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venerdì 31 maggio 2024

ISKGA - Coastal Planning & Navigation a Lerici

L’aver superato l’esame Pagaia Azzurra - SK3 lo scorso mese mi ha sbloccato una serie di possibilità d'accesso alla disciplina del kayak da mare praticata ad un certo livello.

Così, quando ho visto pubblicato il bando di iscrizione al corso ISKGA - Coastal Planning & Navigation Module tenuto presso Santa Teresa a Lerici, la voglia mi è venuta.

Ora, sebbene ancora adesso non abbia ben capito come sia strutturata la formazione ISKGA (International Sea Kayak Guide Alliance), ho colto al volo l’occasione che si presentava golosa per alcuni motivi:
1- l’argomento di questo modulo mi appassiona molto ed interessa;
2- Santa Teresa: amo quel posto e ne sentivo la mancanza;
3- un corso con Guido Grugnola è sempre un corso con Guido Grugnola, torneresti a casa arricchito anche se l’argomento trattato fosse “come accendere la luce dell’aula corsi alla Scuola di Mare” (che detto così sembrerà anche semplice… ma voi avete mai provato a cercare dove diamine hanno nascosto quei dannati pulsanti?);
4- pur non avendo ben chiaro il funzionamento dell’ ISKGA, mi solleticava l’idea di mettere il naso in un percorso formativo ai massimi livelli di respiro internazionale, una sfida interessante.

Detto fatto, si parte per il Golfo dei Poeti. Il corso è strutturato in due giorni.
Il primo in aula ed il secondo…anche. Ma allora quando si va in kayak?
Di notte. Ovvio!

imbarco dopo il tramonto

In tutto eravamo 3 partecipanti, questi corsi ne prevedono un massimo di 4. Ho ritrovato Sergio, che ha fatto praticamente tutti i moduli, ed ho conosciuto Andrea di Vicenza il quale passa all’incirca metà anno a casa sua, sul Brenta, a fare la guida in raft e l’altra metà dell’anno - sempre a fare da guida - ma in Groenlandia. Ha raccontato di esperienze pazzesche pagaiando tra gli iceberg e lungo i ghiacciai rimasti. Ovviamente anche lui molto avanti nel percorso formativo.

Il primo giorno è stato davvero impegnativo con una filata incredibile di ore in aula a parlare di pianificazione, carteggio, calcoli di marea e relative correnti. Si toccano anche argomenti laterali ma comunque fondamentali quali il segnalamento marino, oceanografia e procedure VHF.

Guido ha usato questa occasione per un piccolo esperimento: ha inserito una parte dedicata alla navigazione astronomica. Una cosa davvero molto basilare, guardando le costellazioni principali con l’idea non certo di fare il punto, ma di riconoscere e trovare un allineamento utile da seguire per continuare a pagaiare nella notte senza dover ogni pochi minuti accendere la luce, controllare la bussola e spegnere la luce perdendo abbrivio.
Devo essere sincero: questa cosa delle stelle mi aveva lasciato un po’ scettico sia la sera precedente, quando mi era stato anticipato, che durante la lezione.

Poi quantitativi di esercizi su varie carte nautiche: rotte, distanze, correzioni di declinazione, compensazioni di deriva, rilievi, ricerca di allineamenti, valutazioni di varie ipotesi di percorso guardando correnti, batimetriche e segnali.
Si è lavorato dapprima con tutti gli strumenti da carteggio nautico, poi con un’attrezzatura sempre più minimale fino ad arrivare all’uso della sola bussola cartografica e relativo cordino.

In questa parte al tavolo da carteggio devo dire di essermela cavata molto bene; avere fatto un istituto tecnico aeronautico ed il brevetto di pilota privato di aeroplano mi ha aiutato davvero moltissimo. Erano tutte cose che fino alla maturità masticavo ad occhi chiusi, ed il mio cervello non ha fatto la minima fatica a rispolverare queste competenze. Tutto merito dell' insegnante di navigazione, era semplicemente un mito: l’ing. Hani.

Non mi viene in mente nessun altro professore che abbia lasciato in tutti i suoi allievi solo ricordi positivi. Tutti lo amavano e ne avevano grande rispetto ed ammirazione per i suoi metodi decisamente non convenzionali.
Ricordo addirittura che noi studenti dell’aeronautico ci facevamo chiamare “i discepoli di Hani”.
Due anni fa l’ing. è “volato più in alto” e mi ha fa davvero piacere poter sfruttare, anche se in un altro ambito, ciò che mi ha insegnato. Il migliore dei modi per tenere vivo il ricordo di un Grande Uomo ed un ottimo insegnante.

Ultimo esercizio della giornata: ognuno avrebbe dovuto fare la pianificazione per la navigazione di quella notte, come se dovesse guidare il gruppo per l’intera durata. Alla fine ci siamo confrontati ed - assieme - abbiamo tracciato le rotte definitive facendo un merge raccogliendo le idee migliori di tutti.
Prima di mangiare avevamo già preparato e consegnato alla Scuola di Mare il piano di navigazione e compilate le varie copie del piano di navigazione notturna che ogni kayaker deve tenere in coperta. 

Mentre ripassavamo le procedure night navigation la cena era pronta, poi meritata pausa in attesa del buio.

Navigazione suddivisa in 8 tratte, io ho guidato in 3: due cortissime ed una più lunga.

Alla prima ho fatto proprio una pessima figura: un banale attraversamento da fanale a fanale davvero cortissimo (0,25nm). Una cosa tranquillissima: dobbiamo andare da qui a li. Linea di fronte, nessun traffico in arrivo, prua alla base della luce e si parte. Ci abbiamo messo addirittura meno dei 5’ pianificati perché viaggiamo sopra ai 3kts prefissati. Una tratta così banale che nemmeno mi è venuto in mente di guardare la bussola. La marea era in diminuzione ed il Golfo dei Poeti si svuotava creando in questa strettoia della corrente, troppo poca per essere percepibile ma sufficiente perché all’arrivo la nostra bussola fosse modificata di quasi 10°. Non ho navigato, ho tenuto la prua inchiodata sul fanale e, di conseguenza, non mi sono nemmeno accorto che qualcosa ci portava in fuori.

Come partenza non proprio il massimo.

La tratta successiva verso un segnale speciale galleggiante non illuminato in direzione del mare aperto, fatta la prua con la bussola Guido ci ha indicato una stella (purtroppo non ricordo né il suo nome né la costellazione a cui appartiene) che combaciava con la nostra rotta. Ironia della sorte il primo tentativo con questa cosa delle stelle era toccato proprio a me che la ritenevo un po’ una boiata.

E’ stato un tratto breve, ma navigare nel silenzio della notte seguendo una stella mi ha emozionato.
Stai conducendo il tuo kayak in mare ma sei allineato con il cielo. Seguendo l'astro a circa ad un minuto dallo stimato ho individuato la silhouette della meda un po’ spostata a sinistra. Obiettivo raggiunto, guardando per aria. Fantastico!

L’ultima tratta che ho guidato è stata la più lunga delle tre, sempre verso il mare, alla ricerca di un punto segnato a matita sulla carta. Pura navigazione stimata. Si imposta la prua che - fortuna vuole- combaciava con le lucine di una nave ancorata a qualche miglio di distanza.

Ogni 4-5’ accendevo la lampada frontale rossa per verificare che, sempre puntando quelle luci, la rotta bussola non cambiasse. Non è successo, quindi non eravamo soggetti né a deriva né a scarroccio; non serviva compensare ma sicuramente rallentare un pochino. Ci siamo concessi una breve pausa dato che, nelle tratte precedenti, avevamo appurato di viaggiare sopra i 3 kts ed in più avevamo un leggero vento in poppa.

rilevamenti riportati sulla carta in navigazione

Percorsi i 20’ pianificati abbiamo fatto dei rilievi per capire se fossimo in target sfruttando il faro del Tino ed il fanale verde della bocca del porto. Eravamo in rotta ma ci mancava ancora un pochino. Abbiamo proseguito fino ad aggiustare il rilievo del Tino.

Raggiunto questo punto in mezzo al nulla la  guida è passata ad Andrea per raggiungere il fanale verde di Lerici. Questo segnale non era visibile dalla nostra posizione così, nuovamente, dopo aver messo la prua con la bussola  abbiamo prima guardato le stelle, poi degli allineamenti di edifici illuminati sulla costa. 

Da Lerici a Santa Teresa rientro costeggiando;  in un tratto di scogliera particolarmente buio la turbolenza creata dalle pagaie eccitava il plancton che si accendeva di bioluminescenza. La pala lasciava dietro di se una scia bianca piena di puntini luccicanti che risaltava sul mare perfettamente piatto e nero. Troppo debole per impressionare questa luce su foto o video, uno di quei ricordi che rimarranno solo nella memoria di chi c'era.

Pensavamo di fare una notturna che avesse solo aspetti prettamente tecnici e didattici; invece abbiamo anche inseguito le stelle e siamo scivolati su un tappeto fluido luminescente. Che navigazione magica!


L’indomani ancora in aula per un dettagliato debriefing della notturna ed altri aspetti teorici, principalmente cenni di meteorologia. Il corso si è concluso a metà pomeriggio.

Due giorni davvero intensi, da cui ho tratto grande soddisfazione. Sono stati resi evidenti alcuni miei limiti su cui lavorare: la percezione delle distanze in mare e velocità di crociera, la necessità di allenare l’occhio alla continua ricerca di allineamenti e l’utilità di sfruttare la bussola sempre, anche nelle navigazioni più banali per essere in ogni momento cosciente dell'essere o meno soggetto a deriva e/o scarroccio.
Ho poi  ricevuto conferma che di meteorologia non ricordo praticamente niente.

castello di Lerici

Insomma, ho imparato un sacco di cose e sono tornato a casa con delle abilità da sviluppare anche nelle pagaiate più semplici e rilassanti fuori dalla sede del CK90.

Non ho però soddisfatto il punto 4 dei motivi che mi avevano spinto ad iscrivermi a questo corso. Non so se il percorso ISKGA sia alla mia portata proprio perché la mia pregressa preparazione aeronautica mi ha facilitato non poco in questo particolare modulo incentrato sulla navigazione.
Ma sono sicurò troverò occasione di soddisfare questa curiosità in un altro modulo più prettamente canoistico o marinaresco.

venerdì 6 dicembre 2019

Winter Sea Kayak Italian Event 2019



Questo 2019 è stato per noi un anno particolare dal punto di vista canoistico. Siamo stati presenti a tutte le più importanti "Bellonate" iniziando da un Cimento invernale destinato a diventare leggenda;  per la prima volta abbiamo partecipato al Sottocosta Kayak Camp, esperienza intensa che ci ha portato a fare grandissimi progressi tecnici di cui siamo veramente felici; anche alla tradizionale notturna sull'alto Lario ci siamo guadagnati il bollino di presenza nonostante il meteo estremo abbia annullato l'evento.
Inoltre io ho preso parte anche al raduno sul ramo di Como ed a una navigazione del Concentrazioneskimokayak sul Garda.
Potevamo quindi mancare all'incontro di chiusura di questo 2019?




Siamo partiti venerdì nel pomeriggio coi kayak sull'auto destinazione Golfo dei Poeti. Le previsioni meteo non erano rassicuranti: niente vento ma mare grosso per il sabato ed al contrario per la domenica acqua più tranquilla però con forte vento e temporali dal pomeriggio. Ma del WISKIE ciò che conta è la cena del sabato sera, vera cerimonia in cui si tirano le somme dei 12 mesi precedenti e si spettegola sulle attività dell'anno successivo.
Unica variazione che Gloria ed io ci siamo concessi rispetto all'organizzazione ufficiale riguarda l'alloggio: abbiamo scelto di stare alla Scuola di Mare Santa Teresa di Lerici, luogo per cui ho una cotta adolescenziale, raggiungendo il resto del gruppo all'hotel di riferimento solo per le cene.
Dopo una notte rigenerante in una splendida stanza con vista sul golfo de La Spezia ci siamo trovati con gli altri al porto di Le Grazie. Imbarcati dopo il briefing nella tranquilla baia eravamo consapevoli che la calma piatta era solo grazie alla posizione ridossata; sul lato esposto il mare era tutt'altro che tranquillo.
Usciti dalla diga foranea ed imboccato il canale che separa la Palmaria dalla terraferma riuscivamo già a vedere, in fondo, gli alti spruzzi bianchi delle onde che si frangevano contro le rocce.
Radunati nel porticciolo di Portovenere abbiamo atteso il ritorno di Enrico che era andato in avanscoperta oltre Punta S. Pietro. "Impegnativo ma fattibile per tutti" è stato il suo verdetto, una rapida organizzazione e via nel canale verso il mare aperto. A Gloria non è stata data alternativa nonostante abbia timidamente tentato di trovare una maniera per defilarsi.
Tra la punta di Portovenere e l'estremo della Palmaria vi era un gran da fare a causa della lavatrice creata delle onde di ritorno riflesse dalle due coste; come pianificato siamo usciti dritti verso il mare aperto di qualche centinaio di metri dove l'effetto delle riflesse svaniva e rimaneva solo il su e giù dato da un'onda che da bollettino era di 1,2 metri.
Siamo restati in fondo al gruppo con Mimmo e Luciano a farci da baby sitter e devo dire che i nostri cicciottosi Prijon di cui spesso mi lamento hanno fatto egregiamente il loro lavoro non concedendoci neanche un momento di incertezza!
Raggiunta l'estremità opposta dell'isola abbiamo virato verso il versante riparato dove siamo sbarcati su una spiaggia per la pausa pranzo. Tornati in kayak dopo la sosta nuovamente rotta sul lato esposto, in acqua mossa, per il periplo di Tino e Tinetto. Impressionante vedere le onde che frangevano letteralmente addosso alla caratteristica statua della Madonna. Rispetto alla mattina siamo stati più vicino a costa per cui nonostante l'onda fosse leggermente inferiore in altezza è stata una navigazione maggiormente movimentata in quanto pagaiavamo in pieno effetto anche delle onde riflesse; il che ha fatto tornare un pesante mal di mare a Gloria. Una volta riguadagnate le calme acque interne abbiamo sfruttato qualche minuto di traino da parte di uno dei ragazzi di Portofino fino a che non si è ripresa del tutto ed abbiamo, come al solito, terminato la navigazione nelle retrovie.

La cena è stata caratterizzata dagli abituali riti e discorsi. Gradevolissima sorpresa è stata la consegna ad ogni partecipante di un libricino con la storia del WISKIE, mentre Gloria ha ricevuto da Luciano e Mimmo una rosa - forse anche questa una piccola tradizione per le ragazze che affrontano per la prima volta il mare grosso ad un raduno.

L'indomani era il giorno della tratta Marinella di Sarzana - Tellaro e ritorno.
All'imbarco eravamo pochi (circa 20 contro i 53 del giorno precedente) ed anche Gloria ha rinunciato. Visto il meteo si è optato per un giro veloce che si concludesse entro 3-4 ore senza nessuna pausa.
Tagliato il golfo -poco interessante fino a Punta Bianca- e di li navigazione sottocosta in direzione Tellaro fino a che ad un certo punto, vedendo il vento rinforzare, abbiamo fatto dietro-front.
Lentamente con sia vento che mare contro abbiamo fatto ritorno al punto di partenza dove lo sbarco è stato in una divertente zona di surf. Vista la mia agilità da ippopotamo ho optato per stappare ed estrarre le gambe a qualche metro da riva così' da potermi ritrovare in piedi col kayak ancora perpendicolare alla riva prima che l'arrivo del frangente successivo tentasse di centrifugare canoa e canoista.
L'unica foto, all'interno di Le Grazie

Il bilancio è a mio avviso assolutamente positivo. Della pizzata "pre raduno" di venerdì e dalla cena ufficiale di sabato si può solo parlar bene dato che è sempre piacevole sedersi ad un tavolo con altri canoisti che arrivano da tutta Italia, dalla Svizzera o dalla Francia. Durante l'escursione di sabato mi sono divertito davvero molto tra le onde (sospetto che su questo punto Gloria non sia d'accordo) ed anche la domenica quantomeno siamo riusciti, seppur brevemente, a fare un giretto in acqua. Gloria è andata, con la fidanzata di Michele, a fare un giro a Portovenere lasciandoci senza auto, senza cellulare, abbandonati su una spiaggia con la muta stagna. Sono tornate poco prima che chiamassimo il telefono azzurro dal bar della spiaggia, giusto in tempo per andare in trattoria con gli amici del CK90 per un veloce pranzo prima del viaggio di rientro. Ed infine sono stato veramente felice di tornare alla Scuola di Mare Santa Teresa, luogo che da solo varrebbe tutto il viaggio.

PS: non ho fatto foto per ovvi motivi. O impugnavo la pagaia o spippolavo la reflex. Bisogna meditare ad una acquisto adatto a finire sott'acqua.

Link ai post degli anni precedenti:
2017








martedì 5 dicembre 2017

Winter Sea Kayak Italian Event 2017



Sono partito con poche speranze, preoccupato sia pechè dubitavo di essere un pagaiatore all'altezza di poter affrontare un raduno in acqua salata sia per le pessime condizioni meteo previste.
Sono arrivato in Liguria venerdì sera dopo una giornata lavorativa, aggregato ad un gruppo di altri 3 canoisti (Alessandro, Lino e Stefano) con cui ho condiviso un appartamento un po' anomalo ad Ameglia mentre il grosso del gruppo alloggiava in un albergo poco distante.
L'indomani mattina il programma prevedeva l'imbarco alle ore 9.00 dal porticciolo di Le Grazie per un giro tra Portovenere, Palmaria, Tino e Tinetto. Al ritrovo ci siamo presentati tutti, ma nessuno aveva la minima intenzione di uscire in mare dato che l'annunciato vento di terra superava i 40km/h.
Si è quindi optato per un giro a piedi. Da Le Grazie a Portovenere la strada non è poi tanta così abbiamo imboccato una mulattiera per scavalcare la collina che divide le due località per coprire a piedi una piccola parte del percorso che avremmo voluto fare in acqua. E' stata una buona occasione per visitare sia la rocca che la famosa chiesetta di San Pietro oltre che le viottole di Le Grazie e la città di La Spezia.
La sera una grande cena a base di pesce tutti assieme; più di 70 appassionati di kayak da mare provenienti da tutta Italia e non solo: anche Svizzera e Francia avevano la loro rappresentanza.
A fine serata  non è mancato il momento del discorso di chiusura dell'anno di attività di Sottocosta tradizionalmente tenuto in rima da Luciano.

Imbarco - Marinella di Sarzana
Domenica mattina ci siamo risvegliati con un meteo perfetto. Al ritrovo -sulla spiaggia di Marinella di Sarzana- eravamo in 42, tutti con una gran voglia di entrare in mare.
Abbiamo pagaiato in maniera rilassata, ci si poteva prendere in continuazione una pausa per fare una foto oppure per mettersi a giocare con le onde in mezzo agli scogli. La pancia del mio Prijon ha fatto conoscenza con più di una roccia semisommersa!
Abbiamo sfilato di fronte al caratteristico borgo marinaro di Tellaro per poi sbarcare su una spiaggia nel golfo tra Punta di Mezzana e Punta di Maramozza mentre alcuni hanno saltato la pausa pranzo per tirare dritto fino Lerici.
Dopo aver mangiato qualcosa (col solito ben di Dio uscito dai gavoni di tutti), in attesa del ritorno di chi ha voluto prolungare la navigazione, seguendo l'esempio degli istruttori che giravano armati di sacchetti portarifiuti ogni kayaker ha raccolto dalla spiaggia almeno un pezzo di plastica. Il canoista passa  sull'acqua senza disturbare, senza inquinare e dove si ferma lascia la spiaggia più pulita di quanto l'ha trovata.
Siamo rientrati sempre molto sottocosta, alcuni filando via dritti a qualche decina di metri dagli scogli, altri come me cercavano di infilarsi in ogni anfratto magari aspettando l'onda giusta per passare sopra ad un masso a pelo d'acqua.
La navigazione si è conclusa con monta tranquillità dato che nonostante la presenza di molti noti "lupi di mare" il passo è stato sempre adatto a tutti: anche chi aveva meno esperienza e barche non proprio performanti non ha mai sentito il fiato sul collo.

Tellaro
Al contrario di quanto mi aspettavo ho trovato questo raduno molto meno impegnativo rispetto a quelli fatti in lago. C'è però da considerare un fatto: la navigazione di sabato  sarebbe stata più lunga ed impegnativa rispetto a quella di domenica programmata per essere affrontata da un gruppo di pagaiatori già provato dalle fatiche in mare ed a tavola del giorno precededente.
Counque l'andatura è stata veramente moderata; oltretutto se al lago mi sento spesso una mosca bianca con il mio cicciottoso Touryak in un gruppo di filantissime barche marine qui c'erano parecchi kayak in polietilene anche poco performanti (Lino, a bordo di un modestissimo Oasis 390, ha dato prova di essere un gran pagaiatore. Io con quel kayak avrei alzato bandiera bianca a metà percorso). Il gruppo si è adeguato ad un'andatura comoda per tutti e nessuno si è sentito limitato.

Inutile dire, come sempre, che è stata una bella occasione sia per ritrovare persone con cui già avevo fatto amicizia sia per creare nuovi contatti in rubrica. In particolare mi ha fatto piacere reincontrare Guido e Felice che sebbene siano anche loro lombardi (Felice addirittura Lecchese) non avevo praticamente più rivisto dal corso Foundation, fatto tra l'altro proprio in queste acque.
Ormai, sebbene non conosca ancora tutti, ho ben capito che l'ambiente del kayak da mare è composto da bella gente.

Rientro a Sarzana col bianco delle cave di Marmo che si confonde con la neve


Prime volte di questo evento:
-primo raduno in acqua salata;
-prima volta con 2 kayak sul tetto della Fabia (i 2 Prijon non ci stanno ma l'Isel di Alessandro essendo più stretto c'è stato giusto giusto).




venerdì 8 aprile 2016

Corso Foundation - Lerici

Un fine-settimana magnifico quello appena trascorso. Un corso di kayak ci voleva proprio per acquisire una tecnica di pagaiata efficace ed efficiente, imparare manovre base per la gestione e la manovra del kayak e le basi dei salvataggi assistiti.
Già dalle premesse si intuiva che sarebbe stato un successo:
L'istruttore è il famoso Guido di Tuilik; kayaker marino dall'indubbia esperienza ed ottimo maestro.
La location semplicemente spettacolare; la Scuola di mare Santa Teresa (nel comune di Lerici) è una delle due basi nautiche di Tuilik. C'è poco da dire, dubito che si possa trovare in Liguria un altro posto così. La struttura è letteralmente incastonata nel golfo dei Poeti, appena all'interno del varco di levante del porto di La Spezia. La vista dalla stanza è spettacolare; la scuola dispone di una piccola baia naturale in cui una barca a vela e quattro kayak lunghi più di 5m possono liberamente esercitarsi sulle manovre senza darsi fastidio.
Anche il meteo è stato clemente. Poche nuvole, giusto qualche cirro per non farci soffrire troppo il caldo ed un mare che è stato clemente e si è adeguato alla nostra preparazione.

Il corso si chiama “foundation” e rappresenta la base del kayak da mare.
Il venerdì ci siamo limitati alle presentazioni ed al controllo dell'attrezzatura (tutta messa adisposizione da Tuilik). Abbiamo dato uno sguardo alla carta nautica della zona e fatto una chiacchierata sulle norme di comportamento in prossimità di porti e navi. La sera, dopo un'abbondante cena, siamo usciti al buio per osservare le luci del porto e delle navi, per capirne il significato, la portata e valutare la distanza delle segnalazioni rapportandole sulla cartina. E' stato molto interessante anche se per questo livello di corso non sono previste navigazioni notturne.

Il sabato abbiamo lavorato sulla propulsione e sulle manovre (pagaiata circolare, 360, appoggio basso, spostamenti laterali e timone di poppa).
Purtroppo poco dopo mezzogiorno Gloria è rientrata alla scuola a causa di un po' di mal di mare (capita quando ci si concentra sulle manovre).
Abbiamo percorso poca strada, rimanendo appena fuori dalla diga foranea della Spezia. Poi nel pomeriggio ci siamo allungati oltre l'abitato di Lerici mettendo in pratica quello che abbiamo imparato divertendoci anche in stretti passaggi tra gli scogli.

Al rientro abbiamo provato anche il salvataggio a T sia nel ruolo di uomo in mare sia nel ruolo di soccorritore... e devo dire che, al contrario delle aspettative, è stata la manovra più facile del corso, o almeno così sembra in acque calme.
La scoperta più grande della giornata è stata la pagaia groenlandese, che non ho più lasciato, trovo dia un feeling più naturale e rilassato.


Per la domenica ci hanno raggiunto anche due amici del CK90 (i famosi Inuit del Lario). Felice, altro validissimo istruttore, e Pietro che doveva conseguire la certificazione PagaiaAzzurra di 3° livello il quale ha predisposto e guidato la navigazione che ci ha impegnato tutto il giorno.
Partiti dalla scuola abbiamo attraversato il varco di levante, costeggiato all'interno la lunga diga foranea ed attraversato anche il varco di ponente (che è quello più grande da cui passa il traffico commerciale). Raggiunta finalmente la costa ovest del golfo dei Poeti abbiamo proseguito lungo le strutture militari fino ad imboccare il canale che separa Palmaria dalla costa per poi arrivare a Portovenere. Doppiata la punta con la famosa chiesa di S. Pietro abbiamo esplorato l'insenatura dietro la rocca e proseguito per qualche miglio lungo la scogliera in direzione Cinque Terre alternando tratti con andatura “da spedizione” in fila indiana molto stretta ad altri in cui riprendevamo gli esercizi del giorno precedente. Verso le 11 abbiamo invertito la rotta ed abbiamo circumnavigato Palmaria; Sulla sponda est dell'isola ci siamo fermati su una spiaggia per il pranzo al sacco e per recuperare energie. Da li abbiamo nuovamente attraversato il canale per tornare in direzione di Spezia. Prima di attraversare il varco abbiamo lasciato uscire una portacontainers e per il rientro a scuola siamo passati dallo scoglio con i ruderi della torre Scola all'esterno della diga soffermandoci un attimo sopra al relitto semi-sommerso della nave Margaret.
Prima di passare nuovamente dal varco di levante, dopo questa navigazione stimata in circa 16 miglia, Guido ha chiuso il corso. Ci restava solo da lavare e sistemare l'attrezzatura, fare una doccia veloce e salutarsi con la promessa di tornare tutti assieme in mare.

Link utili:




Photo by Felice e Guido

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