martedì 23 agosto 2016

Manutenzione pagaia groenlandese

Lo so, solitamente è un'operazione che si fa dopo anni e anni di utilizzo ma il mio talento di far danni è noto ed io, previdente, avevo chiesto a Sergio di Avatak come "mettere le mani" sulla pagaia in caso di necessità.

Eh si, la mia bella Avatak è rimasta segnata da traumi subito al suo battesimo; alla prima uscita a Moneglia con un piccolo incidente in grotta e poi l'uso scellerato che ne ho fatto sul delta del Po sicuramente non le ha giovato.
In particolare il primo evento ha lasciato degli evidenti "morsi" ed il secondo ha avuto un'effetto abrasivo sulla finitura del dorso delle pale con, in alcuni punti, dei pezzi in cui il legno sembrava ingrigito ed opacizzato (segno che la vernice protettiva era del tutto stata rimossa).

Così, per non rischiare che -seppur in piccoli punti- l'acqua arrivasse ad intaccare il legno ho deciso di intervenire in maniera prematura rispetto alle previsioni.


Dopo l'ultima gita al lago di Pusiano ho approfittato del sole di agosto per lasciare qualche giorno la pagaia ad asciugare sul balcone... giusto per esser sicuro che se anche qualche molecola d'acqua è riuscita ad impregnare il legno sia evaporata prima di intervenire.

Ieri ho scartavetrato tutta la superficie con carta vetrata grana 180 ed ho poi rimosso accuratamente tutta la polvere con aria compressa seguita da una passata di panno asciutto.
Disposta poi la pagaia su due cavalletti appoggiandola sulle protezioni in vetroresina ho dato la prima mano di finitura satinata per esterni ed ho atteso fino ad oggi per dare la seconda, ed ultima, mano di vernice.

Ora avrà
qualche giorno di riposo per una completa asciugatura... ma non troppi: sabato si va al raduno sul Sebino e non ho la minima intenzione di lasciarla a casa!

lunedì 1 agosto 2016

...e quindi uscimmo a riveder le stelle!

tramonto sul Lario

Abbiamo visto la luce e l'oscurità, una stella cadente e qualche fuoco d'artificio, le nuvole coi lampi ed il cielo stellato; abbiamo pagaiato e chiacchierato.
Pagaiare sotto le stelle è una splendida esperienza, serata resa ancor più con la bella dalla compagnia di Sottocosta.

preparativi pre-imbarco
Arrivato al camping di Piona nel pomeriggio di sabato ho scaricato il mio kayak un po' preoccupato per il cielo nero, il forte vento e per il fatto che tutti gli altri kayak erano delle lunghe e performanti barche da mare in composito. Sarei stato l'unico tozzo k in polietilene.
A mettermi subito a mio agio è arrivato Giorgio, che ha attirato l'attenzione attorno al suo camper quando ha aperto il frigorifero ed allestito un aperitivo al volo.


Fatta conoscenza con gli altri partecipanti e preparata l'attrezzatura ci siamo persi in chiacchiere fino a quando è venuto il momento del briefing tenuto da Luciano. Purtroppo Giorgio, dopo aver minuziosamente preparato l'attrezzatura ha deciso di non venire perchè il vento non accennava a calare.
Lightstick!
Ci siamo imbarcati verso le 18.30 sotto un cielo ancora completamente coperto e con il vento che non accennava a calare. In acqua eravamo in 11. Dopo aver fatto il giro del laghetto di Piona siamo usciti ed abbiamo pagaiato verso sud. Il sole è tramontato che noi eravamo a Dorio; dopo il piccolo centro abitato siamo sbarcati su una spiaggetta per la cena al sacco e per aspettare che scendesse l'oscurità. Ci siamo ancora persi in chiacchere prima di allestire i kayak con lightstik ed altre lucine.
Nel frattempo le nuvole erano completamente sparite, da nord forti raffiche di vento caldo ci hanno accompagnato per tutta la navigazione.
Ci siamo diretti verso Dervio prima di invertire la rotta per tornare verso il campeggio. Pagaiare sotto le stelle è veramente piacevole. Ci si incanta ad ammirare il cielo stellato, le luci dei paesi rivieraschi, ad immaginare l'effetto delle onde che si intravedono nell'oscurità; ci si lascia cullare dal movimento dell'acqua mentre si cercano le costellazioni o mentre si guardano le luci dei paesi sulla riva opposta.
La costa, dal nostro lato è in questo tratto disabitata e quindi completamente buia; questo ha contribuito molto nel farci apprezzare la volta celeste.
Fortuna che al buio non si vedeva il sorriso da ebete che avevo stampato in faccia.
Sulla via del ritorno abbiamo visto anche una stella cadente, il cielo era magnifico ed in fondo si vedeva il bagliore dei lampi in Valtellina.
Avrei voluto che quella pagaiata non finisse così presto.

Purtroppo per altri impegni non mi sono potuto fermare per la notte in camping e per partecipare alla pagaiata della domenica; così questo bel raduno per me è finito dopo il rientro dalla notturna.

Ringrazio Luciano per l'organizzazione e tutti i partecipanti per la bellissima compagnia.

A quando la prossima notturna?

domenica 24 luglio 2016

una settimana nel delta del Po


Imbarco - Sacca degli Scardovari, porticciolo zona Busa del Morto
Come descrivere il delta? Il delta è luogo di lotta, è teatro di una guerra infinita e senza tregua tra fiume e mare.
case galleggianti - Po delle Tolle
Il fiume trasporta sabbia e detriti che formano nuove terre che tendono a prolungare la Pianura Padana. Il mare, con le sua mareggiate, tenta più volte al giorno di riprendersi gli spazi che le nuove spiagge gli stanno portando via.
Scanni, bonelli, barene, lagune e sacche sono formazioni particolarissime che si trovano solo qui. Come se non bastassero queste due grandi forze della natura a plasmare questo territorio ci si è messo anche l'uomo che vuole strappare al fiume terre da coltivare ed acqua per irrigare e vuole sfruttare le ricche acque in cui lavorare e pescare. E non si pensi di sottovalutare il lavoro dell'uomo nel modellare quello che oggi è il delta. Pagaiando, camminando e girando in macchina si ha la falsa impressione di essere in un ambiente molto naturale e plasmato dal fiume e dal mare ma in realtà la presenza umana è ovunque: argini in roccia (pietre trasportate fin qui da molto lontano) che sono nascosti dalla rigogliosa vegetazione, canali dragati in continuazione per consentire il passaggio delle barche di pescatori, enormi idrovore che svuotano i campi dall'acqua dopo le piogge che ingrossano il fiume sono solo alcuni degli indizi che fanno intuire la presenza dell'uomo ovunque si posi lo sguardo.
Questa lotta a tre è però una battaglia anomala: pare che tutti ne escano, in qualche modo, vincitori.
uno dei tanti canali interni al bonello del Bacucco
Il fiume forma nuove spiagge di finissima sabbia che il mare sommerge in continuo e ricopre di tappeti di conchiglie; le acque si mischiano formando paludi e sacche di acqua salmastra in cui prosperano pesci e molluschi.
La vegetazione è molto varia ed abbondante, le acque sono popolate al punto che pagaiando si vedono in continuo pesci che saltano letteralmente fuori dall'acqua ed arrivano a volte a sbattere sui ponti dei kayak oppure passano velocemente sotto le chiglie sollevando dal fondo nuvole di sabbia; in aria è pieno di volatiti, alcuni fissi ed altri di passaggio.
E l'uomo ha infinite distese di campi da coltivare ed acque dolci e salate particolarmente pescose ed ideali per gli allevamenti ittici.
In realtà l'uomo qualche piccola battaglia l'ha persa, ma con se stesso: testimonianza ne sono i ruderi semi-sommersi che si vedono in tenuta Daccò ed in Punta del Polesine. Silos e magazzini costruiti nel secondo dopoguerra quando qui si coltivava il riso. Ora ci si può girare in kayak anche con la bassa marea perché tra gli anni '60 e '70 è finito tutto sott'acqua quando, a causa dell'estrazione di metano, il terreno è sprofondato di un paio di metri.

il canale -chiuso verso il mare- che dal Bacucco porta verso il faro di Goro


Qual'è il modo migliore per visitare questo poso? Secondo me esattamente come abbiamo fatto noi. Con un kayak o una canoa non troppo lunga, lentamente e senza troppe pianificazioni, che tanto qui sono tanto difficili quanto inutili.
La cartina è indispensabile, pena la certezza di perdersi. Ma non sperate che l'ambiente sia esattamente come è disegnato. Qui tutto cambia ogni anno, ad ogni stagione e ad ogni mareggiata; anche i pescatori locali si trovano spesso delle sorprese. Uno di loro ci ha detto di abbandonare l'idea di arrivare al faro di Goro dal Po di Gnocca senza uscire in mare, l'ampio canale è scomparso la scorsa stagione nel giro di due mesi, per non contare i labirinti di canneti con passaggi talmente stretti che sarebbero impossibili da rappresentare in mappa ad una scala utile.
Questo è l'ambiente ideale dei nostri Touryak, sono abbastanza lunghi da consentire una discreta velocità di crociera con poca fatica ma abbastanza corti da permetterci di esplorare anche questi stretti passaggi con la possibilità di girarsi quando si trova il percorso improvvisamente sbarrato.
Molto utile anche il grafico delle maree a portata di mano per calcolare il momento giusto per girovagare nelle zone di acqua bassa entrando quando la marea è bassa e comincia a crescere.
Dimenticatevi i soliti discorsi che con kayak si va ovunque senza la paura di arenarsi, qui non è raro ritrovarsi insabbiati mentre si esplora un allagamento e fa parte del bello di questo ambiente. Se avete a casa una pagaia vecchia e malconcia è l'occasione giusta per spolverarla: la si usa spesso in maniera impropria come bastone spingendosi sul fondo o contro le taglienti rocce di alcuni argini.

campo sulla spiaggia di Bonelli Levante

Abbiamo fatto 6 giorni di cui 5 in kayak ed uno di riposo.
Il primo giorno abbiamo esplorato la sacca degli Scardovari, con non poca fatica dato il forte vento era molto mosso anche l'interno della sacca. Un pescatore ci ha poi riferito che in mare aperto c'erano 2 m di onda. Abbiamo dormito e cenato in agriturismo.
Ruderi in tenuta Daccò
Il secondo e terzo giorno abbiamo esplorato l'allagamento in Bonelli Levante, la ex tenuta Daccò, il tratto finale del Po delle Tolle e la Busa del Bastimento; abbiamo pernottato in spiaggia sullo scanno di Bonelli dove abbiamo raccolto conchiglie, ossi di seppia e due particolarissimi pezzi di legno.

Rientrati in agriturismo la sera del terzo giorno ci siamo lavati, sistemati e diretti in una trattoria slowfood a Santa Giulia per una cena a base di pesce della sacca degli Scardovari.
Il giorno successivo ci siamo recati nuovamente a S. Giulia, attraversato il ponte di chiatte, percorso l'argine per circa 3 km verso il mare fino a raggiungere uno scivolo da cui ci siamo imbarcati nel Po di Gnocca che abbiano disceso fino al bonello del Bacucco che abbiamo esplorato a lungo in parte guidati da un gentilissimo pescatore locale. Abbiamo pagaiato anche nella punta del Polesine prima di rientrare nel Bacucco e sbarcare “da dietro” sulla spiaggia dei Gabbiani dove abbiamo mangiato qualcosa e ci siamo riposati prima di ripartire per percorrere il Po della Gnocchetta ed il canale che porta verso il faro di Goro. Anche qui ci siamo dedicati alla raccolta delle conchiglie.

Dopo un'altra notte in agriturismo ci siamo spostati in auto molto a Nord fino a Rosolina Mare.
Qui l'ambiente è molto diverso, le spiagge non sono selvagge ed in generale il posto ha un carattere ed una vocazione molto molto più improntata sul turismo tanto che a tratti ricorda la riviera romagnola. Dopo un giorno di riposo in campeggio mi sono imbarcato da solo ed ho pagaiato verso sud costeggiando tutta la spiaggia di Rosolina e quella dell'isola di Albarella.
barca in palude Pozzantini
A Sud dell'isola sono entrato tra due dighe nella foce del Po di Levante. Questo passaggio merita molta attenzione. La marea cresceva ed all'ingresso del canale l'acqua era decisamente turbolenta anche grazie al fatto che è un punto piuttosto trafficato anche da navi di discrete dimensioni.

All'interno della laguna l'acqua è piatta ma ci sono comunque delle strane correnti. Ho superato il porto del Circolo Nautico di Albarella e raggiunto Porto Levante stando vicino all'argine zigzagando tra i pali degli allevamenti e parecchi anziani del posto che se ne stavano chini nell'acqua armati di secchi intenti a pescare telline (stando fuori dalle vie segnate dalle briccole l'acuqa arriva al ginocchio). Dopo aver fatto un bel giro nella Sacca Cavallari ho imboccato il canale a sinistra del porto di Albarella per entrare nelle tranquille Paludi Pozzantini e Casonetto. Rientrato in mare a Porto Calieri sono tornato al campeggio per l'ora di pranzo.
Al pomeriggio siamo andati a visitare il Giardino Botanico Litoraneo del Veneto. Un'interessantissima passeggiata di due ore in cui si ha modo di apprezzare la differente vegetazione in questi delicati ambienti. Si segue un percorso che porta dalla pineta al mare e si osserva l'evoluzione della vegetazione sulle varie dune man mano che ci si avvicina alla spiaggia. Alcune deviazioni permettono anche di visitare gli habitat di acqua dolce ed acqua salmastra e portano fino ad un punto di osservazione nella laguna.

Dopo un'ulteriore notte in campeggio siamo rientrati a casa; abbiamo esplorato solo una piccolissima parte del delta, e ci ha lasciato un'impressione decisamente positiva. Un posto stupendo fatto di delicati equilibri tra grandi forze della natura, questo ambiente sembra fatto per essere visitato in kayak o in canoa. Torneremo sicuramente, in altri posti, su altre spiagge, su altri rami del fiume e magari in un'altra stagione ma il delta merita sicuramente di essere girato in kayak.



ruderi magazzino del riso - allagamento Punta del Polesine










passaggio vicino ad un gavitello per valutare la direzione della corrente



Giardino Botanico Litoraneo del Veneto
passeggiata rilassante ed interessante

martedì 19 luglio 2016

Gente del Delta


Si è ormai concluso il nostro quarto giorno sul delta del Po; staremo in zona ancora un paio di giorni ma approfitto del Wi-Fi dell'agriturismo per parlare della gente che vive sul delta ed, in particolare, di come si ponga nei confronti di due turisti che si divertono a scorrazzare per canali e lagune in kayak.
Dimenticate le "ostilità" dei nostri laghi dove, se anche passi a 100 m dalla riva, il pescatore della domenica ti maledice a gran voce; dimenticatevi anche della poca educazione dei diportisti del lago che ti sfrecciano accanto coi loro grossi motoscafi.
Qui tutti ti salutano. Dal pascatore sulle case galleggianti a quello sulle barche, gli operai che lavorano sulle chiatte con gli escavatori, gli anziani che portano i nipoti in barca...tutti ti fanno almeno un cenno con la mano, molti si soffermano a scambiare due parole, danno consigli su quali canali prendere ed in quali spiagge fermarsi.
Oggi in auto abbiamo chiesto informazioni su dove potersi imbarcare nel Po di Gnocca. Un pescatore di vongole ci ha indicato uno scivolo sull'argine, poi lo abbiamo ritrovato in acqua con la sua barca a motore e ci ha accompagnato e guidato nel labirinto di canneti e laghetti nella zona del Bacucco, ci ha fatto sbarcare in un punto nascosto dell bonello ed in spiaggia si è fermato non poco a raccontarci aneddoti sulla zona.
Anche i diportisti sono molto educati; quando ci passano a fianco rallentano fin quasi alla nostra velocità, salutano come tutti e poi ridanno tutta manetta quando le loro onde non ci posso più infastidire.
Da noi il lago è uno svago per chiunque: c'è chi ci va a pesca, chi in barca,  chi in motoscafo,... ma tutti si sentono liberi di comportarsi come più gli piace senza preoccuparsi del fatto che magari qualcuno vuole vivere il lago in maniera diversa dalla sua.
Qui, chi vive SUL delta vive DEL delta; eppure tutti rispettano tutti.
Gran bel posto per pagaiare.

mercoledì 13 luglio 2016

Preparando la cambusa

c'è tutto?
Preparandoci per l'esplorazione del delta del Po.
Se il meteo ce lo concede l'idea è quella di girare nella foce del fiume per una settimana in kayak.

Organizzare la cambusa è divertente con primi e secondi liofilizzati, carni e legumi in scatola, tonno sott'olio, frutta secca e sciroppata, biscotti, gallette, marmellatine,...
Non mangeremo come fossimo in albergo ma ci fa sentire veramente come un'esploratore che si sta preparando ad una lunga avventura!

Se si riesce recupereremo in posto cibi freschi e magari un paio di pasti in trattoria ma preferisco partire con cibo  per i 5-7 giorni che ci siamo prefissati in modo da non farne un dramma se per caso i pochi paesini del delta fossero lontani dalle nostre tappe.

Completeranno il tutto 24 litri di acqua, qualche bottiglia di integratore di sali e l'immancabile moka con annesso sacchettino di caffè.
tutto impacchettato e compresso, pronto per essere inserito nei gavoni

mercoledì 15 giugno 2016

Pagaiata attorno a Moneglia

Moneglia vista dal mare
Il meteo per lo scorso fine settimana non prometteva nulla di buono. Siamo partiti lo stesso, coi kayak sul tetto, alla volta di Moneglia. Il primo tratto di strada è stato poco incoraggiante dato che da casa fino a Pavia si viaggiava a velocità ridotta sotto ad una pioggia che sembrava più il diluvio universale che una pioggerellina primaverile; fortunatamente prima di raggiungere l'appennino ligure è uscito un bel sole.
Raggiunto il camping “il Rospo” ben più tardi del previsto abbiamo montato in fretta e furia la tenda e siamo entrati in acqua.
imbarco difficile
Questo posto non è propriamente adatto ai kayak dato che per andare in mare bisogna fare una scala stretta e ripida che finisce direttamente in acqua. Abbiamo scelto di far base qui perchè, dopo aver fatto in settimana un giro di telefonate e di mail, questo è risultato l'unico camping sul mare tra quelli contattati che non si è mostrato infastidito dalle richieste di informazioni di un cliente (info su disponibilità e logistica, non ho chiesto nulla di strano).
Montata la tenda in fretta e furia abbiamo portato a fatica i kayak in acqua e ci siamo preparati alla navigazione. Ci imbarchiamo che è ormai tarda mattinata e puntiamo verso ovest. Il golfo di Moneglia è poco interessante, ci sono stabilimenti balneari che a quest'ora sono ancora vuoti. Costeggiamo e proseguiamo oltre, il litorale diventa ripido e roccioso, un meraviglioso susseguirsi di piccole baie tutte da esplorare. All'interno della roccia passa la famosa e caratteristica “strada delle gallerie” che abbiamo percorso per raggiungere Moneglia da Sestri Levante.

cercando l'ombra
In alcuni punti si vedono i vari strati di roccia che si sfogliano e sembrano cadere nel mare, si possono trovare anche delle piccole aperture “a misura di kayak” in cui ci si può infilare di poppa per cercare un poco di ombra e trovare refrigerio mentre ci si fa dolcemente cullare dal mare calmo.
Alla punta più esposta dopo Moneglia c'è anche una grotta molto bella, è un tunnel abbastanza lungo che attraversa un piccolo promontorio roccioso, l'apertura è larga circa un paio di metri e va via via stringendosi sbucando, con una piccolissima apertura, nella baia successiva. L'ho percorso tutto, sentendomi un grande esploratore. Alla fine ci si spinge con le mani sulla roccia perchè non c'è più spazio per manovrare la pagaia; a poche decine di centimetri dall'uscita un masso restringe il passaggio a meno di 50 cm. Dopo averci spanciato sopra ad un'ondata ed aver quasi rischiato l'uscita bagnata ho fatto retromarcia dato che di li neanche con un kayak ci si passa.
la roccia nera e l'azzurro mare
Proseguiamo la nostra navigazione senza fretta, non avendo una meta ben precisa ci soffermiamo spesso a guardare la costa e le onde che si frangono sugli scogli. Ci divertiamo a zigzagare tra gli scogli ed a passare sopra ai massi che vengono sommersi e scoperti ad ogni ondata, quasi sempre sbagliamo il calcolo dei tempi ed impattiamo con la pancia sulla roccia.
Giusto quando la fame si fa sentire arriviamo all'unica grossa spiaggia -di ciottoli- presente su questo tratto di costa, proprio sotto ad un ristorante posto in una valle tra due gallerie ben visibile anche dalla strada. Sbarchiamo per un bagno in mare (il mio primo dopo parecchi anni) ed il pranzo al sacco. Dopo esserci rifocillati proseguiamo oltre fino a raggiungere una punta con uno scoglio su cui e posata una statuetta... oltre vediamo il centro di Riva Trigoso ma decidiamo di rientrare dato che si sta alzando un po' di vento contrario al rientro. Il viaggio di ritorno è più veloce dato che tagliamo i golfi e non ci soffermiamo molto. Facciamo solo una pausa con sbarco sugli scogli a metà strada, tagliamo anche il golfo di Moneglia e raggiungiamo il campeggio.
Sbarco su una frana
Visto che è presto proseguiamo oltre verso Deiva per un paio di km, qui la costa è ben diversa, non è roccia ma terra ed è un'unica frana constellata di muraglioni e sbarramenti di massi che tentano di fermare la capacità di erosione del mare. Una volta rientrati al campeggio fatichiamo non poco per riportare kayak ed attrezzatura al piano della strada, facciamo una doccia, sistemiamo il materiale in macchina pronto per partire la mattina del giorno successivo, allestiamo la tenda per la notte e ci soffermiamo sdraiati sotto un pino a tirare l'ora di andare a mangiare.
La sera cena di pesce in un ristorantino, giro sul lungomare e tra le viuzze del centro storico e poi in tenda a riposare.
Veniamo svegliati verso le 6 da un'acquazzone, aspettiamo che perda di forza e smontiamo la tenda.
La mattinata la passiamo in auto, sotto ad un cielo nero e cupo a bighellonare tra le stradine di montagna tra Sestri e le cinque terre. Verso le 10 il cielo si apre ma il mare rimane molto mosso. A Riva Trigoso, sulla spiaggia all'inizio della strada delle gallerie, mettiamo i kayak in acqua litigando con onde alte più di un metro che formano una zona di surf. Ci rendiamo subito conto che le condizioni non sono adatte alla nostra esperienza e sbarchiamo dopo poche centinaia di metri sulla spiaggia successiva. Carichiamo tutto in auto e torniamo a casa.
Nonostante il secondo giorno sia andato veramente male siamo ben felici di aver portato i nostri Prijon in mare per la prima volta, siamo tutti e due soddisfatti anche dei nuovi acquisti (la mia pagaia ed il timone di Gloria).








mercoledì 8 giugno 2016

Gloria al timone!

Lo scorsa domenica il meteo ci ha tenuto chiusi in casa. Ne abbiamo approfittato per dotare il kayak di Gloria di timone.
Volendo in commercio si trovano kit "universali" coi quali si può risparmiare un po'; altrimenti avendo a disposizione qualche attrezzo (un trapano a colonna e poco altro) si potrebbe tentare un'autoscostruzione senza probabilmente incontrare troppe difficoltà.
L'originale costicchia un po'... ma viene fornito direttamente pronto all'installazione, ed il risultato è garantito... oltretutto un bel kayak nuovo merita di avere il SUO timone.
Qualche giorno prima sono andato al Tuttocanoa (importatore esclusivo per l'Italia di Prijon) per recuperare il set originale che è uguale per tutti i kayak monoposto di questa casa.

Non occorre aggiungere nulla. Tutti i cavi, moschettoni, elastici, viti e dadi sono già compresi nel kit.

Ansia da trapano
Si installa la "lama" direttamente sul supporto che sta a poppa di tutti i kayak Prijon (si usa la brugola del seggiolino); con trapano e punta da 4mm si fora dove si vorrà installare l'occhiello che tiene tese le cimette che si manovrano per armare o disarmare il timone, unica accortezza è quella di trovare un punto idoneo e che non disturbi troppo nel mettere o togliere il paraspruzzi.
La parte più lunga è giocare a rifare i nodi che tengono in tensione questo comando in maniera da trovare la misura giusta.

Ora basta far passare le cordicelle che comandano la direzione tramite la pedaliera nei passacime che già si trovano nel kayak. Si parte infilandole dal pozzetto proprio sotto ai premicosce; una volta arrivate a poppa si fanno dei nodi sui moschettoni ai lati della piastra che fa da bilanciere. Una volta fissate le cinghie regolabili ai pedali e tagliata la cimetta in eccesso il lavoro è fatto.


Prove coi tiranti
Per ora solo il kayak di Gloria è timonato, io voglio provare a farne a meno
Il kayak con timone è come la macchina col cambio automatico e mi sono convinto del fatto che sia meglio imparare a gestire kayak con la pagaia ed il baricentro prima di concedersi questa comodità... un po' come è meglio saper usare un cambio e una frizione prima di passare ai due pedali.


www.tuttocanoa.it
http://www.prijon.com/



Lavoro finito: approvato dalle due supervisori Aika e Maya

SottocostaKayakCamp - Argentario 2026

  Ed anche questo anno è passato il SottocostaKayakCamp . La location che abbiamo scelto per il 2026 è un luogo che molti in Sottocosta (spe...