lunedì 22 giugno 2026

SottocostaKayakCamp - Argentario 2026


 Ed anche questo anno è passato il SottocostaKayakCamp.

La location che abbiamo scelto per il 2026 è un luogo che molti in Sottocosta (specie i tecnici) hanno a cuore. L’Argentario, con base al camping Feniglia. Qui molti istruttori hanno preso i loro brevetti. Una località strategica; trovandosi in centro Italia viene favorita la partecipazione di tutti dal Trentino alla Puglia. Non mancano paesaggi mozzafiato lungo le sue scogliere variegate, con la Maremma alle spalle e l’unicità della laguna di Orbetello. E poi c’è il tombolo della Feniglia, con il suo spiaggione di sabbia finissima ed il fondale basso che, esposto al frequente Scirocco, offre una perfetta palestra per lanciare il proprio kayak in magnifiche sessioni di surf.
Qui si era già svolto un Camp. Fu un’edizione un po’ particolare nel 2021 in piena pandemia. Ma io lo ricordo come il primo Camp di Matteo, la prima vacanza in 3.

Non nascondo il fatto che ultimamente il mio morale è un po’ basso. Ad un certo punto, nei mesi scorsi, ho addirittura ghostato per lungo tempo le attività di Sottocosta, compresa l’organizzazione del Camp. L’idea, ad un certo punto, era quella di non partecipare.
La macchina organizzativa è andata ovviamente avanti in maniera più che brillante. Quando tutti sono utili ma nessuno è indispensabile significa che la squadra funziona veramente.
Alla fine sono risalito a bordo anche se con l’intenzione di entrare in modalità “risparmio energetico”.

Alla fine sono arrivato in Feniglia dopo le ultime settimane di messa a punto in videoconferenza con organizzatori e tecnici. Presenti anche Gloria coi bambini e la nonna per ulteriore supporto.


Grotta Azzurra

Punta Avoltore



Come sono andate in generale le attività lo si può leggere sul blog dedicato https://www.sottocostakayakcamp.it/  seguendo la categoria “Argentario 2026”.


Per quanto mi riguarda devo dire di averci messo ben tre giorni per iniziare ad entrare in uno stato mentale che somigliasse anche solo lontanamente alla “modalità camp”. Questo mi ha fatto perdere le giornate con un bello swell, quelle consdizioni che sogno la notte e che spero di trovare ogni volta che mi infilo il kayak in acqua salata.

Martedì sera mi è finalmente apparso il desiderio di andare in acqua. Solitamente sfrutto il Camp per confrontarmi con tecnici che stimo ma che ho rare opportunità di vedere al lavoro.
Ero però perfettamente consapevole di arrivare da due anni di scarsa pratica che mi hanno tolto quella disinvoltura in kayak che tanto vorrei recuperare. Per questo ho preferito giocare in casa, affiancandomi agli Enzi, per due giorni di tranquille attività didattiche a livello SK1 ed SK2. Sentirmi al sicuro con due figure con cui mi trovo molto a mio agio mi ha aiutato a riprendere un minimo di confidenza con il kayak e la pagaia assieme agli iscritti ai workshop.


E così, da un punto di vista canoistico in maniera molto soft, sono passati anche martedì e mercoledì.

Per il giovedì non ho preso impegni. Al Camp c’erano anche Mery e Luca con i figli.
Loro hanno fatto la scelta di iscriversi come tecnici non attivi, anche se poi hanno dato non poco aiuto al team in giornate in cui guide ed istruttori scarseggiavano.
Avevamo portato i kayak da bambino ed abbiamo dedicato l’intera giornata a loro.
Si sono fatti giochi con kayak e pagaie, poi  una breve navigazione a rimorchio nella baia che precede Cala Galera con Margherita e Matteo a rimorchio. Un bel trenino di 3 kayak che serpeggiava curiosando tra i gruppi impegnati ad imparare il roll.

In acqua la mattina, poi pranzo e meritata pausa pisolino, e di nuovo in acqua anche nel tardo pomeriggio.
E’ stata una giornata fantastica!


2 kayak + 2 pagaie = Katamarano

Margherita in modalità istruttrice
con un allievo molto difficle!

Trenino di kayak in navigazione!


Fun!
(foto Mery P.)



Per il venerdì, ultimo giorno di Camp, ho deciso di proporre una navigazione.
Fortunatamente ho convinto Luca Beltrame (detto IlagaLuke) a guidarla con me,  non mi sarei sentito a mio agio a gestirla da solo.

Eravamo in 10, mare calmo. Siamo andati fino a Punta Avoltore e, sulla strada del ritorno, siamo sbarcati su due minuscole spiaggette formate da piccole sfere rocciose di tutti i colori.
8nm in tutto, forse anche qualcosa meno. L’unica navigazione che ho fatto.




A parte le poche attività in acqua a cui ho preso parte sono stato piuttosto defilato. Ho giusto dato una piccola mano a gestire la parte burocratica riguardo la compilazione dei piani di navigazione da mandare in capitaneria.
Non sono stato molto socievole. Sulla strada del ritorno mi sono reso conto del fatto che tra i partecipanti c’erano molti amici che non ho neanche visto.
In compenso però con Gloria ed i bambini abbiamo fatto qualche giretto in bicicletta lungo i bellissimi sentieri interni alla Feniglia, ad Ansedonia ed attorno alla laguna di Levante. Anche alla cena finale, con la scusa di mettere i bimbi a letto, ho abbandonato il gruppo prima del dolce.


Come sempre appena dopo la chiusura del Camp ci si mette in pista per tirare le somme in vista dell’inizio dei lavori per il camp successivo. Da qui al prossimo però ci sarà anche la scadenza di mandato del Consiglio Direttivo e l’assemblea elettiva.
Vedremo quale strada ci riserverà il futuro.

 




Link ai post degli anni precedenti:

-Sottocosta Kayak Camp 2025 - Arzachena

-Sottocosta Kayak Camp 2024 - Maratea

-Sottocosta Kayak Camp 2023 - Gargano

-Sottocosta Kayak Camp 2021 - Argentario

-Sottocosta Kayak Camp 2019 - Gargano

giovedì 21 maggio 2026

Prima discesa dell'Adda con Matteo

 


Era dalla scorsa stagione che desideravo portare Matteo in Adda, a vedere la fioritura delle ninfee e la frega delle carpe alle stoppate di Brivio.

Finalmente questa domenica ci siamo riusciti. 

Ho portato una macchina ad Imbersago e sono risalito fino a Vercurago in bici. Qui mi hanno raggiunto anche Gloria e Matteo, dopo aver portato Federico dai Nonni (troppo iperattivo lui per sopportare un’intera giornata in canoa).
Dal portone della sede ho tirato fuori la mia bellissima Swift Temagami, che non vedeva la luce da oltre un anno, e ci siamo imbarcati in un lago reso un po’ agitato dal Tivano.

Abbiamo attraversato il lago dall’ex campetto slalom fino alla spiaggia di Gueglia sottolineando l’importanza di stare ben lontani dalla diga (la speranza è che, un giorno, il nostro piccolo Teo diventi un canoista autonomo, preparato e consapevole). Una volta sbarcati abbiamo affrontato il primo portage di Matteo.

Ci siamo così divisi il materiale:

-Papà portava la canoa sulle spalle, la sacca con lo storm-cag appesa al pfd, sassola e sacca da lancio appesa alla canoa ed il materassino incastrato sotto ad una panca;

-Mamma portava le pagaie e due grosse sacche stagne con tutta l’attrezzatura, i cambi ed il cibo;

-Teo portava… la sua nuova pistola ad acqua con cui schizzare i genitori nei momenti di noia.

Durante il trasbordo non sono mancati i commenti dei passanti; da queste parti sono tutti piuttosto abituati a vedere canoisti giocare nella corrente a valle della diga, difficilmente però arrivano in misura “secondo anno di asilo”. 

Teo è molto timido; quando siamo sul lago in canoa e qualcuno lo saluta non ha modo di sfuggire allo sguardo, durante il portage ha scoperto che può infilarsi dietro al papà e nascondersi sotto la canoa. Serve solo fare attenzione alle testate!


Lago di Olginate


Ci siamo reimbarcati a valle del ponte; con la diga che rilasciava circa 120 m3/s c’è giusto un piccolo tratto di corrente moderata e si entra subito nelle calme acque del lago di Olginate, riparati anche dal Tivano che ancora soffiava nel bacino più a nord. Qui i primi incontri con famiglie di folaghe coi pulcini, mentre altri erano ancora intenti a covare nei loro nidi a pelo d’acqua. Siamo andati anche a vedere i resti delle antiche trappole dove i pescatori dei decenni e secoli scorsi tendevano le reti per catturare il pesce.

Ci siamo poi buttati nella rapidella del Lavello, il primo assaggio di acqua mossa di Matteo.

Con questo livello si formano solo un paio di  rumorose e spumeggiante raschiere in sponda sinistra, che abbiamo passato a debita distanza in un tratto di fiume tranquillo ma dalla corrente velocissima. Poi passati i ponti in arcata centrale così da restare nel flusso ed evitare turbinii sui confini delle morte che avrebbero impensierito la mamma. Con questa portata da qui in poi ci aspettava una pagaiata in un fiume che somiglia più ad un lago lungo e stretto.

Rogiolada


Abbiamo esplorato il primo laghetto in sponda sinistra e non sono mancati numerosi avvistamenti di aironi, poi nel lato esterno della prima ansa al limite della fitta vegetazione subacquea i primi pescioloni (probabilmente carpe).

Abbiamo imboccato il canale della Rogiolada, a Monte Marenzo, un passaggio stretto reso ancor più spettacolare dagli immensi cumuli di terra e radici sollevate dagli alberi crollati un paio di anni fa a causa di una forte bufera di vento. Passaggio spettacolare perchè in primavera sembra di attraversare una giungla selvaggia, ci si lascia alle spalle la -comunque incantevole- vista dei borghi sui laghi e ci si dimentica quasi di essere all’interno di un’area fortemente antropizzata ed industrializzata tra la Brianza e la Bergamasca.


Appena usciti da questo canale, più a valle, in sponda destra il comune di Airuno ha ben pensato di costruire una piccola area pic-nic con parco giochi che si è rivelata perfetta per la pausa pranzo. Lo sbarco non è dei più comodi, ma non si può avere tutto! Un panino, due giri sullo scivolo, qualche minuto in altalena e poi di nuovo in Adda.

Giusto in questo tratto abbiamo subito un po’ di vento frontale che ci ha costretti a rimettere le giacche d’acqua.

Obiettivo la ricerca di un passaggio segreto per accedere da Nord alle famose “Stoppate” di Brivio. Vera meta di questa giornata.

le Stoppate

le Stoppate



Come sempre ci siamo infilati prima in un canale che credevamo essere quello giusto, ma che non portava da nessuna parte. Poi, come sempre, quando avevamo perso la speranza ed eravamo convinti di averlo superato senza averlo visto ecco un piccolo varco tra la vegetazione ed i canneti. E’ lui!

Anche qui è sempre uno spettacolo arrivare da un passaggio stretto, con la vegetazione che ti arriva in faccia e vedersi aprire improvvisamente le paludi di Brivio, scivolare sulle ninfee e guardare a nord la corona del Resegone e delle Grigne, ad est le impervie colline di Bisone (il terrazzo sull’Adda) e tutt’intorno un’esplosione di vita. Il freddo delle scorse settimane però ha un po’ rallentato la primavera. Pensavamo di vedere le ninfee al loro massimo splendore ma  non erano ancora sbocciate. Abbiamo però visto dei pesci saltare, due splendide morette tabaccate (raro avvistamento), aironi a non finire, folaghe e due rapaci che ci tenevano d’occhio planando ad alta quota mentre invadevamo il loro terreno di caccia.

Ci siamo promessi di ritornare, con un percorso accorciato, tra qualche settimana così da vedere la fioritura al suo apice.

Brivio

Un’ulteriore sosta sul lungofiume di Brivio, invaso da bancarelle di street food. Matteo iniziava a soffrire le ore trascorse in uno spazio confinato sotto al sole. E’ stato una mezz’oretta con l’acqua - ancora fredda- alle ginocchia a giocare con la pistola ad acqua.

L’ultimo tratto, dopo il passaggio sotto al ponte di Brivio offre meno divagazioni.

Fortunatamente gli amici del GEB Brivio ci avevano informato, la sera prima, che il canale del Toffo era libero da ingombri, così abbiamo potuto distrarre Matteo ancora un po’ con lo stretto passaggio sotto la chiusa che lo alimenta e l’avventuroso percorso nel bosco, che sfocia in un altro laghetto segreto separato dall’Adda da un ponte ciclopedonale che abbiamo scoperto essersi parzialmente insabbiato a causa di una recente frana.


Tornati in Adda abbiamo evitato l’esplorazione dei tre isolotti ed abbiamo pagaiato spediti fino alla meta: Imbersago, raggiunta giusto in tempo per ammirare il traghetto di Leonardo attraversare il fiume.

Matteo ha fatto esplicita richiesta di tornare un’altra volta, magari in bici, ed attraversare il fiume su quella strana imbarcazione.


Tornati in sede, come è sua abitudine, Matteo ha dato indicazione di mettere la canoa sul prato e si è diligentemente messo a pulirla con la spugna mentre noi sistemavamo il resto dell’attrezzatura. Così tutto sarà pronto per la prossima avventura!


Video della discesa su YouTube:






giovedì 2 aprile 2026

Istruttore Sea Kayak

Santa Teresa, sempre uno spettacolo

E’ uscita la delibera numero 042/26 - elenco delibere 331, con la quale la Federazione Italiana Canoa Kayak mi ha nominato Istruttore (2° livello SnAQ) di Sea Kayak .

Il corso si è svolto lo scorso anno, con esami sostenuti in Ottobre a Lerici.
E’ un segnavia della mia crescita su cui stavo lavorando da qualche anno… insomma, un traguardo lungamente desiderato che richiederebbe grandi festeggiamenti.

In realtà, a parte l’ovvia soddisfazione legata al riconoscimento della qualifica, mi tocca ammettere di non essere soddisfatto del percorso che ha portato al risultato.

Come salta subito all'occhio anche solo guardando questo blog, si nota che il 2025 è stato un anno caratterizzato da una quasi completa inattività. Ciò mi ha portato ad affrontare questo percorso dedicandoci solo una piccola percentuale delle energie e dell’attenzione che avrebbe meritato. Del corso e, soprattutto, dell’esame la cosa che più ricordo è quella sensazione spiacevole di essere arrugginito, di aver perso gran parte della sensibilità e della memoria motoria. Durante la sessione di test in acqua pre esame mi sono ritrovato a vedermi fallire in manovre e tecniche che l’anno prima eseguivo con grande disinvoltura.
Ad esempio all'esame, non so come, sono riuscito a fare l’appoggio alto da entrambi i lati anche se a destra era una di quelle tecniche che nelle pochissime volte in cui ho pagaiato nei mesi precedenti non ero più in grado di gestire.
Decisamente meglio è andata la parte teorica, specie quella legata alla navigazione ed al carteggio; ma questo perchè - come avevo spiegato nel post relativo al corso Coastal Planning & Navigation - sono particolarmente affezionato a questa materia per motivi non inerenti al mondo del kayak.

Il corso istruttori FICK è sempre un momento molto sentito ed importante nella comunità di Sottocosta; cosa che contribuisce ad amplificare ansie e preoccupazioni dei partecipanti.
E' doveroso quindi, oltre che rivolgere gli ovvi ringraziamenti ai formatori, menzionare anche altre figure. In particolare nel mio caso un grosso grazie a Gli Enzi per il supporto ricevuto tra le varie sessioni e durante la preparazione della tesina.
Un gigantesco grazie (questo credo condiviso da tutti i partecipanti) a Fabio Capecchi la cui presenza, vicinanza ed empatia è stata preziosa sia durante i weekend preparatori sia -sopratutto- durante i due intensissimi giorni di esame.

Mi sarebbe piaciuto considerare questo come un momento di passaggio nel percorso che avevo immaginato e pianificato per questi anni… però temo non sarà così. Anche qui l’indice di questo blog parla chiaro. Siamo ormai ad aprile e questo è il primo post dell’anno. Significa che, canoisticamente parlando, nulla di rilevante è successo. Se escludiamo un paio (ed intento un paio nella maniera più letterale possibile) di fugaci uscite sul lago praticamente non tocco una pagaia dal WISKIE di novembre dello scorso anno.


Per cui questa nomina assume un peso ben diverso da quello che speravo; non un traguardo intermedio da oltrepassare in fase di crociera ma un momento in cui la necessità è fermarsi per rivedere i piani. 


foto di gruppo, neo istruttori e formatori






SottocostaKayakCamp - Argentario 2026

  Ed anche questo anno è passato il SottocostaKayakCamp . La location che abbiamo scelto per il 2026 è un luogo che molti in Sottocosta (spe...