Visualizzazione post con etichetta attrezzatura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta attrezzatura. Mostra tutti i post

mercoledì 20 dicembre 2023

La flotta si espande #5: ancora in Canada!

 


Sembrava brutto avere in famiglia 5 kayak da mare e solo una - pur bellissima - canoa canadese.

Così sono stato una facile vittima della sovrastimolazione pubblicitaria del black friday. Dopo la grandissima Temagami mi sarebbe piaciuto avere una più piccola e maneggevole canoa da usare prevalentemente in solo (magari per giocare in diga) pur mantenendo assetto e caratteristiche da tandem. Qualcosa con cui iniziare anche un percorso di crescita in acqua mossa. Insomma, l’esatto opposto della nostra fantastica Swift.

Così quando Ozone ha messo in offerta una splendida Esquif Pocket Canyon la scimmia nel mio cervello è andata completamente in fissa! Me l’ha prenotata Gloria, esausta di sentirmene parlare a qualsiasi ora del giorno e della notte.

La Pocket Canyon è una canadese da fiume, prodotta dal marchio più votato all' acqua bianca.
Forse, tra i vari modelli dell' Esquif, è la più venduto in Europa dato che predilige la maneggevolezza (in acqua e fuori) alla capacità di carico necessaria per i lunghi viaggi tanto tipici per i pagaiatori canadesi quanto impensabili per noi del vecchio mondo.

Ha una lunghezza di 14,5 piedi, simmetrica e con un rocker decisamente pronunciato. Bordi alti ed a flare dovrebbero garantire discese asciutte anche in condizioni di fiume ben più impegnative rispetto a quelle in cui conto di utilizzarla.
Prodotta in Quebec ha lo scafo in T-formex; un materiale identico al Royalex, molto diffuso nel mondo della canoa canadese ma sconosciuto per chi -come me- arriva dal mondo del kayak. Praticamente si tratta di un foglio di plastica triplo strato termoformato che rimane sottile e leggero (molto più leggero del polietilene ma comunque mediamente più pesante del composito).

Per ora è ancora nei magazzini di Ozone, la andrò a ritirare dopo le feste con calma. Pensavo di fare un primo varo nel Sile in solitaria, quando Leonardo di Ozone ha scoperto questa mia intenzione si è detto disponibile ad accompagnarmi durante la discesa. Come non approfittarne?


Mi resta ancora qualche giorno per decidere se l’allestimento finale con gli airbag sarà per il tandem o per il solo.



mercoledì 24 maggio 2023

La flotta si espande #4: finalmente il Made in Italy!


La prima volta che ho visto la Portofino di EXO kayak è stato al WISKIE 2017; non era ancora in produzione ufficialmente ma in acqua alcuni ragazzi della EXO e di OutdoorPortofino ne stavano collaudando alcuni esemplari prima di inserire il modello a catalogo. Le sue linee sportive e non troppo alte sull'acqua mi avevano colpito, ben lontane dalle forme dei -pochi- kayak da mare/touring in plastica che siamo abituati a vedere dai produttori italiani ma con un design che strizza l'occhio alla scuola inglese. Questo kayak mi si è piantato fisso in testa ed ho sempre avuto un gran desiderio provarlo.

Non ho mai potuto soddisfare questa possibilità perché purtroppo, nonostante il prezzo competitivo ed il fatto che venga venduto sia direttamente dall'azienda ligure sia da Ozone, non ne ho mai visto in giro uno dalle mie parti.

Un paio di mesi fa, poi, sono stato in EXO a ritirare alcuni Navigator per conto del GEB di Brivio assieme ad altri soci di quel gruppo. Il proprietario della ditta ci ha fatto fare un bel tour nel reparto produzione spiegandoci la storia dell'azienda e le tecniche di stampaggio. Ovviamente il mio sguardo è stato catalizzato dalla Portofino; si è riaccesa la curiosità.

Settimana scorsa ero in ferie tra Langhe e Roero e, vedendo l'annuncio di un Portofino in vendita a Torino vuoi non passare a dargli un occhio? Purtroppo non avevo le barre sul tetto ed ho dovuto lasciarlo lì dov'era… ma lunedì sono tornato a prenderlo!

Finalmente dopo due tedeschi, due inglesi (di cui uno costruito in Thailandia ed uno in Portogallo), ed una canadese purosangue dell'Ontario nella nostra flotta entra una barca progettata e prodotta in Italia!

E devo dire di essere contento sia una EXO; pochi sanno che i nostri primi due kayak dovevano essere di questo marchio, ma poi ci sono stati disguidi con la fornitura che richiedeva tempistiche più dilatate del previsto ed alla fine siamo andati a prendere i Prijon. Ma questa piccola e giovane azienda Ligure, che trasuda passione da ogni mattone della loro sede, mi era piaciuta tanto anche quando l'avevamo visitata nel 2015.

Il kayak è in buone condizioni, la plastica ha mantenuto la sua forma abbastanza bene e non mostra deformità fastidiose. Ha avuto una vita intensa dato che non si trova neanche un centimetro quadrato esente dai graffi tipici dei kayak fluviali stra usati.  Purtroppo non ha lo skeg ma montarlo non dovrebbe essere un problema e manca anche la tasca in neoprene del pocket hatch. Anche il puntapiedi destro è stato sostituito con qualcosa di non perfettamente adatto e sarebbe utile acquistare un ricambio nuovo ad och dato che avere sui piedi due appoggi diversi per superficie ed angolazione non è certo l'ideale; una spesa da mettere in contro al contrario dei quattro tappi kayak sport che sono nuovi di pacca.

Ho già iniziato i lavori di manutenzione: puntapiedi e tappi smontati, lavata generale (era veramente zozzo), rimozione di alcuni adesivi... ma presto finirà in acqua!







domenica 14 agosto 2022

La Temagami finalmente in acqua


Non si può dire sia stato un primo varo dato che parliamo di una canoa con già 14 anni di vita.
E’ stato però un reciproco battesimo: la Temagami si è bagnata per la prima volta nelle acque del Lario, quelle che da ora sono le sue acque di casa mentre per noi è stata la prima volta nella NOSTRA canoa canadese.
E devo dire finalmente! La ricerca è stata lunga e difficile ed ormai la nostra Swift Temagami era arrivata da più di due settimane. Non stavo più nella pelle!

Lunedì Gloria ed io abbiamo fatto giusto un breve giretto. Il primo impatto, arrivando da qualche esperienza con canadesi in polietilene è davvero superlativo: oltre l’aspetto estetico della splendida costruzione in composito (kevlar) con finiture tutte in legno c’è da dire che si carica in spalla con estrema facilità ed il portage è veramente una goduria.

In acqua le dimensioni sono imponenti ma è stato un pomeriggio di calma piatta quindi nessuna difficoltà nonostante Gloria ed io siamo un peso al di sotto del carico minimo richiesto per questa canoa (che è di 190kg)...ma si sa, senza onde e senza vento siamo tutti ottimi marinai e le canoe sono tutte buone!

A bordo si sta bene, i seggiolini sono davvero confortevoli; hanno il legno anteriore concavo ed inclinato in avanti cosa che li rende perfetti sia da seduto che in ginocchio. Questo almeno per quanto riguarda il posteriore. L’anteriore ha la stessa conformazione ma ha in più le guide per la sua regolazione longitudinale, ottima idea per regolare l’assetto della canoa (bisogna fare delle prove a seconda dei pesi in gioco) ma sospetto possa non essere comodo come il posteriore quando in ginocchio ci si avvicina molto al gunwale. Non ho ancora provato a stare davanti per cui sono solo supposizioni, sicuramente troverò qualche amico che ci vorrà fare un giro ed avrò modo di occupare anche questo seggiolino. Comunque poco male, in tandem per rilassanti crociere in compagnia si starà per lo più comodamente seduti. 

Se devo fare un piccolo appunto mi sarei aspettato una velocità di crociera un pelino più brillante rispetto alla NovaCraft Prospector 16 SP3, ma è tutto da vedere… potrebbe essere un’impressione sbagliata a causa dell’imperizia dei pagaiatori alle prime armi con la pala singola e provati dal caldo afoso. Le linee dello scafo suggeriscono delle performance leggermente superiori rispetto al design Prospector e noi non abbiamo ancora sviluppato una discreta capacità e sensibilità nelle canoe aperte.

Prima di sbarcare un brindisi è stato d'obbligo. Giusto perché per la prima uscita almeno una cambusa simbolica era da avere sono saltati fuori da una sacca stagna due spritz pronti, poi siamo andati a recuperare Matteo dai nonni. Speriamo presto di riuscire a portare anche lui con noi, questa canoa è perfetta per le famiglie ed una zavorrina di almeno una decina di kg abbondanti farebbe solo del bene all’assetto della canoa. Beninteso che il ruolo di zavorrina sarà accettato solo per i primi anni, poi pagaietta in mano!
D’altronde la "scimmia" per la canoa canadese è nata proprio con l'idea di portare Matteo sull’acqua il prima possibile; e ci sono buone speranze dato che, durante la grigliata sociale del CK90, abbiamo messo la Swift sul prato e Matteo se ne è subito impossessato, non voleva più uscire!

il capitano ha già trovato la sua postazione

Ieri in agenda c’era una navigazione notturna in kayak con i ragazzi del CK90 approfittando della luna quasi piena, così ho deciso di arrivare nel tardo pomeriggio per fare una prova di navigazione in solo.

Anche chi è appena entrato nel mondo della canadese capisce subito che una canoa da 5m e 30cm per 94 cm di larghezza, con un carico ottimale dichiarato tra i 190 ed i 306kg non sia proprio pensata per le pagaiate in solitaria. Oltretutto la conformazione del seggiolino anteriore e - soprattutto -  lo scafo spiccatamente asimmetrico impediscono di usare il trucchetto di invertire punta e coda per adattare una tandem all’utilizzo in solitaria.
A dire il vero poi non sarebbe stato neanche il giorno giusto per questi esperimenti dato che c’era una discreta Breva (vento tipico del Lario che nel pomeriggio soffia da sud).

Facendo qualche prova ho trovato che il traverso posto tra il seggiolino posteriore ed il giogo era il punto idelae dove posizionarsi, quello in cui la canoa prendeva un assetto che a sensazione mi è sembrato corretto e restituiva sensazioni di più facile gestibilità. Tale traverso è un rinforzo strutturale per lo scafo e purtroppo è troppo alto sia per sedersi sia per appoggiare le chiappe stando in ginocchio, ma è sempre meglio di niente.
Ci sarà possibilità in futuro di adattare questa canoa alla crescita di Matteo montando un terzo seggiolino di fronte al giogo (cosa molto intelligente vista la portata) ed anche una barra inclinata alla giusta altezza per l’andatura in solitaria (a meno di preferire l’acquisto di una canoa più adatta al solo, magari attorno ai 15/16’, cosa che sarebbe più sensata rispetto al girare da solo con un transatlantico ma Gloria ha già posto veto anche per gli anni a venire).
Comunque quando la Breva mollava si navigava abbastanza bene; mentre quando rinforzava ero costretto a pagaiare dal lato sottovento. Ho raggiunto il campetto slalom con l’idea di fare qualche manovra  e poi mi sono lasciato aiutare dal vento, questa volta in coda, per la tratta di rientro. Poteva andare meglio ma sinceramente pensavo fosse peggio.

Con il vento contro ho trovato più efficace pagaiare genuflesso, con una postura simile a quella del C1 sprint. Immagino che con il migliorare della tecnica e la pratica possa migliorare parecchio.
Ricordo che all'EKOwintry a cui ho partecipato nel 2017 c'era Lorenzo Molinari con una particolarissima C2 di Alessandrini in cui ha caricato dei massi per tenere la punta in acqua restituendole un assetto idoneo; ammetto che l'idea mi ha sfiorato, e sarebbe probabilmente stata anche una cosa intelligente... ma non avevo neanche un tappetino per evitare di rovinare il tessuto di kevlar interno: accortezze da canoa nuova, al rientro l'ho anche pulita.

Festeggiamenti in corso

Bene, ora la canoa c'è, ha ricevuto il nostro battesimo nel Lario. C'è solo da iniziare a divertirsi!



 


venerdì 22 luglio 2022

La flotta si espande #3: canadian edition!

 


Non è un segreto, da tempo ero alla ricerca di una canadese. Acquistarne una in Italia è però davvero un’impresa. Tolti alcuni modelli in polietilene dal peso mastodontico non si trova quasi nulla.

Da molti mi è stata consigliata la tipologia Prospector, prodotta da praticamente tutti i costruttori (sebbene ogni marchio abbia la sua "interpretazione"); è una categoria di canoa ideata per le spedizioni di più giorni sui fiumi portandosi dietro carichi pesanti. Non proprio l'utilizzo che avevo in mente: principalmente farò uscite di una giornata in acqua piatta.
Cercavo qualcosa tra i 15’ ed i 16’ di lunghezza, adatto più ad acque piatte che al fiume (ma che comunque si trovasse a suo agio in I°, magari con qualche sporadico passaggio di II°), con poca presa al vento, che si adattasse bene sia in tandem sia in solo.

Mi sono innamorato di un modello che -sulla carta- rispecchia perfettamente queste caratteristiche: la Pal di Nova Craft Canoe. Peccato solo che il rivenditore più vicino di questo marchio si trovi in Olanda.

Da qualche mese in Italia c’è un importatore ufficiale del marchio Esquif, casa che però è più votata all’acqua bianca; non ho trovato nel loro catalogo un modello le cui caratteristiche -almeno sulla carta- mi convincessero al 100%.

Nelle ricerche tra i più importanti produttori del settore ci si imbatte, tra gli altri, anche nel marchio Swift. Offrono un prodotto di qualità artigianale, con ampie possibilità di personalizzazione ed una cura maniacale per le finiture ed i dettagli. Basta seguire il loro canale Youtube per rendersi conto dei gioiellini che sfornano.
Le linee della loro serie “Prospector” si discostano parecchio da quelle degli altri marchi.
Si può dire che NovaCraft progetta pensando agli amanti delle lunghe spedizioni, Esquif per chi cerca adrenalina in acqua bianca mentre Swift offre elegantissime e lussuosissime barche da crociera.
In un video presentano la loro Prospector 16’ come un progetto ispirato alla Pal della storica Chestnut Canoe Company, azienda leggendaria del passato da cui i moderni costruttori traggono ancora spunto. Una Prospector 16 di Swift sarebbe davvero un sogno… ma che prezzi!

Nelle mie lunghe ricerche sul web tra i vari rivenditori europei, quando ormai mi ero rassegnato ad affrontare il viaggio in Olanda per accaparrarmi una Pal, trovo l’ex importatore di Swift che ha da poco cessato attività. Si trova in Carinzia, vende le canoe ex-demo, lo contatto e mi risponde che gli rimane solo una Temagami con alcuni segni sul gel-coat, costruzione in kevlar ultraleggero, tutte le finiture in legno, di colore rosso (l'immagine di copertina in verde/bianco è quella da catalogo).
Si tratta di una canoa enorme: 17’6” di lunghezza (534cm), per sfruttare le sue caratteristiche idrodinamiche richiede un carico minimo di 420lbs (190kg). 
Nel 2017 questo modello è stato usato per la circumnavigazione dell’Inghilterra, quindi non proprio una canoa da uscita giornaliera con carico leggero.
È molto lontano da quello che cercavo ma non ho resistito alla tentazione: oggi, dopo la notte al lavoro, ho fatto un pisolino e sono partito partito per l'Austria allettato dall'idea di comprare una Rolls-Royce al prezzo di una Panda.

La Temagami è un modello non recentissimo e non più in produzione da qualche tempo; questo esemplare ha già qualche anno sulle spalle. Dal numero di serie risulta prodotta nel 2008. Ha qualche segno sul gelcoat, l'interno mostra il kevlar che sembra perfettamente in ordine; le finiture sono tutte in legno (frassino e ciliegio). Il legno ha forse bisogno di una mano d'olio ma è davvero tutto in ordine. Diciamo che in mano a me in un paio di anni potrebbe subire più danni di quanti ne abbia causati Wolfgang in 14. Approposito del precedente proprietario è davvero una persona squisita; sia lui che la moglie. Organizzano ogni anno in maggio un simposio simile al Camp di Sottocosta con escursioni e corsi... Magari un'idea per delle future vacanze dato che la Carinzia, vista di sfuggita dal finestrino, sembra davvero una regione graziosa.


Ora mi ritrovo con una grande canoa per le uscite in famiglia… magari in futuro troverò una buona occasione anche per qualcosa di più adatto alle uscite in solo.
Chiudo con delle immagini reali del mio esemplare, spero di pubblicare prestissimo foto in acqua!



PS: è passato meno di un  anno da quando, a Settembre 2021, alla grigliata sociale del CK90 mostravo a tutti il mio nuovo Tiderace Xceed. Domani ci sarà la grigliata sociale 2022 e nuovamente avrò una canoa appena ritirata da mostrare!
Penso però che Gloria voglia interrompere questa usanza di acquistare una barca ogni volta che ci si ritrova in sede per una mangiata.

sabato 4 settembre 2021

La flotta si espande #2

 



Penso di aver escogitato un metodo perfetto per costringere la vostra moglie a regalarvi un kayak.

 

E' più facile di quanto si possa pensare, basta seguire questi semplici passi:

1- compratele un kayak nuovo, adatto alle sue esigenze e con cui si trovi bene;

2- usatelo in continuazione, promettendo di stare attenti a preservarne l'integrità;

3- ogni tanto arrivate a casa costernato confessando di aver fatto involontariamente qualche piccolo graffietto sullo scafo.


Ad un certo punto, dopo aver esaminato centimetro per centimetro il suo kayak ed aver constatato la presenza di più di una piccola abrasione non ne potrà più di vedervi deturpare il suo gioiellino e si ritroverà con le spalle al muro.
Si convincerà da sola, l'unico modo di interrompere questo scempio è prendere al bambinone una canoa nuova tutta sua da riempire di sfrisi!

Scherzi a parte, da mesi e mesi ormai ero bersaglio di molte battutine al CK90. Mi si accusava di aver regalato il Pace17 a Gloria con il solo scopo di usarlo io. Più di una volta si è insinuato anche il dubbio che la gravidanza sia stata architettata a puntino per costringerla parecchi mesi lontano dalla sua nuova canoa.

Ancor più sono stato deriso lo scorso sabato quando mi sono presentato ad una sessione di esercizi a bordo del mio buon vecchio Prijon. "Da quando ha rotto la pagaia non glielo fa neanche più vedere il Pace!" era il commento generale.

 

L'altro giorno mi è arrivato un inaspettato messaggio da Guido Grugnola. Diceva:

"Ciao, ho qui un Tiderace XCEED pronto per il CAMP che aspetta di essere ritirato da te!"

 Sorpresona davvero inaspettata... probabilmente l'idea di passare un'intera settimana tra le rocce dell'Argentario col Pace causava a Gloria crampi notturni.

Sono sicuro sarà per me un ottimo compagno di moltissime escursioni. Anche se spero che ogni tanto qualche uscitina col Pace mi verrà ancora concessa.

Per il Camp non avrò la mia groenlandese ma potrò sfoggiare un kayak nuovo di pacca!

 

l'arrivo al CK90

 A ritirare il kayak da Tuilik abbiamo portato anche il piccolo Matteo. Giusto per iniziare a fargli assimilare la voglia di pagaiare!

Matteo nello spettacolare salone di Tuilik




mercoledì 25 agosto 2021

Un roll finito male

 



Da qualche tempo ho preso il vizio di andare nel tardo pomeriggio al CK90 con lo scopo di passare un paio d'ore in acqua a fare roll, appoggi o altri giochi che mi consentano di combattere la calura estiva nelle fresche acque del Lario.

Ieri sera ho incontrato Paolo che assieme a Felice era impegnato in un corso alle nuove leve del sodalizio e mi ha concesso un giro prova sul suo NDK Explorer nuovo di pacca. Successivamente, tornati di fronte alla sede Gallavesa  ho ripreso le mie solite pirolette col Pace.

Al terzo roll, dopo aver passato qualche secondo a rilassarmi in appoggio alto il patatrac. Si è spezzata di netto la mia cara Avatak Terranova. L'ho sentita sfibrasi proprio all'altezza del palmo della mano.

Storia triste... mi toccherà andare al camp di Sottocosta  con un'europea.

martedì 2 giugno 2020

La flotta si espande


SPOILER: si, è un Tiderace Pace 17 G-core


Due cose erano assolutamente imprescindibili riguardo l'acquisto del nuovo kayak:

1- non avrei preso un kayak alla cieca, senza averlo provato possibilmente in situazioni diverse;
2- doveva essere una barca Made in Italy.

E così eccoci qui, oggi, con un Tiderace Pace 17 (costruzione G-core) che ci aspetta nella sede del CK90.  Kayak inglese in cui nè Gloria nè io abbiamo mai avuto modo di infilarci il sedere.
La coerenza con sè stessi prima di tutto.


E' bastata una sera, un post su Instagram di Tuilik che annunciava uno sconto su due kayak in giacenza (di quelli costruiti prima dell'accordo Tiderace - Nelo), per convincermi a mandare all'aria tutti i miei buoni propositi.
Ordinato al volo -ormai tre mesi fa- e ritirato ieri da Felice assieme ai nuovi arrivi del CK90 dato che sono ancora in quarantena.

Le premesse sono ideali. Avendo i nostri cari Prijon Touryak 470LV (che ci teniamo stretti stretti) cercavamo qualcosa di più veloce e più tecnico ma ugualmente sicuro e comodo come pozzetto.
Riguardo le performance sembra evidente che nessuno possa mettere in discussione quelle del Pace17, che è indubbiamente il punto di riferimento per le spedizioni ed i tour veloci pur consentendo una buona agilità.
Sul pozzetto mi sono sentito di rischiare. Le altre due barche di questa casa che ho pagaiato (il Vortex e l' Xplore-M) si sono rivelati molto comodi ed il Pace-17 con i suoi 405l di volume -di cui una generosa porzione a prua- non vedo come possa essere da meno.

Ad aver potuto scegliere avrei puntato sulla versione S, forse più adatta considerando che il maggior utilizzatore sarà probabilmente Gloria e che verrà impiegato al 99% in uscite di un giorno con carico molto leggero. Ma non ho saputo resistere alla tentazione dell'offerta.
Un kayak veloce, nato col timone ed - a quanto dicono i suoi utilizzatori - anche molto stabile... praticamente Gloria non avrà più scuse per dare bidone ai vari raduni ed escursioni.
Sulla carta, comunque, non vi sembrano essere grandi differenze fra le due taglie che presentano una differenza di volume quantificata in 30l e con minime variazioni di dimensione: la lunghezza dello scafo resta la medesima e la larghezza varia solo di 5mm (53cm contro 52,5). Non saprei se anche in altezza ci sia qualche millimetro di limatura...ma comunque non mi sembra un gran stravolgimento e con la taglia standard si avrebbe solo da guadagnare in spazio per le gambe ed i piedi. Al limite avrà bisogno di un carico extra di materiale per esprimersi al meglio.

L'unica cosa che mi fa rosicare è che ai raduni resterò l'unico col tozzo e cicciottoso plasticone, e dalle retrovie arrancherò come sempre guardando però avanti Gloria, nel gruppo di testa, con un filantissimo kayak da 5 metri e 22. Ecco a cosa serve la cima traino!
Inutile che ve lo dica, conto già di fare qualche incursione nella sede del CK90 ed impossessarmene per qualche mezza giornata!  ...e sono sicuro che entrambi ci troveremo molto, molto bene!

Tra l'altro questo 2020, nonostante i 3 mesi di forzata interruzione delle pagaiate, è stato un anno di grandi cambiamenti dal punto di vista dell'attrezzatura:
Ho preso un nuovo PFD della Kokatat, sempre da Tuilik, dato che il mio comincia a mostrare qualche segno di usura; solo un problema estetico, è ancora tutto perfettamente in ordine (mentre quello di Gloria sembra uscito ieri dal negozio, chissa perchè) ma anche li mi sono fatto attirare da un'offerta su un modello che ha una conformazione della parte posteriore molto alta, il che risulta più comodo con il pozzetto del Touryak che ha una mastra e un poggiaschiena particolarmente ingombranti.

Ho preso al volo anche una pagaia completamente in carbonio della WaveDesign (questa si Made in Italy). E' la versione più grande di quella che ha Gloria e spero che sia il pretesto, finalmente, per imparare ad usare come si deve l'europea.

Adesso cosa ci manca? ah si... tornare finalemente liberi e mettere tutto in acqua!


Gli amici del CK90 ce lo conserveranno ancora impacchettato fino a che potremo pagaiarci, spero prestissimo!!!

lunedì 27 aprile 2020

La pandemia del canoista

Luino - febbraio 2017


Oggiono in inverno
In molti hanno dato consigli su come un canoista potrebbe spendere del tempo durante l’isolamento forzato in casa. Si è parlato di manutenzione all’attrezzatura, letture, studi, visione di documentari, esercizio fisico in salotto, condivisione di esperienze in teleconferenza e pianificazione delle future navigazioni.
Tutte attività interessanti e stimolanti.
Io ne volgio proporre una noiosa, molto noiosa: la sistemazione dell’archivio fotografico.

Era uno dei "doveri" che rimandavo da troppo tempo, più o meno dal 2017. Ho dovuto mettere assieme 4 hard-disk ed un numero non ben precisato di schede SD (credo di averne in giro ancora qualcuna non censita nascosta in qualche zaino)… era una faccenda davvero necessaria.

Ho continuato il lavoro secondo un modello logico con cui anni fa avevo iniziato l’archivio e ne sto anche approfittando, visto che il tempo libero non manca, per aprire ogni cartella e fare pazientemente pulizia dei file che – obiettivamente – non ha senso tenere. Attualmente sono a circa metà dell’opera; la mole di immagini a cui sto lavorando in questi giorni non riguarda solo le uscite in kayak ma c’è praticamente di tutto.
Sto così liberando parecchi Gb di spazio, preziosi per chi ha una macchina che permette di avere file RAW, ed al contempo dando all’archivio un ordine che permetterà in futuro di recuperare facilmente le immagini in caso siano necessarie.
Sto anche pensando di acquistare altri hard disk o dello spazio in cloud per avere una seconda copia delle mie foto vista la non completa affidabilità di questi supporti nel lungo tempo.

Tombolo della Giannella visto dall'alto il giorno prima di fare il periplo dell'Argentario




C'è però un risvolto ad allietare questo duro compito. Aprendo le cartelle e facendo una carrellata delle singole immagini per decidere cosa tenere e cosa eliminare non è raro imbattersi in qualcosa che inizialmente non ci aveva colpito e che avevamo messo da parte.

Ecco qui, in questa pagina del blog, qualcuno di quegli scatti… con la speranza di poter tornare presto in acqua!


Avvicinamento a San Vigilio - Garda durante l'ultimo Concentrazioneskimokayak




venerdì 24 agosto 2018

portapagaia "made in nonna"



L'accessorio che ci voleva per togliere le pagaie dalla fastidiosa posizione in mezzo ai sedili quando si viaggia in auto.
Due portapagaie in tessuto resistente per proteggerle dai segni delle cinghie a cricchetto necessarie per assicurarle alle barre portatutto sul tetto dell'auto.

Richieste alla mia sarta di fiducia martedì ed ultimate oggi, giusto in tempo per partire per l'isola di Krk e, sulla strada del ritorno, partecipare al canoaraduno di Iseo.


Due sacche su misura: una per la mia groenlandese ed una per l'europea di Gloria!




martedì 23 agosto 2016

Manutenzione pagaia groenlandese

Lo so, solitamente è un'operazione che si fa dopo anni e anni di utilizzo ma il mio talento di far danni è noto ed io, previdente, avevo chiesto a Sergio di Avatak come "mettere le mani" sulla pagaia in caso di necessità.

Eh si, la mia bella Avatak è rimasta segnata da traumi subito al suo battesimo; alla prima uscita a Moneglia con un piccolo incidente in grotta e poi l'uso scellerato che ne ho fatto sul delta del Po sicuramente non le ha giovato.
In particolare il primo evento ha lasciato degli evidenti "morsi" ed il secondo ha avuto un'effetto abrasivo sulla finitura del dorso delle pale con, in alcuni punti, dei pezzi in cui il legno sembrava ingrigito ed opacizzato (segno che la vernice protettiva era del tutto stata rimossa).

Così, per non rischiare che -seppur in piccoli punti- l'acqua arrivasse ad intaccare il legno ho deciso di intervenire in maniera prematura rispetto alle previsioni.


Dopo l'ultima gita al lago di Pusiano ho approfittato del sole di agosto per lasciare qualche giorno la pagaia ad asciugare sul balcone... giusto per esser sicuro che se anche qualche molecola d'acqua è riuscita ad impregnare il legno sia evaporata prima di intervenire.

Ieri ho scartavetrato tutta la superficie con carta vetrata grana 180 ed ho poi rimosso accuratamente tutta la polvere con aria compressa seguita da una passata di panno asciutto.
Disposta poi la pagaia su due cavalletti appoggiandola sulle protezioni in vetroresina ho dato la prima mano di finitura satinata per esterni ed ho atteso fino ad oggi per dare la seconda, ed ultima, mano di vernice.

Ora avrà
qualche giorno di riposo per una completa asciugatura... ma non troppi: sabato si va al raduno sul Sebino e non ho la minima intenzione di lasciarla a casa!

mercoledì 8 giugno 2016

Gloria al timone!

Lo scorsa domenica il meteo ci ha tenuto chiusi in casa. Ne abbiamo approfittato per dotare il kayak di Gloria di timone.
Volendo in commercio si trovano kit "universali" coi quali si può risparmiare un po'; altrimenti avendo a disposizione qualche attrezzo (un trapano a colonna e poco altro) si potrebbe tentare un'autoscostruzione senza probabilmente incontrare troppe difficoltà.
L'originale costicchia un po'... ma viene fornito direttamente pronto all'installazione, ed il risultato è garantito... oltretutto un bel kayak nuovo merita di avere il SUO timone.
Qualche giorno prima sono andato al Tuttocanoa (importatore esclusivo per l'Italia di Prijon) per recuperare il set originale che è uguale per tutti i kayak monoposto di questa casa.

Non occorre aggiungere nulla. Tutti i cavi, moschettoni, elastici, viti e dadi sono già compresi nel kit.

Ansia da trapano
Si installa la "lama" direttamente sul supporto che sta a poppa di tutti i kayak Prijon (si usa la brugola del seggiolino); con trapano e punta da 4mm si fora dove si vorrà installare l'occhiello che tiene tese le cimette che si manovrano per armare o disarmare il timone, unica accortezza è quella di trovare un punto idoneo e che non disturbi troppo nel mettere o togliere il paraspruzzi.
La parte più lunga è giocare a rifare i nodi che tengono in tensione questo comando in maniera da trovare la misura giusta.

Ora basta far passare le cordicelle che comandano la direzione tramite la pedaliera nei passacime che già si trovano nel kayak. Si parte infilandole dal pozzetto proprio sotto ai premicosce; una volta arrivate a poppa si fanno dei nodi sui moschettoni ai lati della piastra che fa da bilanciere. Una volta fissate le cinghie regolabili ai pedali e tagliata la cimetta in eccesso il lavoro è fatto.


Prove coi tiranti
Per ora solo il kayak di Gloria è timonato, io voglio provare a farne a meno
Il kayak con timone è come la macchina col cambio automatico e mi sono convinto del fatto che sia meglio imparare a gestire kayak con la pagaia ed il baricentro prima di concedersi questa comodità... un po' come è meglio saper usare un cambio e una frizione prima di passare ai due pedali.


www.tuttocanoa.it
http://www.prijon.com/



Lavoro finito: approvato dalle due supervisori Aika e Maya

domenica 5 giugno 2016

La mia nuova pagaia

La pagaia è lo strumento con il quale si imprime  movimento ad una piccola imbarcazione.

Uno strumento tanto efficiente quanto sterile se pensiamo ad una pagaia “europea” o “moderna” costruita in carbonio ed altri materiali compositi ultra-moderni ed in cui lo studio che c'è dietro le sue forme è stato fine e curato quanto lo è quello di un'automobile da corsa.

All'estremo opposto troviamo le groenlandesi in legno. Non sono state studiate da ingegneri al pc ne tanto meno sono fatte in laboratori che lavorano materiali degni di una ditta aerospaziale. La loro forma è stata sviluppata dagli inuit in secoli (o forse millenni) di utilizzo in mare; loro le costruivano con i tronchi ed i rami che il mare gli donava, legni che arrivavano da chissà dove e che venivano sapientemente intagliati e lavorati a mano con strumenti semplici. Ognuno ha le sue preferenze, sia sulla tipologia che sui materiali, ma nessuno è immune al fascino di un bell'oggetto in legno fatto a mano.
Se non siete inuit ma siete europei, e magari avete la fortuna di abitare vicino ad un bravo artigiano del legno appassionato di kayak, potete concedervi un gran lusso: avere come pagaia un bell'oggetto;

una vera e propria piccola opera d'arte come può esserlo solo il frutto del lavoro e della passione di un piccolo artigiano che ama il suo lavoro.

Domenica siamo stati in una valle del varesotto, a casa di Sergio. Lui produce le pagaie a marchio Avatak. Gloria aveva deciso di regalarmi una sua creazione e mi ha detto di scegliere quella che volevo.
Sergio si definisce falegname ma in realtà il suo lavoro è qualcosa di più:
Con le diverse essenze si diverte a giocare per ottenere risultati diversi in termini di flessibilità e robustezza. Le Avatak sono costruite con ben 11 inserti di legni diversi avendo cura di utilizzare legni leggeri e flessibili per le parti centrali e legni più duri e resistenti per quelle più soggette ad urti ed usura. Gli accostamenti cromatici tra le varie essenze sono quasi sempre azzeccati al punto da far invidia al lavoro di un'ebanista; c'è da meravigliarsi del fatto che molti le vogliano verniciate in nero.

Dopo aver maneggiato qualche pagaia ed averne viste e toccate altrettante in vari stadi di lavorazione mi sono innamorato di quella dalla forma più semplice (che lui chiama “Terranova”)  che riposava su due cavalletti assieme ad altre sue simili dopo aver ricevuto l'ultima mano di protettivo trasparente. E' stato un piacere anche ascoltare le caratteristiche delle varie essenze utilizzate:
Abete rosso per l'anima che corre per tutta la lunghezza, Cedro rosso  e DiFou per le pale , Teak per il manico. La mia Terranova è lunga 234cm e pesa 947g.
Per ora riposa infilata nel pozzetto del kayak...ma come il proprietario non vede l'ora di andare in acqua!

http://www.avatakpagaie.com

SottocostaKayakCamp - Argentario 2026

  Ed anche questo anno è passato il SottocostaKayakCamp . La location che abbiamo scelto per il 2026 è un luogo che molti in Sottocosta (spe...