lunedì 4 febbraio 2019

Fu breve, ma fu un vero Cimento




Quest'anno doveva essere un grande cimento invernale con due navigazioni previste di circa 20km l'una: le classiche tappe da 10nm "politiche" di Luciano, che poi forse sono 11 - quasi 12; anche se alla fine il GPS di miglia ne segnerà 14.
La prima il sabato tra Dervio e Varenna mentre per la domenica il classico giro del bacino di Novate Mezzola con imbarco al porto di Gera Lario e pausa pranzo a San Fedelino.

Il meteo, con le abbondanti nevicate e conseguenti disagi alla viabilità, ha di fatto annullato l'intera giornata di sabato mentre il vento ci ha costretti a ridurre la tappa domenicale. Da Gera ci siamo spostati per l'imbarco a Dascio, navigato lungo la sponda occidentale fino a San Fedelino e ritorno riducendo la pausa a pochi minuti. Breve ma intenso, tosto, per veri canoisti.


In acqua eravamo circa 30, Luciano da riva ci ha salutati alla partenza ed è stato li ad attendere il nostro ritorno. Abbiamo navigato quasi per tutto il tempo tra le classiche onde dei laghi alpini: non tanto alte ma tremendamente ravvicinate. Quelle in cui la prua del kayak passa attraverso sollevando schizzi che ti arrivano in faccia e che ti si frangono sull'addome. Questi giochi possono essere piacevoli ad agosto, ma in pieno inverno con la temperatura dell'acqua a 4° C e quella dell'aria di poco superiore non è proprio il massimo del comfort.
Ma il peggio era il vento di caduta; intense raffiche di föhn che a volte sembravano volerti strappare la pagaia dalle mani e ti costringevano ad impegnarti per rimanere dritto tra il turbinio di gocce d'acqua sollevate dall'aria.
L'intera navigazione è stata una ricerca della distanza ideale dalle rocce: ci si avvicinava durante le raffiche per trovare un minimo riparo dal vento magari dietro ad uno sperone e ci si allontanava durante i momenti di tregua per rimanere fuori dalla "lavatrice" creata dalle onde e dal loro ritorno dopo aver colpito la roccia. L'equilibrio era sempre precario e non permetteva distrazioni e tra esporsi al vento o il farsi strattonare dal caos delle onde si sceglieva di volta in volta il male minore.

Molto spesso durante questi raduni mi capita di lamentarmi per le scarse prestazioni del mio kayak, in questa situazione ho apprezzato molto il fatto che la scarsa velocità del Prijon si traducesse in una grande stabilità primaria in grado di perdonare qualche errorino e dare sicurezza anche nei momenti più impegnativi. Una buona "barca scuola" non al top in termini di performance ma con la dote di aumentare il margine di sicurezza di un canoista tecnicamente forse non del tutto all'altezza.

L'idea del pranzo al sacco era stata abbandonata già da tempo, nessuno aveva intenzione di mangiare al sacco nella neve con il vento. Luciano stava già organizzando la pizzoccherata in un locale di Dascio e ci attendeva a tavola per le 14, oltretutto dalla tarda mattinata il meteo preannunciava una ulteriore intensificazione dei venti.  Non volevamo comunque rinunciare a raggiungere il tempietto di San Fedelino, punto di interesse immancabile e storico simbolo di questo evento: il raduno di kayak da mare più a Nord in Italia, nel punto più freddo del più freddo lago, svolto nei giorni della merla.
La maggior parte della flotta è sbarcata sulla spiaggia col molo dove con poche decine di metri a piedi hanno raggiunto il tempietto. In 8 siamo restati in kayak, ci siamo diretti verso il secondo canale del Mera per arrivarci risalendolo allungando così di un kilometrino ulteriore la navigazione. Scelta molto impegnativa: abbandonando la costa rocciosa e dirigendoci verso il centro del lago ci siamo esposti maggiormente al vento. Quelle poche centinaia di metri di fiume sono state veramente folli, tra vento e corrente contrari a tratti pagaiavamo con foga per tentare di mantenere la posizione e non arretrare.
Neanche a dirlo degli 8 tutti con performantissime imbarcazioni da mare in carbonio ed altri compositi... anzi 7: dietro io arrancavo col mio Touryak pesante, tozzo e cicciottoso!
Forse fuori luogo? Forse; sbarcati sul lastrone di ghiaccio e neve che si forma sul Mera in questa stagione abbiamo lasciato i kayak per raggiungere gli altri. Quelle belle, leggere, lunghe e filanti barche venivano trascinate in giro dal vento mentre il mio stava li, pesante ed immobile è stato sfruttato come fermo per non far scivolare oltre gli altri. Piccole soddisfazioni!

Giusto il tempo di fare la foto di gruppo poi subito sulla via del ritorno.
Le previsioni erano corrette, i fenomeni favonici sono aumentati ed il rientro è stato più complicato dell'andata.
Sia Gloria che io siamo andati via abbastanza bene, come del resto tutti gli altri. Zero incidenti: nessun ribaltamento, zatteramento o traino. Un ottimo lavoro è stato fatto dai -non pochi- tecnici ed istruttori in acqua che hanno costantemente tenuto sott'occhio tutto il gruppo che è rimasto abbastanza compatto, dato indicazioni precise sulla gestione della navigazione nei momenti critici e rassicurato chi per la prima volta affrontava un meteo simile.
Noi canoisti della domenica (oltre a noi due c'era qualche viso nuovo del CK90, per il resto tutti canoisti di provata esperienza) ci siamo sentiti per tutta l'escursione in buone mani; nei momenti peggiori stavamo a coppie serrate così da avere la coperta del compagno praticamente a portata di mano in caso di necessità di zatteramento e di continuo venivamo affiancati da qualcuno che ci chiedeva se andasse tutto bene. Dinamiche possibili solo in gruppi in cui i lupi di mare sono la maggior parte dei presenti, motivo per cui questa uscita ha avuto anche dei risvolti didattici molto interessanti. Ho notato che Gloria ha la tendenza a dare più ascolto ai consigli dati dalle persone a bordo di un Valley... se dovete chiederle un favore presentatevi con un Nordkapp in kevlar e carbonio.

Certo, qualche piccola considerazione sul meteo non propriamente idilliaco Gloria l'ha fatta ed alla fine di tutto si è premurata di informarsi su quali siti andare a controllare la situazione vento, diciamo  che è rimasta lievemente (ma giusto un pochino) risentita con quei portali di meteorologia generica che aveva consultato i quali garantivano venti decisamente più gestibili.

Puntualissimi alle 14.00 eravamo con le gambe sotto al tavolo, tutti soddisfatti. Chi per aver pagaiato in questo angolo di paradiso, che sono sempre più convinto dia il meglio di se in pieno inverno; chi per essersi messo alla prova in condizioni tecniche nuove ed aver rimisurato le proprie capacità.



Un grande GRAZIE va, oltre a tutti gli istruttori e tecnici che si sono veramente prodigati nell'assistere tutti in continuazione sia dal lato tecnico sia dal lato psicologico, anche al "solito" Luciano Belloni che non fa mancare la sua presenza anche senza scendere in acqua e che è riuscito nell'organizzazione e successiva ri-organizzazione in tempi rapidi dell'evento assieme a Felice ed a tutto lo staff del CK90; ci ha anche pianificato al volo un banchetto per 30 persone ad orari non proprio comodi.


Per l'occasione Gloria ha inaugurato la sua nuova pagaia, regalo di Natale: una WaveDesign High Angle completamente in fibra di carbonio. A livello di superficie e presa non dovrebbe essere molto distante dalla sua vecchia adorata Prijon Ardeche ma il peso è esatamente la metà.



Altre immagini nell'album FLICKR: CimentoInvernale2019

Articolo sull'edizione dell'anno precedente: cimento invernale 2018.html



PS: mi si perdonerà se le fotografie sono quasi tutte fatte all'imbarco ma, per il resto della mattinata, sono stato impegnato a cercare di non finire a testa in giù. 


 


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