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venerdì 7 febbraio 2025

Cimento invernale 2025: memorial Peter


Si è svolto, domenica 2 febbraio, il 26° Cimento Invernale dell'Alto Lario. Storico appuntamento di Sottocosta, in collaborazione con il CK90. Primo ritrovo del nuovo anno.


Molte le cose che mi porterò nel cuore di questa edizione: la più simpatica è che un paio di settimane prima dell'evento, consultando il calendario di Sottocosta, ho scoperto di esser stato coattivamente segnato come co-organizzatore assieme a Felice. Un'eredità di Luciano che qualcuno ha deciso di affidarmi. Ho un vago sospetto sul chi possa aver avuto questa idea. Purtroppo non posso fare nomi e cognomi della persona a cui mi riferisco in quanto, trattandosi del presidente, potrei subire pesanti ritorsioni.

Poi proprio il 2 febbrario è la giornata mondiale delle zone umide, e noi la celebravamo pagaiando nella  Riserva Naturale Pian di Spagna e Lago di Mezzola.
Un posto a me particolarmente caro perchè se dovessi indicare un momento preciso in cui mi sono innamorato del kayak direi sicuramente il 3 gennaio 2016, ovvero la prima volta che Gloria ed io -ancora più che inesperti- abbiamo pagaiato in questo posto (stendiamo solo un velo pietoso sugli standard di sicurezza di quell'uscita). Ed il panorama che ci ha regalato la Valchiavenna questa domenica è stato uguale a quella lontana giornata di ormai 9 anni fa: cime innevate e sull'acqua quei banchi di nebbia bassa che ti fanno scoprire il paesaggio a poco a poco, sottolineandone il fascino selvaggio e lasciandoti vedere al disopra un cielo azzurro che più azzurro non si può. Sarà mancata forse la vista d'insieme della corona di monti caratterizzata dal Sasso Manduino, ma la nebbia ti permette di scoprire qualcosa di nuovo ad ogni colpo di pagaia. La nebbia ti fa sentire un'esploratore, anche dietro casa tua.

Altro evento, per me davvero importantissimo. Gloria è tornata in kayak. Non ci credevo neanche quando il giorno prima ha tirato fuori la tuta stagna dall'armadio e mi ha mandato a caricare il suo kayak.
L'ultima volta che si era vista con una pagaia in mano aveva Federico nel pancione da 5 mesi alla discesa dell'Adda col CK90 nel settembre 2023. Ma a parte quello ed una o due uscite da mezz'oretta in canadese con Matteo non veniva in canoa proprio dal Cimento2023.
Mi mancava pagaiare con lei.


Poi il ricordo di Peter che quest'anno si è mescolato a quello di Luciano.

In acqua eravamo in tanti, poco più di 35. Ma in realtà eravamo molti di più. Alcuni non potevano pagaiare ma volevano comunque essere dei nostri. Qualcuno ci è venuto a salutare al porto di Gera Lario per l'imbarco mentre un nutrito gruppetto di camminatori ci ha raggiunti a piedi al tempietto di San Fedelino per la pausa pranzo. Tra questi anche Luca e Mery con i figli, poi la compagna di un altro canoista sempre con bimbi a seguito.
Sarebbe bellissimo in primavera organizzare una giornata da queste parti in canadese per famiglie. So già il programma: Ci si imbarca a Novate; si esplora il Pozzo di Riva dove i bimbi possono vedere mucche al pascolo, ninfee e pesci in frega; e poi a fare un bel pic-nic ed un pomeriggio di ozio alla cascata.



Comunque, divagazioni a parte, tutto è andato perfettamente. Neanche la Breva ha ci è venuta a disturbare. Non me la sento nemmeno più di citarlo come il raduno  dei "giorni della Merla" perchè, sebbene il calendario dica quello, sono più le volte in cui troviamo temperature miti rispetto a quelle in cui siamo sbarcati su un ramo del Mera ghiacciato.



Link all'album Flickr:

Cimento invernale 2025


Link agli articoli delle edizioni precedenti:

2023

2022

2020

2019

2018

martedì 8 febbraio 2022

Cimento invernale 2022

 

Lo scorso fine settimana si è svolto in alto Lario il 23° cimento invernale organizzato da Sottocosta in collaborazione con il CK90.

Evento della durata, per questo anno, di due giorni.
Il sabato ci siamo ritrovati in 20 al porto di Gera Lario; presente anche Gloria che -escludendo un paio di uscitine davvero brevi- era alla sua prima escursione dopo la gravidanza. Ringraziamo i nonni che hanno fatto da baby-sitter per l'intera giornata.
Il giro è stato un anello nella parte più settentrionale del lago, con discesa fino a Gravedona dove abbiamo attraversato su Piona. All'interno del laghetto, nell'unico tratto al sole, siamo sbarcati per la pausa pranzo.
Qui ho provato un grande disagio... mangiavo un panino mentre guardavo un gruppo di marchigiani grigliare arrosticini e preparare la polenta sui fornelletti. Mi sono sentito un po' ferito nell'orgoglio... toccherà organizzarsi per recuperare questo smacco il prossimo anno.
Siamo rientrati passando per Colico ed il Pian di Spagna, attraversando le foci dell'Adda e del Mera.

foschia mattutina che si dirada

Il meteo è stato perfetto, già al momento dell'imbarco la foschia si era quasi del tutto diradata ed il cielo è rimasto sempre limpido. Temperatura più che gradevole per "i giorni della merla".
Giusto durante la traversata abbiamo subito una bava di vento, l'acqua piatta come l'olio.




L'indomani mattina sono tornato da solo a Gera Lario mentre Gloria ha preferito restare a casa a fare la Mamma. La compagnia comunque non è mancata; i ragazzi del CK90 sono arrivati in forze con ben due carrelli ed, a conti fatti, in acqua eravamo 49.
La destinazione non poteva che essere la più classica e tradizionale del cimento: San Fedelino.
Sono stato davvero dispiaciuto dell'assenza di Gloria. Il lago di Mezzola è il nostro posto preferito; le acque in cui ci siamo innamorati del kayak e - tra pandemia e gravidanza - non veniamo qui da davvero troppo tempo.
Pausa pranzo come sempre contornata da numerosi brindisi e non è mancata la visita, con foto di rito, al tempietto.
Anche per questa giornata il meteo è stato più che buono anche se abbiamo visto il sole per poco. Le nuvole ci hanno tenuto all'ombra durante quasi tutta la giornata e la temperatura è stata leggermente più invernale rispetto al giorno precedente.

risalendo il Mera

Una due giorni davvero bella, ci si è ritrovati con amici che non si vedeva da tempo ed ho avuto modo di conoscere volti nuovi. La cornice dell'alto Lario e del lago di Mezzola in inverno poi è sempre garanzia di piacevoli uscite.

Santa Maria del Tiglio - Gravedona 




Altre immagini nell'album FLICKR: Cimento Invernale 2022

Link ai post degli anni precedenti:









lunedì 3 febbraio 2020

Cimento invernale 2020




Si parla da anni di SlowFood, SlowWine, SlowSmoke... e da oggi anche di SlowKayak!

Non ci sarebbe modo migliore per definire il 22° Cimento Invernale dell'alto Lario.
Acqua piatta, assenza di vento, temperatura fin troppo mite per i giorni della merla, lago deserto, una bella compagnia di amici, il solito ben di Dio che esce dai gavoni durante le soste  e due navigazioni: la prima caratterizzata da ville e borghi mentre la seconda dalla natura selvaggia della costa ovest del lago di Mezzola, circondati dal panorama mozzafiato della corona di monti che lo sovrastano. Il tutto percorso ad un'andatura lenta, molto lenta.

Villa La Gaeta

Quest'anno è stato per noi il primo cimento di due giorni, come si faceva "una volta".
Sbarco a Varenna
Sabato mattina il ritrovo è stato a Dervio, in 22 ci siamo imbarcati sulla sponda sud, protetti dal Tivano che ci ha fatto compagnia solo per i primi minuti di traversata mentre lasciavamo la sponda lecchese per raggiungere quella comasca ai piedi del castello di Santa Maria Rezzonico. Di li in poi, sebbene il cielo sia stato sempre completamente coperto non abbiamo più visto nè un alito di vento nè il minimo movimento di acqua.
Ci siamo messi a costeggiare in direzione Sud; punto di interesse indubbio di questo tratto di costa la maestosa Villa la Gaeta che merita qualche minuto di contemplazione, poi fino a Menaggio la strada è breve.
Da Menaggio a Varenna la traversata è lunga e noiosa, circa 1,8nm. Però tra un'occhiata a destra per ammirare la punta spartivento di Bellagio ed i Corni di Canzo sullo sfondo ed una chiacchierata tra amici tenendo sempre sotto controllo il traghetto che percorreva più o meno la nostra rotta (unica altra presenza che abbiamo trovato sul lago oltre ad un cabinato che veleggiava pigramente) è passata in fretta ed a Varenna siamo sbarcati poco a sud rispetto all'imbarcadero per la pausa pranzo.
Il rientro a Dervio è andato via liscio come il resto della navigazione.
Percorse in totale 11nm, solo un miglio in più rispetto a quanto previsto dall'organizzatore che questa volta, strano ma vero, ha correttamente misurato il percorso sulla carta.

L'indomani la classica del Cimento: ritrovo al porto di Gera Lario, risalita del Mera e giro in senso antiorario del lago di Mezzola con sosta sulla spiaggia a sud di San Fedelino. Visita al tempietto, di cui Luciano anche quest'anno custodiva la chiave, e poi rientro lungo l'impervia sponda occidentale.
Meteo ottimale con sole, acqua piatta e completa assenza di vento per un percorso di 10nm tonde (incredibile!). In acqua eravamo ben 49!

Sotto la scogliera, al sole. Sullo sfondo il Legnone


Il raduno del cimento, oltre che aprire come sempre le attività dell'anno di Sottocosta è stata anche occasione di iniziare i festeggiamenti dei 30 anni di fondazione del CK90, club che condivide con Luciano l'organizzazione di questo evento.


Link ai post degli anni precedenti:
2019
2018





Avvicinamento a Varenna


Sosta a sud di San Fedelino



lunedì 4 febbraio 2019

Fu breve, ma fu un vero Cimento




Quest'anno doveva essere un grande cimento invernale con due navigazioni previste di circa 20km l'una: le classiche tappe da 10nm "politiche" di Luciano, che poi forse sono 11 - quasi 12; anche se alla fine il GPS di miglia ne segnerà 14.
La prima il sabato tra Dervio e Varenna mentre per la domenica il classico giro del bacino di Novate Mezzola con imbarco al porto di Gera Lario e pausa pranzo a San Fedelino.

Il meteo, con le abbondanti nevicate e conseguenti disagi alla viabilità, ha di fatto annullato l'intera giornata di sabato mentre il vento ci ha costretti a ridurre la tappa domenicale. Da Gera ci siamo spostati per l'imbarco a Dascio, navigato lungo la sponda occidentale fino a San Fedelino e ritorno riducendo la pausa a pochi minuti. Breve ma intenso, tosto, per veri canoisti.


In acqua eravamo circa 30, Luciano da riva ci ha salutati alla partenza ed è stato li ad attendere il nostro ritorno. Abbiamo navigato quasi per tutto il tempo tra le classiche onde dei laghi alpini: non tanto alte ma tremendamente ravvicinate. Quelle in cui la prua del kayak passa attraverso sollevando schizzi che ti arrivano in faccia e che ti si frangono sull'addome. Questi giochi possono essere piacevoli ad agosto, ma in pieno inverno con la temperatura dell'acqua a 4° C e quella dell'aria di poco superiore non è proprio il massimo del comfort.
Ma il peggio era il vento di caduta; intense raffiche di föhn che a volte sembravano volerti strappare la pagaia dalle mani e ti costringevano ad impegnarti per rimanere dritto tra il turbinio di gocce d'acqua sollevate dall'aria.
L'intera navigazione è stata una ricerca della distanza ideale dalle rocce: ci si avvicinava durante le raffiche per trovare un minimo riparo dal vento magari dietro ad uno sperone e ci si allontanava durante i momenti di tregua per rimanere fuori dalla "lavatrice" creata dalle onde e dal loro ritorno dopo aver colpito la roccia. L'equilibrio era sempre precario e non permetteva distrazioni e tra esporsi al vento o il farsi strattonare dal caos delle onde si sceglieva di volta in volta il male minore.

Molto spesso durante questi raduni mi capita di lamentarmi per le scarse prestazioni del mio kayak, in questa situazione ho apprezzato molto il fatto che la scarsa velocità del Prijon si traducesse in una grande stabilità primaria in grado di perdonare qualche errorino e dare sicurezza anche nei momenti più impegnativi. Una buona "barca scuola" non al top in termini di performance ma con la dote di aumentare il margine di sicurezza di un canoista tecnicamente forse non del tutto all'altezza.

L'idea del pranzo al sacco era stata abbandonata già da tempo, nessuno aveva intenzione di mangiare al sacco nella neve con il vento. Luciano stava già organizzando la pizzoccherata in un locale di Dascio e ci attendeva a tavola per le 14, oltretutto dalla tarda mattinata il meteo preannunciava una ulteriore intensificazione dei venti.  Non volevamo comunque rinunciare a raggiungere il tempietto di San Fedelino, punto di interesse immancabile e storico simbolo di questo evento: il raduno di kayak da mare più a Nord in Italia, nel punto più freddo del più freddo lago, svolto nei giorni della merla.
La maggior parte della flotta è sbarcata sulla spiaggia col molo dove con poche decine di metri a piedi hanno raggiunto il tempietto. In 8 siamo restati in kayak, ci siamo diretti verso il secondo canale del Mera per arrivarci risalendolo allungando così di un kilometrino ulteriore la navigazione. Scelta molto impegnativa: abbandonando la costa rocciosa e dirigendoci verso il centro del lago ci siamo esposti maggiormente al vento. Quelle poche centinaia di metri di fiume sono state veramente folli, tra vento e corrente contrari a tratti pagaiavamo con foga per tentare di mantenere la posizione e non arretrare.
Neanche a dirlo degli 8 tutti con performantissime imbarcazioni da mare in carbonio ed altri compositi... anzi 7: dietro io arrancavo col mio Touryak pesante, tozzo e cicciottoso!
Forse fuori luogo? Forse; sbarcati sul lastrone di ghiaccio e neve che si forma sul Mera in questa stagione abbiamo lasciato i kayak per raggiungere gli altri. Quelle belle, leggere, lunghe e filanti barche venivano trascinate in giro dal vento mentre il mio stava li, pesante ed immobile è stato sfruttato come fermo per non far scivolare oltre gli altri. Piccole soddisfazioni!

Giusto il tempo di fare la foto di gruppo poi subito sulla via del ritorno.
Le previsioni erano corrette, i fenomeni favonici sono aumentati ed il rientro è stato più complicato dell'andata.
Sia Gloria che io siamo andati via abbastanza bene, come del resto tutti gli altri. Zero incidenti: nessun ribaltamento, zatteramento o traino. Un ottimo lavoro è stato fatto dai -non pochi- tecnici ed istruttori in acqua che hanno costantemente tenuto sott'occhio tutto il gruppo che è rimasto abbastanza compatto, dato indicazioni precise sulla gestione della navigazione nei momenti critici e rassicurato chi per la prima volta affrontava un meteo simile.
Noi canoisti della domenica (oltre a noi due c'era qualche viso nuovo del CK90, per il resto tutti canoisti di provata esperienza) ci siamo sentiti per tutta l'escursione in buone mani; nei momenti peggiori stavamo a coppie serrate così da avere la coperta del compagno praticamente a portata di mano in caso di necessità di zatteramento e di continuo venivamo affiancati da qualcuno che ci chiedeva se andasse tutto bene. Dinamiche possibili solo in gruppi in cui i lupi di mare sono la maggior parte dei presenti, motivo per cui questa uscita ha avuto anche dei risvolti didattici molto interessanti. Ho notato che Gloria ha la tendenza a dare più ascolto ai consigli dati dalle persone a bordo di un Valley... se dovete chiederle un favore presentatevi con un Nordkapp in kevlar e carbonio.

Certo, qualche piccola considerazione sul meteo non propriamente idilliaco Gloria l'ha fatta ed alla fine di tutto si è premurata di informarsi su quali siti andare a controllare la situazione vento, diciamo  che è rimasta lievemente (ma giusto un pochino) risentita con quei portali di meteorologia generica che aveva consultato i quali garantivano venti decisamente più gestibili.

Puntualissimi alle 14.00 eravamo con le gambe sotto al tavolo, tutti soddisfatti. Chi per aver pagaiato in questo angolo di paradiso, che sono sempre più convinto dia il meglio di se in pieno inverno; chi per essersi messo alla prova in condizioni tecniche nuove ed aver rimisurato le proprie capacità.



Un grande GRAZIE va, oltre a tutti gli istruttori e tecnici che si sono veramente prodigati nell'assistere tutti in continuazione sia dal lato tecnico sia dal lato psicologico, anche al "solito" Luciano Belloni che non fa mancare la sua presenza anche senza scendere in acqua e che è riuscito nell'organizzazione e successiva ri-organizzazione in tempi rapidi dell'evento assieme a Felice ed a tutto lo staff del CK90; ci ha anche pianificato al volo un banchetto per 30 persone ad orari non proprio comodi.


Per l'occasione Gloria ha inaugurato la sua nuova pagaia, regalo di Natale: una WaveDesign High Angle completamente in fibra di carbonio. A livello di superficie e presa non dovrebbe essere molto distante dalla sua vecchia adorata Prijon Ardeche ma il peso è esatamente la metà.



Altre immagini nell'album FLICKR: CimentoInvernale2019

Articolo sull'edizione dell'anno precedente: cimento invernale 2018.html



PS: mi si perdonerà se le fotografie sono quasi tutte fatte all'imbarco ma, per il resto della mattinata, sono stato impegnato a cercare di non finire a testa in giù. 





lunedì 5 febbraio 2018

Cimento Invernale 2018




Il cimento invernale è uno dei tanti appuntamenti fissi del calendario di Sottocosta; giunto quest'anno alla ventesima edizione raccoglie kayaker provenienti da mezza Italia durante il fine settimana successivo ai "giorni della merla" (tradizionalmente i più freddi dell'anno). Meta di questo raduno è il punto più freddo del più freddo tra i grandi laghi del nord Italia: la parte settentrionale del Lario ovvero il lago di Novate Mezzola. Praticamente questo raduno vuole essere un inno alle basse temperature!

Gloria si avvicina al ponte sul Mera
Gloria ed io eravamo alla prima esperienza di Cimento dato che, sebbene si svolga due passi da casa in un luogo che conosciamo molto bene, non ci eravamo mai sentiti all'altezza degli abili pagaiatori che frequentano questi eventi. Quest'anno dopo un paio di rassicurazioni da parte di Luciano abbiamo deciso di prenderne parte.

Per commemorare il traguardo dei 20 anni di questo raduno (che è l'evento più a Nord in Italia per gli appassionati di kayak da mare) ad ogni partecipante è stato dato un adesivo commemorativo da applicare sulla barca che ha preso parte a questa storica edizione; edizione che ha avuto come valore aggiunto non indifferente la presenza nelle mani di Luciano -storico organizzatore affiancato da Felice del CK90- della chiave del tempietto di San Fedelino. Avremmo avuto quindi il raro privilegio di poterlo vedere dall'interno.

allontanandosi dal Pian di Spagna
Il ritrovo è stato per le ore 9.00 al porto di Gera Lario; imbarcati in tarda mattinata dopo i discorsi celebrativi, le foto di rito e l'indispensabile briefing. In acqua eravamo in 48, tutti su kayak singoli e ben dotati per affrontare il freddo gelido dell'alto lago in pieno inverno. In realtà la temperatura è stata mite, con un bel sole che ci teneva al caldo ed assenza di vento, un clima ben diverso da quello trovato circa un mesetto prima.  Abbiamo risalito il Mera ed una volta entrati nel lago di Mezzola abbiamo puntato l'abitato di Verceia tenendoci a debita distanza dal Pian di Spagna dato che un gruppo così folto di canoe potrebbe infastidire i volatili che qui vengono a svernare.
Continuata la circumnavigazione del lago abbiamo passato la foce del Mera superiore per raggiungere la grande spiaggia di sabbia che emerge con l'acqua bassa a nord-ovest del bacino. Qui siamo sbarcati e tramite un sentiero in pochi passi abbiamo raggiunto il tempietto che Luciano ha prontamente aperto per permetterci la visita.

Tornati sulla spiaggia per il pranzo al sacco come ogni volta in pochi minuti sono andati a farsi benedire i buoni propositi di stare leggero per non essere poi penalizzati sulla pagaiata di ritorno. Gloria ed io abbiamo portato prosecco ed una torta fatta in casa mele e cannella ma anche gli altri non sono stati da meno; così tra l'immancabile salatino di Luciano, torte salate, salami, vino, panini, torte dolci, cioccolatini, panettone, la grappa di Luciano ed il Braulio di Felice è finita che alle 2 del pomeriggio  avrei desiderato sdraiarmi in spiaggia a fare un pisolino piuttosto che rientrare in kayak per altri 10 km di pagaiata.
Sbarco a perdita d'occhio


Il viaggio di ritorno è stato caratterizzato da un leggero vento da sud, vento che prende il nome di Mentiva di Gravedona (scorre sull'alto lago con lo stesso verso circa della Breva) è sempre presente al pomeriggio specie dopo una giornata di bel tempo per cui non si può dire sia giunto inaspettato, fortunatamente non ha infastidito troppo. Solo dall'ultimissimo tratto di Mera fino all'arrivo a Gera sia per il vento che per il sole che ormai calava e perdeva di efficacia abbiamo sofferto un po' il freddo; ma ormai eravamo prossimi all'arrivo per cui non avrebbe avuto senso sbarcare per aggiungere uno strato sotto la muta.

problemi femminili: smalto rovinato dai guati in neoprene
Senza dubbio un'esperienza positiva, siamo stati fortunati a poter prendere parte per la prima volta proprio a questa particolare edizione resa unica sia da un meteo favorevole, sia dalla ricorrenza del 20° anno, sia dalla straordinaria apertura del tempietto di S.Fedelino.
Abbiamo percorso in tutto esattamente 20 km (poco meno di 11nm) ed avuto modo di incontrare nuovamente tanti altri appassionati di kayak da mare.
Prima di salutarci abbiamo raccolto qualche euro da consegnare, assieme alla chiave, a chi si occupa della gestione e del restauro di questa chiesetta con più di 1000 anni.




All'interno del tempietto di S. Fedelino

Luciano, per un giorno custode della chiave

nuova moda: aperitivo in muta stagna

Anche i più forti hanno bisogno di riposo

domenica 31 dicembre 2017

A celebrare l'inverno sull'altissimo Lario

landing on ice

Quando i monti sono innevati il kayak sente il richiamo del lago di Mezzola.
Questo posto, incantevole nella bella stagione, diventa un vero paradiso col panorama imbiancato.
Purtroppo la neve è caduta già da qualche giorno e dalle quote più basse sta già sparendo.

Vicino alle rive più in ombra l'acqua diventa ghiaccio

Con Marco ed Alessandro ieri ci siamo imbarcati direttamente dal lido di Campo (Novate Mezzola) e per prima cosa abbiamo risalito il canale che porta al laghetto di Pozzo di Riva.
Lungo poco meno di 2 km questo canale è disseminato di piccole imbarcazioni a remi semi sommerse ed in stato di abbandono. Tra queste mi ha messo tristezza vedere anche due vecchissime -oserei dire antiche- "quatrass" in legno; barca storica del Lario che non gode della stessa fama della Lucia.
Non ero mai stato in questo piccolo specchio d'acqua che sembra sospeso in mezzo al nulla su cui purtroppo pende nell'ultimo mezzo secolo una triste storia di inquinamento.
lo specchio nel Mera
Ci siamo addentrati in profondità nelle Merette, piccoli canali che portano l'acqua dal fiume Mera verso il Pozzo di Riva. Sono canali ciechi, non si riesce a sbucare in fiume. Verso il laghetto sono larghi un paio di metri e vanno via via restringendosi fino a diventare rigagnoli chiusi con l'acqua che filtra dal terreno.
Tornati verso la foce del Mera (poco lontano dal punto d'imbarco) ne abbiamo cominciato la risalita.
L'ambiente era come l'avevo trovato la prima volta che ero stato qui con Gloria: acqua bassa, il ramo di fiume più vicino al tempietto in secca e ghiacciato ed una gran distesa di sabbia (che solitamente sta più di 1 metro sott'acqua) a formare una spiaggia ricoperta da uno spesso strato di neve compatta e gelata.
Risalire il Mera non è stato facile con così poca acqua. Solo in brevi  punti dove la corrente era più forte c'era mezzo metro d'acqua e si poteva passare senza timore di rimanere bloccati, sempre che in tali passaggi non ci fossero rami od alberi caduti ad ostruire le traiettorie altrimenti c'era da scrutare l'acqua bassa meno di una spanna e disegnare una rotta nella speranza di riuscire a passare.
La fine della Meretta più a Nord
Alessandro e Marco, davanti a me, si arenavano in continuazione e puntavano le pagaie nella sabbia per spingersi indietro e riprovare qualche decina di cm più in la, mentre io con un approccio molto meno diplomatico ho fatto parecchi trasbordi. Se dopo un paio di tentativi non trovavo un passaggio buono uscivo dal kayak e camminavo tirandomelo dietro per qualche decina di metri fino a ritrovare un punto in cui riprendere la navigazione. Scelta, la mia, non molto saggia dato che l'acqua del Mera arriva direttamente dai vicini monti ed è veramente ghiacciata ed i miei piedi ne hanno risentito parecchio nonostante i due strati di calze pesanti sotto la muta stagna. Anche camminare nel letto del fiume non è per nulla facile, l'acqua era si bassa ma il piede spesso sprofondava fino alla caviglia nella sottilissima sabbia.
Con non poche difficoltà siamo riusciti ad arrivare fino all'isolotto che sta prima del ponte di Casenda, dove ci eravamo fermati quando siamo stati qui l'anno scorso in primavera. Abbiamo invertito la rotta per dirigerci a San Fedelino.
Dall'acqua, dove siamo sbarcati su un'enorme lastra di ghiaccio, alla chiesetta dove c'era ancora un piccolo angolino di sole c'erano parecchie decine di metri che abbiamo percorso trascinando i kayak come fossero slitte: sembrava di essere in uno di quei documentari sulla Groenlandia!
Abbiamo mangiato al sole e ritrascinato i kayak sul ghiaccio fino all'acqua per imbarcarci nuovamente.
Come nelle spedizioni polari (foto di Alessandro)

La navigazione è proseguita lungo la bellissima scogliera ovest dove abbiamo avvistato delle capre ed anche un enorme cinghiale. Punto più a sud della navigazione è stata la cascata, altro immancabile punto di interesse di questo lago. Da li abbiamo attraversato puntando dritto sul punto d'imbarco.
La giornata è stata davvero piacevole, il meteo veramente ottimo. Poche nuvole e neanche un filo di vento. Sono sempre più convinto che questa sia la meta migliore per le pagaiate invernali.




Dallo sbarco a caccia di un angolo al sole

lunedì 23 maggio 2016

prove tecniche di trekking nautico

Caricare tenda e viveri nei gavoni per partire all’esplorazione è la quintessenza del kayak da mare.
Fantasticando di varie mete possibili per un futuro più o meno prossimo ci siamo accorti che serviva un banco prova, qualcosa che fosse vicino e non troppo impegnativo ma che ci facesse provare l’esperienza di un piccolo trekking nautico. Mete ideali sono l’alto Lario ed il lago di Mezzola.

GIORNO 1:
distanza percorsa 25km – 13,5nm

Imbarco a Colico, da una spiaggia molto frequentata da appassionati di kitesurf.
Costeggiamo in direzione nord dove troviamo la foce dell'Adda.
Val la pena perdere qualche mezz'ora per risalirlo di un chilometrino o due. La primavera e l'acqua alta rendono le sue sponde, specie nelle prime centinaia di metri, veramente incantevoli; grandi alberi si alzano direttamente dall'acqua e si può addirittura avere l'occasione di pagaiare in un piccolo boschetto semisommerso o con la pancia del kayak che accarezza l’erba di un praticello allagato.
Ritornati nel lago proseguiamo verso La Punta (frazione di Sorico) dove facciamo un incontro davvero curioso e simpatico: il lago ha inondato parte dei prati di pertinenza di una fattoria. Sfiliamo a pochi centimetri da un vitello che se ne sta beatamente a mangiare le foglie di una pianticella immerso nell'acqua fino alla pancia.
Giungiamo al punto dove finisce il fiume Mera, lo risaliamo fino al bacino del lago di Mezzola. Rimaniamo affascinati da quanto sia diverso rispetto a come ce lo ricordavamo quest'inverno, le spiaggette sono sparite sott'acqua e le tonalità di marrone sono diventate di un verde acceso.
Anche la famosa cascatella è decisamente ingrossata e lungo il percorso non è raro vedere qualche piccolo rigagnolo d’acqua che esce dalle rocce e si butta nel lago. Terminate le pareti a strapiombo puntiamo il Mera settentrionale per raggiungere il tempietto di San Fedelino. Anche qui grande stupore. L'enorme spiaggia su cui avevamo pranzato tra la neve a gennaio è completamente sommersa e l'acqua arriva a pochissimi metri dalla chiesetta. Visto che è ancora presto per accamparci decidiamo di proseguire la risalita del Mera per qualche centinaio di metri. Qui il fiume si rivela in tutta la sua bellezza, di un azzurro che sembra disegnato a pastello in mezzo alla vegetazione. Rimaniamo stregati dai colori al punto che quei “centinaia di metri” diventano quattro chilometri; arriviamo nelle vicinanze di un ponte nei pressi di Casenda dove la corrente comincia a farsi sentire e  si trovano degli isolotti formati da accumuli di sabbia. Sotto il ponte avvistiamo una cascatella artificiale per cui impossibile proseguire oltre, si fa dietro-front e si ritorna a San Fedelino e poi nuovamente nel lago alla ricerca del punto in cui passeremo la notte. Fortunatamente manca molto a sera perché la spiaggia dove pensavo di piazzare la tenda è, come tutte le altre, più di un metro sott'acqua.
Ritorniamo alla cascata dove riusciamo a trovare un fazzoletto di terra in piano e senza sassi dove  la tenda ci sta a malapena; per le ore 19 circa è operativo anche il servizio cucina.
Il menù per la cena prevede penne al tonno e fagiolata (tutto cotto su fornelletto a legna) e come proseguimento di serata un bel pezzo di Grana Padano e l'immancabile fiaschetta col Whisky.
Ci fermiamo un po' a guardare la notte che arriva dopodiché ci mettiamo a letto.







GIORNO 2:
distanza percorsa 14,5km – 7,5nm

Ci svegliamo senza fretta. Saranno state le 7 o giù di lì. Per prima cosa si mette su la moka e ci si sciacqua la faccia direttamente nella cascata. Facciamo colazione, smontiamo il campo con calma e rimettiamo tutto nei gavoni. Vediamo sul lato opposto del lago Verceia avvolta in una nebbiolina fine che tra poco sparirà. Una piccola barchetta a motore con tre pescatori è, in un silenzio assoluto, l’unico segno della presenza umana sul lago da ieri sera.
Risaliamo sui kayak e torniamo a Sud, ripercorriamo il tratto di Mera che unisce i due laghi e di li a breve siamo nuovamente nel Lario. Improvvisamente passiamo da un paesaggio in cui la natura e la calma regnano sovrani ad un ambiente ben diverso, ci teniamo sulla costa occidentale dove le spiagge di Gera Lario e Domaso sono affollate di  turisti soprattutto tedeschi. Anche in acqua c’è un gran traffico: motoscafi di tutte le dimensioni, moto d’acqua, tavole da windsurf, kitesurf, laser,  barche a vela e catamarani.  Arrivati al punto più esposto decidiamo di attraversare per tornare verso Colico. L’acqua, come spesso accade da queste parti nel primo pomeriggio, diventa mossa per cui la traversata non è semplice. Oltretutto dobbiamo passare attraverso un folto gruppo di windsurf, stare attenti a dei motoscafi che sfrecciano a velocità folli ed evitare di passare attraverso il percorso di una regata di catamarani.
Raggiungiamo la zona del promontorio che sta a nord del laghetto di Piona. Anche questo tratto è molto bello e selvaggio. Proseguiamo l’esplorazione solo per un breve tratto verso sud, abbandoniamo l’idea di raggiungere il laghetto di Piona a causa del vento e dell’acqua agitata che dilatano i tempi di percorrenza e rendono tutto più faticoso. Giriamo i kayak e riprendiamo la navigazione verso nord. Finita la scogliera impervia si raggiunge subito il centro abitato con il lido, attraversiamo il porto con un gran traffico da diporto, passiamo di fianco ad un aliscafo ormeggiato e raggiungiamo il prato da cui la mattina precedente eravamo partiti.

Per le 14.30 siamo già in viaggio verso casa, abbastanza presto da evitare il solito traffico congestionato che caratterizza la SS36 la domenica.








domenica 3 gennaio 2016

Lago di Mezzola






Il lago di Novate Mezzola è una delle mete invenali più apprezzate dai kayaker lombardi.
Alla partenza questa mattina c'era poco più di 1 grado ed il paesaggio era imbiancato da una spolverata di neve caduta nella notte. Imbarco a Dascio, rotta nord costeggiando le ripide pareti della sponda ovest. Il lato opposto è ancora avvolto in una fitta nebbia. Da subito il panorama fa capire perchè l'inverno vengono tutti a pagaiare qui. Oggi io e Gloria siamo gli unici in acqua: nessuna canoa, nessuna barchetta, neanche un pescatore.
Risalendo sottocosta è ben visibile il segno lasciato dal normale livello dell'acqua. La siccità degli ultimi mesi fa emergere piccole spiaggette e sassi che solitamente sono più di un metro sott'acqua. La prima, rapida, sosta ai piedi di una lunga cascata per una tazza di thè caldo poi si prosegue sino alla foce del fiume Mera che viene risalito per qualche centinaio di metri fino a raggiungere la chiesetta romana di San Fedelino: Questa è una tappa obbligatoria sia per chi viene dal lago sia per chi passeggia tra i boschi. Sul fiume è d'obbligo pagaiare "basso" tenendo le pale il più orizzontali possibile dato che le scarse piogge oltre che aver ridotto, e di molto, la larghezza del fiume hanno minimizzato anche la profondità che spesso non supera i 30 cm. Di fronte alla chiesetta sbarchiamo su una vasta spiaggia coperta di neve, piatta e solitamente sommersa su cui ci si ferma per pranzo.
Ripartiamo costeggiando questa volta la sponda est, meno spettacolare rispetto a quella opposta e decisamente più antropizzata. Superiamo il letto del torrente Codera (ridotto ad un rigagnolo) e raggiungiamo il centro abitato di Verceia. Improvvisamente veniamo sorpresi da un forte vento che crea fastidiose onde molto ravvicinate, situazione che ci fa sentire la mancanza del timone; un a miglioria da apportare al più presto. Decidiamo di abbandonare il tour sottocosta e puntiamo dritti la strettoia creata dal Pian di Spagna per accelerare il rientro all'imbarco.
Abbiamo percorso circa 11,5 km con estrema calma, soffermandoci in continuo a contemplare le rocce a strapiombo nell'acqua, le piante che sembrano sporgersi sui precipizi  ed i monti innevati in una pace quasi irreale; un continuo susseguirsi di pareti, boschi ed insenature che non ci si stanca mai di ammirare. Un piccolo angolo di paradiso a due passi da casa. La classica situazione in cui la sera, riguardando le decine di foto scattate, noti che quelle immagini pur belle non potranno mai rappresentare a pieno l'emozione di  ritrovarsi in certi posti meravigliosi. Di sicuro ci ritorneremo!
prima sosta: dove batte il sole e non c'è più neve
una delle spettacolari pareti della sponda ovest
Pausa pranzo a San Fedelino

rientro veloce






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