lunedì 4 marzo 2019

Anello nell'alto ramo di Lecco


avvicinamento a Varenna

Siamo partiti con l'idea di ripercorrere un itinerario collaudato nell'autunno 2016 con Marco Eko: un anello con partenza da Olcio (Mandello del Lario), traversata su Vassena, risalita sino all'estrema punta di Bellagio, traversata su Varenna e chiusura del giro costeggiando Fiumelatte e Lierna.
Il percorso era chiaro solo nella mia di testa: con Gloria sono stato piuttosto vago dato che, come tutti del resto, nutre poca simpatia per le traversate e qui ce ne sono due di circa 2,2 e 2,5 km. Non tantissimo ma comunque la seconda nelle domeniche di alta stagione sarebbe impegnativa data la mole di traffico di ogni genere che sfreccia in ogni direzione. Ed invece siamo stati fortunati. Il lago era ancora deserto nonostante la splendida giornata ed il meteo ideale. Acqua piatta, cielo azzuro e solo una leggerissima brezza la mattina; imbarcandosi alle 8 in periodi di mezza stagione questo girotondo permette di stare sempre al sole, affrontando subito alla partenza una traversata di riscaldamento, navigando la mattina presto sulla sponda di Bellagio – in questi orari l'unica baciata dal sole – e tornando sul lato lecchese solo in tarda mattinata nel momento in cui anche li si sta al calduccio. Prendendosela con calma e facendo le dovute pause per pranzo, merendine varie e visita di rito alla Madonna del Moletto si riesce ad essere nuovamente in auto diretti verso casa ad un orario che permette di evitare le sempre crescenti e snervanti code domenicali. Alle 16:30 eravamo già in giro a passeggiare col cane dopo aver scaricato i kayak, pulito l'attrezzatura ed esserci fatti una doccia.

A mio avviso questo è il tratto più bello del ramo di Lecco che altrimenti, stando più a sud, offre davvero poco. Dal punto di vista architettonico molte maestose ville e relative meravigliose darsene, per non parlare dello stupenda vista di Varenna arrivando da questa angolazione; dal punto di vista naturalistico non si può non rimanere a bocca aperta filando sull'acqua sotto la scogliera a nord di Pescallo. 

Bellagio, ben visibile la scia di fumo causata dal vasto incendio in Val Menaggio

Lago veramente molto basso, il Fiumelatte addirittura secco, colori ancora molto grigi con alberi per la maggiore spogli hanno fatto da contorno alla gita.
Nono stante il sole è stata comunque un'uscita invernale; siamo nel difficile periodo dell'anno in cui si aspetta la primavera come un evento imminente ma anche se per la temperatura dell'aria (almeno attorno a mezzogiorno, alla partenza c'erano 5°C) si starebbe bene a pagaiare in costume e maglietta per la temperatura dell'acqua la muta è necessaria. 

20 km (10,8nm) in completo relax. Abbiamo visto solo un paio di battelli con rotte piuttosto lontane dalla nostra, un canoista pagaiare a razzo in mezzo al lago, un Canadair è venuto a pescare un paio di volte qui al posto chd a Porlezza (c'era un grosso incendio boschivo sui monti in zona Menaggio), un paio di barchette di pescatori ed un canoista del gruppo di Luca e Mery con cui una volta avevamo fatto una passeggiata a San Pietro al monte e con cui ci siamo fermati qualche istante a scambiarci i saluti.

Una grotta che "emerge" solo col lago basso

lunedì 4 febbraio 2019

Fu breve, ma fu un vero Cimento




Quest'anno doveva essere un grande cimento invernale con due navigazioni previste di circa 20km l'una: le classiche tappe da 10nm "politiche" di Luciano, che poi forse sono 11 - quasi 12; anche se alla fine il GPS di miglia ne segnerà 14.
La prima il sabato tra Dervio e Varenna mentre per la domenica il classico giro del bacino di Novate Mezzola con imbarco al porto di Gera Lario e pausa pranzo a San Fedelino.

Il meteo, con le abbondanti nevicate e conseguenti disagi alla viabilità, ha di fatto annullato l'intera giornata di sabato mentre il vento ci ha costretti a ridurre la tappa domenicale. Da Gera ci siamo spostati per l'imbarco a Dascio, navigato lungo la sponda occidentale fino a San Fedelino e ritorno riducendo la pausa a pochi minuti. Breve ma intenso, tosto, per veri canoisti.


In acqua eravamo circa 30, Luciano da riva ci ha salutati alla partenza ed è stato li ad attendere il nostro ritorno. Abbiamo navigato quasi per tutto il tempo tra le classiche onde dei laghi alpini: non tanto alte ma tremendamente ravvicinate. Quelle in cui la prua del kayak passa attraverso sollevando schizzi che ti arrivano in faccia e che ti si frangono sull'addome. Questi giochi possono essere piacevoli ad agosto, ma in pieno inverno con la temperatura dell'acqua a 4° C e quella dell'aria di poco superiore non è proprio il massimo del comfort.
Ma il peggio era il vento di caduta; intense raffiche di föhn che a volte sembravano volerti strappare la pagaia dalle mani e ti costringevano ad impegnarti per rimanere dritto tra il turbinio di gocce d'acqua sollevate dall'aria.
L'intera navigazione è stata una ricerca della distanza ideale dalle rocce: ci si avvicinava durante le raffiche per trovare un minimo riparo dal vento magari dietro ad uno sperone e ci si allontanava durante i momenti di tregua per rimanere fuori dalla "lavatrice" creata dalle onde e dal loro ritorno dopo aver colpito la roccia. L'equilibrio era sempre precario e non permetteva distrazioni e tra esporsi al vento o il farsi strattonare dal caos delle onde si sceglieva di volta in volta il male minore.

Molto spesso durante questi raduni mi capita di lamentarmi per le scarse prestazioni del mio kayak, in questa situazione ho apprezzato molto il fatto che la scarsa velocità del Prijon si traducesse in una grande stabilità primaria in grado di perdonare qualche errorino e dare sicurezza anche nei momenti più impegnativi. Una buona "barca scuola" non al top in termini di performance ma con la dote di aumentare il margine di sicurezza di un canoista tecnicamente forse non del tutto all'altezza.

L'idea del pranzo al sacco era stata abbandonata già da tempo, nessuno aveva intenzione di mangiare al sacco nella neve con il vento. Luciano stava già organizzando la pizzoccherata in un locale di Dascio e ci attendeva a tavola per le 14, oltretutto dalla tarda mattinata il meteo preannunciava una ulteriore intensificazione dei venti.  Non volevamo comunque rinunciare a raggiungere il tempietto di San Fedelino, punto di interesse immancabile e storico simbolo di questo evento: il raduno di kayak da mare più a Nord in Italia, nel punto più freddo del più freddo lago, svolto nei giorni della merla.
La maggior parte della flotta è sbarcata sulla spiaggia col molo dove con poche decine di metri a piedi hanno raggiunto il tempietto. In 8 siamo restati in kayak, ci siamo diretti verso il secondo canale del Mera per arrivarci risalendolo allungando così di un kilometrino ulteriore la navigazione. Scelta molto impegnativa: abbandonando la costa rocciosa e dirigendoci verso il centro del lago ci siamo esposti maggiormente al vento. Quelle poche centinaia di metri di fiume sono state veramente folli, tra vento e corrente contrari a tratti pagaiavamo con foga per tentare di mantenere la posizione e non arretrare.
Neanche a dirlo degli 8 tutti con performantissime imbarcazioni da mare in carbonio ed altri compositi... anzi 7: dietro io arrancavo col mio Touryak pesante, tozzo e cicciottoso!
Forse fuori luogo? Forse; sbarcati sul lastrone di ghiaccio e neve che si forma sul Mera in questa stagione abbiamo lasciato i kayak per raggiungere gli altri. Quelle belle, leggere, lunghe e filanti barche venivano trascinate in giro dal vento mentre il mio stava li, pesante ed immobile è stato sfruttato come fermo per non far scivolare oltre gli altri. Piccole soddisfazioni!

Giusto il tempo di fare la foto di gruppo poi subito sulla via del ritorno.
Le previsioni erano corrette, i fenomeni favonici sono aumentati ed il rientro è stato più complicato dell'andata.
Sia Gloria che io siamo andati via abbastanza bene, come del resto tutti gli altri. Zero incidenti: nessun ribaltamento, zatteramento o traino. Un ottimo lavoro è stato fatto dai -non pochi- tecnici ed istruttori in acqua che hanno costantemente tenuto sott'occhio tutto il gruppo che è rimasto abbastanza compatto, dato indicazioni precise sulla gestione della navigazione nei momenti critici e rassicurato chi per la prima volta affrontava un meteo simile.
Noi canoisti della domenica (oltre a noi due c'era qualche viso nuovo del CK90, per il resto tutti canoisti di provata esperienza) ci siamo sentiti per tutta l'escursione in buone mani; nei momenti peggiori stavamo a coppie serrate così da avere la coperta del compagno praticamente a portata di mano in caso di necessità di zatteramento e di continuo venivamo affiancati da qualcuno che ci chiedeva se andasse tutto bene. Dinamiche possibili solo in gruppi in cui i lupi di mare sono la maggior parte dei presenti, motivo per cui questa uscita ha avuto anche dei risvolti didattici molto interessanti. Ho notato che Gloria ha la tendenza a dare più ascolto ai consigli dati dalle persone a bordo di un Valley... se dovete chiederle un favore presentatevi con un Nordkapp in kevlar e carbonio.

Certo, qualche piccola considerazione sul meteo non propriamente idilliaco Gloria l'ha fatta ed alla fine di tutto si è premurata di informarsi su quali siti andare a controllare la situazione vento, diciamo  che è rimasta lievemente (ma giusto un pochino) risentita con quei portali di meteorologia generica che aveva consultato i quali garantivano venti decisamente più gestibili.

Puntualissimi alle 14.00 eravamo con le gambe sotto al tavolo, tutti soddisfatti. Chi per aver pagaiato in questo angolo di paradiso, che sono sempre più convinto dia il meglio di se in pieno inverno; chi per essersi messo alla prova in condizioni tecniche nuove ed aver rimisurato le proprie capacità.



Un grande GRAZIE va, oltre a tutti gli istruttori e tecnici che si sono veramente prodigati nell'assistere tutti in continuazione sia dal lato tecnico sia dal lato psicologico, anche al "solito" Luciano Belloni che non fa mancare la sua presenza anche senza scendere in acqua e che è riuscito nell'organizzazione e successiva ri-organizzazione in tempi rapidi dell'evento assieme a Felice ed a tutto lo staff del CK90; ci ha anche pianificato al volo un banchetto per 30 persone ad orari non proprio comodi.


Per l'occasione Gloria ha inaugurato la sua nuova pagaia, regalo di Natale: una WaveDesign High Angle completamente in fibra di carbonio. A livello di superficie e presa non dovrebbe essere molto distante dalla sua vecchia adorata Prijon Ardeche ma il peso è esatamente la metà.



Altre immagini nell'album FLICKR: CimentoInvernale2019

Articolo sull'edizione dell'anno precedente: cimento invernale 2018.html



PS: mi si perdonerà se le fotografie sono quasi tutte fatte all'imbarco ma, per il resto della mattinata, sono stato impegnato a cercare di non finire a testa in giù. 


 


lunedì 14 gennaio 2019

Oggiono,tra ghiaccio ed alberi spogli



A causa di varie vicissitudini ho saltato a piè pari un'intera stagione; sono passato dal costume da bagno direttamente all'andare in giro in muta stagna a rompere il ghiaccio con la prua del mio kayak. Mi sono perso tutto l'autunno, la stagione forse migliore, quella dove l'acqua è ancora calda ma l'aria gradevolmente fresca; quella in cui la natura ha quei bellissimi colori rossi ed arancioni.

Come prima pagaiata dopo una così lunga pausa ho scelto di rimanere qui ad Oggiono, in questo lago che ho sempre denigrato dato che tra i bacini briantei è quello con meno fascino. Basta considerare il fatto che, nonostante il punto di imbarco sia letteralmente a poche centinaia di metri da casa mia, ci ero stato solo due volte; tra le primissime uscite in kayak quando era difficile raggiungere percorrenze di 10km e non mi fidavo ancora ad affrontare acque più impegnative come quelle del Lario.

Mi sono imbarcato dove c'è la sede dell'Oggiono Kayak Team nel primo pomeriggio ed ho iniziato lentamente il giro in senso antiorario di questo lago costituito da due bacini nettamente separati che comunicano tra di loro grazie ad uno stretto ampio una decina di metri (al netto dei canneti).
Il periplo del bacino maggiore mi ha tenuto impegnato per un paio d'ore sebbene anche con un'andatura turistica ci si possa mettere molto meno. Mi sono soffermato parecchie volte a spiare la vita dell'avifauna locale scrutando tra i canneti secchi o nell'intreccio di rami spogli degli alberi più alti.
Arrivato al passaggio che separa i due bacini l'ho trovato ghiacciato. Sarebbe stato possibile – con un minimo di buona volontà – passare oltre dato che lo spessore non superava il centimetro ma ho deciso di fare dietro front dopo aver giocato qualche minuto a guardare le forme geometriche della lastra di ghiaccio che si crepava e rompeva attorno al mio kayak ad ogni minimo movimento.
Costeggiato l'ultimo tratto di questo bacino, forse il più bello con le maestose ville di Annone ed il successivo bosco noto per ospitare parecchi aironi (in stagione si osservava qui anche una coppia rara di Aironi Rossi) sono rientrato per sbarcare nei pressi del pontile e tornare a casa.

il passaggio che divide i due bacini, qui sul fondo ci sono le rovine di un ponte romano

Queste acque non saranno mai tra le mie preferite, ma di certo non meritano di essere completamente ignorate. Basterebbe un minimo di impegno da parte dei comuni che lo ospitano per ripulire e dare decoro a quelle alle aree che risultano squallide a causa di sporcizia ed abbandono. Questo lago ha enormi potenzialità dato che la presenza umana sulle coste è minore che a Pusiano e con poca pulizia e rispetto per la natura potrebbe diventare una vera e propria oasi.

Non sono mancati scorci suggestivi, dal carattere un pizzico spettrale:










lunedì 10 settembre 2018

On The Road 2018: viaggiare in kayak



Giovedì 6 settembre si è svolta a Lurago d'Erba una serata a tema.
Per l'organizzazione ho colto l'invito, ricevuto mesi fa da Giovanni Molteni (presidente della commissione Biblioteca ed organizzatore di molte iniziative culturali sul territorio) di preparare una serata canoistica da inserire in una rassegna di più incontri riguardanti viaggi e natura.


In totale sono stati sviluppati quattro eventi: il primo riguardo il kayak, il secondo escursioni sulla linea Cadorna, il terzo sul cammino di Santiago ed il quarto -meno reportagistico e più poetico- sulla filosofia della montagna.

La serata è andata tutto sommato bene. L'affluenza, come ci si poteva aspettare, non è stata paragonabile alle serate con Tatiana e Mauro ma direi che anche da questo punto di vista non ci si può lamentare.

In apertura, dopo i saluti e ringraziamenti di rito, hanno preso la parola Laura Costantini e Mirella Graglini (le due ospiti provenienti da più lontano). Ci hanno raccontato del "sorriso del mare", ovvero il primo simposio nazionale tutto femminile di kayak da mare. Poi è stata la volta di Michele Varin che con grande competenza portava la sua passione per il delta del Po. Infine MariaPaola Pirovano e Luca Martino hanno raccontato di due diversi temi: il loro viaggio di nozze negli USA e la recentissima vacanza a Lastovo.

Per incuriosire ulteriormente il pubblico all'ingresso del municipio - su un quadrato di finto prato verde-  abbiamo allestito un piccolo bivacco con il kayak di Gloria (fortuna che lei lo tiene bene, il mio è inguardabile), la tenda che solitamente usiamo per le escursioni di più giorni e qualche accessorio. In esposizione anche il bellissimo ASA 520 di Luca recentemente risistemato.
Idea azzeccatissima dato che sia prima che dopo la serata proprio davanti a questa doppia installazione ci sono state rivolte delle domande e curiosità da parte del pubblico di "non addetti ai lavori".


Per l'occasione, a partire dalla serata e per l'intera durata della rassegna di 4 incontri (indicativamente poco più di un mese) presso le sale della biblioteca del comune di Lurago d'Erba rimarrà esposta una rielaborazione della minimostra sul Lario in inverno.



OSPITI, PROGRAMMA DELLA SERATA E SITOGRAFIA
Marco Nolberti, Il kayak da mare
Una barca la cui origine si perde nella notte dei tempi oggi rappresenta un mezzo di trasporto ideale per esplorare a fondo le coste di mari, laghi e grandi fiumi nel pieno rispetto della natura. Il viaggio può durare poche ore o lunghi mesi ed offre al canoista un punto di vista ed un legame unico e profondo con gli elementi.
http://kayakerdestrepa.blogspot.com/

Luca Martino e Maria Paola Pirovano, LuMeKayak
Una coppia di giovani istruttori di kayak da mare con una grande passione per le isole della Croazia. Ci portano con il racconto e le immagini nella recentissima vacanza a Lastovo poi, indietro di qualche anno, fino al viaggio di nozze negli USA dove hanno pagaiato in diversi ambienti dal fiume Colorado all’Oceano Pacifico.
http://kayakmaryluca.blogspot.com/
 
Michele Varin, Il delta del Po
Grande conoscitore di uno degli angoli più remoti e meno conosciuti d’Italia: il delta del fiume Po. Un ambiente rigoglioso, carico di fascino e storia in cui l’uomo vive in un delicatissimo equilibrio con la natura dove i confini tra mare, fiume e terraferma variano in continuazione. Qui Michele unisce la sua passione per le esplorazioni con la pagaia a quella per la fotografia naturalistica.
http://kinmare.blogspot.com/
 
Mirella Graglini e Laura Costantini, Il sorriso del mare
Due donne attivissime durante i raduni e con un’innata capacità di fare gruppo. Due tra le ideatrici e maggiori sostenitrici del progetto “il sorriso del mare”: il primo simposio femminile nazionale di kayak da mare. Da dove nasce l’esigenza di creare un punto di riferimento tutto in rosa? Quali sono le particolarità per una donna che si avvicina a questa attività? Esistono kayak da donna? Chi ha pensato ed organizzato questo evento esclusivamente al femminile potrà sicuramente rispondere a queste ed a molte altre domande.
http://lagomaggioreseakayak.blogspot.com/ http://panthalassa-sea-kayaking.blogspot.com/

6 settembre 2018 ore 21
Comune di Lurago d'Erba
Via Roma 56 (ingresso da piazza Giovanni XXIII)
On The Road 2018 è una rassegna dedicata al viaggio che, nell'arco di quattro incontri, ci condurrà "a zonzo" sull'acqua, nella storia, a piedi e in montagna.

sabato 8 settembre 2018

CanoaRaduno Iseo 2018



Tornando dalla settimana sull'isola di Krk l'idea era quella di fermarsi direttamente ad Iseo... ed in un certo senso così è stato. Siamo arrivati a Sassabanek il venerdì sera sotto un'incessante diluvio.
Inbarco grigio, ma con entusiasmo
Montata la tenda tentando di bagnare il meno possibile abbiamo resistito solo poche ore prima di constatare che entrava acqua da tutte le parti, sia dal tetto che dal catino. A nulla è valso il mio tentativo di aggiungere un telo tra l'interno e l'esterno della tenda nella parte superiore dato che nel prato in cui eravamo l'acqua ormai era alta qualche cm e di sicuro nulla avrei potuto fare per fermare l'ingresso da sotto.
Verso le 22 ho dato definitivamente per morta la vecchia tenda; smontata e buttata letteralmente in auto ci siamo messi in viaggio, completamente fradici, per tornare a casa.
La tenda che in settimana aveva resistito a qualche forte temporale croato non è riuscita a ripararci dal maltempo lombardo.

Durante il viaggio di ritorno Gloria al telefono messaggiava con due sue colleghe che avrebbero dovuto raggiungerci il giorno successivo mentre io guidavo e mi mangiavo le unghie per non essermi fermato due giorni in più a Krk dato che il meteo per l'intero finesettimana ad Iseo prevedeva solo abbondanti piogge.
Abbiamo valutato tutte le possibili alternative: dall'arrivare a casa, prendere l'altra tenda e tornare subito (ma sarebbe stato impossibile sia per l'orario sia perché vestiti e sacchi a pelo erano zuppi) al rinunciare completamente al raduno.
Alla fine la soluzione più logica sembrava la migliore: passare a casa la giornata di sabato sistemando le attrezzature da kayak e da campeggio, cambiare i vestiti e tenere d'occhio le previsioni. In caso di temporali la domenica avremmo rinunciato ma se ci fosse stata solo pioggia saremmo andati alla pagaiata della domenica partendo la mattina prestissimo.
La notte ci ha rigenerati e la voglia di partecipare alla serata con lo spiedo era tanta. Il campeggio ci ha concesso in via eccezionale una casa mobile così nel pomeriggio siamo passati a prendere le due colleghe di Gloria e ci siamo diretti nuovamente ad Iseo.
Siamo arrivati che il gruppo di canoisti era già rientrato dall'escursione del sabato, giusto il tempo di sistemarci e poi via alla tanto attesa cena.

L'indomani siamo finalmente tornati in acqua, io e Gloria con l'attrezzatura ancora piena di salsedine mentre le sue colleghe Francesca e Giulia a bordo degli Oasis della locale associazione erano alla loro primissima esperienza in kayak.
Il giro è stato tagliato a causa del meteo e la passeggiata al santuario in cima a Monte Isola annullata per i sentieri troppo fangosi e scivolosi.
Raggiunto il solito prato con gli ulivi per la colazione ci siamo poi divisi tra chi proseguiva il periplo dell'isola mentre noi abbiamo optato per un rientro anticipato. Praticamente tutta l'escursione è stata fatta sotto la pioggia.
Peschiera Maraglio
Al rientro abbiamo subito un po' di vento e qualche treno di onde che all'inizio mi sono divertito a surfare poi, nel tentativo di agganciarne una ho clamorosamente mancato un appoggio e sono finito a testa in giù. Mi sono tenuto al kayak di Gloria che, come potevo immaginare, mi stava dicendo dolci parole mentre lo staff della barca appoggio svuotava il mio prima di zatterarmi per consentirmi di rientrare.

Vento, onde e pioggia non hanno scoraggiato Giulia e Francesca che viaggiavano bene portando a termine con successo una navigazione decisamente impegnativa per essere al loro battesimo dell'acqua; si sono comportate addirittura meglio di alcuni neofiti che avevano partecipato ad un corso base durante l'estate. L'unico ad esser finito a bagno nel giro dei principianti sono stato io!
Il tutto si è concluso con il pranzo finale a base di pasta, salame, formaggio e tanti saluti al prossimo anno con la speranza che questa giornata di tempo non proprio ideale non abbia tolto ai tanti che in questa occasione si sono avvicinati al kayak la voglia di pagaiare.


Rientro ancora più grigio


Link ai post degli scorsi anni:

canoaraduno-Iseo2017

canoaraduno-Iseo2016


Turisti a Krk

La spiaggia segreta tra Pinezici e Glavotok

L'isola di Krk ci ha accolto, dopo un viaggio notturno, con un meteo alquanto minaccioso.
Siamo arrivati al Kamp Marta in tarda mattinata; le previsioni davano pioggia a partire dalla sera ed inoltre quello successivo al nostro arrivo è stato il primo giorno di Bora, vento terribile che quando arriva spazza queste terre per tre giorni.
Il campeggio di Marta,  interamente a conduzione familiare, è piccolo ed accogliente: una decina di piazzole  con degli ulivi e pochi altri spazi, servizi moderni, tutto sempre perfettamente pulito ed in ordine. Si trova in un paese minuscolo di nome Skrpčići tra le colline a poco meno di 2km dal mare. Marta all'arrivo racconta che il campeggio è stato aperto dai genitori nel 1986, a darle una mano il marito ed i figli giovanissimi che curano il piccolo servizio caffetteria interno dove si può bere qualcosa o acquistare i prodotti fatti in casa dalla famiglia (uova fresche, prosciutto, pancetta, olio extravergine e grappe oltre che ritirare il pane che su richiesta arriva ogni giorno dal forno del paese). Vista la cura degli spazi e la gentilezza e disponibilità del personale non sorprende che sia stato premiato tra i micro-campeggi migliori di tutta la Croazia!

Dopo aver montato la tenda ed allestito il campo abbiamo passato la prima notte sotto intensi temporali e forte vento. La pioggia è durata anche per tutto il giorno successivo durante il quale abbiamo fatto qualche giro sull'isola visitando il paese di Dobrinj, la grotta di Biseujika, il paese di Vrbinik -famoso per il vino- ed infine ci siamo persi passeggiando  tra sentieri nei boschi dell'entroterra sotto la pioggia alla ricerca di un antico villaggio abbandonato (che non abbiamo trovato).

Faro Manganel, poco prima di Glavotok
Il terzo giorno finalmente è arrivato il sole anche se la bora restava fissa oltre i 20 kts sul lato opposto al nostro. Siamo entrati in acqua in kayak nel vicinissimo porticciolo del paese di Pinezići ed abbiamo iniziato la navigazione verso nord. La costa è bassa, tutta a rocce accuminate e taglienti, a pochi metri dall'acqua scoppia un'infinita e rigogliosa pineta piena di tutte le piante tipiche della macchia, ci sono molte di piccole baiette dentro le quali si trova quasi sempre almeno una spiaggia di ciottoli. Dopo una breve sosta su una microspiaggia abbiamo proseguito sino al borgo di Glavotok da dove si apre la vista verso la città di Fiume ed - assieme ad essa - anche l'apertuta verso i quadranti di provenienza della Bora; l'ultimo tratto è stato un po' movimentato tra vento ed onda. Abbiamo invertito la rotta per dirigerci verso una spiaggia che avevamo addocchiato durante il viaggio di andata. In posizione riparata sul lato di una baia risulta quasi invisibile passando già solo a poche decine di metri dalla costa ed inoltre per raggiungerla è necessario fare lo slalom tra alcuni massi semisommersi che di fatto la rendono inaccessibile a gommoni e motoscafi. Il luogo perfetto per una lunga sosta.

La spiaggia a due piani che ci ha ospitato per due giorni

Quarto giorno, imbarco sempre a Pinezići, questa volta direzione sud. Navigazione breve sino alla profonda baia di Valbisca dove mi sarei aspettato un porticciolo ed un borgo di pescatori ma invece c'è solo la strada che arriva, sperduta nel nulla, e finisce sul grosso molo con la rampa di accesso ai traghetti per Cres e Rab; una stazione di rifornimento ed un chiosco sono le uniche altre cose che si trovano qui. Inversione di rotta e lunghissima sosta su una microspiaggia poche centinaia di metri prima dell'ingresso alla baia del porto. Una spiaggia a due piani: piano zero con ciottoli, sole e mare in cui ci stanno giusto giusto i due kayak e due teli; piano superiore una pineta infinita con ombra, fresco ed un buonissimo profumo di liquirizia e pino.
Alla ricerca di fresco tra i pini
Durante la mattinata mi sono divertito un poco in acqua a ribaltarmi, girare il kayak e risalire col paddle-float mentre Gloria mi guardava minacciosa da riva; poi mi sono definitivamente trasferito in pineta ad oziare.

Quinto giorno, teoricamente primo senza Bora. Ci siamo portati a sud dell'isola, a Baška con l'intento di imbarcarci per esplorare le spettacolari scogliere e baie di Mala Luka e  Vela Luka. Però sulla  grossa spiaggia di Baška  frangevano le onde e soffiava il vento. Il mio indicatore personale della scala di Beaufort se ne stava di fianco al kayak con addosso giubbetto e para spruzzi, rivolta verso il mare scuoteva la testa farfugliando qualcosa contro l'affidabilità delle previsioni. Quando la spiaggia ha cominciato ad affollarsi abbiamo ricaricato tutto in macchina per tornare a Pinezići e puntare dritto la spiaggetta del giorno precedente. Montata l'amaca in pineta ho passato la giornata coltivando la nobile arte del pisolino mentre Gloria rosolava al sole ben felice di essere tornata sul lato sottovento.
Gloria racconta l'incontro con un mega-riccio
Anche in questa occasione per combattere un po' il caldo sono entrato in acqua per qualche gioco col kayak ed inaspettatamente anche Gloria è arrivata a provare. Abbiamo provato vicino a riva nell'acqua alta circa 2 metri rientri con paddle-float, salvataggi a T ed inaspettatamente anche il "tutti in acqua" risolto in maniera poco professionale tornando a riva tirando i kayak.


Il sesto giorno è stato anche l'ultimo utile per pagaiare. Avevamo ormai abbandonato l'idea di affacciarci su altri lati dell'isola così, di prima mattina, eravamo nuovamente a Pinezići. Rotta sud e con un grande sprint abbiamo attraversato la baia di Valbisca mentre il traghetto per Cres era ancora ormeggiato in attesa della prima corsa. Abbiamo esplorato parecchi piccoli golfi con acqua bassa perdendoci a guardare il fondale ricco di stelle marine, ricci ed altre creature.
Il dietro-front lo abbiamo fatto poco dopo una grossa doppia baia che sulla carta nautica si chiama Luka Sveti Juraj. Un golfo pieno zeppo di yacht e grandi vele ancorate e che al suo fondo, invisibile passando dal mare, nasconde una piccola perla: un minuscolo porticciolo di pescatori "fatto in casa" costituito da una piccola diga frangiflutti dalla forma irregolare costruita gettando in mare alla bell'emeglio sassi presi dalla costa. Al suo interno qualche piccola ed umile barca ed a riva un gazebo realizzato legando tronchi spiaggiati sotto il quale, alla rinfusa, erano riposti pochi strumenti per la manutenzione delle barche e per cucinare il pescato.  La spiaggetta su cui avremmo passato il resto della giornata era questa volta poco ad est di Valbisca. Per pranzo abbiamo cucinato zucchine e salsicce ai ferri, io ho passato ore ed ore sull'amaca al fresco della pineta. La sera, dopo una lauta e squisita grigliata di pesce nella trattoria di fronte alla chiesetta di Skrpčići siamo rientrati in campeggio ed ho voluto provare la grappa ai fichi di Marta. A causa di un fraintendimento causato dal mio inglese poco chiaro me ne ha portate due, e di taglia XXL... ma era talmente buona che mi sono pentito di non averne presa una bottiglia da portare a casa.


Breve sosta prima di invertire la rotta

L'ultima spiaggia che abbiamo occupato in questa vacanza

Cediamo il passo al traghetto per Cres


Abbiamo lasciato l'isola il settimo giorno quando la mattina abbiamo smontato la tenda bagnata da una inattesa pioggia e con un cielo grigio e minaccioso. Krk ci ha dato l'arrivederci allo stesso modo con cui ci aveva accolto. Di rientro unica sosta in Slovenia per il pranzo in uno dei molti locali che arrostiscono la porchetta sulla brace a lato della strada... ma la destinazione non era casa. Davanti a noi, stando ai piani, ci aspettavano i due giorni ad Iseo per l'imperdibile canoaraduno; Ma questa è un'altra storia...



Altre immagini nell'album FLICKR: KRK 2018

venerdì 24 agosto 2018

portapagaia "made in nonna"



L'accessorio che ci voleva per togliere le pagaie dalla fastidiosa posizione in mezzo ai sedili quando si viaggia in auto.
Due portapagaie in tessuto resistente per proteggerle dai segni delle cinghie a cricchetto necessarie per assicurarle alle barre portatutto sul tetto dell'auto.

Richieste alla mia sarta di fiducia martedì ed ultimate oggi, giusto in tempo per partire per l'isola di Krk e, sulla strada del ritorno, partecipare al canoaraduno di Iseo.


Due sacche su misura: una per la mia groenlandese ed una per l'europea di Gloria!