloria comincia a lamentarsi un pochino ma si viaggia ancora bene; lei gioca molto col timone per tenere la rotta desiderata mentre io lavoro sull'inclinazione dello scafo divertendomi anche un poco a creare schizzi con la prua.

Sfiliamo di fronte a Brienno e dopo qualche altro km si vede nuovamente Argegno.
Entriamo in porto che sono passate 5h e 30' dall'ingresso in acqua; abbiamo percorso 15,5km (8,4nm) con una sola sosta.
Giusto il tempo di caricare l'attrezzatura e tornare a casa.

Il giorno dopo abbiamo dedicato qualche minuto alla cura delle mute stagne: abbiamo abbondantemente cosparso di talco collo e polsini ed ingrassato la parte terminale delle cerniere. Riposte in garage credo che riposeranno fino a che si rivedrà l'autunno.








venerdì 7 aprile 2017

CicladiKayakTour ad Erba


Sono uno dei tanti che ha seguito passo-passo l'ultima, epica, impresa di Tatiana Cappucci e Mauro Ferro: un viaggio ininterrotto in kayak con partenza da Atene e ritorno ad Atene circumnavigando tutte le isole Cicladi.
Un'avventura che li ha tenuti in giro per l'arcipelago 144 giorni (di cui 115 di navigazione e 29 di sosta causa meteo o problemi logistici) nei quali hanno pagaiato per 2207 km esplorando la costa di tutte le 32 isole Cicladi.
Durante il viaggio sono riusciti a tener costantemente aggiornato il loro blog che è stato seguito da parecchi appassionati che hanno "vissuto" il loro viaggio con la stessa apprensione e coinvolgimento con cui si può seguire una serie televisiva; ci si gustava racconto e foto di una puntata ed alla fine non si vedeva l'ora che arrivasse l'episodio successivo.

Ricordo che durante il raduno invernale sul Lario organizzato da Luciano Belloni abbiamo anche fatto un brindisi (uno dei tanti) a loro due che erano circa a metà dell'opera e qualcuno ha azzardato un paragone -volutamente esasperato- tra il forte vento che ci preoccupava ed ha tenuto a terra Giorgio ed il "loro" Meltemi.

E' quindi stato per me un piacere poter partecipare ad una delle serate in cui Tatiana e Mauro hanno "presentato" il loro viaggio mostrando foto e raccontando aneddoti.





L'evento è stato organizzato da Marco Ferrario che ha anche trovato un luogo unico: l'Opificio Zappa di Erba; una ex filanda ristrutturata che oggi ospita una ditta ed un'associazione culturale giovanile. Uno spazio sconosciuto anche a chi è della zona ma molto attivo e frequentato dove spesso si organizzano anche serate a tema, corsi e mostre.

Marco introduce la serata

L'introduzione è stata con un video mostrato da Marco prodotto da un suo amico sicilano (innamorato del mare e dei laghi lombardi). Filmato breve ma molto comunicativo che mette in mostra le potenzialità del kayak come mezzo ideale per godere delle bellezze delle coste e dei litorali.
Ad assistere c'erano solo appassionati di kayak, vedrei molto bene questo video pubblicato sui vari social network come invito a sedersi in un pozzetto ed impugnare una pagaia.



Si è poi entrati nel vivo della serata con le parole e le foto di Tatiana e Mauro.
Le foto ci hanno letteralmente lasciato a bocca aperta. Dalle parole di Tatiana e Mauro si è anche visto il differente modo di porsi dei due kayaker, impressione che ho avuto anche leggendo i loro blog:
Tatiana è entusiasta, ti parla con la gioia e il coinvolgimento della persona che per la prima volta vive un'emozione simile. Ci ha mostrato il diario di viaggio su cui hanno appuntato giorno per giorno tutte le tratte, il meteo, gli incontri,... (diario tra l'altro realizzato e donato alla coppia da Luciano prima di partire); le mappe con gli appunti fatti durante la pianificazione dei mesi precedenti la partenza; la girandola nuova che caratterizza la poppa del suo kayak e le bandiere consumate da mesi di Meltemi, sole e salsedine.

Mauro, al contrario, sebbene non nasconda la sua grande passione per il kayak è molto più pacato. Ne parla con una semplicità ed una naturalezza incredibile in relazione all'entità dell'impresa. Ti faceva quasi credere che sia tutto facile e naturale, sembrava di sentir parlare un amico della sua ultima gitarella primaverile al lago di Pusiano.

Incredibile pensare che quei due hanno appena finito di riordinare i ricordi di questa impresa ma ne stanno già pianificando un'altra della stessa portata alle isole Ioniche e Peloponneso. Un'altro viaggio in cui si conosce la data di partenza ma non quella di ritorno. Un altro viaggio che seguiremo da un blog specifico che verrà aggiornato nei momenti di calma.


Tatiana illustra il percorso compiuto nei 115 giorni di navigazione
Per chi volesse "rivivere" puntata dopo puntata il CicladiKaykTour:
cicladikayaktour2016.blogspot.it

Blog generale di Tatiana e Mauro:
tatiyak.blogspot.it

Il loro prossimo viaggio:
peloponnesokayaktour2017.blogspot.it

Blog personale di Marco Ferrario:
ekokayak.wordpress.com










Su youtube si può trovare anche il video realizzato da Danilo Tulone con riprese fatte in mare e nei nostri laghi; video utilizzato come introduzione a questa serata:


martedì 28 febbraio 2017

solitaria ai Castelli di Cannero



Un giro ai Castelli di Cannero era da tempo nella lista delle “cose da fare” in kayak. Sabato sarei stato da solo ed il meteo era buono; durante la settimana ho pianificato il percorso ed individuato il punto di imbarco. Ho Ppedisposto due percorsi: uno corto da 10nm in caso di poca voglia ed uno più lungo da 14. La deviazione tra i due sarebbe stata nel primo pomeriggio, pochi km a nord dei castelli.



L'idea era di arrivare all'imbarco col buio per godermi l'alba dal kayak. La sveglia suona alle 4.30 del mattino ma la voglia di stare sotto le coperte è tanta quindi schiaccio il tasto per ritardare di 10 minuti; alle 4.40 suona di nuovo ma sono sempre poco convinto. Alle 5 finalmente mi sveglio, preparo le ultime cose e parto. Passo Como, Varese, Luino ed arrivo a Colmegna. Quando parcheggio il sole ha già fatto capolino alle mie spalle ed il termometro segna 5°. Scarico il kayak e mi preparo. Una delle cose belle dell'essere da solo è che non si deve stare alle tempistiche degli altri. Entro in acqua che mancano pochi minuti alle 8 e vado verso il centro abitato di Luino.
C'è vento da sud ed il lago è piuttosto agitato. Gloria si sarebbe lamentata. Gloria si sarebbe lamentata molto. Sono costretto a lasciare la fotocamera in un gavone dato che estrarla per scattare sarebbe troppo rischioso.
La prima sosta a Luino
Mi fermo per la prima sosta di fianco alla sede della canottieri di Luino. Tolgo uno strato di pile da sotto la muta stagna e bevo una tazza di tè prima di affrontare la parte più impegnativa e pericolosa: la traversata verso il paese di Cannero. Con le sue 2,2 nm credo sia la traversata più lunga che abbia mai effettuato da solo; ho puntato leggermente a sud rispetto al punto di arrivo desiderato per compensare lo scarroccio causato dal vento proveniente da sinistra; mi guardo continuamente in giro a 360° per tenere d'occhio eventuali altre imbarcazioni per cui potrei essere invisibile ma l'unica presenza sul lago è un battello che fa la spola tra Maccagno e Carmine e che si tiene sempre molto a nord rispetto alla mia rotta. Prevedevo di guadagnare la sponda piemontese in 40'  ma grazie a vento ed onde ( ed anche al fatto che forse non è proprio vero che faccio i 3 nodi) ci ho messo ben 1h 5'.
Ho preferito pianificare il giro in questo senso per avere questa lunga traversata al mattino evitando di doverla affrontare sulla strada del ritorno quando sono stanco, il traffico sul lago è più intenso e magari mi ritrovo anche con un meteo che nell'arco della giornata è variato in maniera inaspettata.
Arrivato a poche decine di metri dalla riva rinuncio allo sbarco in paese e cambio direzione per avvicinarmi subito all'attrazione principale della gita.




Le rovine del castello sorgono su alcuni scogli a circa 200m da riva. La struttura principale, sull’isolotto centrale, è decisamente imponente; c'è anche una gru al centro delle mura che rovina il panorama ma credo che la sua presenza sia tutto sommato un buon segno dato che questa antica fortificazione è evidentemente in condizioni precarie ed in alcuni punti da l’impressione che basti qualche giornata di vento forte per farne crollare delle parti. Quantomeno c'è la volontà di voler preservare questo tesoro. Su un secondo isolotto separato dal resto della struttura da poche decine di metri di acqua c'è una piccola torre mentre il terzo scoglio, più verso il centro del lago, è solo un masso che spunta dall'acqua su cui trova posto un piccolo alberello ed una targa commemorativa.
Passo parecchio tempo a gironzolare attorno alla zona guardando e fotografando un po' da tutte le angolazioni prima di riprendere a costeggiare verso nord  ed arrivare, per l'ora di pranzo, a Carmine dove finalmente sbarco e tocco il suolo piemontese!

Mi preparo un piatto di ravioli in brodo e mi riposo mentre guardo il lago che comincia a popolarsi. Compare una grossa  barca a vela ed una piccola motovedetta della Guardia di Finanza; poi un motoscafo che pesca con delle lenze lunghissime, un gruppo di vele laser e qualche windsurf. Per la prossima traversata ci sarà più traffico da tenere d'occhio ma comunque non è mai intenso ed inoltre sarà più breve di quella della mattina. Questo è anche il bivio tra i due percorsi programmati: si può attraversare su Maccagno e chiudere l'anello corto o proseguire su questo lato per andare a vedere il centro abitato di Cannobio.  Il vento proveniente da sud-ovest , contrariamente a quello che dicevano le previsioni, non accenna a calare. E' solo mezzogiorno ed ho tutto il tempo per riuscire ad affrontare il giro lungo anche calcolando i ritardi causati delle ultime miglia che a questo punto ipotizzo di dover fare esattamente controvento. Vada per il giro lungo!

Raggiungo Cannobio e mi fermo qualche minuto oltre la foce del fiume prima di far rotta est per tornare sulla sponda lombarda.

Madonna della Punta - Maccagno
Come immaginavo il vento ha dato un po' di fastidio sia sulla traversata che sulla navigazione sottocosta nel lato lombardo. Dopo una sosta raggiungo e supero il paese di Maccagno ed improvvisamente, come per magia, il vento cessa ed in pochissimo tempo il lago si fa piatto.
Mi soffermo a fare un paio di foto al Santuario Madonna della Punta ed in men che non si dica sono già al punto di arrivo. Col lago piatto e senza vento mi verrebbe voglia di stare in acqua ancora un po' e magari di tornare a Luino ma desisto pensando che se carico l'auto in fretta magari riesco ad evitare le onnipresenti code serali.
Il GPS segna esattamente le 14nm che avevo previsto (poco meno di 26km) e sono passate 8h 22' da quando sono partito.

Sono contento di aver visto i Castelli e sono contento di aver fatto un giro da solo. Era da tanto che non pagaiavo senza compagnia. Essere in coppia o con altri amici appassionati di kayak è sempre molto bello oltre che utile per aumentare il livello di sicurezza ma il pagaiare da soli, oltretutto senza tante altre imbarcazioni in giro, da tutta un'altra emozione. Il Verbano, almeno in questo tratto, non offre grandi spettacoli dal punto di vista paesaggistico. Non che sia brutto, ma se si è abituati allo spettacolo dei tratti selvaggi e dei paesini del Lario vien difficile restare a bocca aperta qui. Non lo dico per campanilismo; nel tratto che ho visto i centri abitati non sono poi molto "caratteristici" o "pittoreschi" ed i pezzi di costa disabitati sono ricchi di cemento armato necessario a sorreggere le strade statali. Comunque i Castelli meritano di esser visti come sicuramente meriterà di esser percorso il resto del lago. Ho bei ricordi delle Isole Borromee viste parecchie volte dall'alto e sicuramente vorrò andare a vederle dall'acqua. Sicuramente i tratti più votati al turismo sapranno dare un'impressione visiva differente.

Percorso effettivo
Le "prime volte" di questa gita:
-Prima volta sul Verbano;
-Prima traversata impegnativa in solitaria;
-Prima volta in Kayak con la macchina nuova;
-Prima volta che tocco due regioni in una sola uscita.











venerdì 27 gennaio 2017

EKOwintry 2017 - Alto Lario


Ho concluso il 2016 – dal punto di vista canoistico- con una tranquillissima escursione a metà dicembre, in compagnia di Gloria, tra Piona e Gravedona.
Il 2017 invece è cominciato con un'impresa ardita, impresa che per ora è in assoluto al primo posto tra le cose più folli che abbia fatto in kayak; un trekking nautico di due giorni sempre sull'alto Lario con bivacco in tenda....nel cuore dell'inverno!
Che la parte settentrionale del Lario sia la più fredda è noto, come anche è noto che il Lario sia tra i grandi laghi italiani il più freddo. Pagaiare d'inverno è stupendo... ma per star fuori a dormire bisogna essere un po' matti!
Lorenzo e la sua simpatica barca
L'organizzazione è stata di Marco EKO che ha pianificato l'evento per il secondo finesettimana di gennaio, rinviato causa vento forte al terzo. Abbiamo passato giorni su WatsApp a scambiarci messaggi e dati meteo; fino all'ultimo siamo stati incerti dato che le previsioni erano spesso contrastanti ma alle 18 circa di venerdì 20 gennaio abbiamo deciso: l'indomani mattina ci saremmo trovati ad Oro (Bellano) alle 8 per l'imbarco. 5 partecipanti: io avrei lasciato a casa il kayak per salire su un doppio con Vittorio, Marco EKO e Roberto sui rispettivi singoli ed infine Lorenzo con una canadese con cui avremmo fatto rendez-vous a Gravedona.

Gli altri partecipanti hanno come tradizione da anni (o forse decenni) un'uscita invernale con bivacco su un lago della zona e tutti hanno curricola canoistici sbalorditivi: chi ha raccolto medaglie in campionati italiani ed internazionali, chi ha disceso centinaia di fiumi, chi ha solcato decine di mari, chi racconta di primati incredibili come la prima partecipazione italiana alla famosa “arctic sea kayak race”... e poi c'ero io, che da un annetto me ne vado in giro a giocare al kayaker. Potevo rifiutare quando mi hanno invitato?

I 5 intrepidi canoisti, autoscatto di gruppo.

La mattina di sabato sveglia alle 5 per sistemare gli ultimi dettagli dell'attrezzatura (che era già pronta dalla settimana precedente) e per scambiarci gli ultimi messaggi riguardo al meteo tutto sommato rassicurante: assenza di vento e precipitazioni, temperature minime previste attorno ai -4°C. Non potevamo chiedere di meglio. Ci imbarchiamo alle 9.20 circa dopo aver fatto non poca fatica a stivare tutto il materiale nei gavoni che, spaziosi e sovrabbondanti d'estate, diventano piccoli per una due giorni invernale. Io sono seduto nel pozzetto anteriore del CScanoe Unalaska605 di Vittorio; Marco e Roberto hanno due ASA KDM520. Puntiamo dritti il largo per la prima traversata. Il percorso dei 2 giorni ne prevede tre in modo da essere sulla sponda occidentale la mattina e su quella orientale al pomeriggio così da avere la massima esposizione al sole. Dopo pochi secondi compare un problema: un fortissimo dolore al deltoide destro che mi rende praticamente impossibile pagaiare. Con il tempo il muscolo si scalda ed il dolore diminuisce ma rimarrà una costante per tutti e due i giorni limitando fortemente l'escursione del braccio rendendo la mia pagaiata più goffa ed inefficace del solito.
Questa è una grande sfortuna: il membro più lento e meno capace del gruppo è ancora più lento. Fortunatamente essere su un K2 con Vittorio è come avere un motore fuoribordo!

Raggiunta la sponda opposta sbarchiamo a Rezzonico proprio sotto al castello per toglierci il pile da sotto la muta stagna e bere una tazza di tè caldo prima di riprendere la navigazione sottocosta in direzione di Gravedona. Nel tragitto prendiamo un appunto mentale: in primavera andare a visitare, a piedi, la chiesetta di Sant'Eufemia a Musso.
A mezzogiorno circa siamo quasi a Gravedona dove incontriamo, sulla spiaggia della Serenella, Lorenzo che ci sta aspettando a fianco della sua barca. In realtà non è una canoa canadese classica; è un ibrido tra canoa e kayak. Ha due pozzetti praticamente identici a quelli di un kayak, si sta solo seduti molto più in alto, addirittura ha una pedaliera per il timone ma si pagaia con la pala singola.
Questa simpatica imbarcazione, tra l'altro divisibile, è una creazione di Alessandrini (tutti fan delle ASA in questo gruppo) di nome “Canadian”. Lorenzo sta seduto nel pozzetto posteriore mentre in quello anteriore è stivato tutto il materiale e dei sacchi di punta.

Ora che il gruppo è completo, possiamo effettuare una nuova traversata verso la spiaggetta che sta poco a nord dell'ingresso del lago di Piona. A quest'ora è baciata dal sole e protetta da quella leggera brezza che viene dalla Valchiavenna. Un ottimo posto per consumare il primo pranzo.

Senza fretta cuciniamo, mangiamo, chiaccheriamo, sistemiamo i kayak e ci reimbarchiamo addentrandoci nel laghetto di Piona. Cominciamo il giro in senso orario ma questo luogo, pur incantevole, è sempre in ombra e noi vogliamo goderci il calore del sole finchè possiamo. Abbiamo davanti un'intera, lunga e rigida notte invernale per sentire il freddo. Noi e Lorenzo ci lasciamo andare alla deriva verso l'imboccatura e facciamo le lucertole mentre parliamo del più e del meno aspettando i due KDM che stoicamente concludono il periplo del gelido laghetto.
Una volta riunito il gruppo si pagaia di gran lena costeggiando verso il luogo prescelto per il bivacco: proprio nel punto più a nord del Lario in quella lingua di terra che separa le foci del Mera e dell'Adda. Sbarchiamo e mentre “prendiamo le misure” del prato veniamo avvisati da alcuni passanti che quella zona è protetta e che rischiamo multe salate bivaccando. Ci suggeriscono di fermarci poco prima, oltre l'Adda e così facciamo. Risaliamo in kayak per percorrere pochissime centinaia di metri ed individuare un ottimo punto pochi metri ad est del fiume.
Montiamo il campo, accendiamo un piccolissimo fuoco con parecchie precauzioni e cuciniamo.
Solo mezz'ora dopo il nostro arrivo l'acqua rimasta sui kayak era già ghiacciata. La cosa ci preoccupa un po' dato che è segno che la temperatura scenderà oltre il previsto.

Il campo sotto un cielo stellato e con a vista il Legnone

preparativi
La serata trascorre in maniera rilassata raccolti attorno al braciere anche se non si può sperare di tirar tardi come d'estate. Il freddo si fa sentire ed alle 21, dopo aver accuratamente spento il fuoco, siamo tutti in tenda. Io ho un sacco a pelo estivo, il progetto era di portarne due ma ho dovuto lasciarne uno in macchina perché avevo esaurito spazio nel gavone. Dormo quindi completamente vestito: 3 paia di calze, calze a maglia, pantaloni termici, pantaloni pesanti, copripantalone antivento, 2 magliette termiche, micropile, pile pesante, giacca a vento con cappuccio, sciarpa di lana, passamontagna, guanti di lana. Mi infilo nel sacco a pelo; sotto ho steso una coperta isotermica e sopra ne ho un'altra. Tengo in tenda il materiale elettronico (cellulare, fotocamere, batterie di scorta) ed una bottiglia d'acqua per preparare il tè evitando che congeli.
Mi sveglio poco prima della una. Ho i piedi veramente congelati e la spalla molto dolente. Per il resto del corpo sto bene. Rinuncio alla copertina superiore, che tanto era caduta, e la avvolgo attorno ai piedi; per la spalla non posso farci niente. Mi riaddormeto e tiro le 5.
A quell'ora è ancora tutto buio pesto ma non ho più sonno. Esco dalla tenda e faccio due passi sulla spiaggia. Camminare mi riattiva un pochino la circolazione nei piedi. Mi soffermo ad ammirare il Legnone con a fianco uno spicchio di luna ed un cielo limpido e stellato, vorrei fare qualche foto ma l'idea di togliere i guanti mi fa desistere.
Poco dopo vedo una figura che si muove nel buio, è Marco che sta raccogliendo legnetti per riaccendere il fuocherello. Cosa non facile dato che è tutto molto molto umido, ma una volta riusciti tolgo calze e scarpe e metto i piedi vicino al fuoco. Cerchiamo inutilmente di farci un tè caldo, i fornelletti non funzionano, il gas nelle bombolette è gelato e non ne vuole sapere di funzionare. Ho portato una bottiglia di succo di frutta, lasciata nell'abside interno della tenda, ma ora è una specie di granita molto molto densa.
Il fuoco aiuta sia il corpo che lo spirito
Pian piano si risvegliano tutti. Quando finalmente arriva la luce troviamo kayak ed attrezzatura ricoperti da uno spesso strato di brina. Le scarpe umide e le mute sono congelate e rigidissime. Un conoscente che passava da Colico per andare a sciare ci ha poi detto che in paese il termometro segnava -8,5°C, dove eravamo noi ce ne sarà stato qualcuno in meno.
Gli altri hanno fornelletti più performanti, gas più raffinato ed hanno avuto la grande idea di tenere in tenda non solo l'acqua ma tutto l'occorrente per preparare la colazione.

Ce la prendiamo con molta calma, cominciamo a smontare il campo quando il sole sbuca dal Legnone e nessuno ha voglia di mettersi a piegare correttamente le tende per cui far rientrare tutto nei gavoni è un'impresa. Io non ci riesco ma piuttosto che sistemare la tenda come si dovrebbe preferisco tenermi una sacca stagna nel pozzetto, che tanto è spazioso e col lago piatto non da fastidio.

Temporeggiamo perché sotto sotto siamo tutti poco felici di doverci infilare in quelle mute congelate. Mettiamo le scarpette a scongelare molto vicino al fuoco facendo anche dei danni alla gomma delle suole. Quando i kayak sono carichi, il fuoco spento ed il campo pulito non ci sono più scuse. Ci facciamo coraggio e ci infiliamo in quei gelidi scafandri in cordura e Gore-Tex.

risveglio ghiacciato
Ci imbarchiamo dopo le foto di rito che sono ormai le 11. Pagaiamo pigramente ridiscendendo il versante occidentale. C'è il sole pieno e la temperatura non tarda ad alzarsi. Facciamo una sosta a Gravedona e ne approfittiamo per visitare l'interno della chiesa di Santa Maria del Tiglio. Salutiamo Lorenzo che è arrivato a destinazione e ci avviamo per l'ultima traversata che ci condurrà sul promontorio dell'Olgiasca a sud del quale ci fermiamo per cucinare l'ultimo pasto di quest'avventura. Ormai ci mancano poco meno di 10km prima di giungere al termine di questa impresa, siamo stanchi ma appagati. Superata la punta di Dervio abbiamo in vista l'arrivo. 

Una volta sbarcati, con la calma che ha contraddistinto tutto il viaggio, svuotiamo i kayak e carichiamo il tutto sulle auto. A casa ci sarà tutto da pulire e sistemare in modo da avere tutto il materiale in ordine per la prossima avventura!


C2 ad uso singolo... con ampio bagaglio










domenica 27 novembre 2016

Quando il Lario si sveglia d'autunno

foschia verso Lecco

Pagaiata mattutina con Marco di EKO Kayak sul Lario.
Un giretto ad anello di 10,8nm (20km) con partenza da Olcio, traversata su Vassena e poi risalita a Nord fino alla punta di Bellagio; da li nuova traversata verso il Grand Hotel di Varenna per poi riprendere sottocosta fino a ritornare al punto di partenza.

Pescatori alla Madonna del Moletto
Ma non è tanto importante il percorso. Non eravamo li per quello. Eravamo li per godere dello spettacolo dei primi deboli raggi di sole autunnali che pian piano diradano le caratteristiche foschie. Questa atmosfera quasi surreale ci ha fatto compagnia per tutta la prima metà del viaggio compresa la sosta alla Madonna del Moletto. Pagaiare con Marco è stato piacevole perchè ha un carattere simile al mio: si scambia qualche parola, si fanno quattro chiacchiere ma per il resto anche lui ama passare la maggior parte del tempo in silenzio ad ammirare la natura ed i giochi di luci. Per la maggior parte del tempo, al posto della pagaia, avevamo in mano la macchina fotografica... se non addirittura solo i nostri pensieri.

Prima travestata col sole che gioca a nascondino

Sembrava che la natura fosse impigrita e non volesse risvegliarsi: il sole sorto dalle Grigne rimaneva spesso nascosto dietro alle nubi senza farsi vedere, il lago piatto come una piscina che neanche aveva voglia di cullarci con il suo saliscendi e gli uccelli che dalle cime degli alberi si guardavano in giro spesso noncuranti della nostra presenza.

Solo verso le 11, quando eravamo già a Bellagio il sole ha definitivamente deciso di mostrarsi a pieno e da li in poi ci ha regalato dei colori vivi che non ti aspetteresti a fine Novembre.


il caratteristico scoglio dei cipressi


Dopo una seconda sosta a Varenna abbiamo costeggiato verso Sud e, riscaldati dal sole in faccia, ci siamo divertiti ad infilarci in un paio di piccole grotte non dopo esserci nascosti in una pianta che dal parco di Villa Monastero sviluppa una grossa chioma a pelo dell'acqua.









Coppia di ASA KDM 520 alla Madonna del Moletto
Ringrazio Marco EKO per la bella mattinata, non solo per la compagnia ma anche per avermi offerto la possibilità di utilizzare uno dei suoi kayak.

Ero da tempo curioso di provare il leggendario ASA KDM 520; una pietra miliare del kayak da mare made in Italy. Un kayak che, sebbene non nasconda il fatto che il progetto risale a qualche decina di anni fa (la ASA di Milano non esiste più già da un po'), ha ancora una nutrita schiera di appassionati che lo preferisce a barche di progettazione e costruzione più recente: kayaker “vecchio stampo” che più che a prestazioni e tecnicità guardano allo spirito escursionistico. Così quando mi ha detto che se volevo lasciare a casa la mia barca ne avrebbe caricate due delle sue non ho potuto che essere entusiasta della proposta!
Sono ben felice che la mia prima volta su un kayak in composito sia stata con questo storico kayak in un'atmosfera così speciale!










Arrivo a Varenna

giochi di luce...visti dall'ombra


Link al blog di Marco EKO:
https://ekokayak.wordpress.com/


lunedì 31 ottobre 2016

Concentrazioneskimokayak 2016

Lazise sulla via del ritorno



Una cena in compagnia... così è cominciato per me e Gloria il raduno Concentrazioneskimokayak 2016.

Gelato?!
Dopo aver fatto una chiacchierata qualche settimana fa con Luciano Belloni ed aver deciso che la navigazione di sabato sarebbe stata troppo impegnativa (causa distanza percorsa e presenza di forti venti nella zona più settentrionale del Benaco) abbiamo deciso di partecipare solo alla giornata di domenica. Ma non potevamo certo mancare alla cena.
Gloria è venuta ma non ha voluto portare il kayak per paura di non riuscire a tenere il passo. Ovviamente in molti hanno criticato la sua decisione!



Siamo arrivati a Lazise sabato in tarda mattinata mentre il resto del gruppo stava lottando con il vento tra Malcesine a Torbole; abbiamo montato la tenda con calma e fatto una passeggiata in paese approfittando della temperatura mite per gustarci un gigantesco gelato seduti su una panchina di fronte all'incantevole porto vecchio di Lazise.

Abbiamo tirato sera prima di raggiungere gli altri in pizzeria. Non si pensi che la cena sia solo un “atto dovuto” nei raduni di due giorni... la cena è in realtà il vero cuore dell'evento.
Rara occasione per poter scambiare con altri malati di kayak esperienze e consigli. Abbiamo conosciuto nuova gente e ritrovato qualcuno che conoscevamo già... con le solite promesse di andarli a trovare sui “loro laghi” ed invitarli a visitare i “nostri”.

La mattina, dopo una colazione in compagnia, ci prepariamo all'imbarco. Già dal pomeriggio precedente guardavo i kayak sui tetti delle auto sperando di trovarne qualcuno al mio livello. Purtroppo, una volta allineate tutte le 22 barche sulla spiaggia, ho avuto la conferma che io ero il kayak più corto (effettivamente 470cm sono il minimo per poter partecipare alle uscite di Sottocosta) e l'unico in polietilene.
Svettavano dal gruppo filantissimi Tiderace, Rockpool e Cscanoe. Ancora una volta il mio corto e cicciottoso Prijon avrebbe arrancato dietro a quelle belve nate per macinare miglia in mare.

Una nota di colore riguarda l'abbigliamento: io ed altri due avevamo la muta stagna, e guardacaso eravamo i tre più giovani del gruppo, mentre per la maggiore andava il neoprene; i più anziani del gruppo, kayaker dalla venerabile età, erano in giro in pantaloncini e maglietta.

Pal del Vò: trovato!
La navigazione prevedeva la partenza direttamente dal campeggio, poco a sud di Lazise, sfilando poi di fronte al centro storico dove abbiamo letteralmente invaso il piccolo e caratteristico porto storico; poi sempre verso nord costeggiando Bardolino e Garda prima di raggiungere Punta San Virgilio dove anche qui abbiamo invaso la darsena del palazzo di fine 1400 che ora ospita lussuosissimo hotel. Per la pausa pranzo ci siamo spinti ancor più a nord, poco oltre la baia delle sirene. Pausa che ha avuto fine con il tradizionale grappino di Luciano.


Nuovamente in acqua ci siamo dati alla caccia al tesoro ricercando il “pal del Vò” pilone che emerge dalle acque e che segna la cima – sommersa – del monte Vò, punto più alto di una catena montuosa subacquea. La secca si trova più o meno sulla direttrice che unisce la punta di Sirmione con Garda e con la bella giornata che c'è stata il pilone era ben visibile poco dopo Punta San Virgilio.
Fatte le foto di rito attorno al palo abbiamo puntato nuovamente Garda per riprendere da li la navigazione di rientro sottocosta ripassando da Bardolino, dove abbiamo visitato il porticciolo che avevamo quasi ignorato all'andata, per tornare a Lazise ed ammirarla illuminata da una la luce calda che solo il sole autunnale che si avvia verso il tramonto può dare.

Il viaggio di ritorno, dopo pranzo, è stato abbastanza duro e non mi vergogno di ammettere che ho faticato a tenere il passo rimanendo costantemente in fondo al gruppo e raggiungendoli solo quando si fermavano a guardare qualcosa.
Pausa pranzo all'ombra degli ulivi
A fine navigazione la traccia GPS segnava 14nm (26km) reali contro le 10nm previste dal programma. Questa giornata mi ha insegnato a prendere con le pinze le previsioni dei kayaker navigati che non si formalizzano di fronte a qualche miglio in più.

Tornati al campeggio giusto il tempo di caricare il tutto in macchina, fare una doccia veloce e salutare caldamente tutti prima di sottoporsi a quella masochistica pratica moderna che è la coda al casello.

In questa pagaiata ho collaudato la action cam Nilox che mi è stata regalata per il compleanno ed ho avuto modo di provare la pagaia Nunavik di Avatak.



Superfluo ringraziare gli amici di Sottocosta. Un ambiente molto bello e pulito capitanato dall'immancabile Luciano i cui “riti” (dall'augurare la buona giornata ad ognuno nome per nome poco dopo l'imbarco al grappino nel gavone passando per tanti piccoli gesti che fanno gruppo) in cui ci si trova subito a proprio agio nonostante sia un principiante con una barca poco marina ed abbia un pochino rallentato il gruppo sulla strada del ritorno.

Marco, col suo lunghissimo Voyager, chiude l'accesso alla darsena di S. Virgilio



La barchetta sul laghetto

venerdì 28 ottobre 2016

Bilancio del nostro primo anno alla pagaia

Per il varo una variante economica della tradizionale bottiglia di champagne
Poco più di un anno è passato dal varo dei nostri Prijon Touryak; che è stata anche la nostra prima volta in kayak.
Folle vero? Non eravamo mai stati col culo in un kayak e siamo “partiti in quinta” prendendo tutta l'attrezzatura e mettendoci in acqua senza neanche un minimo di idea, senza neanche andare ad un noleggio mezza giornata per provare a capire com'era questo kayak.

Ricordo perfettamente i primi problemi: Gloria che si infilava di prua nei canneti e non riusciva più ad uscirne ed io che più mi sforzavo di andar dritto e più andavo a destra al punto di convincermi di aver comprato un Prijon Chiquita; ed avevamo una tecnica di pagaiata che definirei “rozza” (non che adesso sia migliorata molto, ma quantomeno riusciamo a coprire buone distanze senza mandare in necrosi gli arti inferiori ed avere braccia e schiena dolenti per i giorni successivi).




Da allora abbiamo fatto tante cose belle. Io ho scoperto la bellezza dei nostri laghi che fino ad oggi avevo semplicemente ignorato ed ho imparato, nelle poche uscite in acqua salata, ad amare il mare. Abbiamo passato in kayak le ferie scoprendo che una parte d'Italia che credevo triste, sporca ed abbandonata è una piccola perla che merita di essere conosciuta ed apprezzata. Abbiamo soddisfatto la nostra fame di avventura caricando nei gavoni tenda e viveri per passare qualche notte bivaccando immersi nella natura e nella solitudine lontano da tutto e lontano da tutti. Abbiamo partecipato a qualche raduno e ad un corso scoprendo che quello degli appassionati di kayak da mare è un mondo fatto di bella gente con cui è sempre piacevole non solo pagaiare ma anche chiacchierare e condividere qualche momento. Tutto questo in un solo anno!

Riguardo le foto fatte in quella prima uscita, quando neanche potevamo immaginare un bilancio così positivo di questo primo anno di attività.


Ed ora mi chiedo: chissà quali altre avventure ci riserverà il futuro... domani intanto si parte alla volta del Garda per Concentrazioneskimokayak!


Gloria felice al primo sbarco