martedì 13 ottobre 2020

Canoisti al Balbianello

 

entrando in darsena
 Sabato con Gloria ed Elisa abbiamo effettuato un'escursione con partenza dal porto di San Giovanni in  Bellagio. Diretti inizialmente verso sud, poco dopo l'imbarco abbiamo attraversato  sulla sponda opposta avendo come riferimento la penisola di Lavedo. L'idea iniziale era di esplorare il promontorio solo dall'acqua ma ad Elisa è venuta l'idea di sbarcare per fare un tour nei giardini di Villa Balbianello; il bigliettaio ci ha concesso di alare i nostri tre kayak in darsena (che onore!) e così ci siamo goduti un'oretta di visita. Vestiti da kayak di tutto punto con pantaloni in neoprene e giacca d'acqua ci aggiravamo tra i grandi platani e gli spettacolari scorci paesaggistici che si avevano dalla loggia noncuranti degli sguardi interrogativi che ci rivolgevano gli altri avventori in mocassini ed abiti firmati... sono però certo che Guido Monzino, grande esploratore e proprietario della villa fino alla sua morte nel 1988, preferisca accogliere nella sua ultima dimora (si trova seppellito qui nei giardini) dei kayaker nel bel mezzo di un'escursione piuttosto che i turisti arrivati col taxiboat.

Ripresa la navigazione ci siamo diretti alla vicina isola Comacina per effettuarne il periplo e, successivamente, rientrare sulla sponda bellagina dove siamo sbarcati per il pranzo al sacco a Lezzeno. 

Ripresa la pagiata in direzione nord in quel tratto di costa selvaggia ed impervia chiamata scogliera dei Grosgalli siamo stati accompagnati da numerosissimi avvistamenti di martin pescatore; di tutta l'avifauna presente sul nostro lago il "martino" è tra gli uccelli più rari ma spettacolari da osservare.

Una volta a San Giovanni Gloria è sbarcata mentre Elisa ed io abbiamo fatto un ultimo allungo fino alla punta spartivento di Bellagio e ritorno.

 

Vista la grande disponibilità e cortesia riservataci dal personale del FAI (ente a cui Guido Monzino ha lasciato in eredità Villa del Balbianello) si potrebbe considerare questa gradevole divagazione non-canoistica da accoppiare alle escursioni che prevedono il passaggio da queste parti.

spiando i kayak dal giardino
sito web di riferimento:

www.fondoambiente.it/luoghi/villa-del-balbianello

Prezzi ed orari (2020):

11€ visita libera, senza limiti di tempo dei giardini

22€ visita libera ai giardini + visita guidata di circa 45' agli interni

aperto dalle 10:00 alle 18:00 (17:00 da novembre a maggio)

chiuso lunedì e mercoledì non festivi



ecco due "cartoline" dal giardino... il Lario è sempre il Lario!





martedì 29 settembre 2020

l'Adda con il CK90


Domenica è stata una bella giornata... sotto tutti i punti di vista!
Anche il meteo ci ha fatto una grossa sorpresa: eravamo tutti pronti ad affrontare pioggia e vento ma inaspettatamente siamo tornati a casa abbronzati.

Con un bel gruppone di 35 canoisti siamo partiti dalle due sedi del CK90 in Vercurago pronti ad esplorare l'Adda.

Prima tappa obbligatoria la spiaggia di Gueglia dove siamo sbarcati per trasbordare a valle della diga di Olginate; trasbordo che mi sono ormai abituato a fare ultimamente dato che, con un gruppetto di altri inuit del Lario, abbiamo preso il vizio di venire qui a divertirci nella corrente tra le arcate del ponte... sempre con il disponibilissimo e pazientissimo Felice a farci da baby sitter.

Disceso questo brevissimo tratto di fiume le sponde si allontanano nuovamente per creare il lago di Olginate, un piccolissimo bacino circondato da canneti che offre un'insolita quanto piacevole vista su Calolziocorte (cittadina poco poetica vista dalla strada ma che da qui appare sotto ad una luce diversa) e sulle valli che lo sovrastano.

Rientrati nuovamente in Adda abbiamo affrontato l'unico tratto impegnativo della giornata: le rapide tra i ponti della ferrovia e della SP74. Corrente bella allegra per un secondo grado che ci ha regalato qualche minuto di adrenalina. In molti erano alla primissima esperienza in fiume ed il racconto delle emozioni è stato un po' come ricordavo la mia prima volta sul Ticino: le inaspettate sensazioni quando si mette la pala in acqua, l'ansia dello sfilare in corrente a tutta velocità a fianco dei mulinelli, lo strano comportamento del kayak quando ci si ritrova senza volerlo su una eddyline ed il rumore assordante di acqua mossa causato da alcune raschiere che, per quanto un suono non possa ribaltare una canoa, contribuisce non poco a creare un certo livello di inquietudine.

Di qui in poi, fino all'arrivo, il fiume è placido e permette una navigazione del tutto spensierata. Siamo entrati in un canale molto stretto che permette di tagliare di netto la prima ansa ed anche nei tratti successivi non abbiamo perso occasione di infilarci in ogni pertugio dove si potevano scoprire nei rami laterali e negli isolotti inaspettati laghetti privi di corrente con micro-paesaggi spettacolari formati da rami semi sommersi, alberi, canneti e folta vegetazione. 

Dalle parti di Monte Marenzo abbiamo fatto rendez-vous con un gruppetto di canoisti del CUS Pavia coi quali ci dovevamo incontrare al Lavello.  Ci hanno raggiunto qui  scendendo rapidissimi nonostante si siano imbarcati in ritardo mentre noi eravamo già avanti sul percorso. Per loro -agonisti in K1 discesa- non è stato difficile raggiungere noi turisti in kayak da mare.

Unica sosta a Brivio, poco prima del ponte, per il pranzo al sacco. Da li all'arrivo ad Imbersago - dove c'è il traghetto leonardesco - il fiume concede ancora qualche divagazione che ha ulteriormente appagato la nostra voglia di sentici dei piccoli esploratori. Grandissimo lo stupore nello scoprire dei piccoli scorci di paesaggio ai più sconosciuti seppur così vicini a casa.

Brivio, poco a valle del ponte

Lo sbarco è stato l'operazione più complessa di tutta la giornata.  Imbarsago era ancora piena di turisti attirati dalla bella giornata di inizio autunno. Abbiamo caricato i kayak sui carrelli e sulle auto che avevamo portato qui di prima mattina ma manovrare una quarantina di barche da 5 metri e più tra le innumerevoli auto che fanno manovra per entrare ed uscire dal parcheggio (tutti con una gran fretta come fossero parenti del Bianconiglio) ha creato qualche istante di tensione.

Il bilancio della giornata è stato molto positivo. Da ringraziare lo staff del CK90, come sempre  disponibilissimo, ed in particolare Roberta che è stata la promotrice di questa giornata.


A me ha fatto venire una gran voglia di tornare sul Ticino. Chissà che la presenza del CUS Pavia non sia l'occasione per stabilire ottimi contatti tra le due associazioni e non si possa organizzare una giornata in cui noi laghee ci possiamo portare in massa in trasferta da loro.








lunedì 31 agosto 2020

CanoaRaduno Iseo 2020

 

 Nonostante le previsioni meteo inclementi non potevamo certo mancare al Canoa Raduno di Iseo!

Anche la pandemia ci ha messo del suo per ridimensionare questa edizione; tanti gli assenti tra le "facce note" che solitamente ci fanno compagnia in questa occasione ma fa sempre piacere reincontrare i canoisti indigeni di Iseo e Sarnico.

Questa per noi è stata la quinta presenza. La due giorni sul Sebino è l'unico evento di cui non abbiamo mai saltato un'edizione da quando andiamo in kayak fino ad oggi.

La giornata di sabato ce ne siamo stati ad oziare in campeggio dato che il vento soffiava costante oltre i 40 km/h e le precipitazioni erano particolarmente violente mentre la domenica siamo usciti per un breve giro risalendo fino a Sulzano, attraversata su Peschiera Maraglio, Sensole, Isola di S. Paolo e rientro con toccata e fuga sulla sponda bergamasca dalle parti di Predore.

Dato che si è trattato del primo raduno ufficiale dai tempi del Cimento (tutti gli altri annullati causa COVID o meteo) sarebbe dovuto essere il primo evento pubblico in cui Gloria sfoggiava il suo nuovo kayak ma, purtroppo, qualche problema di digestione durante la notte l'ha messa KO. Così per lei niente pagaiata neanche la domenica. D'altronde alla veneranda età di 30 anni non tutti possono vantare un fisico idoneo a sopportare lo spiedo bresciano con polenta unta caratteristico del sabato sera.

Con grande -anzi grandissimo- spirito altruistico mi sono fatto io carico di portare in acqua il suo Pace 17, lasciando il Prijon a riposare sulle barre dell'auto.

La navigazione è stata caratterizzata da meteo tutto sommato clemente per la prima parte. Il vento si è alzato che avevamo già raggiunto Monte Isola e poi, a raffiche più o meno intense, ci ha accompagnato per tutta l'escursione. Tornati in vista della parte sud-occidentale del bacino il cielo ha ricominciato ad essere nuovamente nero e minaccioso ed anche le raffiche sono aumentate sia in frequenza che in intensità, ma ormai eravamo prossimi allo sbarco.

Con me e Gloria c'era anche Elisa a formare una piccola delegazione del CK90 in visita dagli amici dell'ATLS Iseo.







Link ai post degli anni precedenti:

2019

2018

2017

2016

domenica 26 luglio 2020

Il primo vero roll è quello che non ti aspetti

Prima o poi doveva succedere... d'altronde il roll lo si impara apposta; serve a ritirarsi dritto se per sbaglio si finisce sott'acqua; non è solo un gioco per bagnarsi la testa quando si ha caldo e si pagaia in acqua piatta.

La domenica mattina in bella stagione sotto al ponte vecchio di Lecco si crea una situazione molto dinamica: qui è il punto dove la corrente del fiume è più forte, il Tivano soffia ancora vigoroso da nord ed i diportisti coi loro motoscafi risalgono l'Adda a tutta manetta per contrastare la corrende sollevando onde importanti che si muovono in direzione opposta al corso dell'acqua e del vento. Insomma, una strana "lavatrice".

Ieri mattina, con un bel gruppo del Ck90, dopo qualche mezz'oretta di esercizi e traini dalle parti di Vercurago ci siamo diretti al Ponte Vecchio per effettuare delle manovre anche li.
Al terzo passaggio tra gli archi, dopo aver aspettato che un motoscafo alzasse una bella onda da surfare, è finita che ho perso l'equilibrio.
Ho tentato, inutilmente, di recuperare l'assetto con un appoggio alto (manovra che non ho ancora ben digerito), ma alla fine mi sono ritrovato a testa in giù.
Diligentemente ho messo la pagaia sotto l'ascella destra, impungato la maniglia del paraspruzzi con la mano sinistra e svincolato un ginocchio dal premicosce. Tutto pronto per un'uscita bagnata da manuale: senza perdere nè pagaia nè il contatto con il kayak... ma mi sono fermato a riflettere.
Perchè non provare un eskimo? Aria nei polmoni per un tentativo ne ho!

Allora riprendo posizione nel pozzetto, ben saldo ai premicosce, ed incomincio la sequenza come ho fatto nelle prove durante le due serate in piscina ad inizio inverno e durante qualche uscita negli ultimi periodi in acqua piatta:
impugno la pagaia, posizione di partenza, pala fuori dall'acqua, pagaia perpendicolare allo scafo, colpo d'anca.
Prima ancora che finissi di ripassare mentalmente tutta la manovra ecco che mi ritrovo a faccia in su.
L'acqua sta sotto e l'aria sta sopra, molto bene! Davanti a me la terza arcata del ponte vecchio con ancora, stazionaria tra i piloni, l'onda che mi aveva buttato giù.

Mi guardo attorno poi mi avvicino ad una parte del gruppo che sostava vicino alla punta dell'isola Viscontea (canoisti che si stanno preparando a sostenere l'esame SK2); mi chiedono se l'abbia fatto apposta per combattere il caldo, probabilmente sopravvalutano di non poco le mie capacità. Rispondo di no, ed ammetto che ho stupidamente mancato un'appoggio.
Confesso che è il mio primo eskimo non intenzionale... ed è anche il primo in acque agitate oltre che il primo con pagaia europea; ancora fatico durante la pagaiata a capire come sono orientate le pale, figuriamoci a testa in giù per tirare un roll...

Rientrati in acque più tranquille di fronte a Vercurago decidiamo di proseguire il ripasso di alcune manovre come traini e salvataggi. Ne approfitto per vedere se poco prima ho avuto una gran botta di culo facendo numerosi roll... mi vengono tutti. E' ufficiale: lo so fare anche con la pagaia europea e non solo con la greenland a pala lunga! Certo la tecnica non sarà sopraffina (un paio sono usciti proprio a malo modo) ma non ne ho mancato uno. Sono rientrato soddisfatto!

Considerazione finale: durante l'estremo tentativo di recupero della posizione con l'appoggio alto devo aver tirato il fiato istintivamente; sono comunque rimasto colpito dal fatto che -in una situazione reale e non di ribaltamento intenzionale- quando si è a testa in giù si ha molto tempo per organizzare i pensieri, ripassare che tutto sia come deve essere (gambe ancorate a premicosce e puntapiedi, busto in posizione, pagaia impugnata correttamente ed in posizione,...). Per quanto rapido sia stato il tutto non è stata per nulla un'azione istintiva ma una manovra pensata ed eseguita passo-passo esattamente come durante i corsi.


PS: ovviamente avevo il kayak di Gloria. Col Prijon non sarei venuto su neanche a piangere in cinese. God bless Tiderace Pace 17 tour.




giovedì 9 luglio 2020

Idro e Ledro "attenti a quei due"

Lago di Ledro, poco dopo l'imbarco

Dato che c'è ancora l'obbligo di indossare le mascherine a coprire parte del volto ho evitato di mettere il passamontagna quando, venerdì sera, mi sono introdotto furtivamente nella sede canneto del CK90 per rubare il nuovo kayak di Gloria.
lago di Ledro
Questo fine settimana si è svolto un piccolo raduno sui laghi di Idro e Ledro e, sebbene l'ambiente di questi due piccoli bacini (il lago di Ledro è davvero minuscolo) si addica di più al tranquillo carattere del Prijon Touryak, non vedevo l'ora di provare anche io il Tiderace Pace 17.

Questo piccolo incontro è stato il primo con gli amici di Sottocosta dopo il cimento  svolto nei primissimi giorni di febbraio; il Covid ha ovviamente fatto saltare tutta la stagione primaverile ed anche il Kayak Camp, di cui non abbiamo fatto neanche in tempo a conoscerne il luogo designato per l'edizione 2020 (voci di corridoio parlavano del nord della Sardegna).

Lago di Ledro

Ci siamo ritrovati in 16 a pagaiare il sabato pomeriggio sul lago di Ledro che, per quanto piccolo, merita sicuramente la visita offrendo un'acqua incredibilmente cristallina e degli scorci paesaggistici molto interessanti non solo durante l'escursione in kayak ma anche durante il trasferimento in auto dalla valle del Chiese fino a qui. Il periplo del lago è di circa 5,5nm ed impegna poco più di un paio d'ore anche se percorso in tutta tranquillità.

La sera a cena è stata l'occasione di festeggiare i compleanni di Luciano e Giorgio. Il nome dato alla due giorni era "attenti a quei due" ed ancora adesso ci chiediamo se si riferisse ai due laghi o ai due festeggiati!

Lago d'Idro: la zona del biotopo
La domenica è stata interamente dedicata al periplo del lago d'Idro. Questa volta in 18 ci siamo imbarcati direttamente dal campeggio in cui abbiamo pernottato - Miralago, in località Baitoni- per  effettuare il giro in senso antiorario iniziando l'esplorazione, subito dopo l'imbarco, del biotopo del lago d'Idro; una porzione di lago particolarmente ricca di vegetazione (ciò che rimane di quello che era l'ambiente naturale attorno a questo lago prima che i benedettini bonificassero l'intera area); per qualche minuto abbiamo fatto lo slalom tra i salici bianchi ed i canneti avendo cura di fare meno rumore possibile per non disturbare gli svassi maggiori e le gallinelle d'acqua che qui regnano.
Poco oltre la foce del fiume Chiese si trova la spiaggia di Ponte Caffaro, dove siamo sbarcati per salire a piedi a visitare l'eremo di S. Giacomo, risalente al X secolo, che era la sede appunto dei frati Benedettini.
Nuovamente in acqua abbiamo proseguito la navigazione sfilando sotto la rocca d'Anfo; stupenda fortificazione militare risalente al XV secolo che - con varie modifiche- è restata in uso fino al 1917 a scopo difensivo e successivamente impiegata come caserma fino al 1975. In questo tratto frequentissimi sono gli avvistamenti di nidi di aironi cenerini sulle sommità degli alberi che crescono a pelo d'acqua.
Sbarco per la pausa pranzo a Lemprato, poco oltre il punto in cui il fiume Chiese esce dal lago prima di rientrare lungo la sponda orientale.

Una bella occasione per riprendere i contatti con alcuni amici di Sottocosta e, sopratutto, per esplorare due laghi in cui ancora non ero stato...





Lago d'idro: la zona del biotopo




Lago d'idro: sotto la Rocca d'Anfo

domenica 28 giugno 2020

il lago di Endine



Dato che ci trovavamo qualche giorno a soggiornare nelle valli bergamasche, dalle parti di Clusone, ne abbiamo approfittato oltre che per andare a trovare Valentina e Michele sul lago d'Iseo anche per farci una pagaiatina sul lago d'Endine.











Per noi è stata una piacevole scoperta, anzi, una ri-scoperta. Non eravamo mai stati su questo lago (neanche senza kayak) e subito, a colpo d'occhio, abbiamo notato le grandi somiglianze coi piccoli laghi delle nostre zone... in primis con il lago del Segrino. Incastonato tra le montagne che fanno da sfondo è circondato da canneti; quei canneti a margine dei quali Gloria ed io abbiamo mosso i nostri primi passi in kayak nelle tranquille acque dei laghi di Pusiano ed Annone.
Avevamo un po' perso il ricordo di quella piacevole sensazione che si ha lasciandosi andare alla deriva vicino ad un fittissimo canneto, ascoltano i versi degli animali che vi abitano ed osservando in assoluto silenzio una folaga che porta in acqua i suoi piccolini o nel vedere da vicino un maestoso airone che prende il volo proprio sopra la tua testa.
La scelta di un giorno infrasettimanale, con pochissimo traffico sulla strada che percorre la sponda settentrionale e quasi nessun bagnante sulle rive, ha sicuramente aiutato a sottolineare quest'atmosfera di pace e di tranquillità.

Il lago ha uno sviluppo costiero di circa 7,5nm e si presta bene a pagaiate lente e rilassanti in un'acqua sempre liscia come l'olio e da un intenso colore verde scuro. Un piacevole "ritorno alle origini" in un lago che, se non fossimo già stati in zona per altro, probabilmente non avremmo mai considerato.





San Felice al Lago



martedì 23 giugno 2020

L'alto Sebino bresciano

Marone e la sua chiesa sul lago


Una pagaiata sulla parte settentrionale del lago d'Iseo l'avevamo da tempo nel "cassetto" dei progetti.
Domenica ci siamo ritrovati a Marone con Valentina e Michele, che si sono gentilmente offerti di farci da guida sul loro lago, per un giretto fino a Pisogne.

Imbarcati in tarda mattinata abbiamo fatto rotta nord, costeggiando lungo le sponde di Marone, Vello, Toline ed infine Pisogne dove siamo sbarcati per il pranzo al sacco presso il lido che ospita anche la sede del canoa club "il canneto".

Cielo sereno, vento da sud nella parte più settentrionale associato ad ondina bassa. Nel viaggio di ritorno lungo il tratto intermedio abbiamo navigato contro le pareti rocciose per non disturbare i numerosi kite e windsurf che viaggiavano a velocità davvero impressionanti approfittando del vento teso.





E' stata la seconda uscita di Gloria con il suo nuovo Tiderace ed ha potuto iniziare a prenderci confidenza con il vento e le ondine di lago testando la reattività dello scafo con e senza timone. Come potevamo aspettarci, essendo il Pace 17 pensato per i viaggi ed essendo la versione a più alto volume, resta con la prua troppo fuori dall'acqua quando si incontrano le ondine tipiche di lago basse ma ravvicinate, mentre in acqua totalmente piatta il rocker pronunciato non sembra influire più di quel tanto sulla lunghezza dell'opera viva. Prossimamente faremo delle prove di carico per capire quanto materiale serve per riportare la linea di galleggiamento a livelli più consoni e sfruttare a pieno le performance di quello scafo.
Valentina invece a bordo del suo splendido Resinvetro Iceberg era alle primissime esperienze e non si è fatta scoraggiare da una navigazione abbastanza impegnativa per una neofita... ma con Michele come insegnante sarebbe difficile immaginare il contrario.