Caricare tenda e viveri nei gavoni per partire all’esplorazione è la
quintessenza del kayak da mare.
Fantasticando di varie mete possibili per un futuro più o meno prossimo ci
siamo accorti che serviva un banco prova, qualcosa che fosse vicino e non
troppo impegnativo ma che ci facesse provare l’esperienza di un piccolo
trekking nautico. Mete ideali sono l’alto Lario ed il lago di Mezzola.
GIORNO 1:
distanza percorsa 25km – 13,5nm
Imbarco a Colico, da una spiaggia molto frequentata da appassionati di
kitesurf.
Costeggiamo in direzione nord dove troviamo la foce dell'Adda.
Ritornati nel lago proseguiamo verso La Punta (frazione di Sorico) dove
facciamo un incontro davvero curioso e simpatico: il lago ha inondato parte dei
prati di pertinenza di una fattoria. Sfiliamo a pochi centimetri da un vitello
che se ne sta beatamente a mangiare le foglie di una pianticella immerso
nell'acqua fino alla pancia.


Il menù per la cena prevede penne al tonno e fagiolata (tutto cotto su
fornelletto a legna) e come proseguimento di serata un bel pezzo di Grana
Padano e l'immancabile fiaschetta col Whisky.
Ci fermiamo un po' a guardare la notte che arriva dopodiché ci mettiamo a
letto.
GIORNO 2:
distanza percorsa 14,5km – 7,5nm
Ci svegliamo senza fretta. Saranno state le 7 o giù di lì. Per prima cosa
si mette su la moka e ci si sciacqua la faccia direttamente nella cascata.
Facciamo colazione, smontiamo il campo con calma e rimettiamo tutto nei gavoni.
Vediamo sul lato opposto del lago Verceia avvolta in una nebbiolina fine che
tra poco sparirà. Una piccola barchetta a motore con tre pescatori è, in un silenzio assoluto, l’unico segno della presenza umana
sul lago da ieri sera.
Risaliamo sui kayak e torniamo a Sud, ripercorriamo il
tratto di Mera che unisce i due laghi e di li a breve siamo nuovamente nel
Lario. Improvvisamente passiamo da un paesaggio in cui la natura e la calma
regnano sovrani ad un ambiente ben diverso, ci teniamo sulla costa occidentale
dove le spiagge di Gera Lario e Domaso sono affollate di turisti soprattutto
tedeschi. Anche in acqua c’è un gran traffico: motoscafi di tutte le
dimensioni, moto d’acqua, tavole da windsurf, kitesurf, laser, barche a
vela e catamarani. Arrivati al punto più esposto decidiamo di
attraversare per tornare verso Colico. L’acqua, come spesso accade da queste
parti nel primo pomeriggio, diventa mossa per cui la traversata non è semplice.
Oltretutto dobbiamo passare attraverso un folto gruppo di windsurf, stare
attenti a dei motoscafi che sfrecciano a velocità folli ed evitare di passare
attraverso il percorso di una regata di catamarani.
Raggiungiamo la zona del promontorio che sta a nord
del laghetto di Piona. Anche questo tratto è molto bello e selvaggio. Proseguiamo
l’esplorazione solo per un breve tratto verso sud, abbandoniamo l’idea di
raggiungere il laghetto di Piona a causa del vento e dell’acqua agitata che
dilatano i tempi di percorrenza e rendono tutto più faticoso. Giriamo i kayak e riprendiamo la navigazione verso nord. Finita la scogliera impervia si raggiunge
subito il centro abitato con il lido, attraversiamo il porto con un gran traffico
da diporto, passiamo di fianco ad un aliscafo ormeggiato e raggiungiamo il
prato da cui la mattina precedente eravamo partiti.
Per le 14.30 siamo già in viaggio verso casa,
abbastanza presto da evitare il solito traffico congestionato che caratterizza
la SS36 la domenica.