giovedì 21 maggio 2026

Prima discesa dell'Adda con Matteo

 


Era dalla scorsa stagione che desideravo portare Matteo in Adda, a vedere la fioritura delle ninfee e la frega delle carpe alle stoppate di Brivio.

Finalmente questa domenica ci siamo riusciti. 

Ho portato una macchina ad Imbersago e sono risalito fino a Vercurago in bici. Qui mi hanno raggiunto anche Gloria e Matteo, dopo aver portato Federico dai Nonni (troppo iperattivo lui per sopportare un’intera giornata in canoa).
Dal portone della sede ho tirato fuori la mia bellissima Swift Temagami, che non vedeva la luce da oltre un anno, e ci siamo imbarcati in un lago reso un po’ agitato dal Tivano.

Abbiamo attraversato il lago dall’ex campetto slalom fino alla spiaggia di Gueglia sottolineando l’importanza di stare ben lontani dalla diga (la speranza è che, un giorno, il nostro piccolo Teo diventi un canoista autonomo, preparato e consapevole). Una volta sbarcati abbiamo affrontato il primo portage di Matteo.

Ci siamo così divisi il materiale:

-Papà portava la canoa sulle spalle, la sacca con lo storm-cag appesa al pfd, sassola e sacca da lancio appesa alla canoa ed il materassino incastrato sotto ad una panca;

-Mamma portava le pagaie e due grosse sacche stagne con tutta l’attrezzatura, i cambi ed il cibo;

-Teo portava… la sua nuova pistola ad acqua con cui schizzare i genitori nei momenti di noia.

Durante il trasbordo non sono mancati i commenti dei passanti; da queste parti sono tutti piuttosto abituati a vedere canoisti giocare nella corrente a valle della diga, difficilmente però arrivano in misura “secondo anno di asilo”. 

Teo è molto timido; quando siamo sul lago in canoa e qualcuno lo saluta non ha modo di sfuggire allo sguardo, durante il portage ha scoperto che può infilarsi dietro al papà e nascondersi sotto la canoa. Serve solo fare attenzione alle testate!


Lago di Olginate


Ci siamo reimbarcati a valle del ponte; con la diga che rilasciava circa 120 m3/s c’è giusto un piccolo tratto di corrente moderata e si entra subito nelle calme acque del lago di Olginate, riparati anche dal Tivano che ancora soffiava nel bacino più a nord. Qui i primi incontri con famiglie di folaghe coi pulcini, mentre altri erano ancora intenti a covare nei loro nidi a pelo d’acqua. Siamo andati anche a vedere i resti delle antiche trappole dove i pescatori dei decenni e secoli scorsi tendevano le reti per catturare il pesce.

Ci siamo poi buttati nella rapidella del Lavello, il primo assaggio di acqua mossa di Matteo.

Con questo livello si formano solo un paio di  rumorose e spumeggiante raschiere in sponda sinistra, che abbiamo passato a debita distanza in un tratto di fiume tranquillo ma dalla corrente velocissima. Poi passati i ponti in arcata centrale così da restare nel flusso ed evitare turbinii sui confini delle morte che avrebbero impensierito la mamma. Con questa portata da qui in poi ci aspettava una pagaiata in un fiume che somiglia più ad un lago lungo e stretto.

Rogiolada


Abbiamo esplorato il primo laghetto in sponda sinistra e non sono mancati numerosi avvistamenti di aironi, poi nel lato esterno della prima ansa al limite della fitta vegetazione subacquea i primi pescioloni (probabilmente carpe).

Abbiamo imboccato il canale della Rogiolada, a Monte Marenzo, un passaggio stretto reso ancor più spettacolare dagli immensi cumuli di terra e radici sollevate dagli alberi crollati un paio di anni fa a causa di una forte bufera di vento. Passaggio spettacolare perchè in primavera sembra di attraversare una giungla selvaggia, ci si lascia alle spalle la -comunque incantevole- vista dei borghi sui laghi e ci si dimentica quasi di essere all’interno di un’area fortemente antropizzata ed industrializzata tra la Brianza e la Bergamasca.


Appena usciti da questo canale, più a valle, in sponda destra il comune di Airuno ha ben pensato di costruire una piccola area pic-nic con parco giochi che si è rivelata perfetta per la pausa pranzo. Lo sbarco non è dei più comodi, ma non si può avere tutto! Un panino, due giri sullo scivolo, qualche minuto in altalena e poi di nuovo in Adda.

Giusto in questo tratto abbiamo subito un po’ di vento frontale che ci ha costretti a rimettere le giacche d’acqua.

Obiettivo la ricerca di un passaggio segreto per accedere da Nord alle famose “Stoppate” di Brivio. Vera meta di questa giornata.

le Stoppate

le Stoppate



Come sempre ci siamo infilati prima in un canale che credevamo essere quello giusto, ma che non portava da nessuna parte. Poi, come sempre, quando avevamo perso la speranza ed eravamo convinti di averlo superato senza averlo visto ecco un piccolo varco tra la vegetazione ed i canneti. E’ lui!

Anche qui è sempre uno spettacolo arrivare da un passaggio stretto, con la vegetazione che ti arriva in faccia e vedersi aprire improvvisamente le paludi di Brivio, scivolare sulle ninfee e guardare a nord la corona del Resegone e delle Grigne, ad est le impervie colline di Bisone (il terrazzo sull’Adda) e tutt’intorno un’esplosione di vita. Il freddo delle scorse settimane però ha un po’ rallentato la primavera. Pensavamo di vedere le ninfee al loro massimo splendore ma  non erano ancora sbocciate. Abbiamo però visto dei pesci saltare, due splendide morette tabaccate (raro avvistamento), aironi a non finire, folaghe e due rapaci che ci tenevano d’occhio planando ad alta quota mentre invadevamo il loro terreno di caccia.

Ci siamo promessi di ritornare, con un percorso accorciato, tra qualche settimana così da vedere la fioritura al suo apice.

Brivio

Un’ulteriore sosta sul lungofiume di Brivio, invaso da bancarelle di street food. Matteo iniziava a soffrire le ore trascorse in uno spazio confinato sotto al sole. E’ stato una mezz’oretta con l’acqua - ancora fredda- alle ginocchia a giocare con la pistola ad acqua.

L’ultimo tratto, dopo il passaggio sotto al ponte di Brivio offre meno divagazioni.

Fortunatamente gli amici del GEB Brivio ci avevano informato, la sera prima, che il canale del Toffo era libero da ingombri, così abbiamo potuto distrarre Matteo ancora un po’ con lo stretto passaggio sotto la chiusa che lo alimenta e l’avventuroso percorso nel bosco, che sfocia in un altro laghetto segreto separato dall’Adda da un ponte ciclopedonale che abbiamo scoperto essersi parzialmente insabbiato a causa di una recente frana.


Tornati in Adda abbiamo evitato l’esplorazione dei tre isolotti ed abbiamo pagaiato spediti fino alla meta: Imbersago, raggiunta giusto in tempo per ammirare il traghetto di Leonardo attraversare il fiume.

Matteo ha fatto esplicita richiesta di tornare un’altra volta, magari in bici, ed attraversare il fiume su quella strana imbarcazione.


Tornati in sede, come è sua abitudine, Matteo ha dato indicazione di mettere la canoa sul prato e si è diligentemente messo a pulirla con la spugna mentre noi sistemavamo il resto dell’attrezzatura. Così tutto sarà pronto per la prossima avventura!


Video della discesa su YouTube:






Nessun commento:

Posta un commento

Prima discesa dell'Adda con Matteo

  Era dalla scorsa stagione che desideravo portare Matteo in Adda, a vedere la fioritura delle ninfee e la frega delle carpe alle stoppate d...