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giovedì 21 maggio 2026

Prima discesa dell'Adda con Matteo

 


Era dalla scorsa stagione che desideravo portare Matteo in Adda, a vedere la fioritura delle ninfee e la frega delle carpe alle stoppate di Brivio.

Finalmente questa domenica ci siamo riusciti. 

Ho portato una macchina ad Imbersago e sono risalito fino a Vercurago in bici. Qui mi hanno raggiunto anche Gloria e Matteo, dopo aver portato Federico dai Nonni (troppo iperattivo lui per sopportare un’intera giornata in canoa).
Dal portone della sede ho tirato fuori la mia bellissima Swift Temagami, che non vedeva la luce da oltre un anno, e ci siamo imbarcati in un lago reso un po’ agitato dal Tivano.

Abbiamo attraversato il lago dall’ex campetto slalom fino alla spiaggia di Gueglia sottolineando l’importanza di stare ben lontani dalla diga (la speranza è che, un giorno, il nostro piccolo Teo diventi un canoista autonomo, preparato e consapevole). Una volta sbarcati abbiamo affrontato il primo portage di Matteo.

Ci siamo così divisi il materiale:

-Papà portava la canoa sulle spalle, la sacca con lo storm-cag appesa al pfd, sassola e sacca da lancio appesa alla canoa ed il materassino incastrato sotto ad una panca;

-Mamma portava le pagaie e due grosse sacche stagne con tutta l’attrezzatura, i cambi ed il cibo;

-Teo portava… la sua nuova pistola ad acqua con cui schizzare i genitori nei momenti di noia.

Durante il trasbordo non sono mancati i commenti dei passanti; da queste parti sono tutti piuttosto abituati a vedere canoisti giocare nella corrente a valle della diga, difficilmente però arrivano in misura “secondo anno di asilo”. 

Teo è molto timido; quando siamo sul lago in canoa e qualcuno lo saluta non ha modo di sfuggire allo sguardo, durante il portage ha scoperto che può infilarsi dietro al papà e nascondersi sotto la canoa. Serve solo fare attenzione alle testate!


Lago di Olginate


Ci siamo reimbarcati a valle del ponte; con la diga che rilasciava circa 120 m3/s c’è giusto un piccolo tratto di corrente moderata e si entra subito nelle calme acque del lago di Olginate, riparati anche dal Tivano che ancora soffiava nel bacino più a nord. Qui i primi incontri con famiglie di folaghe coi pulcini, mentre altri erano ancora intenti a covare nei loro nidi a pelo d’acqua. Siamo andati anche a vedere i resti delle antiche trappole dove i pescatori dei decenni e secoli scorsi tendevano le reti per catturare il pesce.

Ci siamo poi buttati nella rapidella del Lavello, il primo assaggio di acqua mossa di Matteo.

Con questo livello si formano solo un paio di  rumorose e spumeggiante raschiere in sponda sinistra, che abbiamo passato a debita distanza in un tratto di fiume tranquillo ma dalla corrente velocissima. Poi passati i ponti in arcata centrale così da restare nel flusso ed evitare turbinii sui confini delle morte che avrebbero impensierito la mamma. Con questa portata da qui in poi ci aspettava una pagaiata in un fiume che somiglia più ad un lago lungo e stretto.

Rogiolada


Abbiamo esplorato il primo laghetto in sponda sinistra e non sono mancati numerosi avvistamenti di aironi, poi nel lato esterno della prima ansa al limite della fitta vegetazione subacquea i primi pescioloni (probabilmente carpe).

Abbiamo imboccato il canale della Rogiolada, a Monte Marenzo, un passaggio stretto reso ancor più spettacolare dagli immensi cumuli di terra e radici sollevate dagli alberi crollati un paio di anni fa a causa di una forte bufera di vento. Passaggio spettacolare perchè in primavera sembra di attraversare una giungla selvaggia, ci si lascia alle spalle la -comunque incantevole- vista dei borghi sui laghi e ci si dimentica quasi di essere all’interno di un’area fortemente antropizzata ed industrializzata tra la Brianza e la Bergamasca.


Appena usciti da questo canale, più a valle, in sponda destra il comune di Airuno ha ben pensato di costruire una piccola area pic-nic con parco giochi che si è rivelata perfetta per la pausa pranzo. Lo sbarco non è dei più comodi, ma non si può avere tutto! Un panino, due giri sullo scivolo, qualche minuto in altalena e poi di nuovo in Adda.

Giusto in questo tratto abbiamo subito un po’ di vento frontale che ci ha costretti a rimettere le giacche d’acqua.

Obiettivo la ricerca di un passaggio segreto per accedere da Nord alle famose “Stoppate” di Brivio. Vera meta di questa giornata.

le Stoppate

le Stoppate



Come sempre ci siamo infilati prima in un canale che credevamo essere quello giusto, ma che non portava da nessuna parte. Poi, come sempre, quando avevamo perso la speranza ed eravamo convinti di averlo superato senza averlo visto ecco un piccolo varco tra la vegetazione ed i canneti. E’ lui!

Anche qui è sempre uno spettacolo arrivare da un passaggio stretto, con la vegetazione che ti arriva in faccia e vedersi aprire improvvisamente le paludi di Brivio, scivolare sulle ninfee e guardare a nord la corona del Resegone e delle Grigne, ad est le impervie colline di Bisone (il terrazzo sull’Adda) e tutt’intorno un’esplosione di vita. Il freddo delle scorse settimane però ha un po’ rallentato la primavera. Pensavamo di vedere le ninfee al loro massimo splendore ma  non erano ancora sbocciate. Abbiamo però visto dei pesci saltare, due splendide morette tabaccate (raro avvistamento), aironi a non finire, folaghe e due rapaci che ci tenevano d’occhio planando ad alta quota mentre invadevamo il loro terreno di caccia.

Ci siamo promessi di ritornare, con un percorso accorciato, tra qualche settimana così da vedere la fioritura al suo apice.

Brivio

Un’ulteriore sosta sul lungofiume di Brivio, invaso da bancarelle di street food. Matteo iniziava a soffrire le ore trascorse in uno spazio confinato sotto al sole. E’ stato una mezz’oretta con l’acqua - ancora fredda- alle ginocchia a giocare con la pistola ad acqua.

L’ultimo tratto, dopo il passaggio sotto al ponte di Brivio offre meno divagazioni.

Fortunatamente gli amici del GEB Brivio ci avevano informato, la sera prima, che il canale del Toffo era libero da ingombri, così abbiamo potuto distrarre Matteo ancora un po’ con lo stretto passaggio sotto la chiusa che lo alimenta e l’avventuroso percorso nel bosco, che sfocia in un altro laghetto segreto separato dall’Adda da un ponte ciclopedonale che abbiamo scoperto essersi parzialmente insabbiato a causa di una recente frana.


Tornati in Adda abbiamo evitato l’esplorazione dei tre isolotti ed abbiamo pagaiato spediti fino alla meta: Imbersago, raggiunta giusto in tempo per ammirare il traghetto di Leonardo attraversare il fiume.

Matteo ha fatto esplicita richiesta di tornare un’altra volta, magari in bici, ed attraversare il fiume su quella strana imbarcazione.


Tornati in sede, come è sua abitudine, Matteo ha dato indicazione di mettere la canoa sul prato e si è diligentemente messo a pulirla con la spugna mentre noi sistemavamo il resto dell’attrezzatura. Così tutto sarà pronto per la prossima avventura!


Video della discesa su YouTube:






lunedì 3 novembre 2025

Tarantasio Canoe Marathon 2025, la nascita di una nuova tradizione


Ok, l’evento denominato “Tarantasio Canoe Marathon” non esiste. Però è già il secondo anno che in questo periodo di primi freddi Simona e Nicola invitano alcuni amici per una discesa dell' Adda da Lodi a Pizzighettone. Ed allora, visto che si è già pianificato di ripetere anche nel 2026, perché non considerarlo un appuntamento fisso?

Anni addietro, in primavera, esisteva effettivamente una Canoe Marathon da Lodi a Pizzighettone. L'idea di dedicare la rinascita ufficiosa di questo evento al drago Tarantasio (che si dice dimorasse proprio a Lodi) è stata di Paolo: presente ad entrambe le discese e neo eletto presidente del CRCL - Circolo Ricreativo Canoistico Lodigiano.

Idea quanto mai azzeccata considerato che ci siamo trovati all'imbarco in una grigia e piovosa mattina successiva alla notte di Halloween!

In acqua 3 equipaggi: due canoe canadesi ed un kayak, tutti tandem.

Questa volta i livelli idrometrici di circa 140 m3/s ci hanno consentito un imbarco direttamente dalla sede del CRCL. Ciò ci ha permesso di percorrere un breve tratto in più rispetto allo scorso anno, con la rapidella sotto allo stupendo ponte in mattoni rossi subito dopo il quale siamo sbarcati per trasbordare lo sbarramento. Ebbene sì, c’è anche un portage!

Simbolico anche il luogo del trasbordo. Proprio all' Isolotto Achili, luogo dove tradizionalmente si dice che il drago Tarantasio sia stato ucciso e sepolto dal capostipite della dinastia Visconti. Da qui l' adozione del famoso biscione come simbolo della famiglia. Il trasbordo è necessario, forse la furia assassina del drago oggi trova sfogo nel salto artificiale che circonda l'isola. Un vero pericolo mortale da cui stare alla larga.

Per il pranzo avevamo pensato di sfruttare il caratteristico rifugio dell'anno scorso. Non siamo però riusciti a sbarcare a causa del livello troppo basso e della sponda troppo ripida. Ci siamo accontentati di una spiaggetta di ciottoli all'interno dell' ansa successiva.

C'è stato anche un piacevole imprevisto. Complice qualche ritardo ed il cielo completamente coperto è finita che è diventato buio prima del previsto, e noi eravamo una decina di chilometri indietro sulla tabella di marcia.

La cosa è stata piacevole perché ormai ci eravamo lasciati alle spalle il tratto di acqua più turbolenta, ci restavano da percorrere una quindicina di chilometri di fiume placido, ed ovviamente tutti eravamo attrezzati per una eventuale navigazione notturna (Nicola Orsini è un po' come me, abbondante di dotazioni ed accessori... ed invita i suoi compagni di avventura a fare altrettanto).

Anzi, Nicola V. aveva anche portato una zucca di halloween da lui intagliata, subito posizionata in punta sulla nostra canoa. 

Avvistamenti spettrali, foto Paolo Cottini


Allora sbarco ci siamo dati quindi appuntamento per il 2026, nel sabato più vicino ad Halloween, con la seconda edizione della Tarantasio Canoe Marathon.


Grazie agli amici del Centro Ricreativo Canoistico Lodigiano per l’ospitalità!

Selfie con zucca

Video della discesa:



Link alla discesa dello scorso anno:
Lodi - Pizzighettone 2024

 

domenica 10 agosto 2025

Federico in Canoa!


Finalmente anche Federico ha provato la canoa!

Oggi al CK90 è stata giornata con molti bimbi: i figli di Luca e Mery, i nipotini del Rusco e noi.

Nel tardo pomeriggio abbiamo messo in acqua la NovaCraft Prospector 16, la stessa della prima volta di Matteo.
Ci siamo imbarcati tutti e quattro, con la mamma seduta al contrario per curare Federico.Siamo andati oltre i pontili, dove Margherita (5 anni) giocava in acqua con un unicorno gonfiabile a rimorchio del Valley di suo papà.
Non siamo andati oltre; Matteo aveva solo 10 mesi la prima volta che l’abbiamo portato in canoa, Federico ne ha già 18. Speravo di riuscire a fare qualcosa in più, ed invece si è spazientito dopo pochi minuti. Diciamo che si è rivelato meno interessato di quanto lo era il suo fratellone  durante le sue prime esperienze.
Mamma e Federico sono quindi sbarcati quasi subito, con Matteo invece siamo stati in acqua ancora un po’ a guardare i pesciolini e le folaghe.

Non è stata in realtà una prima assoluta: già durante il Camp di quest’anno Federico aveva provato a stare seduto nel kayak. Però li era stato usato come se fosse un gioco da spiaggia… diciamo un materassino in materiale composito.

Oggi abbiamo fatto i canoisti!

martedì 11 marzo 2025

Vercurago - Imbersago con i lodigiani


 Ogni volta che si esce in canoa con qualche amico ci si saluta sempre ipotizzando future pagaiate assieme. Progetti che poi, la maggior parte delle volte, non si realizzano.

Quando sono andato a Lodi per la discesa fino a Pizzighettone avevo detto che bisognava assolutamente reincontrarsi per fare il tratto Olginate - Imbersago.

E più o meno ce l'abbiamo fatta. Nel senso che domenica non tutti sono venuti, solo Simona e Nicola hanno partecipato questa volta. Però in più si sono aggiunti Gloria e Felice.

Organizzazione semplice: si parte dalla sede del CK90, presterò una canoa agli ospiti così da semplificare le operazioni di recupero. Ci è bastato portare un auto col carrello allo sbarco facendoci dare un passaggio dai Lodigiani che, più o meno, già passavano di lì per venire a Vercurago. 


Gli equipaggi erano così suddivisi:

-Felice in solo sulla sua NovaCraft Prospector 15;

-Simona e Nicola sulla nostra Esquif Pocket Canyon;

-Gloria ed io sulla nostra Swift Temagami.

attraversando il lago di Garlate

Un po' di vento ci ha infastiditi durante la traversata del lago di Garlate fino alla spiaggia di Gueglia. Il trasbordo è stato rapido ed efficiente grazie a due carrelli.

Io con la Swift però mi sono rifiutato di usare certi accessori: si fa il portage alla maniera tradizionale; almeno un minimo di etichetta!

Abbiamo scelto di imbarcarci subito a valle della diga, prima del ponte, nonostante le velate proteste di Gloria che avrebbe preferito allungare un pochino il trasbordo per evitare il tratto di acqua più agitata.

Passato anche il lago di Olginate e la rapidella del Lavello abbiamo cominciato ad esplorare i vari specchi d’acqua che si aprono in sponda sinistra. Siamo riusciti a percorrere il canale della Rogiolada, a Monte Marenzo. Reputo questa una fortuna dato che è quasi sempre ostruito da rami o alberi caduti.

Qui ho avuto una mitica esperienza. Molti vanno in ferie alle Maldive per fare il bagno con gli squali o coi delfini.

Mi sono messo in piedi per fare una foto dall’alto alle altre canoe che imboccavano il canale; ho perso l’equilibrio e sono caduto fuori. Proprio lì di fianco una nutria, evidentemente infastidita dal gran baccano che ho fatto, si è messa in acqua per nuotare via verso un posto più tranquillo.

Quanti di voi possono raccontare di aver fatto il bagno con la nutria?

Immancabile anche l’ingresso nelle “stoppate” di Brivio. Il paesaggio era ancora spoglio e l’Adda ci mostrava il suo vestito invernale… però in queste zone paludose di acqua bassa già si vedevano sul fondo i germogli delle ninfee che tra poche settimane copriranno quasi l’intera superficie di questi piccoli bacini creando, tra i loro intricati fusti, la nursery naturale per i pesci del fiume nel loro periodo riproduttivo.

Pausa pranzo a Brivio, dove ho avuto modo di raccontare due aneddoti sulla storia di questa zona cercando di far credere agli ospiti che sono un esperto del luogo. Poi però è arrivato Damiano a fare un saluto, e si è messo a raccontare dei decreti del Ducato di Milano, degli interventi di bonifica dello scorso secolo e poi a discutere con Felice dell’avifauna chiamando le varie specie per nome e cognome (provate, con uno di loro due, a dire “guarda, una paperella!”). E così si è chiusa prematuramente la mia carriera da cicerone fluviale.


Brivio

Per la ripartenza ci siamo scambiati le canoe. Simona e Nicola hanno preso la Swift mentre Gloria ed io la Esquif. Era la prima volta che Gloria saliva sulla Pocket Canyon. Dal centro di Brivio all' isola la strada è poca, forse 200m, ma a Gloria è bastato per esprimere il suo giudizio: “questa canoa fa schifo, va dove vuole. Perché hai comprato una roba del genere? Avevamo già l’altra che va così bene. Non si può metterle un timone?”.

Ho saggiamente deciso di non controbattere troppo tentando di spiegare i pregi di quella canoa che mi piace definire “una trottolina”.

Sfrutterò questa sua convinzione quando sarà il momento di acquistare un'altra canadese, qualcosa con un comportamento simile alla Temagami ma di dimensioni minori. La scusa sarà che i bimbi cresceranno e vorranno una barchetta tutta loro.

E non si può mica dargli quella roba lì che va dove vuole. Poverini!

dentro le stoppate

Il passaggio attraverso il canale interno all’area del Toffo era in dubbio. Il livello era ideale ma forse l’uscita a valle, sotto al ponte della ciclopedonale, era ostruita da ramaglie. Allora siamo scesi lungo l’asta principale del fiume ad ispezionare il passaggio, che si è rivelato essere perfettamente pulito, così l’abbiamo percorso in risalita sbucando nuovamente a monte.

Non siamo riusciti invece ad entrare nel laghetto segreto che si trova all’interno di un isolotto. Peccato, perchè avevo parlato ai lodigiani del fatto che sul nostro tratto di Adda c’è addirittura un atollo!

Sarebbe stata anche l’ultima divagazione in quanto, da qui ad Imbersago, anche se si è quasi arrivati, diventa tutto monotono. 

Siamo sbarcati mentre il traghetto leonardesco stava attraversando.



La giornata si è poi conclusa con i consueti progetti - o sogni - futuri.

Progetti che forse non realizzeremo… ma la speranza resta aggrappata a quel forse.






giovedì 24 ottobre 2024

l'Adda da Lodi a Pizzighettone

gli equipaggi (foto di Nicola Orsini)

Qualche settimana fa ho incrociato per caso Nicola Orsini, che passava dalle parti di Vercurago. Per farla breve mi sono auto invitato a Lodi, per una discesa dell' Adda in canadese fino a Pizzighettone. Andata buca il primo fine settimana disponibile causa livello del fiume impraticabile siamo riusciti a concludere per domenica 20.

Il fiume era ancora molto alto ed in pianura non pochi campi erano allagati. Sono arrivato all'ospedale di Lodi (luogo di imbarco) con largo anticipo e già dalla prima occhiata al fiume si vedeva l'acqua correre davvero veloce

Dei presenti conoscevo solo Nicola. In acqua c’era anche la sua compagna Simona, Sigfrido (veterano della canoa canadese) in solo e Paolo che, alle primissime esperienze con la pala singola, è salito in canoa con me.

imbarco dall'argine
Dopo aver portato due macchine all’arrivo ci siamo imbarcati calando le canoe e tutta l’attrezzatura giù dall’argine. 

Sulle sponde molta plastica, trasportata dalle ultime piene e rimasta intrappolata tra i rami degli alberi fino ad un paio di metri di altezza sopra l’attuale livello dell’acqua.

Il fiume è un I° grado anche se l'ho trovato nella prima metà piuttosto diverso dall’Adda che sono abituato a frequentare tra Olginate ed Imbersago. Vi è una più netta differenza tra le zone di morta ed i filoni di corrente. In alcuni punti vi erano ampi mulinelli che creavano nelle morte delle forti controcorrenti al punto da vedere sulla riva la vegetazione piegata verso monte.

Situazioni che mi ricordo bene in Ticino.  Probabilmente si creano anche dalle mie parti quando la diga di Olginate è completamente aperta ma non ho mai avuto modo di scendere con livelli del genere.

A 7km dalla partenza, in sponda destra, entriamo ad esplorare la lanca di Soltarico. Questa fino al 1976 era un’ansa del fiume ma, in occasione di una piena particolarmente violenta il corso d'acqua si è scavato una scorciatoia facendo diventare quella curva un ramo morto, cieco a monte. Ciò testimonia la continua e naturale evoluzione del tracciato del fiume che con la sua forza continua a plasmare queste terre morbide e tutto sommato pianeggianti. Le lanche rappresentano delle tranquille zone di morta dove abbonda la vegetazione,  trovano riparo ai pesci nella fase riproduttiva e si crea un habitat particolarmente favorevole anche per l’avifauna.

nella Lanca di Soltarico

Per la pausa pranzo ci siamo fermati a circa 18 km dalla partenza, in una specie di casetta-rifugio creata da un privato sulla sua proprietà e messa a disposizione degli amanti del fiume. La troviamo a pochi metri di distanza dall'acqua ed il fiume si presenta come un unico corso d’acqua; i locali mi raccontano però che solitamente è nascosta in una specie di piccolo ramo laterale e che quelle ramaglie che vediamo spuntare dall'acqua proprio di fronte sono degli alberelli che ricoprono un isolotto che adesso è abbondantemente sommerso.

rifugio fluviale

Ci rimettiamo in canoa ed in breve tempo siamo nel punto dove il fiume Serio si unisce all’Adda, poco prima di passare sotto l’imponente ponte della ex SS591.
Fatto curioso: si passa sotto alla sua ampia campata e, dopo 4 km, si vede in lontananza un’altro ponte perfettamente identico avvicinarsi. Si tratta di un’illusione!
C’è solo un ponte; semplicemente dopo averlo passato il fiume descrive un’ampia ansa che torna su sè stessa creando una penisola larga meno di 150m.

Due anse dopo ci sarebbe un’altra piccola lanca ma… ce la siamo persa e siamo arrivati al porto di Formigara. Solitamente sarebbe protetto da una diga che in quel momento era appena sotto il pelo dell’acqua dandoci da lontano l’impressione fosse una raschiera.
Troviamo anche la nave Cremona semi affondata, una barca da lavoro lunga 38m. Mi raccontano essere in stato di abbandono da anni anche se  fino a poco fa era normalmente ormeggiata e galleggiante. Ora giace su un fianco, con l’ancora divelta e con le sovrastrutture ricoperte da tronchi e detriti spinti dalle ultime piene.

di fronte al relitto

Da qui mancano circa 5km Pizzighettone. Sbarchiamo poco prima dell’abitato in sponda destra, bel lontano dal ponte che segna l'inizio dei mortali pericoli rappresentati dallo sbarramento con le prese della centrale idroelettrica; ci sono dei moletti facilmente raggiungibili dalla strada con un comodo parcheggio sterrato.

Il meteo è stato clemente, eravamo preparati alla pioggia ma ha gocciolato un pochino fino a poco prima del mio arrivo a Lodi. Metà discesa l’abbiamo fatta con il cielo completamente coperto e nella seconda parte si è addirittura visto il sole; siamo sempre stati all'asciutto ed essendo stati tutti abbigliati ed equipaggiati come in invernale addirittura abbiamo sentito il caldo.

Dal punto di vista naturalistico ci sono stati avvistamenti di aironi bianchi, cormorani, un martin pescatore ed un non ben precisato tipo di rapace. 

La giornata si è conclusa dopo il recupero con tanti saluti e l’idea di ritrovarci per fare il “mio” tratto di Adda, da Vercurago ad Imbersago. Ne ho decantato le bellezze e degli altri partecipanti solo Sigfrido lo ha percorso.
Spero di aver convinto soprattutto Simona, così da avere la presenza di una ragazza con cui far leva su Gloria. Non pagaia dalla discesa col CK90 del 2023, quando aveva il pancione. 

Con grande sorpresa Sigfrido mi ha fatto dono di un barile; un accessorio da vero canoista canadese che ancora non avevo.





martedì 16 luglio 2024

Idro e Ledro "attenti a quei due" 2024

L'incontro sui laghi di Idro e Ledro è ormai diventato un appuntamento consolidato nel calendario di Sottocosta.


Un bel fine settimana a godere della fresca aria del Trentino giusto un paio di settimane dopo esser stati in qualche caldissima località per il Sottocosta Kayak Camp.

Quest'anno sono andato con la famiglia al completo.
Ovviamente non potevo pensare di abbandonare Gloria in spiaggia con i due bambini, per cui non abbiamo preso parte ufficialmente all'evento ma eravamo presenti giusto per la compagnia.

Però il richiamo dell'acqua è forte... ed ho pensato che abbandonare in spiaggia Gloria con solo uno dei due bimbi forse si poteva fare. Perfetto; Federico sarebbe stato con la mamma mentre io e Matteo ci saremmo goduti qualche simpatico giretto in canoa canadese!
Certo, presentarsi ad un raduno di kayak da mare in canadese è coerente come andare ad un track day per supercar con un autoarticolato.
Motivo per cui non abbiamo neanche fatto l'iscrizione all'evento, ma solo prenotato per cena; il vero cuore del raduno.

Siamo arrivati a Ledro con la nostra bellissima Swift sul tetto. Questa canoa è con noi ormai da due anni ed è stato il suo primo viaggio fuori dalle acque di casa da quando sono andato a ritirarla in Carinzia.
Una nota simpatica è stata il giorno prima della partenza; vado a fare rifornimento con la macchina già carica ed al distributore si ferma un tizio, ex canoista, appositamente per guardarla da vicino. Mi racconta della sua vecchia Old Town, poi mi stringe la mano dicendomi "complimenti, è raro in Italia vedere una barca così bella!".
Qualche intenditore dalle mie parti c'è; decenni fa sul Lago di Pusiano vi era una scuola di canoa canadese (si chiamava "il canneto") che ha avuto anche l'onore di ospitare Backy Mason.


Appena arrivati a Ledro una grande sorpresa: Caterina e Marco si sono presentati con un mega regalo per Matteo! Una pagaia per canadese a coda di lontra personalizzata con il nome sull'oliva e disegni di medusa e cavalluccio marino sulla pala.
E' stato il primo regalo ricevuto da Matteo per il suo 3° compleanno, festeggiato la settimana successiva. Chi conosce la storia di questo raduno, e del suo nome, ha ipotizzato che in futuro questo evento sarà forse da rinominare in "attenti a quei 3".

La parte meno bella della giornata è stata il meteo: il cielo era scuro e soffiava un bel vento. Nulla di preoccupante in kayak da mare... ma per una canadese da 17'6" dal bordo libero abbondante non è il massimo, specie se condotta da solo.


Così, mentre gli altri partivano per il periplo del lago, noi siamo rimasti in zona spiaggia. Ci siamo avvicinati alla cascata (artificiale) formata dal torrente Massangla proprio dove si getta nel lago; qui abbiamo ripescato una palla alla deriva e poi siamo subito sbarcati per giocare un po' nell'acqua. Matteo è rimasto a lungo a mollo nonostante il lago freddino ed il vento.
Ecco, se c'è un talento innato in questo bambino è proprio quello di scovare ogni minima opportunità per prendere un bel raffreddore!

La sera cena a base di pesce di lago a Baitoni. Ricordo due anni fà, Matteo aveva appena un anno e mangiò un gran quantitativo di pasta con il persico e filetto di salmerino. Quest'anno solo pasta in bianco.

Non è mancata la torta per gli 87 anni di Luciano a fine serata.

Per la notte siamo stati da Giorgio ed Ines.
Per sdebitarsi dell'ospitalità Matteo si è esibito in un gran concerto di tosse durato dal tramonto all' alba.

L'indomani mattina ritrovo sulla spiaggia di Baitoni, meteo perfetto previsto fino a mezzogiorno.
Tradizionale temporale pomeridiano annunciato dopo pranzo. La nostra idea è comunque quella di mangiare al locale e poi partire subito.
Scelta dell' orario azzeccatissima in quanto sono riuscito a dover caricare la canoa sotto al diluvio universale e ad onorare, anche quest'anno,  un'altra tradizione di questo raduno: ovvero l'oretta fermo in coda per incidente sulla provinciale che percorre la Valsabbia.  Tutti gli anni la stessa storia; non c'è modo di evitarlo.
Ragazzi io ve lo dico, l'anno prossimo o mi portate in elicottero, o io non vengo.

Comunque in acqua siamo stati al seguito del gruppo per il primo tratto della navigazione all'interno del biotopo del lago d'Idro e risalendo la foce del Chiese fino allo stramazzo sotto al ponte pedonale.
Le abbondanti piogge degli ultimi periodi hanno assicurato una discreta correntina con una bella vena d'acqua che correva veloce proprio al centro del canale e due tranquille e molto ampie morte ai lati; abbiamo approfittato per fare un paio di traghetti.
Qui abbiamo salutato il gruppo di kayaker; loro proseguivano mentre noi siamo rientrati per fare un po' di vita da spiaggia.

Andiamo?

Per Matteo è stato un evento importante: la prima volta in canoa fuori dal lago di Garlate. La cornice è stata fantastica; con acqua pulita, una bella compagnia ed un meteo tutto sommato buono.
In Trentino ci sono dei laghetti troppo piccoli per il kayak da mare in cui mi piacerebbe pagaiare con la canadese; quest'anno -tra l'altro- di acqua ne abbiamo in abbondanza per cui sarebbe stata la stagione giusta.
Mi viene in mente che Marco e Caterina vanno anche in canadese, e un paio di altri amici al CK90 potrebbero aggregarsi con piacere... Chissà che questo raduno non possa per un anno diventare multidisciplina.
La canadese, tra i suoi pregi, ha quello di costringere il canoista ad affinare alcune tecniche... Anche il più irriducibile dei lupi di mare ne trarrebbe un grande vantaggio.









mercoledì 17 gennaio 2024

La Pocket Canyon a casa

foto Luca Cattaneo

Non vedevo l'ora di mettere in acqua la mia nuova Pocket Canyon. Certo, non è stato un primo varo dato che l’avevo già pucciata nel Sile il giorno in cui sono andato a ritirarla.

Però la prima volta nelle acque di casa è sempre un’emozione!

foto Riccardo Galbusera

Così sabato scorso sono andato al CK90 per allestire la nuova canoa con i suoi air-bag. Si, perché una barca del genere andava inaugurata in diga! Non è certo una canadese da acqua piatta!

È arrivato anche Luca che si è offerto di seguirmi con un kayak da torrente per fare sicurezza: dopo averlo istruito sulle procedure da seguire in caso di bagno (recupera la canoa nuova e lascia pure il canoista in balia di sé stesso) siamo andati in acqua.

Pagaiatina di riscaldamento fino al trasbordo, portage rituale e via!

L’idea era di prenderci confidenza inizialmente a valle del ponte, magari in prima o terza arcata… ma visto che lo scafo mi trasmetteva sensazioni di piena sicurezza mi sono soffermato subito sotto la diga per qualche traghetto a pochi metri dalle paratoie, dove l’acqua è davvero bianca! Poi giù sotto al ponte dove vi è una situazione decisamente meno turbolenta ma più divertente e didattica.

e la Esquif divise le acque... ah no... quello era Mosè


in morta di fianco al secondo pilone

Ci ho preso confidenza per bene, facendo traghetti, entrate in corrente, entrate in morta ed anche qualche piccola surfatina sulle onde che si formano proprio in fondo all’ultima arcata.

Il livello non era altissimo, sotto la media stagionale, per cui in ultima arcata era possibile mettere i piedi in acqua e trascinare la canoa a monte per delle traghettate alte e ridiscese in seconda arcata (la più movimentata). Con la canadese salire e scendere al volo è davvero una comodità, specie rispetto ai kayak da slalom con cui vengo qui solitamente coi quali però, con questa portata, è anche possibile risalire di prepotenza pagaiando senza sbarcare.

La Pocket Canyon è una canoa che fa sentire sicuri anche i pagaiatori che non sono certo abituati a questo tipo di canoa in acqua mossa. Qualche incertezza ovviamente c’è stata; sono abituato a venire qui con K1 slalom o - più raramente - con dei kayak da mare quando il livello è più alto. Nei giochi tra una eddy e l’altra non sono ancora abituato ad avere la pagaia da un lato solo, ma questa piccola Esquif mi ha fatto divertire e sentire sicuro nonostante sia ben lontano dal padroneggiare la tecnica necessaria.

Piccolo inconveniente sul rientro dato che mi sono causato uno strappo muscolare caricandomi la canoa sulle spalle. La temperatura decisamente rigida e l’abitudine a non prestare troppa attenzione a questo movimento non hanno certo aiutato; la mia cara vecchia Swift è più leggera di questa Esquif, specie considerando che all’interno c’erano air-bag, sacca da lancio, due pagaie ed una sacca con cappuccio, una felpa e cellulare.

Tornati sul lago per raggiungere la sede abbiamo dato gli ultimi colpi di pagaia della giornata in una splendida luce rosa nella più assoluta quiete e tranquillità. Quando tornerà la primavera qui regnerà il caos più totale, per fortuna almeno l'inverno è tutto nostro!

Tramonto in rosa

Come prima uscita nelle acque di casa penso non sia andata male; Direi che abbiamo trovato un nuovo gioco per la diga, sarebbe bello riuscire ad allestire anche una Prospector NovaCraft sociale nella speranza di avere compagnia. Conto di fare ancora un paio di uscitine così e poi convincere Luca ad andare a fare un giro a San Pellegrino sul Brembo. C'erano un paio di spot interessanti a monte del campo slalom in cui si può passare qualche minuto ( o qualche ora) su delle giostre di acqua spumeggiante!







giovedì 4 gennaio 2024

Sile alto con Leonardo di Ozone

Leonardo e la sua Spark al Mulino Cervara

 Mercoledì mi sono concesso un giorno di ferie. Dovevo ritirare la Pocket Canyon e, già che ero nel trevigiano, ne avrei approfittato per un giretto sul Sile; mi sembrava un fiume interessante ed alla portata di un pagaiatore non proprio esperto di ambiente fluviale.

I ragazzi di Ozone Kayak sono stati così gentili non solo da aprire il negozio apposta per me durante le vacanze natalizie (mentre erano peraltro impegnati a fare inventario) ma mi hanno anche “prestato” Leonardo che mi ha fatto da guida ed organizzato il recupero!

Alle 5:30 di mattina ero già in auto alla volta di Quinto di Treviso dove sono arrivato poco dopo le 9. Sistemati gli ultimi dettagli abbiamo caricato la mia nuova Pocket Canyon sul furgone di Ozone assieme ad una Spark e via, dopo aver lasciato la mia auto ai laghetti di Quinto ci siamo diretti a Morgano. Qui c’è la sede di Open Canoe Open Mind, sicuramente la più grande associazione Italiana (una APS) ad essere incentrata esclusivamente sulla canoa canadese. Ci siamo imbarcati dal loro bellissimo squero (nome tradizionale veneziano di quello che noi, popoli del Ducato di Milano, chiamiamo darsena).


primo tratto
Poter pagaiare in posti a me sconosciuti assieme ad un canoista locale lo considero sempre un vero privilegio; Leonardo mi racconta che qui il fiume è stato modificato dall'uomo ed infatti ha una larghezza aumentata (poco più di 10m a naso) e sponde regolari. E’ così per circa un chilometro, fino a quando si raggiunge uno slargo creato da una vecchia cava di sabbia che prende il nome di Palude Barbasso. A questo punto il fiume torna al suo aspetto naturale, decisamente più stretto e meno rettilineo, si infila in una fitta boscaglia di alberi - ora spogli per l’inverno - ma che in altre stagioni vanno a creare dei tunnel verdi dentro a cui il fiume corre sereno.
Percorso un’altro chilometrino si passa sotto ad un ponticello, preceduto in sponda destra da dei resti di chiuse metalliche ormai ridotte a brandelli di ruggine.
Si tratta di una piccola centrale elettrica, ho tentato di documentarmi su internet ma si trova poco o niente. Dovrebbe essere stata creata negli anni ‘30 per alimentare la filovia Venezia piazzale Roma - Mestre - Treviso e lavorava in corrente continua a 1200V analogamente alle primissime centrali idroelettriche create in Adda tra fine ‘800 ed i primissimi del ‘900, secondo la tecnologia di Thomas Edison, e che alimentavano Milano in corrente continua.

Tornando a questa piccola centralina elettrica sul Sile pare sia stata acquisita dall’Enel nel 1947 (e verosimilmente convertita a corrente alternata) per poi essere chiusa nel 1969.
Il comune di Quinto, nel 2010, voleva riattivarla per alimentare le scuole ma - a vedere le paratie - sospetto non si sia concluso niente. Resta la struttura ed il ponticello sotto cui si trova un salto di una quarantina di centimetri: la prima piccola rapida della mia nuova Esquif!


ponticello vecchia centrale elettrica

Poco più a valle abbiamo imboccato un canale laterale per addentrarci nell’Oasi di Cervara, dove abbiamo visto numerose cicogne che hanno nidificato in testa ad ogni traliccio della corrente e su numerosi alberi; siamo arrivati fino all'omonimo affascinante mulino del 1500 ancora attivo con la sua bella ruota di legno.


Mulino di Cervara

Appena usciti dall’Oasi si passa sotto al ponte di ferro tipo Bailey della vecchia linea ferroviaria Treviso - Ostiglia; anche qui storia curiosa: strada ferrata progettata nei primi del ‘900 come opera strategica in caso di conflitto contro l’Impero Austro-Ungarico, fu realizzata dopo la prima guerra mondiale e terminata nella sua interezza solo nel 1941.
Bombardata nel ‘44 venne riattivata poi solo a tratti nel dopoguerra per essere abbandonata negli anni ‘80 e definitivamente chiusa nel 1997.

Attualmente da Quinto di Treviso a Grisignano di Zocco il percorso ferroviario è stato convertito in ciclo-pedonale ed è molto apprezzato per le bellezze naturalistiche, paesaggistiche ed enogastronomiche (Leonardo mi ha consigliato una trattoria accessibile anche dal fiume in canoa, ma non avevo carta e penna per gli appunti, so che non ci crederete ma sono venuto via senza neanche bere n'ombra de vin).


Ci restano solo un altro paio di km di fiume da scendere, che si fa ancora più tortuoso, prima di arrivare nel laghetto superiore di Quinto, anche questo artificiale creato da una ex cava, dove abbiamo parcheggiato la mia auto per il recupero.


Che dire? E’ stata davvero una giornata super! Il meteo era coperto, con foschia in diradazione che ha contribuito a rendere ancora più affascinante questo paesaggio rurale invernale (lo so, sono strano, mi piace tantissimo andare in canoa sotto la pioggia e con la nebbiolina).

Sono stra felice anche della canoa. Non ho ancora sviluppato la sensibilità per comprendere a fondo il comportamento dello scafo di una canadese, comunque non bastano certo pochi km in acque tranquille per prendere confidenza con uno scafo; ma come mi aspettavo è una barca estremamente diversa dalla Temagami e diversa anche dalle altre canadesi che ho provato (Nova Craft Prospector 16 e 15 e poco altro).

Questa è davvero una trottolina, ho capito cosa intendono sui vari forum anglofoni quando scrivono che la canoa “gira su un francobollo”. Reagisce istantaneamente alle manovre pur non avendomi mai dato l’impressione di essere nervosa (sul placido Sile, non vedo l’ora di portarla in diga ed a San Pellegrino e vedere quanto ci mette per spararmi a bagno) e comunque non richiede maggior impegno rispetto ad una Prospector NC per andare dritta.
Ho forse già notato un piccolo problema di assetto, avevo questa impressione in acqua che si è confermata a casa guardando le foto che mi ha fatto Leonardo: quando sto in ginocchio con le chiappe appena appoggiate davanti al traverso del sedile il trim sembra buono, ma da seduto sulla panca ero decisamente impennato. Quando ci avrò preso confidenza e l’avrò conosciuta meglio deciderò se sia il caso di spostare leggermente più verso il giogo il seggiolino anteriore.


Chissà quante avventure mi aspettano con la la mia piccola Esquif!



portiamola a casa



mercoledì 20 dicembre 2023

La flotta si espande #5: ancora in Canada!

 


Sembrava brutto avere in famiglia 5 kayak da mare e solo una - pur bellissima - canoa canadese.

Così sono stato una facile vittima della sovrastimolazione pubblicitaria del black friday. Dopo la grandissima Temagami mi sarebbe piaciuto avere una più piccola e maneggevole canoa da usare prevalentemente in solo (magari per giocare in diga) pur mantenendo assetto e caratteristiche da tandem. Qualcosa con cui iniziare anche un percorso di crescita in acqua mossa. Insomma, l’esatto opposto della nostra fantastica Swift.

Così quando Ozone ha messo in offerta una splendida Esquif Pocket Canyon la scimmia nel mio cervello è andata completamente in fissa! Me l’ha prenotata Gloria, esausta di sentirmene parlare a qualsiasi ora del giorno e della notte.

La Pocket Canyon è una canadese da fiume, prodotta dal marchio più votato all' acqua bianca.
Forse, tra i vari modelli dell' Esquif, è la più venduto in Europa dato che predilige la maneggevolezza (in acqua e fuori) alla capacità di carico necessaria per i lunghi viaggi tanto tipici per i pagaiatori canadesi quanto impensabili per noi del vecchio mondo.

Ha una lunghezza di 14,5 piedi, simmetrica e con un rocker decisamente pronunciato. Bordi alti ed a flare dovrebbero garantire discese asciutte anche in condizioni di fiume ben più impegnative rispetto a quelle in cui conto di utilizzarla.
Prodotta in Quebec ha lo scafo in T-formex; un materiale identico al Royalex, molto diffuso nel mondo della canoa canadese ma sconosciuto per chi -come me- arriva dal mondo del kayak. Praticamente si tratta di un foglio di plastica triplo strato termoformato che rimane sottile e leggero (molto più leggero del polietilene ma comunque mediamente più pesante del composito).

Per ora è ancora nei magazzini di Ozone, la andrò a ritirare dopo le feste con calma. Pensavo di fare un primo varo nel Sile in solitaria, quando Leonardo di Ozone ha scoperto questa mia intenzione si è detto disponibile ad accompagnarmi durante la discesa. Come non approfittarne?


Mi resta ancora qualche giorno per decidere se l’allestimento finale con gli airbag sarà per il tandem o per il solo.



domenica 3 settembre 2023

Matteo pagaia!


 Ieri - sabato 2 settembre 2023- è stato un grande giorno, una data da ricordare.

Non era certo la prima volta che Matteo si faceva un giretto in canadese ma, fino ad ora, aveva fatto solo da passeggero. Una zavorrina che si impegnava solo a studiare quello che succedeva attorno alla canoa.

Ieri finalmente si è convinto a prendere in mano la pagaietta e si è cimentato nel provare ad aiutare papà nella conduzione della canadese!

Di solito con Matteo non ci fidavamo ad allontanarci dai canneti che circondano la sede del CK90 ma, per l'occasione, abbiamo osato un po' di più.

Siamo arrivati fino al campeggio con Matteo che armeggiava con la pagaia da canadese più piccola in dotazione al CK. Come in tutte le attività che svolge si è impegnato e concentrato molto al punto che non era facile distrarlo neanche quando anatre e cigni ci passavano vicino. Si sporgeva spesso dal bordo per capire come mai la pagaia quando entrava in acqua si muoveva e rischiava di scappargli via dalle mani.

studi idrodinamici in corso

Arrivati al porticciolo del campeggio ci siamo fermati qualche minuto a guardare il nutrito gruppo di kayaker del CK90 intento a svolgere gli esami di certificazione Pagaia Azzurra SK1 e 2. Le loro manovre tra le boe ci sono sembrate un bel balletto.
Abbiamo anche visto ammarare e decollare due idrovolanti prima di fare dietro-front per tornare in sede per un pic-nic; anche se Matteo, entusiasta della situazione, sembrava intenzionato a compiere il giro del lago dato che alla domanda "dove andiamo?" lui rispondeva deciso "LA!" indicando con il ditino la sponda opposta.

Siamo rimasti un'oretta o poco più tra la navigazione di andata e ritorno dal campeggio e qualche zig-zag passando sotto ai ponticelli dei pontili ma Matteo avrebbe proseguito con piacere.
Anche perchè, poco prima dello sbarco, abbiamo trovato dei bimbi che ci guardavano da riva e Matteo (solitamente timidissimo) li salutava tutto fiero della sua bellissima barca e delle sue capacità da piccolo pagaiatore.

Sono veramente felice di questo avvenimento! 

Mini canoisti crescono!

giovedì 24 agosto 2023

CK90 OpenCanoe OpenDay

 


Il “gruppo canoa canadese del CK90” nasce in seguito ad un mio delirio esternato in un PUB, davanti ad una birra, dopo una pagaiata notturna nel dicembre 2021.

Io ero molto desideroso di esplorare la disciplina dell’Open Canoe ed i presenti a quella serata (Felice, Ado, Zardo, Rusco e Luca) al posto di mettere un freno a questa mia nuova fissa hanno ben pensato di darmi corda.

A sancire l'ufficialità della cosa è stato creato ad hoc l'ennesimo gruppo WhatsApp del CK90. 


Fino a quel momento l'unica canadese turistica al CK90 era una canoa in comproprietà tra Felice ed Ado ma lo scorso anno la flotta è cresciuta arrivando a ben 6 esemplari di cui 2 sociali e le restanti private; però ancora nulla si era fatto come attività ufficiale.


Il vero battesimo del “gruppo canoa canadese CK90” è stato lo scorso fine settimana. Il sabato ci siamo ritrovati con i tecnici per un momento di allineamento in cui abbiamo discusso di tecnica ed abbiamo condotto alcune attività di test in acqua.
La domenica invece si è organizzato una sorta di open-day, aperto ai soci, in cui ci mettevamo a disposizione per far provare ai presenti l’esperienza della single blade paddle.


Tra mattina e pomeriggio abbiamo avuto gruppi molto eterogenei formati da esperti kayaker marini e novelli soci freschi freschi di corso base.




Si sono fatte delle prove sia in tandem che in solo, test di traino con varie configurazioni, di salvataggio e le abbiamo utilizzate come piattaforma per far tuttare i bambini di tutte le età.





Davvero un buon inizio per il settore Open Canoe del CK90!






SottocostaKayakCamp - Argentario 2026

  Ed anche questo anno è passato il SottocostaKayakCamp . La location che abbiamo scelto per il 2026 è un luogo che molti in Sottocosta (spe...