martedì 1 agosto 2017

Tentata notturna con Sottocosta


Lo scorso anno c'era vento, acqua mossa ed un gran cielo stellato.
Vento ed onde sono rimaste; ma questa volta accompagnati da nuvoloni cupi, lampi, tuoni e pioggia.

Siamo partiti da casa con il gran dubbio del meteo: io speranzoso di riuscire a fare la notturna; Gloria che non ne aveva la minima intenzione e che si sarebbe riservata di scegliere in base al tempo se partecipare o meno alla Lario in Voga domenica mattina.


Arrivati al campeggio di Piona abbiamo trovato ad aspettarci “vecchi” amici di Sottocosta che è sempre un gran piacere rivedere ed abbiamo fatto conoscenza con altri che non avevamo ancora incontrato.

Una volta scaricati i kayak e montata la tenda ci siamo radunati al bar per chiacchierare davanti ad un caffè temporeggiando oltre l'ora d'imbarco prevista nella speranza di vedere sparire le nuvole.

il capitano
Alle 19.00, dopo aver allineato i kayak sulla spiaggia ed aver controllato l'attrezzatura è stata l'ora del briefing tenuto da Luciano (il suo primo dopo la convalescenza). La decisione sul fare o meno la navigazione notturna sarebbe stata posticipata una volta messo il naso fuori dalla baia di Piona. Ci siamo così imbarcati per cominciare la navigazione col classico giro del laghetto. Gloria, come aveva deciso, era rimasta a terra nonostante i tentativi di convincimento di Mirella e Luciano.
Dopo una ventina di minuti ha cominciato a piovere, ma questo non rappresenta un problema, in fondo pagaiare sotto la pioggia in estate è molto divertente; i lampi e tuoni che sono arrivati poco dopo in zona Legnone però hanno iniziato ad impensierirci.
Ci siamo affrettati a raggiungere la spiaggetta posta a nord dell'imboccatura per sbarcare ad indossare le giacche d'acqua e decidere sul da farsi.

Dopo aver osservato il cielo e ricontrollato i dati meteo sul cellulare in via precauzionale si è deciso di comune accordo di annullare la notturna e rientrare al campeggio.


l'imbarco alle 19.00
Abbiamo pagaiato rapidamente e controvento con la pioggia che ci entrava negli occhi per percorrere quelle poche centinaia di metri che ci separavano dallo scivolo d'alaggio da cui eravamo partiti poco più di un'ora prima. Il percorso è stato di circa 6km (¼ del tragitto previsto per tutta la notturna) ma la sicurezza in acqua è sempre la priorità assoluta.
Messi al riparo i kayak con pochi temerari ci siamo concessi un veloce bagno con ancora addosso giubbetto e paraspruzzi. L'acqua era calda e comunque la pioggia ci aveva già completamente infradiciato.

Se avessimo temporeggiato qualche minuto in più su quella spiaggetta probabilmente sarebbe andata diversamente. Una volta usciti dalla doccia era già tutto passato ma noi eravamo già con le gambe sotto al tavolo e coi bicchieri in mano! E chi rientra più in acqua?

La serata è andata avanti con l'allegria e lo spirito tipico del gruppo tra sciatt, taroz, pizzoccheri, polenta, formaggio e salsicce. Qualche oretta in compagnia che ci ha risollevati dalla delusione della mancata pagaiata notturna. Unica assente Gloria che al rientro stava già dormendo in tenda.


Scampagnata domenicale
Neanche la domenica è andata secondo i piani. Avremmo dovuto partecipare, a Gravedona, alla manifestazione "Lario in Voga" ma durante la ricca colazione dolce e salata tutti abbiamo mostrato intenzioni diverse.
Qualcuno sarebbe subito tornato a casa, altri hanno pianificato rotte diverse.
Siamo scesi in acqua in poco più di 10 tra chi aveva destinazione Gravedona e chi, come noi, voleva fare una semplice escursione verso Gera Lario. Siamo sbarcati per una sosta sulla lunga spiaggia subito dopo la foce del Mera in 6 e per il rientro Gloria ed io ci siamo attardati con Mirella ed Andrea per fare qualche simpatico esercizio di zatteramento, traino lungo e traino a contatto.
La pazienza di Mirella, che si è rivelata un'abile istruttrice, ha convinto anche Gloria a mettersi in gioco e non sono mancati alcuni consigli tecnici. 

Traino a contatto
Durante il tragitto è stato molto simpatico attraversare la foce dell'Adda; una netta linea separava le acque calde di colore blu scuro del lago da quelle gelide di un intenso color verde acqua del fiume.
Anche qui il meteo è stato migliore del previsto. Annunciavano temporali alle 15.00 e per questo motivo abbiamo optato per un'escursione che ci consentisse di essere in capeggio entro le 13.00 ma poi dei nuvoloni non si è vista neanche l'ombra; quantomeno il rientro anticipato è stato utile per schivare le code sulla statale 36.

Tornati a Piona Mirella mi ha concesso un giro-prova su Ginevra (il suo kayak che è un Resinvetro Sinik).
Traino lungo con zatteramento
L'ho trovato molto diverso dal nostro Prion: più filante, meno soggetto a cambiare repentinamente direzione sulle ondine del lago e molto maneggevole.
Unico problema è stato uscire da quel piccolo pozzetto: cosa che mi ha causato una scuffia con conseguente bagno perchè, sinceramente, non avrei saputo in quale altro modo tirare fuori di li le mie ginocchia senza fracassare la prua di Ginevra sui sassi a riva.
Avremo occasione di andare a trovare Mirella ed Andrea sul lago Maggiore e sicuramente chiederò di farmi riprovare dato che mi tornerà sicuramente utile imparare ad utilizzare kayak più marini e quindi con pozzetti meno comodi nelle manovre di ingresso ed uscita.




Appoggio basso???











mercoledì 7 giugno 2017

la conquista dell'Argentario


A Natale Gloria mi aveva regalato un lungo fine settimana per il ponte del 2 giugno all'Agriturismo Monte Argentario. Nonostante i sei mesi a disposizione in cui ho trovato la mappa e raccolto informazioni su internet siamo partiti venerdì scorso senza avere un'idea precisa sul da farsi: io ero intenzionato a fare il giro completo tra Porto Santo Stefano e Porto Ercole in giornata mentre Gloria su questa cosa aveva fin da subito posto il veto sperando di trovare un punto buono per spezzare la navigazione in due oppure di rinunciare al giro completo ed effettuare due uscite da circa 15km l'una facendo andata e ritorno dai due porti in due giornate distinte sacrificando ovviamente l'esplorazione di una buona fetta di costa.
Partiamo alle 4 di venerdì mattina ma il traffico ci ferma a meno di 10km da casa: tra altri che hanno avuto la nostra stessa idea di partenza “intelligente” e le macchinate che tornano dalle discoteche perdiamo mezz'ora buona causa incidente a Lissone.
l'uscita di una grotta
Arriviamo all'agriturismo in tarda mattinata, scarichiamo li kayak e raccogliamo ulteriori informazioni su parcheggi e spazi direttamente dai proprietari dopodiché torniamo in auto per percorrere il periplo del promontorio lungo la bellissima strada panoramica che raggiunge anche quote ragguardevoli in un breve ma divertente tratto sterrato. Il giro ci consente anche di verificare i punti di imbarco, sbarco e cercare eventuali punti di uscita intermedi confermando il fatto che nel tratto più esposto le cale principali sono raggiungibili dalla strada solo tramite sentieri scoscesi che renderebbero impossibile recuperare i kayak. Nel caso in cui ci si dovesse ritrovare nelle condizioni di non riuscire a raggiungere nessuno dei due porti sarebbe stato necessario abbandonare l'attrezzatura in spiaggia, raggiungere la strada e chiamare un taxi per poi il giorno dopo tornare e completare il giro. Un buon punto per fare questo discorso è Cala Mar Morto dove si può trovare un posto per tentare di nascondere i kayak (o renderli quantomeno poco visibili).

Imbarco a Porto Santo Stefano - Lungomare Navigatori
Il punto di imbarco era deciso: a Porto Santo Stefano si entra verso l'imbarco per i traghetti e si prosegue nella via oltre la Guardia Costiera fino a raggiungere la sede della Misericordia; li inizia una ZTL ma c'è spazio per accostare il tempo che serve per scaricare l'attrezzatura. C'è una spiaggetta con un moletto in costruzione che scende comoda in acqua ed essendo qualche decina di metri oltre l'imboccatura del porto non si ha neanche il pensiero di dover attraversare le rotte di uscita di yacht e traghetti. Volendo parcheggiare sulle strisce blu il costo è esorbitante (2,5 €/ora) per cui conviene trovare un parcheggio a giornata che offrono servizio di rimessaggio dalle 7 alle 20 per 10€.

La sera cena in agriturismo a base di carne della maremma durante la quale siamo giunti ad un accordo riguardo alle intenzioni sul fare il giro completo o meno. Se a mezzogiorno non fossimo stati di fronte ad Isola Rossa saremmo tornati in dietro... altrimenti avanti tutta!
Andiamo a letto stanchi dopo aver dato l'ennesimo sguardo al meteo.


L'indomani alle 7 siamo a Porto Santo Stefano. Giusto il tempo di scaricare la macchina, portarla al parcheggio e tornare a piedi attraversando tutto il porto. Sistemiamo il materiale nei gavoni e ci imbarchiamo alle 7,23 in un mare piatto che pare di essere sul Lago di Pusiano.
Anche il traghetto diretto al Giglio ci sfila di fianco a qualche centinaio di metri senza riuscire a muovere l'acqua.
Ho lasciato la carta nautica a Gloria dato che sul mio ponte anteriore tra pagaia di scorta e valigia stagna con la macchina fotografica non c'era più spazio. Si è rivelata un ottimo navigatore dato che ha costantemente tenuto il punto della situazione di caletta in caletta e sfruttando anche i punti di riferimento sula terra ferma. Anche durante le pause si studiava la mappa facendo il punto della situazione e ripianificando di volta in volta le tappe successive.

Prima di Punta Lividonia
Dalle parti di Cala Grande










L'Argentarola oltre Punta Cala Grande

In circa 20 minuti siamo a Punta Lividonia che, con il suo faro, è il punto più a nord dell'Argentario.
Ci affacciamo così sul lato più esposto, dove ci avevano detto esser più probabile trovare venti e correnti fastidiose ma il mare resta incredibilmente piatto. In zona Cacciarella/Cala del Pane mi infilo in una grotta e mi fermo qualche attimo a guardare i giochi di trasparenze sull'acqua; pochi minuti dopo entriamo in Cala Grande. Nonostante sia un fine-settimana con ponte ed il meteo sia ottimo non ci sono per ora altre barche e l'acqua non frange sugli scogli regalandoci un silenzio irreale spezzato solo dal rumore delle pagaie che ripetutamente entrano in acqua.
Gloria controlla la mappa di fronte all'Argentarola
Superata la punta di Cala Grande (su cui svetta una delle tante torri) siamo in vista dell'isolotto dell'Argentarola. Faccio qualche foto mentre Gloria consulta la mappa: grazie a questo inequivocabile punto di riferimento è felice di constatare che ci trovavamo esattamente dove aveva stimato. È passata poco meno di un'ora e mezza dalla partenza per cui siamo in anticipo sulla tabella di marcia.
Anche se il mare è piatto e -grazie all'orario- la temperatura ancora mite non ci addentriamo in ogni caletta ma spesso tagliamo. Abbiamo sempre il timore di ritrovarci questo pomeriggio nella situazione in cui non si riesce né a concludere il giro né a tornare in dietro. Oltretutto le previsioni meteo, ricontrollate anche prima di uscire dalla stanza, indicavano chiaramente che questa calma piatta non sarebbe stata infinita: dopo mezzogiorno si sarebbe alzato il vento e poco dopo anche il mare avrebbe cominciato ad esser più movimentato. Vista la nostra poca esperienza in mare preferiamo sacrificare l'esplorazione profonda di tutte le calette e risparmiare energie.

Gloria studia la mappa
Prima pausa










La prima sosta la facciamo alle 10,20 in una spiaggetta appartata sotto Torre Maddalena. Abbiamo già avvistato, a meno di 2nm, Isola Rossa: il punto di non ritorno. Siamo ormai tutti e due convinti che tornare in dietro non ne valga la pena.

Ci riposiamo, guardiamo la mappa, mangiamo qualcosa ed una volta pronti ci reimbarchiamo ormai entrambi convinti a raggiungere Porto Ercole.
Sfiliamo tra stretti passaggi di rocce affioranti che separano la costa dall'isoletta e, dopo la spiaggia delle Cannelle, sbarco su un masso in mezzo al mare per fare qualche foto. Gloria prosegue spedita dato che da quando ci siamo fermati il vento comincia a farsi sentire ed il mare comincia ad essere un pochino mosso. L'onda naturale è poca roba ma il traffico di lussuosi yacht, motoscafi e motonavi cariche di turisti fanno si che siamo spesso colpiti da brevi ma frequenti serie di onde alte e ravvicinate. Gloria, che ha dimenticato le pastiglie per il mal di mare e ricorda ancora la brutta esperienza si Sestri, non apprezza questo saliscendi e comincia ad essere meno rilassata ma pagaia spedita verso Punta di Torre Ciana all'estremo sud del promontorio dell'Argentario.
All'inizio di Cala Piazzoni individuiamo una piccola ma incantevole spiaggetta incastonata alla base di una parete di diverse decine di metri che si butta a strapiombo nel mare. Assicuriamo i kayak sul bagnasciuga e ci sistemiamo comodi con viveri e succo di frutta su una lingua di roccia che si incunea perpendicolare rispetto alla spiaggia nel mare. Evitiamo accuratamente di sostare sotto la parete di roccia per paura di vederci cadere sassi in testa. In questa pausa, forse la più lunga, ci concediamo un bagno rinfrescante... la temperatura è salita parecchio nell'ultima ora e l'afa inizia ad infastidire. Gloria continua a studiare la cartina, siamo a circa 2/3 del percorso.

Girar tra gli scogli oltre Isola Rossa
Sempre intenta a studiare la mappa











La spiaggietta della seconda sosta
Ripartiti costeggiamo l'interno del golfo di Cala Piazzoni sfilando tra le grosse barche ancorate. Come spesso accade da motoscafi e yacht veniamo ignorati mentre i velisti fanno un cenno di saluto.
Doppiata Punta Avoltore siamo in vista de l'Isolotto: chiaro segno che la meta è vicina. Siamo stanchi, fa caldo e le onde hanno già da un pezzo tolto il sorriso dalle labbra di Gloria.
E' il tratto delle grotte... mi infilo una attimo nella grotta azzurra ad ammirare il blu intenso che ha l'acqua li dentro e poi faccio uno sprint per raggiungere la mia compagna di viaggio che non ne vuole sapere di fermarsi tra le onde.
Arriviamo di fronte all'Isolotto ed optiamo per una ulteriore sosta dato che c'è stato un momento davvero movimentato tra le grosse onde causate dalle navi. Non c'è una spiaggetta bella come le prime due ma ci accontentiamo. Siamo poco prima dell'affollata spiaggia di Le Viste, manca meno di un miglio a Porto Ercole.

Ultima sosta in vista dell'Isolotto





Ormai Gloria e la mappa sono una cosa sola


Dopo esserci riposati ci reimbarchiamo per quello che crediamo essere l'ultimo miglio... scivoliamo sopra un banco di enormi meduse dal bordo blu (dovrebbero essere rhizostoma pulmo) e sbarco all'inizio del grosso molo frangiflutti da dove raggiungo la piazza e scopo che, a causa della festa patronale, è impossibile raggiungere il porto in auto fino a mezzanotte.
Prendiamo fiato ed attraversiamo velocemente l'accesso al porto ed entriamo costeggiandolo sulla destra. Ci avviciniamo a dei diportisti che ci consigliano di sbarcare dopo Cala Galera all'inizio della Feniglia. Li non ci sono limitazioni. Gloria non è per nulla felice di dover allungare ulteriormente la strada di un paio di km, oltretutto sapendo che dovremo fare un altro sprint per attraversare anche l'ingresso del porto di Cala Galera.
Sbarchiamo su una spiaggia in sabbia che si chiama Punta Pertuso che sono le 16,30.
L'impresa era compiuta!Bisogna fare circa 200m per raggiungere il parcheggio (sterrato) ma fortunatamente avevo avuto l'ottima idea di lasciare in macchina i due carrellini, non si sa mai.
Lascio Gloria in spiaggia a prendere il sole e fare da guardia all'attrezzatura mentre io torno a prendere l'auto. Ci sarebbero dei bus che, cambiando ad Orbetello, permettono di tornare a Porto Santo Stefano. Ci avevano avvisati che non era un metodo affidabile di viaggiare – specialmente nei giorni festivi - ma non credevo fino a questo punto. Sono andato a piedi fino a Porto Ercole (avessi comprato prima il biglietto risparmiavo questa camminata dato che c'è una fermata anche a Cala Galera) ma una volta li ho aspettato invano parecchio assieme ad altri turisti. Il Bus delle 17,15 è arrivato alle 19,20 facendomi perdere ogni speranza di riuscire a prendere ad Orbetello l'ultima coincidenza utile per arrivare prima della chiusura del parcheggio alle 20.
Sono sceso a Terra Rossa (prima di prendere la diga che porta ad Orbetello) e da li raggiunto a piedi l'agriturismo dove fortunatamente il proprietario mi ha dato un passaggio che mi ha permesso di arrivare a Porto Santo Stefano giusto in tempo per ritirare l'auto.


Il giorno successivo abbiamo fatto i turisti. Sveglia alle 10 e giretto nei paesi di Porto Santo Stefano (con visita alla Fortezza Spagnola), Orbetello ed al borgo medievale di Porto Ercole. Siamo tornati a Porto Santo Stefano nel pomeriggio per visitare l'acquario e poi la sera per una cena di pesce. Il lunedì abbiamo passato la mattinata a passeggiare sul tombolo della Feniglia (che è una riserva naturale). Abbiamo percorso tutti i 6km circa di lunghezza su un sentiero lungo la laguna ed il ritorno in pineta prima di tornare all'agriturismo per caricare i kayak ed iniziare il viaggio verso casa.



Per noi è un gran risultato essere riusciti a completare il giro dell'Argentario in giornata. Il GPS segnava 28km (poco più di 15nm) nonostante ci siamo dovuti allungare oltre il punto previsto di sbarco abbiamo ridotto la percorrenza grazie alle non poche baie tagliate. È vero che come distanza in senso assoluto non è molto di più rispetto a quella che siamo soliti fare durante le gite al lago; ma al lago siamo a casa, ne conosciamo maggiormente le insidie ed i pericoli e ci sentiamo tutto sommato nel nostro ambiente. Il mare è una cosa a cui non siamo ancora abituati, ed eravamo ben consci del fatto che a causa delle caratteristiche del posto per alcune lunghe tratte sarebbe stato impossibile sbarcare in posti sicuri in caso di problemi. Siamo tornati a casa soddisfatti. All'arrivo a Cala Galera, prima di cimentarmi nella epica impresa che fu il viaggio di ritorno a Porto Santo Stefano, abbiamo copiato l'idea che hanno avuto Tatiana e Mauro durante il viaggio alle Cicladi: dopo aver completato il periplo di un'isola facevano una foto alla cartina con il loro piede sopra. Abbiamo fatto lo stesso perché in relazione alla nostra esperienza quest'avventura è stata una grande impresa perfettamente riuscita e quella foto rappresenta il fatto che assieme abbiamo conquistato l'Argentario... e siamo pronti per altre avventure!




















mercoledì 26 aprile 2017

All'orrido di Nesso



Tra una balla e l'altra - come si dice da queste parti -  era da parecchio tempo che i kayak se ne stavano fermi a prender la polvere.  Io quest'anno ero riuscito ad uscire solo due volte mentre Gloria era ferma da dicembre.

Sabato finalmente una giornata libera e senza scuse. Meta principale dell'escursione sarebbe stato l'orrido di Nesso.

Sul percorso previsto il Lario è povero di possibili punti di imbarco. Abbiamo deciso di andare ad Argegno, parcheggiare al porto ed imbarcarci proprio li. Il meteo era molto buono, sereno e calmo la mattina con l'arrivo di venti massimi di 12-14 km/h a partire dal primo pomeriggio.

Parcheggiare ad Argegno non è per nulla facile dato che i posti sono pochi (ovviamente a pagamento) e quindi è bene arrivare non troppo tardi. Al porto non c'è limite massimo per la sosta ma il parchimetro è rotto; bisogna andare a piedi in piazza ma li c'è il limite massimo di 3 ore di sosta. Paghiamo le 3 ore e lasciamo un bigliettino sperando di non trovare una multa, fortunatamente un incaricato del comune che passava di li per caso ci ha detto che avrebbe avvisato la polizia locale del disservizio.

Entrati in acqua siamo usciti dal porto ed abbiamo puntato subito la sponda opposta verso la punta che si trova all'incirca a rotta 135°; il punto di mira è una bella villa verde ben visibile appena lasciata la costa. Come previsto il tempo è bello, non c'è neanche una nuvola, non c'è vento ed il lago è piatto.
Costeggiando verso sud tra tratti selvaggi ed altri antropizzati si raggiunge subito Nesso.

L'ingresso dell'orrido è ben riconoscibile dal caratteristico ponticello. Da lontano vediamo una barca a motore piuttosto grossa che ci infila sotto la prua. Ci passa giusta giusta e dopo qualche secondo ingrana la retromarcia per uscire. Con una ampia virata punta la sponda opposta per andare verso Brienno.

Ci avviciniamo anche noi al ponticello ed entriamo: il kayak ci permette di esplorare fino alle viscere dell'orrido ed arriviamo a pochissimi metri dalla cascata, dove un piccolo gradino di roccia ferma le prue anche delle nostre piccole imbarcazioni. Il sole ci abbaglia ed è precisamente sopra la cascata.

Proseguiamo verso sud per circa 2,5 / 3 km ed individuiamo un punto con un praticello ed una baracca di legno. Sbarchiamo per l'unica volta in tutta l'escursione per pranzare. Per chi volesse cimentarsi in questo giro ad anello consiglio di sfruttare questo punto, col lago alto questo itinerario non offre molti punti dove sia possibile sbarcare comodamente.
Mentre ci prepariamo per imbarcarci comincia a farsi un po' più tesa la brezza che viene da sud ed il lago inizia ad incresparsi.
Abbiamo le mute stagne nei gavoni dato che non sapevamo come vestirci; non le abbiamo indossate perché faceva piuttosto caldo. Io sono partito in maniche corte mentre Gloria con la giacca d'acqua. Durante la sosta, per ripararmi dal vento, anche io ho indossato la giacca d'acqua che ho poi tenuto fino all'arrivo.

Dopo esserci rifocillati e riposati proseguiamo ancora fino a Quarzano dove decidiamo di puntare circa 290° per tornare sulla sponda occidentale poco a sud di Torriggia. Durante la traversata c'è un pochino di onda molto corta che inizia ad infastidire ma Gloria viaggia spedita senza dire nulla.
Raggiungiamo la sponda e riprendiamo la navigazione verso nord. Il vento si intensifica ancora, l'abbiamo alle spalle e le onde cominciano ad essere più fastidiose specie sulle tratte più esposte. Gloria comincia a lamentarsi un pochino ma si viaggia ancora bene; lei gioca molto col timone per tenere la rotta desiderata mentre io lavoro sull'inclinazione dello scafo divertendomi anche un poco a creare schizzi con la prua.

Sfiliamo di fronte a Brienno e dopo qualche altro km si vede nuovamente Argegno.
Entriamo in porto che sono passate 5h e 30' dall'ingresso in acqua; abbiamo percorso 15,5km (8,4nm) con una sola sosta.
Giusto il tempo di caricare l'attrezzatura e tornare a casa.

Il giorno dopo abbiamo dedicato qualche minuto alla cura delle mute stagne: abbiamo abbondantemente cosparso di talco collo e polsini ed ingrassato la parte terminale delle cerniere. Riposte in garage credo che riposeranno fino a che si rivedrà l'autunno.








venerdì 7 aprile 2017

CicladiKayakTour ad Erba


Sono uno dei tanti che ha seguito passo-passo l'ultima, epica, impresa di Tatiana Cappucci e Mauro Ferro: un viaggio ininterrotto in kayak con partenza da Atene e ritorno ad Atene circumnavigando tutte le isole Cicladi.
Un'avventura che li ha tenuti in giro per l'arcipelago 144 giorni (di cui 115 di navigazione e 29 di sosta causa meteo o problemi logistici) nei quali hanno pagaiato per 2207 km esplorando la costa di tutte le 32 isole Cicladi.
Durante il viaggio sono riusciti a tener costantemente aggiornato il loro blog che è stato seguito da parecchi appassionati che hanno "vissuto" il loro viaggio con la stessa apprensione e coinvolgimento con cui si può seguire una serie televisiva; ci si gustava racconto e foto di una puntata ed alla fine non si vedeva l'ora che arrivasse l'episodio successivo.

Ricordo che durante il raduno invernale sul Lario organizzato da Luciano Belloni abbiamo anche fatto un brindisi (uno dei tanti) a loro due che erano circa a metà dell'opera e qualcuno ha azzardato un paragone -volutamente esasperato- tra il forte vento che ci preoccupava ed ha tenuto a terra Giorgio ed il "loro" Meltemi.

E' quindi stato per me un piacere poter partecipare ad una delle serate in cui Tatiana e Mauro hanno "presentato" il loro viaggio mostrando foto e raccontando aneddoti.





L'evento è stato organizzato da Marco Ferrario che ha anche trovato un luogo unico: l'Opificio Zappa di Erba; una ex filanda ristrutturata che oggi ospita una ditta ed un'associazione culturale giovanile. Uno spazio sconosciuto anche a chi è della zona ma molto attivo e frequentato dove spesso si organizzano anche serate a tema, corsi e mostre.

Marco introduce la serata

L'introduzione è stata con un video mostrato da Marco prodotto da un suo amico sicilano (innamorato del mare e dei laghi lombardi). Filmato breve ma molto comunicativo che mette in mostra le potenzialità del kayak come mezzo ideale per godere delle bellezze delle coste e dei litorali.
Ad assistere c'erano solo appassionati di kayak, vedrei molto bene questo video pubblicato sui vari social network come invito a sedersi in un pozzetto ed impugnare una pagaia.



Si è poi entrati nel vivo della serata con le parole e le foto di Tatiana e Mauro.
Le foto ci hanno letteralmente lasciato a bocca aperta. Dalle parole di Tatiana e Mauro si è anche visto il differente modo di porsi dei due kayaker, impressione che ho avuto anche leggendo i loro blog:
Tatiana è entusiasta, ti parla con la gioia e il coinvolgimento della persona che per la prima volta vive un'emozione simile. Ci ha mostrato il diario di viaggio su cui hanno appuntato giorno per giorno tutte le tratte, il meteo, gli incontri,... (diario tra l'altro realizzato e donato alla coppia da Luciano prima di partire); le mappe con gli appunti fatti durante la pianificazione dei mesi precedenti la partenza; la girandola nuova che caratterizza la poppa del suo kayak e le bandiere consumate da mesi di Meltemi, sole e salsedine.

Mauro, al contrario, sebbene non nasconda la sua grande passione per il kayak è molto più pacato. Ne parla con una semplicità ed una naturalezza incredibile in relazione all'entità dell'impresa. Ti faceva quasi credere che sia tutto facile e naturale, sembrava di sentir parlare un amico della sua ultima gitarella primaverile al lago di Pusiano.

Incredibile pensare che quei due hanno appena finito di riordinare i ricordi di questa impresa ma ne stanno già pianificando un'altra della stessa portata alle isole Ioniche e Peloponneso. Un'altro viaggio in cui si conosce la data di partenza ma non quella di ritorno. Un altro viaggio che seguiremo da un blog specifico che verrà aggiornato nei momenti di calma.


Tatiana illustra il percorso compiuto nei 115 giorni di navigazione
Per chi volesse "rivivere" puntata dopo puntata il CicladiKaykTour:
cicladikayaktour2016.blogspot.it

Blog generale di Tatiana e Mauro:
tatiyak.blogspot.it

Il loro prossimo viaggio:
peloponnesokayaktour2017.blogspot.it

Blog personale di Marco Ferrario:
ekokayak.wordpress.com










Su youtube si può trovare anche il video realizzato da Danilo Tulone con riprese fatte in mare e nei nostri laghi; video utilizzato come introduzione a questa serata:


martedì 28 febbraio 2017

solitaria ai Castelli di Cannero



Un giro ai Castelli di Cannero era da tempo nella lista delle “cose da fare” in kayak. Sabato sarei stato da solo ed il meteo era buono; durante la settimana ho pianificato il percorso ed individuato il punto di imbarco. Ho Ppedisposto due percorsi: uno corto da 10nm in caso di poca voglia ed uno più lungo da 14. La deviazione tra i due sarebbe stata nel primo pomeriggio, pochi km a nord dei castelli.



L'idea era di arrivare all'imbarco col buio per godermi l'alba dal kayak. La sveglia suona alle 4.30 del mattino ma la voglia di stare sotto le coperte è tanta quindi schiaccio il tasto per ritardare di 10 minuti; alle 4.40 suona di nuovo ma sono sempre poco convinto. Alle 5 finalmente mi sveglio, preparo le ultime cose e parto. Passo Como, Varese, Luino ed arrivo a Colmegna. Quando parcheggio il sole ha già fatto capolino alle mie spalle ed il termometro segna 5°. Scarico il kayak e mi preparo. Una delle cose belle dell'essere da solo è che non si deve stare alle tempistiche degli altri. Entro in acqua che mancano pochi minuti alle 8 e vado verso il centro abitato di Luino.
C'è vento da sud ed il lago è piuttosto agitato. Gloria si sarebbe lamentata. Gloria si sarebbe lamentata molto. Sono costretto a lasciare la fotocamera in un gavone dato che estrarla per scattare sarebbe troppo rischioso.
La prima sosta a Luino
Mi fermo per la prima sosta di fianco alla sede della canottieri di Luino. Tolgo uno strato di pile da sotto la muta stagna e bevo una tazza di tè prima di affrontare la parte più impegnativa e pericolosa: la traversata verso il paese di Cannero. Con le sue 2,2 nm credo sia la traversata più lunga che abbia mai effettuato da solo; ho puntato leggermente a sud rispetto al punto di arrivo desiderato per compensare lo scarroccio causato dal vento proveniente da sinistra; mi guardo continuamente in giro a 360° per tenere d'occhio eventuali altre imbarcazioni per cui potrei essere invisibile ma l'unica presenza sul lago è un battello che fa la spola tra Maccagno e Carmine e che si tiene sempre molto a nord rispetto alla mia rotta. Prevedevo di guadagnare la sponda piemontese in 40'  ma grazie a vento ed onde ( ed anche al fatto che forse non è proprio vero che faccio i 3 nodi) ci ho messo ben 1h 5'.
Ho preferito pianificare il giro in questo senso per avere questa lunga traversata al mattino evitando di doverla affrontare sulla strada del ritorno quando sono stanco, il traffico sul lago è più intenso e magari mi ritrovo anche con un meteo che nell'arco della giornata è variato in maniera inaspettata.
Arrivato a poche decine di metri dalla riva rinuncio allo sbarco in paese e cambio direzione per avvicinarmi subito all'attrazione principale della gita.




Le rovine del castello sorgono su alcuni scogli a circa 200m da riva. La struttura principale, sull’isolotto centrale, è decisamente imponente; c'è anche una gru al centro delle mura che rovina il panorama ma credo che la sua presenza sia tutto sommato un buon segno dato che questa antica fortificazione è evidentemente in condizioni precarie ed in alcuni punti da l’impressione che basti qualche giornata di vento forte per farne crollare delle parti. Quantomeno c'è la volontà di voler preservare questo tesoro. Su un secondo isolotto separato dal resto della struttura da poche decine di metri di acqua c'è una piccola torre mentre il terzo scoglio, più verso il centro del lago, è solo un masso che spunta dall'acqua su cui trova posto un piccolo alberello ed una targa commemorativa.
Passo parecchio tempo a gironzolare attorno alla zona guardando e fotografando un po' da tutte le angolazioni prima di riprendere a costeggiare verso nord  ed arrivare, per l'ora di pranzo, a Carmine dove finalmente sbarco e tocco il suolo piemontese!

Mi preparo un piatto di ravioli in brodo e mi riposo mentre guardo il lago che comincia a popolarsi. Compare una grossa  barca a vela ed una piccola motovedetta della Guardia di Finanza; poi un motoscafo che pesca con delle lenze lunghissime, un gruppo di vele laser e qualche windsurf. Per la prossima traversata ci sarà più traffico da tenere d'occhio ma comunque non è mai intenso ed inoltre sarà più breve di quella della mattina. Questo è anche il bivio tra i due percorsi programmati: si può attraversare su Maccagno e chiudere l'anello corto o proseguire su questo lato per andare a vedere il centro abitato di Cannobio.  Il vento proveniente da sud-ovest , contrariamente a quello che dicevano le previsioni, non accenna a calare. E' solo mezzogiorno ed ho tutto il tempo per riuscire ad affrontare il giro lungo anche calcolando i ritardi causati delle ultime miglia che a questo punto ipotizzo di dover fare esattamente controvento. Vada per il giro lungo!

Raggiungo Cannobio e mi fermo qualche minuto oltre la foce del fiume prima di far rotta est per tornare sulla sponda lombarda.

Madonna della Punta - Maccagno
Come immaginavo il vento ha dato un po' di fastidio sia sulla traversata che sulla navigazione sottocosta nel lato lombardo. Dopo una sosta raggiungo e supero il paese di Maccagno ed improvvisamente, come per magia, il vento cessa ed in pochissimo tempo il lago si fa piatto.
Mi soffermo a fare un paio di foto al Santuario Madonna della Punta ed in men che non si dica sono già al punto di arrivo. Col lago piatto e senza vento mi verrebbe voglia di stare in acqua ancora un po' e magari di tornare a Luino ma desisto pensando che se carico l'auto in fretta magari riesco ad evitare le onnipresenti code serali.
Il GPS segna esattamente le 14nm che avevo previsto (poco meno di 26km) e sono passate 8h 22' da quando sono partito.

Sono contento di aver visto i Castelli e sono contento di aver fatto un giro da solo. Era da tanto che non pagaiavo senza compagnia. Essere in coppia o con altri amici appassionati di kayak è sempre molto bello oltre che utile per aumentare il livello di sicurezza ma il pagaiare da soli, oltretutto senza tante altre imbarcazioni in giro, da tutta un'altra emozione. Il Verbano, almeno in questo tratto, non offre grandi spettacoli dal punto di vista paesaggistico. Non che sia brutto, ma se si è abituati allo spettacolo dei tratti selvaggi e dei paesini del Lario vien difficile restare a bocca aperta qui. Non lo dico per campanilismo; nel tratto che ho visto i centri abitati non sono poi molto "caratteristici" o "pittoreschi" ed i pezzi di costa disabitati sono ricchi di cemento armato necessario a sorreggere le strade statali. Comunque i Castelli meritano di esser visti come sicuramente meriterà di esser percorso il resto del lago. Ho bei ricordi delle Isole Borromee viste parecchie volte dall'alto e sicuramente vorrò andare a vederle dall'acqua. Sicuramente i tratti più votati al turismo sapranno dare un'impressione visiva differente.

Percorso effettivo
Le "prime volte" di questa gita:
-Prima volta sul Verbano;
-Prima traversata impegnativa in solitaria;
-Prima volta in Kayak con la macchina nuova;
-Prima volta che tocco due regioni in una sola uscita.











venerdì 27 gennaio 2017

EKOwintry 2017 - Alto Lario


Ho concluso il 2016 – dal punto di vista canoistico- con una tranquillissima escursione a metà dicembre, in compagnia di Gloria, tra Piona e Gravedona.
Il 2017 invece è cominciato con un'impresa ardita, impresa che per ora è in assoluto al primo posto tra le cose più folli che abbia fatto in kayak; un trekking nautico di due giorni sempre sull'alto Lario con bivacco in tenda....nel cuore dell'inverno!
Che la parte settentrionale del Lario sia la più fredda è noto, come anche è noto che il Lario sia tra i grandi laghi italiani il più freddo. Pagaiare d'inverno è stupendo... ma per star fuori a dormire bisogna essere un po' matti!
Lorenzo e la sua simpatica barca
L'organizzazione è stata di Marco EKO che ha pianificato l'evento per il secondo finesettimana di gennaio, rinviato causa vento forte al terzo. Abbiamo passato giorni su WatsApp a scambiarci messaggi e dati meteo; fino all'ultimo siamo stati incerti dato che le previsioni erano spesso contrastanti ma alle 18 circa di venerdì 20 gennaio abbiamo deciso: l'indomani mattina ci saremmo trovati ad Oro (Bellano) alle 8 per l'imbarco. 5 partecipanti: io avrei lasciato a casa il kayak per salire su un doppio con Vittorio, Marco EKO e Roberto sui rispettivi singoli ed infine Lorenzo con una canadese con cui avremmo fatto rendez-vous a Gravedona.

Gli altri partecipanti hanno come tradizione da anni (o forse decenni) un'uscita invernale con bivacco su un lago della zona e tutti hanno curricola canoistici sbalorditivi: chi ha raccolto medaglie in campionati italiani ed internazionali, chi ha disceso centinaia di fiumi, chi ha solcato decine di mari, chi racconta di primati incredibili come la prima partecipazione italiana alla famosa “arctic sea kayak race”... e poi c'ero io, che da un annetto me ne vado in giro a giocare al kayaker. Potevo rifiutare quando mi hanno invitato?

I 5 intrepidi canoisti, autoscatto di gruppo.

La mattina di sabato sveglia alle 5 per sistemare gli ultimi dettagli dell'attrezzatura (che era già pronta dalla settimana precedente) e per scambiarci gli ultimi messaggi riguardo al meteo tutto sommato rassicurante: assenza di vento e precipitazioni, temperature minime previste attorno ai -4°C. Non potevamo chiedere di meglio. Ci imbarchiamo alle 9.20 circa dopo aver fatto non poca fatica a stivare tutto il materiale nei gavoni che, spaziosi e sovrabbondanti d'estate, diventano piccoli per una due giorni invernale. Io sono seduto nel pozzetto anteriore del CScanoe Unalaska605 di Vittorio; Marco e Roberto hanno due ASA KDM520. Puntiamo dritti il largo per la prima traversata. Il percorso dei 2 giorni ne prevede tre in modo da essere sulla sponda occidentale la mattina e su quella orientale al pomeriggio così da avere la massima esposizione al sole. Dopo pochi secondi compare un problema: un fortissimo dolore al deltoide destro che mi rende praticamente impossibile pagaiare. Con il tempo il muscolo si scalda ed il dolore diminuisce ma rimarrà una costante per tutti e due i giorni limitando fortemente l'escursione del braccio rendendo la mia pagaiata più goffa ed inefficace del solito.
Questa è una grande sfortuna: il membro più lento e meno capace del gruppo è ancora più lento. Fortunatamente essere su un K2 con Vittorio è come avere un motore fuoribordo!

Raggiunta la sponda opposta sbarchiamo a Rezzonico proprio sotto al castello per toglierci il pile da sotto la muta stagna e bere una tazza di tè caldo prima di riprendere la navigazione sottocosta in direzione di Gravedona. Nel tragitto prendiamo un appunto mentale: in primavera andare a visitare, a piedi, la chiesetta di Sant'Eufemia a Musso.
A mezzogiorno circa siamo quasi a Gravedona dove incontriamo, sulla spiaggia della Serenella, Lorenzo che ci sta aspettando a fianco della sua barca. In realtà non è una canoa canadese classica; è un ibrido tra canoa e kayak. Ha due pozzetti praticamente identici a quelli di un kayak, si sta solo seduti molto più in alto, addirittura ha una pedaliera per il timone ma si pagaia con la pala singola.
Questa simpatica imbarcazione, tra l'altro divisibile, è una creazione di Alessandrini (tutti fan delle ASA in questo gruppo) di nome “Canadian”. Lorenzo sta seduto nel pozzetto posteriore mentre in quello anteriore è stivato tutto il materiale e dei sacchi di punta.

Ora che il gruppo è completo, possiamo effettuare una nuova traversata verso la spiaggetta che sta poco a nord dell'ingresso del lago di Piona. A quest'ora è baciata dal sole e protetta da quella leggera brezza che viene dalla Valchiavenna. Un ottimo posto per consumare il primo pranzo.

Senza fretta cuciniamo, mangiamo, chiaccheriamo, sistemiamo i kayak e ci reimbarchiamo addentrandoci nel laghetto di Piona. Cominciamo il giro in senso orario ma questo luogo, pur incantevole, è sempre in ombra e noi vogliamo goderci il calore del sole finchè possiamo. Abbiamo davanti un'intera, lunga e rigida notte invernale per sentire il freddo. Noi e Lorenzo ci lasciamo andare alla deriva verso l'imboccatura e facciamo le lucertole mentre parliamo del più e del meno aspettando i due KDM che stoicamente concludono il periplo del gelido laghetto.
Una volta riunito il gruppo si pagaia di gran lena costeggiando verso il luogo prescelto per il bivacco: proprio nel punto più a nord del Lario in quella lingua di terra che separa le foci del Mera e dell'Adda. Sbarchiamo e mentre “prendiamo le misure” del prato veniamo avvisati da alcuni passanti che quella zona è protetta e che rischiamo multe salate bivaccando. Ci suggeriscono di fermarci poco prima, oltre l'Adda e così facciamo. Risaliamo in kayak per percorrere pochissime centinaia di metri ed individuare un ottimo punto pochi metri ad est del fiume.
Montiamo il campo, accendiamo un piccolissimo fuoco con parecchie precauzioni e cuciniamo.
Solo mezz'ora dopo il nostro arrivo l'acqua rimasta sui kayak era già ghiacciata. La cosa ci preoccupa un po' dato che è segno che la temperatura scenderà oltre il previsto.

Il campo sotto un cielo stellato e con a vista il Legnone

preparativi
La serata trascorre in maniera rilassata raccolti attorno al braciere anche se non si può sperare di tirar tardi come d'estate. Il freddo si fa sentire ed alle 21, dopo aver accuratamente spento il fuoco, siamo tutti in tenda. Io ho un sacco a pelo estivo, il progetto era di portarne due ma ho dovuto lasciarne uno in macchina perché avevo esaurito spazio nel gavone. Dormo quindi completamente vestito: 3 paia di calze, calze a maglia, pantaloni termici, pantaloni pesanti, copripantalone antivento, 2 magliette termiche, micropile, pile pesante, giacca a vento con cappuccio, sciarpa di lana, passamontagna, guanti di lana. Mi infilo nel sacco a pelo; sotto ho steso una coperta isotermica e sopra ne ho un'altra. Tengo in tenda il materiale elettronico (cellulare, fotocamere, batterie di scorta) ed una bottiglia d'acqua per preparare il tè evitando che congeli.
Mi sveglio poco prima della una. Ho i piedi veramente congelati e la spalla molto dolente. Per il resto del corpo sto bene. Rinuncio alla copertina superiore, che tanto era caduta, e la avvolgo attorno ai piedi; per la spalla non posso farci niente. Mi riaddormeto e tiro le 5.
A quell'ora è ancora tutto buio pesto ma non ho più sonno. Esco dalla tenda e faccio due passi sulla spiaggia. Camminare mi riattiva un pochino la circolazione nei piedi. Mi soffermo ad ammirare il Legnone con a fianco uno spicchio di luna ed un cielo limpido e stellato, vorrei fare qualche foto ma l'idea di togliere i guanti mi fa desistere.
Poco dopo vedo una figura che si muove nel buio, è Marco che sta raccogliendo legnetti per riaccendere il fuocherello. Cosa non facile dato che è tutto molto molto umido, ma una volta riusciti tolgo calze e scarpe e metto i piedi vicino al fuoco. Cerchiamo inutilmente di farci un tè caldo, i fornelletti non funzionano, il gas nelle bombolette è gelato e non ne vuole sapere di funzionare. Ho portato una bottiglia di succo di frutta, lasciata nell'abside interno della tenda, ma ora è una specie di granita molto molto densa.
Il fuoco aiuta sia il corpo che lo spirito
Pian piano si risvegliano tutti. Quando finalmente arriva la luce troviamo kayak ed attrezzatura ricoperti da uno spesso strato di brina. Le scarpe umide e le mute sono congelate e rigidissime. Un conoscente che passava da Colico per andare a sciare ci ha poi detto che in paese il termometro segnava -8,5°C, dove eravamo noi ce ne sarà stato qualcuno in meno.
Gli altri hanno fornelletti più performanti, gas più raffinato ed hanno avuto la grande idea di tenere in tenda non solo l'acqua ma tutto l'occorrente per preparare la colazione.

Ce la prendiamo con molta calma, cominciamo a smontare il campo quando il sole sbuca dal Legnone e nessuno ha voglia di mettersi a piegare correttamente le tende per cui far rientrare tutto nei gavoni è un'impresa. Io non ci riesco ma piuttosto che sistemare la tenda come si dovrebbe preferisco tenermi una sacca stagna nel pozzetto, che tanto è spazioso e col lago piatto non da fastidio.

Temporeggiamo perché sotto sotto siamo tutti poco felici di doverci infilare in quelle mute congelate. Mettiamo le scarpette a scongelare molto vicino al fuoco facendo anche dei danni alla gomma delle suole. Quando i kayak sono carichi, il fuoco spento ed il campo pulito non ci sono più scuse. Ci facciamo coraggio e ci infiliamo in quei gelidi scafandri in cordura e Gore-Tex.

risveglio ghiacciato
Ci imbarchiamo dopo le foto di rito che sono ormai le 11. Pagaiamo pigramente ridiscendendo il versante occidentale. C'è il sole pieno e la temperatura non tarda ad alzarsi. Facciamo una sosta a Gravedona e ne approfittiamo per visitare l'interno della chiesa di Santa Maria del Tiglio. Salutiamo Lorenzo che è arrivato a destinazione e ci avviamo per l'ultima traversata che ci condurrà sul promontorio dell'Olgiasca a sud del quale ci fermiamo per cucinare l'ultimo pasto di quest'avventura. Ormai ci mancano poco meno di 10km prima di giungere al termine di questa impresa, siamo stanchi ma appagati. Superata la punta di Dervio abbiamo in vista l'arrivo. 

Una volta sbarcati, con la calma che ha contraddistinto tutto il viaggio, svuotiamo i kayak e carichiamo il tutto sulle auto. A casa ci sarà tutto da pulire e sistemare in modo da avere tutto il materiale in ordine per la prossima avventura!


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