lunedì 9 maggio 2016

La parte alta del ramo di Como

Ci si imbarca alle 8 nella frazione San Giovanni di Bellagio, proprio di fronte alla sede della locale
associazione canottieri. Decidiamo di esplorare prima la sponda opposta; così da trovare poi la
grotta sulla strada di ritorno, quando la luce arriva con la migliore angolazione per creare i tanto
agognati riflessi azzurri.
Passaggi segreti
Facciamo quindi una traversata del ramo in diagonale puntando il lido di Lenno.
Da qui cominciamo il giro attorno a punta Balbianello; l'idea di fare tutto il giro del promontorio che
ospita la celebre villa è stata azzeccata. Un bello spettacolo di sassi a picco nel lago con le fronde
e le verdi chiome degli alberi che arrivano ad accarezzare l'acqua. Poi Villa del Balbianello,
ritenuta da molti la più bella tra le ville del lago che ospita le ville più belle del mondo.
Da qui all'Isola Comacina la strada è poca. Ci giriamo attorno in senso antiorario ed una volta
ritornati sul punto più a nord dell'isola decidiamo di sbarcare per riposarci un attimo prima di
affrontare nuovamente la traversata per tornare sulla sponda da cui siamo partiti.
Questa volta attraversiamo perpendicolari rispetto alla costa così da minimizzare la distanza dato
che il traffico di barche a motore comincia ad essere non indifferente. Il punto di mira è la chiesa
di Lezzeno. Costeggiamo il paese diretti a nord stando a qualche decina di metri dalle spiagge per
non infastidire i pescatori. Il centro abitato finisce improvvisamente con un cantiere nautico, da qui
la costa ricomincia ad essere selvaggia ed assolutamente non antropizzata. E' la famosa scogliera
dei Grosgalli, dove le pareti a strapiombo sul lago formano gole e forre.
Si dice che qui streghe e maghi venivano a compiere i loro riti.
Costeggiando individuiamo una gola abbastanza ampia, con uno spazio pianeggiante rialzato di
Sbarco "creativo" ai sassi dei Grosgalli
circa un metro e mezzo dall'acqua. Penso che se fossi uno stregone potrebbe essere un buon posto
per fare riti magici, quindi decidiamo di tentare uno sbarco per vedere se ci troviamo una strega
che ci prepari una pozione per rendere più veloci i nostri kayak in cambio di un panino. Non c'è
neanche un accenno di spiaggetta per cui scendiamo aggrappandoci direttamente ai sassi e
leghiamo per bene i kayak che restano in acqua. Arrampicatici sul pianoro ci facciamo largo nella
vegetazione;
nessun segno di riti magici, ma solo della maleducazione di qualcuno che ha ben pensato di
grotta tra la vegetazione - scogliera dei Grosgalli
scaricarci dei rifiuti. La gola termina con l'ingresso di una grotta parzialmente coperta dalla
rigogliosa vegetazione primaverile. Non essendo amanti della speleologia torniamo sui kayak e
proseguiamo la navigazione verso Bellagio.
Arriviamo alla Grotta dei Bulberi che è quasi mezzogiorno. Troppo presto per godere dei riflessi
dato che il sole è ancora dietro al monte Nuvolone, ma anche fossimo arrivati più tardi le nuvole ci
avrebbero rovinato lo spettacolo; proseguiamo quindi la navigazione fino alla spiaggia che sta
sotto al Ponte del Diavolo dove sbarchiamo per il pranzo.
Dopo aver mangiato ed esserci riposati in un batter d'occhio siamo già al punto di partenza.
Passiamo oltre e raggiungiamo il centro di Bellagio con le sue ville ed i suoi giardini in fiore.
Attraversare l'imbarcadero di Bellagio una domenica di primavera non è per niente facile.
Ci sono i grossi traghetti che trasportano automobili su 3 rotte, gli aliscafi, i battelli di linea e
turistici che partono ed arrivano ad un ritmo frenetico; oltre ad una miriade di motoscafi. Sembrerà
assurdo ma gironzolando fuori dal porto di La Spezia c'è molto meno casino (o forse è solo
spalmato in molto più spazio).
Raggiunta la punta non resistiamo alla tentazione di guardare in giù nel ramo di Lecco.
Vedere là in fondo il monte Moregallo ed i corni di Canzo ci ha ricordato che tutte le belle cose
viste oggi sono sempre state li, dietro casa, ad aspettare che andassimo a scoprirle e ad apprezzarle.
Raggiungiamo anche il porto di Pescallo dove invertiamo la rotta zigzagando tra le barche
ormeggiate, doppiamo nuovamente la punta per rientrare nel ramo di Como, attraversiamo di gran
lena le rotte delle navi non dopo aver aspettato e calcolato il momento giusto. 8 ore esatte dopo
l'imbarco (che si traducono in 22,5km o 12 nm) siamo nuovamente a San Giovanni per caricare
attrezzatura e kayak in macchina.




Piccola incursione nel ramo di Lecco

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