lunedì 2 settembre 2019

CanoaRaduno Iseo 2019



Il quarto anno -finalmente- è stato quello buono!
No, non sto parlando di pagaiate o condizioni meteo ma di un particolare momento di questo raduno che ci ha sempre messo in forte difficoltà e che abbiamo, nei tre anni precedenti, risolto con soluzioni improvvisate ed a volte dai risvolti tragicomici: il momento di rientrare al campeggio dopo la festa al lido del sabato sera.

Campeggio e lido sono separati da un canale navigabile che di fatto rende quest’ultimo un isolotto. Le due parti sono unite da un ponticello raggiungibile attraversando un cancelletto di fianco alle piscine che alle ore 20.00 viene chiuso per motivi di sicurezza.
Sin dal primo anno ci è stato detto che per i partecipanti alla festa viene lasciato aperto un passaggio secondario, solitamente riservato al personale, che attraversa i campi da tennis e le tribune.  Purtroppo però tra il buio ed il tasso alcolemico che si raggiunge durante questa cena a base di sangria, spiedo bresciano, polenta, birra a fiumi ed immancabile bollicina finale in formula all-you-can drink finiva sempre che ci si perdeva tra le sdraio e la zona palestra scavalcando goffamente cancelli e cancelletti senza aver ben chiaro che direzione stavamo prendendo. Solo dello scorso anno non ho ricordi di questo momento, probabilmente a causa dei travagliati eventi che abbiamo subito tra il venerdì ed il sabato.
Abbiamo raccontato ad alcuni amici a tavola delle nostre imprese da ninja dei poveri per arrivare in tenda ed una canoista indigena, mossa a compassione, si è gentilmente offerta di accompagnarci.
Non si poteva sperare in una soluzione migliore a questo piccolo dramma; rientrato dalla navigazione del sabato ho anche avuto la mezza idea di “parcheggiare” i kayak in una posizione tattica per poter attraversare il canale via acqua senza doversi inventare  percorsi alla Takeshi's Castle per poter andare a dormire.
Sono oggi abbastanza sicuro di riuscire il prossimo anno a compiere quelle poche decine di metri in piena autonomia e senza incidenti.




A livello canoistico di questa edizione si può dire che sia stata segnata dal tempo incerto. Previsioni meteo scarsamente affidabili facevano sperare in condizioni discrete per il pomeriggio del primo giorno ed in graduale peggioramento dalla tarda mattinata di domenica.
Al contrario siamo arrivati ad Iseo poco prima delle 11 di sabato mattina ed era evidente che ci sarebbero stati temporali. Il forte vento non ha mollato un minuto fino alla tarda mattinata del giorno successivo, il radar meteo segnava precipitazioni a macchia di leopado un po’ su tutta la regione, tuoni in lontananza e se si girava lo sguardo verso Sarnico (teoricamente la meta del giorno) il cielo era di un minaccioso colore plumbeo. In compenso l’acqua era molto calda, cosa che hanno gradito i non pochi che si sono ribaltati.
Gloria è rimasta a terra, argomentando la sua decisione con l’osservazione delle onde che creavano parecchie “ochette” e constatando la presenza in acqua solo di qualche vela e kitesurf.
Già, gli influssi positivi del Camp sono ormai solo un ricordo.
Degli oltre 100 iscritti siamo scesi in acqua in una trentina al massimo, qualcuno alle prime armi si è ribaltato all’imbarco o poco dopo ed ha saggiamente desistito. La navigazione è stata breve ma movimentata tra le raffiche di vento (dai dati raccolti dalla stazione meteo alla partenza si parlava di 28kts), le onde e la pioggia.
nel porto di Clusane
Entrati nel porto di Clusane gli organizzatori hanno deciso che con un gruppo così eterogeneo (con alcuni canoisti dalla scarsa esperienza, senza paraspruzzi e poco avvezzi ad eseguire appoggi bassi e salvataggi) era meglio rientrare e così abbiamo fatto avendo cura di scegliere il percorso più riparato possibile.
Tra i presenti “freschi di corso” per molti è stata la prima esperienza con il vento ed è stata in effetti un’ottima occasione per confrontarsi con questo fenomeno e capire quanto possa mettere in difficoltà -ovviamente in piena sicurezza- su un percorso breve dove si poteva sbarcare ovunque, con un gruppo relativamente numeroso ma  con un buon numero di istruttori e ben due barche appoggio.


Per la domenica ci siamo presentati al briefing poco dopo le 10.00 con ancora un residuo di vento, lago tranquillo, cielo limpido e previsioni molto molto rassicuranti. Poco dopo l’imbarco, come annunciato, il tutto si è trasformato in calma piatta. Se avremmo avuto noie  sarebbe stato certamente a causa del caldo.
Solito percorso lungo la sponda di Iseo, traversata su Monte Isola, Peschiera Maraglio ed in senso antiorario fino alla spiaggia di Menzino. Li si poteva decidere tra il giro delle tre isole in kayak o la camminata a piedi fino al Santuario posto in cima al monte. L’accordo era chiaro: in caso di bel tempo si cammina; in caso di brutto si pagaia (tanto, bagnati per bagnati).
Così ci siamo fatti la nostra bella scarpinata tra i sentieri e le strade in salita di Monte Isola dove l’afa ci ha parecchio rallentati. La vista dalla cima comunque ripaga delle fatiche specie se si ha anche un’insolita prospettiva dall’alto del folto gruppo di oltre 40 kayaker impegnati a terminare il periplo del piccolo arcipelago.
Una volta rientrati si è concluso il raduno con il “pranzo” finale e relativa lotteria e saluti.

su le pagaie per i saluti a Peschiera
Come in ogni edizione al Canoaraduno di Iseo gli organizzatori presentano progetti ed iniziative varie. Quest’anno i ragazzi dell’ATLS ci hanno illustrato una lodevole ed importante idea, già in fase di realizzazione, per rendere accessibile il lago in canoa anche alle persone con disabilità. Al lido di Sassabanek è già presente un sollevatore ed a fine stagione, tra pochi giorni, verranno iniziati i lavori di costruzione di una rampa appositamente pensata per l’imbarco e lo sbarco di canoisti disabili.
Il progetto prevede la presenza di ausili anche nelle sedi dei canoa club di Sarnico (Kayak Sarnico) e Pisogne (ASD il Canneto) così che un canoista con handicap possa avere vari punti di riferimento e creare un percorso a tappe per fare anche il periplo completo del lago in più tappe avendo un appoggio logistico adatto alle sue esigenze.
Grazie ad una raccolta fondi portata avanti su facebook nei mesi scorsi sono state acquistate 3 particolari sedie a rotelle adatte ad entrare in acqua e permettono al canoista di fare una doccia, utilizzare gli spogliatoi e gestire i piccoli spostamenti nella zona imbarco. Queste carrozzine sono state consegnate ai presidenti delle tre associazioni come fossero una “prima pietra” per rendere le rispettive basi nautiche accessibili già dalla prossima stagione.


Link ai post degli anni precedenti:
2018
2017
2016












mercoledì 7 agosto 2019

Quel ramo del Lago di Como che non volge a mezzogiorno

L'inconfondibile profilo di Como, col tempio Voltiano ed il Duomo sullo sfodno

Mentre Gloria, domenica, se ne stava a Budapest a guardare il Gran Premio di Formula1 io non ho perso l’occasione di partecipare ad un raduno, organizzato da Luciano, dal nome manzoniano. Evento gradito sia per ritrovare una parte della squadra di lombardi presenti al camp sul Gargano sia perchè nell’estrema parte meridionale del ramo Comasco non ero mai stato in kayak.

L’itinerario è stato un anello con imbarco a Tavernola (Como) e giro in senso antiorario. Dalla partenza siamo scesi fino a Como città, sfilati sotto al tempio Voltiano e poi risaliti lungo la sponda di Bellagio pagaiando lungo le rive di Blevio, Torno e Faggeto dove ci siamo fermati per la pausa pranzo -unica sosta con sbarco di tutta l’escursione-.
Dopo questa lunga e rigenerante fermata siamo tornati a costeggiare verso nord fino a raggiungere l’orrido di Nesso. Da qui dietro-front per tornare sui nostri passi sino a Careno, dove il lago è più stretto e ci consentiva una breve e rapida traversata sulla sponda opposta in località Torriggia di Laglio. Da qui verso sud lungo la sponda occidentale per ridiscendere fino al punto di partenza. Poco dopo la traversata abbiamo sfilato sotto quello che, per le partecipanti di sesso femminile, rappresentava il maggior punto di interesse: la villa di Clooney. Da qui l’apparentemente interminabile navigazione di rientro ci ha portati a passare Laglio, Carate Urio, Moltrasio e Cernobbio per ritornare a Tavernola dove, sistemata l’attrezzatura, il raduno si è ufficialmente concluso con una pizzata in compagnia.

il borgo Careno ed il campanile di S. Martino

Come sempre l’organizzatore ha dimostrato di avere il “braccino corto” sul calcolo delle distanze: da programma ufficiale non era specificato un percorso preciso ma solo una vaga indicazione sulla distanza massima di 25km. L’obiettivo era comunque chiaro: l’Orrido di Nesso; e già da prima della partenza a molti non tornavano i conti.
A fine navigazione il GPS ha messo a log 16,5nm (ovvero 30,5km).
Torno, il porto storico e la chiesa di S. Tecla
E’ stato faticoso? Come tutte le uscite che si sviluppano su questa distanza: le prime 10nm vanno via lisce, nelle 3 successive mi accorgo di essere finito in fondo al gruppo e  da lì in poi nella mia testa gira un solo pensiero: millenni fa gli inuit hanno inventato il kayak perchè non avevano il motore, altrimenti avrebbero costruito motoscafi; viviamo forse ancora nelle caverne vestiti con pelli di orsi? No, ed allora per qual motivo ostinarsi girare con la stessa barca?
Comunque, alla fine, un mezzo sorriso mi torna  quando mi autoilludo del fatto che le mie scarse prestazioni velocistiche siano dovute alla canoa plasticosa, corta e cicciottosa invece di rassegnarmi all’idea che quello lento sia il tizio dentro al pozzetto.
Sarebbe bastata in realtà una seconda brevissima sosta con sbarco per spezzare la navigazione tra la pausa pranzo e l’arrivo, considerando l’andatura mai forzata e le condizioni generali era l’occasione ideale per coprire lunghe distanze.
Purtroppo questo non è stato possibile perchè il Lario da queste parti non offre spiagge sufficientemente grandi da ospitare una trentina di canoe, specie di domenica ad agosto.
Anche dove ci siamo fermati a mangiare gli spazi erano parecchio risicati, con le canoe ammassate ed i bagnanti presenti a cui probabilmente abbiamo dato l’impressione dello sbarco alleato ad Omaha Beach.

Fortunatamente le condizioni meteo sono state sempre favorevoli ed hanno reso questa pagaiata per me stancante ma non massacrante. Vento assente, acqua tranquilla, caldo (ma non troppo soffocante) e traffico presente ma in maniera ancora ben gestibile nonostante il gruppo di ben 26 kayak. Del tanto annunciato vento contrario, la caratteristica Breva pomeridiana, che ci avrebbe dovuto infastidire sulla via del ritorno non si è visto nulla se non lievi alitate poco dopo l’inversione di rotta a Nesso.

Facendo i conti generali quindi si può tracciare un bilancio della giornata decisamente positivo. Una bella, lunga pagaiata ed un’altrettanto bella compagnia.
Decisamente il modo migliore di trascorrere la prima domenica di agosto.



Nesso, l'Orrido ed il suo caratteristico sbocco in lago

P.S.: Tra la pagaiata e la pizzata ho stretto ancor di più i rapporti con con i ragazzi del CK90, noto club di Vercurago, il cui settore marino prende il nome di “Inuit del Lario”. Martedì ho avuto modo di uscire con alcuni di loro nelle loro acque domestiche per una rapida escursione e per curiosare un po’ nelle loro due basi nautiche. Bella gente, sedi con logistica ideale e soprattutto fa gola l’idea di potersi fare una pagaiata senza dover ogni volta caricare e scaricare kayak ed attrezzatura in auto ma avendo tutto a disposizione a pochi metri dall’acqua. Anche in settimana si trova in acquagiro chi lavora su turni e chi è in pensione ed in generale vi è la continua possibilità di mantenere in costante allenamento quelle manovre che difficilmente si ripassano durante un’ucita puramente escursionistica. Sia a Gloria che a me solletica l’idea iscriversi al club. Vedremo.



domenica 28 luglio 2019

Lario: questa notturna non s'ha da fare

Ci deve essere qualche strana forza negativa attorno alla classica notturna di Sottocosta sul Lario. Storico evento organizzato da Luciano che regolarmente dal 2016 mi vede tra gli iscritti e che, di fatto, non sono mai riuscito a fare.
Ogni anno è sempre peggio.
Se nel 2016 avevamo fatto un bel giretto - sebbene di molto accorciato rispetto al previsto a causa del vento - arrivando quantomeno sotto a Dervio, nel 2017 ci siamo limitati al periplo in serata del lago di Piona dato che le previsioni annunciavano temporali in tarda serata ed i forti tuoni che udivamo ne erano la più palese conferma.
Lo scorso anno, il 2018, neanche abbiamo scaricato i kayak dalle macchine ma quantomeno eravamo un bel gruppone di amici seduti attorno ad un tavolo; in realtà dopo cena mentre io ero sulla strada del ritorno qualcuno è uscito giusto per bagnare l'attrezzatura.
Quest'anno il disastro. Allerta meteo ai massimi livelli, la Provincia che sui quotidiani on-line dirama avvisi e raccomandazioni riguardo al sostare sotto agli alberi oppure ai pericoli delle bombe d'acqua. 
Unici presenti sono stati Luis (col suo surfski che svettava sul tetto dell'auto) ed, ovviamente, Luciano. Gloria ed io li abbiamo raggiunti per la cena a el Logasch perchè la tradizione così vuole: se non si pagaia bisogna far andare la forchetta.
Così tra pizzoccheri, sciatt e bresaola - anche senza aver portato i kayak - possiamo dire che noi alla notturna c'eravamo!



Link ai post degli anni precedenti:

Anno 2018
Anno 2017
Anno 2016


martedì 2 luglio 2019

Sottocosta KayakCamp - Gargano 2019


Il primo camp non si scorda mai! Il più grande evento nazionale di kayak da mare, organizzato da Sottocosta, si è svolto quest’anno al Gargano con base a Cala Campi in Vieste.
Sono partito con la ferma intenzione di fare molte navigazioni lunghe, di quelle da circa 16nm ( 30km) che impegnano tutta la giornata, lasciando in secondo piano le uscite didattiche. Avevo la sensazione di sprecare un’opportunità impegnando tempo ed energie in un corso che avrei potuto fare a due passi da casa sacrificando e riducendo le attività  “esplorative” di questa splendida costa; ma alla fine non è andata proprio così.
Di navigazione lunga ne abbiamo fatta solo una, tra l’altro l’ultimo giorno quando non erano previste uscite programmate. Una volta in acqua abbiamo sentito subito -la prima mattinata- il fermento nato dal confronto di esperienze con numerosissimi altri pagaiatori e dalla grande disponibiltà degli istruttori intuendo immediatamente che ci sarebbero state ottime possibilità di crescita… e così è stato.



recupero di una rete da pesca con galleggianti e piombi


Arrivati al Gargano sabato in tarda mattinata ci siamo dedicati al riposo, meritato dopo il lunghissimo viaggio, ed a prendere contatti con gli altri partecipanti.
In tutto saremmo stati 93, la regione con più presenze proprio la Lombardia con ben 33 partecipanti. Oltre che da tutta Italia presenze anche da Svizzera e Francia.
La domenica con Gloria abbiamo fatto, da soli, la prima uscita in kayak: giusto il giro della baia. Uscita breve dato che vento ed onda - come di consueto- spazientivano Gloria che sbuffava e si lamentava… mai avrei immaginato il grande cambiamento che ci sarebbe stato di lì a pochissimi giorni. Il pomeriggio l’abbiamo impiegato facendo un rapido giro a Vieste per visitarla e fare un po’ di spesa. In serata apertura ufficiale del Camp con i consueti discorsi, briefing, illustrazione delle attività ed un apericena in pineta tutti assieme. Ogni giorno prevedeva più attività, alcune che impegnavano da mattina a sera, altre solo mezza giornata; ogni uscita aveva un limite massimo di partecipanti variabile ma che comunque non avrebbe mai superato le 15 barche istruttori/guide compresi. Siamo stati anche muniti di sacchetti per raccogliere la spazzatura che avremmo trovato in mare.

 

Per il lunedì mattina Gloria ed io ci siamo iscritti ad una navigazione breve, di sole 6nm totali, verso Pugnochiuso. Il viaggio di andata è stato lento, con mare piatto e senza vento; neanche a dirlo siamo entrati in ogni grotta ed in ogni pertugio in cui fisicamente ci si potesse infilare in kayak, solo Gloria era restia e per la maggior parte stava fuori, a qualche metro dalla scogliera ad aspettare. Passati oltre Pugnochiuso ci siamo dilungati fino ad esplorare anche l’insenatura successiva - Baia della Pergola - prima di fare dietro front per tornare su una spiaggia a poche centinaia di metri per una veloce merenda al sacco. Il viaggio di ritorno l’abbiamo fatto senza dilungarci in attività esplorative anche perchè siamo stati parecchio rallentati da un ostinato vento contrario (dal quale tentavamo di ripararci allargandoci in ogni golfo al posto che fare i taglioni diretti che avevamo previsto) e dal mare che ha iniziato a creare onda. Ovviamente Gloria non era felice del meteo ma tentava, educatamente, di nascondere il suo stato d'animo.
Rientrati a Cala Campi in ritardo rispetto al previsto abbiamo avuto solo poco più di un’oretta di riposo e ristoro prima di imbarcarci nuovamente per raggiungere la prima baia a sud - Cala della Sanguinara - e dedicare il pomeriggio alla didattica in acqua. Gloria si è aggregata al gruppo di Felice per perfezionare la tecnica dell’appoggio basso mentre io ho conosciuto Pietro - valido istruttore romano - col quale, assieme ad un piccolo gruppo che si sarebbe poi consolidato nei giorni successivi, abbiamo iniziato un intenso addestramento su salvataggi ed autosalvataggi.

Martedì senza kayak: visita organizzata alle isole Tremiti. Autobus fino a Vieste porto, traghetto fino a San Nicola, visita guidata alla parte storica dell’isola, tour in motoscafo con sbarco su San Domino, rientro a San Nicola per l’ultimo traghetto disponibile. Tutto molto bello… specie l’ascoltare il chiaccherio generale sulla via del ritorno riguardo al tornarci in kayak, magari fuori stagione!

Mercoledì nuovamente in acqua. In mattinata navigazione breve (le solite 6nm) verso nord fino a Porto Nuovo, proprio all’inizio del lungo spiaggione che arriva a Vieste città. Vento assente e mare piatto. Anche questa volta all’andata abbiamo scrutato da vicino palmo a palmo ogni apertura ed ogni centimetro di falesia, sosta rigenerante nella Baia di San Felice (proprio prima dell’omonimo e spettacolare arco naturale) e ritorno  dritto, velocissimo. Tanto per far capire quanto era interessante la costa e quanto ci dilungavamo nella sua esplorazione basta pensare che da Cala Campi a Porto Nuovo ci abbiamo impiegato circa 4 ore, per la tratta di rientro siamo stati abbondantemente sotto l’ora.
Nel pomeriggio con Felice nella solita “baietta degli esercizi” didattica di ripasso delle manovre previste nel corso Pagaia Azzurra SK2; anche se non eravamo del tutto convinti di iscriverci all’esame.
La sera spettacolare uscita notturna organizzata da Luciano, unica attività senza limite di partecipanti ed anzi, come ha scritto qualcuno su un bigliettino apparso in bacheca, addirittuara “obbligatoria”. Saremo stati una settantina: con gli strarlight assicurati alle prue dei kayak, il cielo stellato con qualche lievissima velatura, mare piatto ed una luna piena e rossa che è sorta a metà escursione. Abbiamo fatto il giro della baia, il periplo dello scoglio e dell’isolotto di fronte e poi ci siamo allungati verso nord fino al trabucco in Testa del Gargano, infilati nel tunnel naturale che ci passa sotto e sbucati quindi nella baia successiva. Invertita la rotta nel viaggio di ritorno abbiamo esplorato le due grotte maggiori, compresa la splendida Sfondata Grande. Un’esperienza davvero unica e suggestiva.

Giovedì Gloria ed io abbiamo intrapreso strade diverse. Io con Pietro, Yannick e relativo gruppo siamo tornati sulla spiaggia prima del meraviglioso arco di San Felice. Il viaggio l’abbiamo fatto pagaiando in formazione di fila stretta lungocosta ed in riga attraversando gli stretti o i “corridoi” delle motonavi. Nella baia ci siamo scatenati fino quasi a sera con appoggio alto, salvataggio a T, salvataggio di lato, salvataggi tradizionali, eschimo assistito com la prua o la pagaia di un compagno, eschimo col paddle-float, rientro ed eschimo col paddle-float, traini corti ed a contatto durante le operazioni di soccorso ad un kayaker in difficoltà. Gloria invece si è aggregata a Gli Enzi che, anche loro in direzione San Felice, con la scusa del “giretto turistico” sottocosta hanno alternato l’esplorazione delle grotte ad esercizi di acquaticità culminati con il prendere grande confidenza con l’uscita bagnata ed il successivo classico salvataggio a T.
La sera del giovedì è stata anche quella della cena sociale di Sottocosta, seconda per numero ed importanza solo a quella del WiSKIE.

Venerdì, ultima giornata di attività organizzate. Io sempre nel gruppo di Pietro e Yannick verso San Felice dove ci siamo esercitati dalle 9.30 alle 16.30 con solo una breve pausa per il pranzo al sacco mentre Gloria in mattinata ha ripassato con Felice le tecniche SK2.
Alle 17.00 in poco più di una decina circa abbiamo navigato in fila stretta sino a Cala della Sanguinara per l’esame della Certificaznone Nazionale Pagaia Azzurra SK2. Dopo aver mostrato agli esaminatori tutte le manovre previste ed aver effettuato un salvataggio nel ruolo di vittima, uno nel ruolo di soccorritore ed un autosalvataggio siamo rientrati sempre in formazione stretta stando molto sottocosta, attaccati alle falesie, dimonstrando la capacità di mantere il proprio kayak in rotta ed in andatura anche con il mare che aveva formato un po' di onda che si confondeva tra diretta e riflessa creando una situazione di dinamicità che richiedeva continue correzioni e variazioni di assetto mentre l'istruttore alla testa del gruppo -appositamente- variava in continuazione direzione e velocità. In serata, dopo il debriefing degli esaminatori, ci è stato comunicato l'esito - per noi positivo - e che avremmo potuto quindi procedere con la richiesta del brevetto alla FICK! Abbiamo appreso con gioia questa notizia; fondamentale, oltre al lavoro di questi intensi giorni, è stato anche il corso Foundation che avevamo fatto, ormai qualche anno fa, a Lerici nella splendida Scuola di Mare Santa Teresa. Esperienza che fu breve ma fondamentale per gettare le basi di tutto quello che abbiamo poi imparato sullo stare in kayak negli anni successivi e consolidato durante questi giorni.

Per il sabato - ultimo giorno di questa intensa ed emozionante esperienza - non erano previste attività, a parte una navigazione di 12nm all’alba con partenza alle 3.00 a cui avrei con piacere preso parte se non fossi stato così provato dai due giorni precedenti. Ci siamo quindi accordati con Felice (resosi gentilmente disponibile a farci da balia), i nostri compagni di bungalow (Fabrizia ed Oliver) e Francesco per una navigazione in direzione nord fino alla Baia delle Zagare. Prevista la partenza in tarda mattinata per avere qualche ora di sonno in più e navigazione abbastanza spedita fino a Pugnochiuso dato che fin lì avevamo già passato in rassegna tutto nei giorni precedenti. Ho pagaiato in maniera stanca, rallentando il gruppo fino a Cala della Pergola, convinto di arrivare ad un certo punto, sbarcare su una spiaggia molto prima della meta ed aspettare gli altri sulla rotta di ritrono dato che proprio faticavo nel tentativo di spingere avanti il kayak che mi sembrava avere il freno a mano tirato. Mi sono rinvigorito solo dalle parti di Vignanotica, inebriato dalla bellezza delle grotte di questo tratto di costa per me nuovo e dalla maestosa imponenza delle bianchissime falesie a picco sul mare. Ci siamo fermati per il pranzo al sacco in Cala della Pipa, poco oltre i famosi faraglioni che delimitano a nord la Baia delle Zagare.
Nel viaggio di ritorno, nonostante il mare non proprio piatto - ma neanche eccessivamente mosso da infastidire- abbiamo comunque ripassato tutti i punti e le grotte di maggior interesse fino a Cala Campi...riuscendo anche a scoprire “nuove” grotte che si aprivano dietro a fessure a cui non avevamo dato molto conto.
Ma la cosa più incredibile è stata tornare a pagaiare con Gloria, dato che da tre giorni facevamo attività separate. L’avevo lasciata nelle mani di Felice e Gli Enzi che evitava le grotte, stava sempre ad una certa distanza dagli scogli, si lamentava e preoccupava se il mare non era liscio come l’olio; adesso tra le onde sorrideva, pagaiava spedita a velocità di crociera, era la prima ad entrare in grotta sempre alla testa del gruppo e stava sottocosta a guardare gli scogli e le insenature manovrando con maestria e naturalezza anche quando arrivavano le fastidiose grandi onde causate dai barconi che sfrecciavano facendo la spola carichi di turisti. Un cambiamento radicale ed incredibile!

Come ultimissima attività, mentre il resto del gruppo rientrava, con Felice e Gloria ci siamo fermati in Cala della Sanguinara, infondo a questa insenatura stretta e curva vi è una minuscola spiaggia irraggiungibile da terra ed invisibile dal mare. Abbiamo raccolto quanta più plastica ci era possibile trasportare coi nostri tre kayak.
Avremmo avuto da raccogliere per giorni e da riempire interi containers dato che, esposta al vento che spinge in questo imbuto naturale tutta la plastica che c’è in mare e, per questioni orografiche, ignorata dai turisti (quindi anche dalle attività di pulizia stagionali) era veramente impossibile in mezz’oretta fare qualcosa in grado anche solo di cambiare il colpo d’occhio di questo piccolo angolo di paradiso ridotto ad una discarica; ma ci sembrava romantica e doverosa l’idea di concludere quest’avventura tentando di ridare decoro alla baia che ci aveva che ci aveva ospitati per l’esame e parte dell’addestramento finale SK2.



La plastica raccolta... gavoni pieni ed il resto legato in coperta



LINK CON LE FOTO NELL'ALBUM FLICKR: KAYAK CAMP 2019 GARGANO


lunedì 4 marzo 2019

Anello nell'alto ramo di Lecco


avvicinamento a Varenna

Siamo partiti con l'idea di ripercorrere un itinerario collaudato nell'autunno 2016 con Marco Eko: un anello con partenza da Olcio (Mandello del Lario), traversata su Vassena, risalita sino all'estrema punta di Bellagio, traversata su Varenna e chiusura del giro costeggiando Fiumelatte e Lierna.
Il percorso era chiaro solo nella mia di testa: con Gloria sono stato piuttosto vago dato che, come tutti del resto, nutre poca simpatia per le traversate e qui ce ne sono due di circa 2,2 e 2,5 km. Non tantissimo ma comunque la seconda nelle domeniche di alta stagione sarebbe impegnativa data la mole di traffico di ogni genere che sfreccia in ogni direzione. Ed invece siamo stati fortunati. Il lago era ancora deserto nonostante la splendida giornata ed il meteo ideale. Acqua piatta, cielo azzuro e solo una leggerissima brezza la mattina; imbarcandosi alle 8 in periodi di mezza stagione questo girotondo permette di stare sempre al sole, affrontando subito alla partenza una traversata di riscaldamento, navigando la mattina presto sulla sponda di Bellagio – in questi orari l'unica baciata dal sole – e tornando sul lato lecchese solo in tarda mattinata nel momento in cui anche li si sta al calduccio. Prendendosela con calma e facendo le dovute pause per pranzo, merendine varie e visita di rito alla Madonna del Moletto si riesce ad essere nuovamente in auto diretti verso casa ad un orario che permette di evitare le sempre crescenti e snervanti code domenicali. Alle 16:30 eravamo già in giro a passeggiare col cane dopo aver scaricato i kayak, pulito l'attrezzatura ed esserci fatti una doccia.

A mio avviso questo è il tratto più bello del ramo di Lecco che altrimenti, stando più a sud, offre davvero poco. Dal punto di vista architettonico molte maestose ville e relative meravigliose darsene, per non parlare dello stupenda vista di Varenna arrivando da questa angolazione; dal punto di vista naturalistico non si può non rimanere a bocca aperta filando sull'acqua sotto la scogliera a nord di Pescallo. 

Bellagio, ben visibile la scia di fumo causata dal vasto incendio in Val Menaggio

Lago veramente molto basso, il Fiumelatte addirittura secco, colori ancora molto grigi con alberi per la maggiore spogli hanno fatto da contorno alla gita.
Nono stante il sole è stata comunque un'uscita invernale; siamo nel difficile periodo dell'anno in cui si aspetta la primavera come un evento imminente ma anche se per la temperatura dell'aria (almeno attorno a mezzogiorno, alla partenza c'erano 5°C) si starebbe bene a pagaiare in costume e maglietta per la temperatura dell'acqua la muta è necessaria. 

20 km (10,8nm) in completo relax. Abbiamo visto solo un paio di battelli con rotte piuttosto lontane dalla nostra, un canoista pagaiare a razzo in mezzo al lago, un Canadair è venuto a pescare un paio di volte qui al posto chd a Porlezza (c'era un grosso incendio boschivo sui monti in zona Menaggio), un paio di barchette di pescatori ed un canoista del gruppo di Luca e Mery con cui una volta avevamo fatto una passeggiata a San Pietro al monte e con cui ci siamo fermati qualche istante a scambiarci i saluti.

Una grotta che "emerge" solo col lago basso

lunedì 4 febbraio 2019

Fu breve, ma fu un vero Cimento




Quest'anno doveva essere un grande cimento invernale con due navigazioni previste di circa 20km l'una: le classiche tappe da 10nm "politiche" di Luciano, che poi forse sono 11 - quasi 12; anche se alla fine il GPS di miglia ne segnerà 14.
La prima il sabato tra Dervio e Varenna mentre per la domenica il classico giro del bacino di Novate Mezzola con imbarco al porto di Gera Lario e pausa pranzo a San Fedelino.

Il meteo, con le abbondanti nevicate e conseguenti disagi alla viabilità, ha di fatto annullato l'intera giornata di sabato mentre il vento ci ha costretti a ridurre la tappa domenicale. Da Gera ci siamo spostati per l'imbarco a Dascio, navigato lungo la sponda occidentale fino a San Fedelino e ritorno riducendo la pausa a pochi minuti. Breve ma intenso, tosto, per veri canoisti.


In acqua eravamo circa 30, Luciano da riva ci ha salutati alla partenza ed è stato li ad attendere il nostro ritorno. Abbiamo navigato quasi per tutto il tempo tra le classiche onde dei laghi alpini: non tanto alte ma tremendamente ravvicinate. Quelle in cui la prua del kayak passa attraverso sollevando schizzi che ti arrivano in faccia e che ti si frangono sull'addome. Questi giochi possono essere piacevoli ad agosto, ma in pieno inverno con la temperatura dell'acqua a 4° C e quella dell'aria di poco superiore non è proprio il massimo del comfort.
Ma il peggio era il vento di caduta; intense raffiche di föhn che a volte sembravano volerti strappare la pagaia dalle mani e ti costringevano ad impegnarti per rimanere dritto tra il turbinio di gocce d'acqua sollevate dall'aria.
L'intera navigazione è stata una ricerca della distanza ideale dalle rocce: ci si avvicinava durante le raffiche per trovare un minimo riparo dal vento magari dietro ad uno sperone e ci si allontanava durante i momenti di tregua per rimanere fuori dalla "lavatrice" creata dalle onde e dal loro ritorno dopo aver colpito la roccia. L'equilibrio era sempre precario e non permetteva distrazioni e tra esporsi al vento o il farsi strattonare dal caos delle onde si sceglieva di volta in volta il male minore.

Molto spesso durante questi raduni mi capita di lamentarmi per le scarse prestazioni del mio kayak, in questa situazione ho apprezzato molto il fatto che la scarsa velocità del Prijon si traducesse in una grande stabilità primaria in grado di perdonare qualche errorino e dare sicurezza anche nei momenti più impegnativi. Una buona "barca scuola" non al top in termini di performance ma con la dote di aumentare il margine di sicurezza di un canoista tecnicamente forse non del tutto all'altezza.

L'idea del pranzo al sacco era stata abbandonata già da tempo, nessuno aveva intenzione di mangiare al sacco nella neve con il vento. Luciano stava già organizzando la pizzoccherata in un locale di Dascio e ci attendeva a tavola per le 14, oltretutto dalla tarda mattinata il meteo preannunciava una ulteriore intensificazione dei venti.  Non volevamo comunque rinunciare a raggiungere il tempietto di San Fedelino, punto di interesse immancabile e storico simbolo di questo evento: il raduno di kayak da mare più a Nord in Italia, nel punto più freddo del più freddo lago, svolto nei giorni della merla.
La maggior parte della flotta è sbarcata sulla spiaggia col molo dove con poche decine di metri a piedi hanno raggiunto il tempietto. In 8 siamo restati in kayak, ci siamo diretti verso il secondo canale del Mera per arrivarci risalendolo allungando così di un kilometrino ulteriore la navigazione. Scelta molto impegnativa: abbandonando la costa rocciosa e dirigendoci verso il centro del lago ci siamo esposti maggiormente al vento. Quelle poche centinaia di metri di fiume sono state veramente folli, tra vento e corrente contrari a tratti pagaiavamo con foga per tentare di mantenere la posizione e non arretrare.
Neanche a dirlo degli 8 tutti con performantissime imbarcazioni da mare in carbonio ed altri compositi... anzi 7: dietro io arrancavo col mio Touryak pesante, tozzo e cicciottoso!
Forse fuori luogo? Forse; sbarcati sul lastrone di ghiaccio e neve che si forma sul Mera in questa stagione abbiamo lasciato i kayak per raggiungere gli altri. Quelle belle, leggere, lunghe e filanti barche venivano trascinate in giro dal vento mentre il mio stava li, pesante ed immobile è stato sfruttato come fermo per non far scivolare oltre gli altri. Piccole soddisfazioni!

Giusto il tempo di fare la foto di gruppo poi subito sulla via del ritorno.
Le previsioni erano corrette, i fenomeni favonici sono aumentati ed il rientro è stato più complicato dell'andata.
Sia Gloria che io siamo andati via abbastanza bene, come del resto tutti gli altri. Zero incidenti: nessun ribaltamento, zatteramento o traino. Un ottimo lavoro è stato fatto dai -non pochi- tecnici ed istruttori in acqua che hanno costantemente tenuto sott'occhio tutto il gruppo che è rimasto abbastanza compatto, dato indicazioni precise sulla gestione della navigazione nei momenti critici e rassicurato chi per la prima volta affrontava un meteo simile.
Noi canoisti della domenica (oltre a noi due c'era qualche viso nuovo del CK90, per il resto tutti canoisti di provata esperienza) ci siamo sentiti per tutta l'escursione in buone mani; nei momenti peggiori stavamo a coppie serrate così da avere la coperta del compagno praticamente a portata di mano in caso di necessità di zatteramento e di continuo venivamo affiancati da qualcuno che ci chiedeva se andasse tutto bene. Dinamiche possibili solo in gruppi in cui i lupi di mare sono la maggior parte dei presenti, motivo per cui questa uscita ha avuto anche dei risvolti didattici molto interessanti. Ho notato che Gloria ha la tendenza a dare più ascolto ai consigli dati dalle persone a bordo di un Valley... se dovete chiederle un favore presentatevi con un Nordkapp in kevlar e carbonio.

Certo, qualche piccola considerazione sul meteo non propriamente idilliaco Gloria l'ha fatta ed alla fine di tutto si è premurata di informarsi su quali siti andare a controllare la situazione vento, diciamo  che è rimasta lievemente (ma giusto un pochino) risentita con quei portali di meteorologia generica che aveva consultato i quali garantivano venti decisamente più gestibili.

Puntualissimi alle 14.00 eravamo con le gambe sotto al tavolo, tutti soddisfatti. Chi per aver pagaiato in questo angolo di paradiso, che sono sempre più convinto dia il meglio di se in pieno inverno; chi per essersi messo alla prova in condizioni tecniche nuove ed aver rimisurato le proprie capacità.



Un grande GRAZIE va, oltre a tutti gli istruttori e tecnici che si sono veramente prodigati nell'assistere tutti in continuazione sia dal lato tecnico sia dal lato psicologico, anche al "solito" Luciano Belloni che non fa mancare la sua presenza anche senza scendere in acqua e che è riuscito nell'organizzazione e successiva ri-organizzazione in tempi rapidi dell'evento assieme a Felice ed a tutto lo staff del CK90; ci ha anche pianificato al volo un banchetto per 30 persone ad orari non proprio comodi.


Per l'occasione Gloria ha inaugurato la sua nuova pagaia, regalo di Natale: una WaveDesign High Angle completamente in fibra di carbonio. A livello di superficie e presa non dovrebbe essere molto distante dalla sua vecchia adorata Prijon Ardeche ma il peso è esatamente la metà.



Altre immagini nell'album FLICKR: CimentoInvernale2019

Articolo sull'edizione dell'anno precedente: cimento invernale 2018.html



PS: mi si perdonerà se le fotografie sono quasi tutte fatte all'imbarco ma, per il resto della mattinata, sono stato impegnato a cercare di non finire a testa in giù. 


 


lunedì 14 gennaio 2019

Oggiono,tra ghiaccio ed alberi spogli



A causa di varie vicissitudini ho saltato a piè pari un'intera stagione; sono passato dal costume da bagno direttamente all'andare in giro in muta stagna a rompere il ghiaccio con la prua del mio kayak. Mi sono perso tutto l'autunno, la stagione forse migliore, quella dove l'acqua è ancora calda ma l'aria gradevolmente fresca; quella in cui la natura ha quei bellissimi colori rossi ed arancioni.

Come prima pagaiata dopo una così lunga pausa ho scelto di rimanere qui ad Oggiono, in questo lago che ho sempre denigrato dato che tra i bacini briantei è quello con meno fascino. Basta considerare il fatto che, nonostante il punto di imbarco sia letteralmente a poche centinaia di metri da casa mia, ci ero stato solo due volte; tra le primissime uscite in kayak quando era difficile raggiungere percorrenze di 10km e non mi fidavo ancora ad affrontare acque più impegnative come quelle del Lario.

Mi sono imbarcato dove c'è la sede dell'Oggiono Kayak Team nel primo pomeriggio ed ho iniziato lentamente il giro in senso antiorario di questo lago costituito da due bacini nettamente separati che comunicano tra di loro grazie ad uno stretto ampio una decina di metri (al netto dei canneti).
Il periplo del bacino maggiore mi ha tenuto impegnato per un paio d'ore sebbene anche con un'andatura turistica ci si possa mettere molto meno. Mi sono soffermato parecchie volte a spiare la vita dell'avifauna locale scrutando tra i canneti secchi o nell'intreccio di rami spogli degli alberi più alti.
Arrivato al passaggio che separa i due bacini l'ho trovato ghiacciato. Sarebbe stato possibile – con un minimo di buona volontà – passare oltre dato che lo spessore non superava il centimetro ma ho deciso di fare dietro front dopo aver giocato qualche minuto a guardare le forme geometriche della lastra di ghiaccio che si crepava e rompeva attorno al mio kayak ad ogni minimo movimento.
Costeggiato l'ultimo tratto di questo bacino, forse il più bello con le maestose ville di Annone ed il successivo bosco noto per ospitare parecchi aironi (in stagione si osservava qui anche una coppia rara di Aironi Rossi) sono rientrato per sbarcare nei pressi del pontile e tornare a casa.

il passaggio che divide i due bacini, qui sul fondo ci sono le rovine di un ponte romano

Queste acque non saranno mai tra le mie preferite, ma di certo non meritano di essere completamente ignorate. Basterebbe un minimo di impegno da parte dei comuni che lo ospitano per ripulire e dare decoro a quelle alle aree che risultano squallide a causa di sporcizia ed abbandono. Questo lago ha enormi potenzialità dato che la presenza umana sulle coste è minore che a Pusiano e con poca pulizia e rispetto per la natura potrebbe diventare una vera e propria oasi.

Non sono mancati scorci suggestivi, dal carattere un pizzico spettrale: