sabato 3 ottobre 2026

Ponziane MareMarathon 2026



 La MareMarathon delle isole Ponziane era uno di quei sogni che avevo nel cassetto da non poco tempo.

Ogni anno Luciano, quando si avvcinava l’evento, me lo raccomandava fortemente. Ora posso facilmente capire perché.

Sono arrivato a Ponza il giovedì pomeriggio, dopo un lungo viaggio notturno in auto ed una traversata di due ore e mezza con il traghetto; imbarcando direttamente nella stiva della nave il kayak con il carrellino.

Quando il traghetto si avvicina al porto basta lasciar correre lo sguardo lungo la costa dell’isola per capire che si tratta di uno di quei posti destinato a rimanerti nel cuore.


Fabio Carosi organizza questo evento da 24 anni, un evento rodato. Al nostro arrivo sull'isola è già tutto pronto. L’appartamento che ho diviso con Marco, discesista emiliano che non disdegna qualche navigazione in sea kayak e Riccardo da Perugia alle sue prime esperienze.

Le cene prenotate in un ottimo ristorante ed il pranzo al sacco consegnato ogni mattina al punto d’imbarco.

Oltre a questo due barche appoggio necessarie sia per questioni normative (le traversate previste superano quanto ci è concesso dal codice della nautica come distanza dalla costa), sia per fare assistenza ad un gruppo di pagaiatori composto anche da neofiti,  sia per permettere agli accompagnatori di seguire i canoisti lungo tutto il percorso. 




Venerdì mattina ci siamo trovati sulla spiaggia di S. Antonio, all'interno del porto, per dare il via a tre intensi giorni di navigazione.

Sono stato accolto durante il briefing nel gruppo di tecnici composto, oltre che da Fabio anche da Pietro e Patrizia (assidui frequentatori di questo evento) mentre per Giorgio e Cesare sarebbe stato un’ottima occasione per fare tirocinio dato che sono iscritti al corso per Tecnico di Base.

Siamo usciti dal porto ed abbiamo iniziato a costeggiare l’isola in senso orario, passando proprio davanti alla nave cisterna che trasporta acqua potabile dalla terraferma verso i serbatoi dell’acquedotto isolano (qui non ci sono fonti di acqua dolce). Per fare questo la nave cisterna si ancora fuori dal porto, proprio di fronte alle Grotte di Pilato, cavità scavate dagli antichi romani per allevare le murene.


Subito dietro la prima punta inizia lo spettacolo con i Faraglioni della Madonna. Il primo assaggio di una costa che offre scenari nuovi ed inaspettatamente diversi in continuazione. Grotte con stretti passaggi a tunnel che sbucano nell'insenatura successiva, pareti rocciose che vanno dal bianco candido al nero delle cattedrali in basalto passando per tutte le sfumature di giallo, rosso e verde, archi naturali, giardini di roccia, imponenti faraglioni, acqua cristallina, profumo di macchia ed avvistamenti di fauna selvaggia.

P.ta Capobianco

Abbiamo costeggiato fino a Punta Capobianco dove, con rotta 290° è iniziata la traversata di 4nm verso l’isola di Palmarola.

Il gruppo numeroso, di quasi 50 kayaker ,era molto variegato. Il mare, come da previsioni, era bello frizzantino… e subito nelle prime ore sono emersi i limiti che si porta dietro una flotta non solo così numerosa ma anche di così diversa esperienza.

Alcuni godevano nel giocare con le onde lungo la scogliera e non perdevano occasione di sfiorare ogni sasso od infilarsi in un passaggio stretto nel momento in cui l’onda giusta sommergeva uno scoglio; altri preferivano pagaiare più al largo dove il moto ondoso è più ordinato e  meno impetuoso; altri ancora stavano scoprendo che avrebbero dovuto fare i conti con il mal di mare (e con l’abbondante colazione).

Così tra chi tirava dritto tagliando da punta a punta, chi spariva in ogni fessura della roccia e chi necessitava assistenza dopo una scuffia, per il malessere o perchè stanco optava per il farsi caricare in barca appoggio... era un bel casino.

L’avvicinamento a Palmarola offre una spettacolare vista di un’isola aspra e magnifica, caratterizzata da rocce verticali e frastagliate. Il preludio di una circumnavigazione ricca di passaggi mozzafiato e baie selvagge.

Siamo entrati dentro Cala Brigantina: un’immensa parete bianca a forma di mezzaluna che crea un golfo, protetto dallo Scoglio Suvace, una lingua di roccia stretta ma altissima che crea una specie di porto naturale una volta usato come nascondiglio da navi pirata (da qui il nome di Cala Brigantina).

Dopo una breve sosta per il primo bagno, lasciando anche i kayak in acqua in questa sorta di piscina naturale, siamo ritornati a navigare verso la punta a sud dell’isola, facendo un percorso a forma di 8 attorno ed attraverso gli incantevoli Faraglioni di Mezzogiorno.


E poi su, lungo la sponda occidentale dell’isola fino alla spiaggia oltre Punta San Silverio, meta finale di quella giornata.

Abbiamo alato i kayak su questa spiaggia dove c’è un ristorante (già chiuso a Settembre) e l’ingresso di una villa. Uniche costruzioni presenti sull’isola.

Anni fa il gruppo cenava al ristorante e poi dormiva in spiaggia.

Da qualche edizione non è più concesso bivaccare sull’isola per cui abbiamo lasciato li i kayak ed abbiamo atteso l’arrivo di una piccola motonave sulla quale abbiamo fatto aperitivo al tramonto, cena sotto le stelle e che ci ha riportati a Ponza per riposare nelle nostre camere.


A giocare sugli scogli di Palmarola con Pietro (foto Patrizia Matticari)


L’indomani al porto, la stessa barca ci ha riportati a Palmarola, per riprendere da dove avevamo lasciato.

Le previsioni invece non ci avevano azzeccato. Davano calma piatta, invece il mare era addirittura peggio del giorno precedente. E’ stato mosso per tutto il tempo a Palmarola; qualcuno ha deciso di imbarcare direttamente i kayak in barca appoggio alla partenza.
Abbiamo ripreso il periplo verso nord, nell'imponente baia delle cattedrali.
Poi giù fino a Cala Brigantina dove, questa volta rotta 110°, abbiamo nuovamente travesato su Ponza, Punta Capobianco.

Tornati sull'isola principale dell'arcipelago, prima di salire verso nord, abbiamo fatto una piccola deviazione a sud, verso Chiaia di Luna, per una breve sosta bagno. E per visitare una grotta, non la più spettacolare ma sicuramente la più famosa: la Grotta della Maga Circe. Luogo dove, scendo il mito, la famosa maga ed Ulisse…facevano cose…

Fortunatamente su Ponza eravamo dal lato ridossato, e ci siamo goduti, palmo palmo, tutto il versante occidentale fino al breve tratto di mare che separa l’estremità di Ponza dall’isola di Gavi.

Ormai era tardo pomeriggio ed il mare era spianato. Eravamo in ritardo sulla tabella di marcia ed il lato di costa che avevamo di fronte, fino al porto, sarebbe stato percorso anche il giorno successivo quando, una volta raggiunto Gavi, avremmo dovuto traversare su Zannone per effettuarne il periplo.

La decisione è stata quindi quella di fare un unico taglione da Punta del Gaetano fino ai Faraglioni di Santa Maria, dove c’è il fanale verde che segna l’ingresso del porto. Due miglia che, alla velocità di un gruppo constellato di kayaker poco avvezzi a fare queste distanze, sono state interminabili.

Dal punto di vista della gestione del gruppo è stata la giornata più difficile. 

Per quanto mi riguarda è stata la più difficile non solo di questi tre giorni ma di tutta la mia (breve, sono solo 3 anni) carriera da tecnico.

Abbiamo fatto salvataggi, rimorchi, assistenza a numerosi recuperi fatti dalle barche appoggio, inseguimenti a kayaker che si infilavano in grotta quando l’indicazione era di tirare dritto ed abbiamo organizzato anche una missione di ricerca in barca per un partecipante che, avendo preso una strada ed iniziative diverse rispetto a quella del gruppo, non si è fatto trovare allo sbarco.
Pietro ed io siamo arrivati a terra quando il grosso del gruppo era già al ristorante per l’aperitivo.
Lui, esausto, è crollato a letto senza neanche cenare, io sono arrivato appena in tempo prima che servissero il primo (tuffandomi sull’ultimo non so cosa fritto rimasto dal giro di antipasti).  

Il faro della Guardia, le ultime due miglia di tre intensi giorni di navigazione. 

Il terzo giorno, domenica, ci siamo imbarcati in 20; meno della metà rispetto al venerdì.

Un’altra giornata di previsioni errate con uno stato del mare reale che oscillava tra il Douglass 2 e 3, contro la calma piatta prevista dai vari siti meteo.

Usciti dal porto abbiamo costeggiato la sponda orientale dell’isola, esplorando palmo a palmo quel tratto di costa che la sera precedente avevamo intravisto facendo un unico taglione al largo.

Arrivati in prossimità della punta nord-orientale dell’isola, zatterandoci in mezzo al mare, con Fabio e Pietro abbiamo fatto un po’ il punto della situazione.
Eravamo sì ridotti nel numero, ma rimanevamo molto variegati come composizione.
Proseguire secondo i piani sarebbe stato molto divertente con un gruppo almeno di livello sk2; per come eravamo composti invece tutti rimanevano costantemente in allerta: i “lupi di mare” erano impegnati a tenere d’occhio ed assistere i meno esperti, i quali a loro volta erano più impegnati a tentare di domare il kayak piuttosto che ad esplorare la costa.

Nessuno si stava godendo nulla.

La decisione, unanime tra i tecnici e condivisa anche dal gruppo è stata quella di abbandonare l’idea di andare a Zannone. Non saremmo però rientrati, avremmo continuato costeggiando Ponza per effettuare il periplo completo.

Questa decisione è stata un goal sotto tutti i punti di vista:

-Saremmo, dopo poco, girati sul versante ridossato dell’isola avendo garanzia di una navigazione alla portata del divertimento di tutti;

-Se è vero che il periplo dell’isola lo avevamo già fatto per metà venerdì e per l’altra metà sabato quel giorno avremmo navigato in senso opposto rispetto ai precedenti, cambiando il punto di vista;

-Avremmo fatto il giro anche della piccola Isola di Gavi, non prevista dal programma;

-Chi, come me, era alla sua prima volta alle isole Ponziane, sarebbe tornato a casa con la scusa perfetta per ritornare almeno un’altro anno: “mi manca Zannone”!


L’ultima giornata di navigazione ci ha visti quindi impegnati nel periplo completo di Ponza e Gavi in senso antiorario.


Il lunedì, giorno di partenze, è servito per riordinare attrezzatura ed idee. Salutare i partecipanti e -dal traghetto-  lanciare un ultimo sguardo a Ponza, bellissima ed impervia, per prometterle di ritornare. 




Un collage dei video fatti in navigazione, in alcuni dei passaggi più spettacolari:


lunedì 22 giugno 2026

SottocostaKayakCamp - Argentario 2026


 Ed anche questo anno è passato il SottocostaKayakCamp.

La location che abbiamo scelto per il 2026 è un luogo che molti in Sottocosta (specie i tecnici) hanno a cuore. L’Argentario, con base al camping Feniglia. Qui molti istruttori hanno preso i loro brevetti. Una località strategica; trovandosi in centro Italia viene favorita la partecipazione di tutti dal Trentino alla Puglia. Non mancano paesaggi mozzafiato lungo le sue scogliere variegate, con la Maremma alle spalle e l’unicità della laguna di Orbetello. E poi c’è il tombolo della Feniglia, con il suo spiaggione di sabbia finissima ed il fondale basso che, esposto al frequente Scirocco, offre una perfetta palestra per lanciare il proprio kayak in magnifiche sessioni di surf.
Qui si era già svolto un Camp. Fu un’edizione un po’ particolare nel 2021 in piena pandemia. Ma io lo ricordo come il primo Camp di Matteo, la prima vacanza in 3.

Non nascondo il fatto che ultimamente il mio morale è un po’ basso. Ad un certo punto, nei mesi scorsi, ho addirittura ghostato per lungo tempo le attività di Sottocosta, compresa l’organizzazione del Camp. L’idea, ad un certo punto, era quella di non partecipare.
La macchina organizzativa è andata ovviamente avanti in maniera più che brillante. Quando tutti sono utili ma nessuno è indispensabile significa che la squadra funziona veramente.
Alla fine sono risalito a bordo anche se con l’intenzione di entrare in modalità “risparmio energetico”.

Alla fine sono arrivato in Feniglia dopo le ultime settimane di messa a punto in videoconferenza con organizzatori e tecnici. Presenti anche Gloria coi bambini e la nonna per ulteriore supporto.


Grotta Azzurra

Punta Avoltore



Come sono andate in generale le attività lo si può leggere sul blog dedicato https://www.sottocostakayakcamp.it/  seguendo la categoria “Argentario 2026”.


Per quanto mi riguarda devo dire di averci messo ben tre giorni per iniziare ad entrare in uno stato mentale che somigliasse anche solo lontanamente alla “modalità camp”. Questo mi ha fatto perdere le giornate con un bello swell, quelle consdizioni che sogno la notte e che spero di trovare ogni volta che mi infilo il kayak in acqua salata.

Martedì sera mi è finalmente apparso il desiderio di andare in acqua. Solitamente sfrutto il Camp per confrontarmi con tecnici che stimo ma che ho rare opportunità di vedere al lavoro.
Ero però perfettamente consapevole di arrivare da due anni di scarsa pratica che mi hanno tolto quella disinvoltura in kayak che tanto vorrei recuperare. Per questo ho preferito giocare in casa, affiancandomi agli Enzi, per due giorni di tranquille attività didattiche a livello SK1 ed SK2. Sentirmi al sicuro con due figure con cui mi trovo molto a mio agio mi ha aiutato a riprendere un minimo di confidenza con il kayak e la pagaia assieme agli iscritti ai workshop.


E così, da un punto di vista canoistico in maniera molto soft, sono passati anche martedì e mercoledì.

Per il giovedì non ho preso impegni. Al Camp c’erano anche Mery e Luca con i figli.
Loro hanno fatto la scelta di iscriversi come tecnici non attivi, anche se poi hanno dato non poco aiuto al team in giornate in cui guide ed istruttori scarseggiavano.
Avevamo portato i kayak da bambino ed abbiamo dedicato l’intera giornata a loro.
Si sono fatti giochi con kayak e pagaie, poi  una breve navigazione a rimorchio nella baia che precede Cala Galera con Margherita e Matteo a rimorchio. Un bel trenino di 3 kayak che serpeggiava curiosando tra i gruppi impegnati ad imparare il roll.

In acqua la mattina, poi pranzo e meritata pausa pisolino, e di nuovo in acqua anche nel tardo pomeriggio.
E’ stata una giornata fantastica!


2 kayak + 2 pagaie = Katamarano

Margherita in modalità istruttrice
con un allievo molto difficle!

Trenino di kayak in navigazione!


Fun!
(foto Mery P.)



Per il venerdì, ultimo giorno di Camp, ho deciso di proporre una navigazione.
Fortunatamente ho convinto Luca Beltrame (detto IlagaLuke) a guidarla con me,  non mi sarei sentito a mio agio a gestirla da solo.

Eravamo in 10, mare calmo. Siamo andati fino a Punta Avoltore e, sulla strada del ritorno, siamo sbarcati su due minuscole spiaggette formate da piccole sfere rocciose di tutti i colori.
8nm in tutto, forse anche qualcosa meno. L’unica navigazione che ho fatto.




A parte le poche attività in acqua a cui ho preso parte sono stato piuttosto defilato. Ho giusto dato una piccola mano a gestire la parte burocratica riguardo la compilazione dei piani di navigazione da mandare in capitaneria.
Non sono stato molto socievole. Sulla strada del ritorno mi sono reso conto del fatto che tra i partecipanti c’erano molti amici che non ho neanche visto.
In compenso però con Gloria ed i bambini abbiamo fatto qualche giretto in bicicletta lungo i bellissimi sentieri interni alla Feniglia, ad Ansedonia ed attorno alla laguna di Levante. Anche alla cena finale, con la scusa di mettere i bimbi a letto, ho abbandonato il gruppo prima del dolce.




Come sempre appena dopo la chiusura del Camp ci si mette in pista per tirare le somme in vista dell’inizio dei lavori per il camp successivo. Da qui al prossimo però ci sarà anche la scadenza di mandato del Consiglio Direttivo e l’assemblea elettiva.
Vedremo quale strada ci riserverà il futuro.

 




Link ai post degli anni precedenti:

-Sottocosta Kayak Camp 2025 - Arzachena

-Sottocosta Kayak Camp 2024 - Maratea

-Sottocosta Kayak Camp 2023 - Gargano

-Sottocosta Kayak Camp 2021 - Argentario

-Sottocosta Kayak Camp 2019 - Gargano

giovedì 21 maggio 2026

Prima discesa dell'Adda con Matteo

 


Era dalla scorsa stagione che desideravo portare Matteo in Adda, a vedere la fioritura delle ninfee e la frega delle carpe alle stoppate di Brivio.

Finalmente questa domenica ci siamo riusciti. 

Ho portato una macchina ad Imbersago e sono risalito fino a Vercurago in bici. Qui mi hanno raggiunto anche Gloria e Matteo, dopo aver portato Federico dai Nonni (troppo iperattivo lui per sopportare un’intera giornata in canoa).
Dal portone della sede ho tirato fuori la mia bellissima Swift Temagami, che non vedeva la luce da oltre un anno, e ci siamo imbarcati in un lago reso un po’ agitato dal Tivano.

Abbiamo attraversato il lago dall’ex campetto slalom fino alla spiaggia di Gueglia sottolineando l’importanza di stare ben lontani dalla diga (la speranza è che, un giorno, il nostro piccolo Teo diventi un canoista autonomo, preparato e consapevole). Una volta sbarcati abbiamo affrontato il primo portage di Matteo.

Ci siamo così divisi il materiale:

-Papà portava la canoa sulle spalle, la sacca con lo storm-cag appesa al pfd, sassola e sacca da lancio appesa alla canoa ed il materassino incastrato sotto ad una panca;

-Mamma portava le pagaie e due grosse sacche stagne con tutta l’attrezzatura, i cambi ed il cibo;

-Teo portava… la sua nuova pistola ad acqua con cui schizzare i genitori nei momenti di noia.

Durante il trasbordo non sono mancati i commenti dei passanti; da queste parti sono tutti piuttosto abituati a vedere canoisti giocare nella corrente a valle della diga, difficilmente però arrivano in misura “secondo anno di asilo”. 

Teo è molto timido; quando siamo sul lago in canoa e qualcuno lo saluta non ha modo di sfuggire allo sguardo, durante il portage ha scoperto che può infilarsi dietro al papà e nascondersi sotto la canoa. Serve solo fare attenzione alle testate!


Lago di Olginate


Ci siamo reimbarcati a valle del ponte; con la diga che rilasciava circa 120 m3/s c’è giusto un piccolo tratto di corrente moderata e si entra subito nelle calme acque del lago di Olginate, riparati anche dal Tivano che ancora soffiava nel bacino più a nord. Qui i primi incontri con famiglie di folaghe coi pulcini, mentre altri erano ancora intenti a covare nei loro nidi a pelo d’acqua. Siamo andati anche a vedere i resti delle antiche trappole dove i pescatori dei decenni e secoli scorsi tendevano le reti per catturare il pesce.

Ci siamo poi buttati nella rapidella del Lavello, il primo assaggio di acqua mossa di Matteo.

Con questo livello si formano solo un paio di  rumorose e spumeggiante raschiere in sponda sinistra, che abbiamo passato a debita distanza in un tratto di fiume tranquillo ma dalla corrente velocissima. Poi passati i ponti in arcata centrale così da restare nel flusso ed evitare turbinii sui confini delle morte che avrebbero impensierito la mamma. Con questa portata da qui in poi ci aspettava una pagaiata in un fiume che somiglia più ad un lago lungo e stretto.

Rogiolada


Abbiamo esplorato il primo laghetto in sponda sinistra e non sono mancati numerosi avvistamenti di aironi, poi nel lato esterno della prima ansa al limite della fitta vegetazione subacquea i primi pescioloni (probabilmente carpe).

Abbiamo imboccato il canale della Rogiolada, a Monte Marenzo, un passaggio stretto reso ancor più spettacolare dagli immensi cumuli di terra e radici sollevate dagli alberi crollati un paio di anni fa a causa di una forte bufera di vento. Passaggio spettacolare perchè in primavera sembra di attraversare una giungla selvaggia, ci si lascia alle spalle la -comunque incantevole- vista dei borghi sui laghi e ci si dimentica quasi di essere all’interno di un’area fortemente antropizzata ed industrializzata tra la Brianza e la Bergamasca.


Appena usciti da questo canale, più a valle, in sponda destra il comune di Airuno ha ben pensato di costruire una piccola area pic-nic con parco giochi che si è rivelata perfetta per la pausa pranzo. Lo sbarco non è dei più comodi, ma non si può avere tutto! Un panino, due giri sullo scivolo, qualche minuto in altalena e poi di nuovo in Adda.

Giusto in questo tratto abbiamo subito un po’ di vento frontale che ci ha costretti a rimettere le giacche d’acqua.

Obiettivo la ricerca di un passaggio segreto per accedere da Nord alle famose “Stoppate” di Brivio. Vera meta di questa giornata.

le Stoppate

le Stoppate



Come sempre ci siamo infilati prima in un canale che credevamo essere quello giusto, ma che non portava da nessuna parte. Poi, come sempre, quando avevamo perso la speranza ed eravamo convinti di averlo superato senza averlo visto ecco un piccolo varco tra la vegetazione ed i canneti. E’ lui!

Anche qui è sempre uno spettacolo arrivare da un passaggio stretto, con la vegetazione che ti arriva in faccia e vedersi aprire improvvisamente le paludi di Brivio, scivolare sulle ninfee e guardare a nord la corona del Resegone e delle Grigne, ad est le impervie colline di Bisone (il terrazzo sull’Adda) e tutt’intorno un’esplosione di vita. Il freddo delle scorse settimane però ha un po’ rallentato la primavera. Pensavamo di vedere le ninfee al loro massimo splendore ma  non erano ancora sbocciate. Abbiamo però visto dei pesci saltare, due splendide morette tabaccate (raro avvistamento), aironi a non finire, folaghe e due rapaci che ci tenevano d’occhio planando ad alta quota mentre invadevamo il loro terreno di caccia.

Ci siamo promessi di ritornare, con un percorso accorciato, tra qualche settimana così da vedere la fioritura al suo apice.

Brivio

Un’ulteriore sosta sul lungofiume di Brivio, invaso da bancarelle di street food. Matteo iniziava a soffrire le ore trascorse in uno spazio confinato sotto al sole. E’ stato una mezz’oretta con l’acqua - ancora fredda- alle ginocchia a giocare con la pistola ad acqua.

L’ultimo tratto, dopo il passaggio sotto al ponte di Brivio offre meno divagazioni.

Fortunatamente gli amici del GEB Brivio ci avevano informato, la sera prima, che il canale del Toffo era libero da ingombri, così abbiamo potuto distrarre Matteo ancora un po’ con lo stretto passaggio sotto la chiusa che lo alimenta e l’avventuroso percorso nel bosco, che sfocia in un altro laghetto segreto separato dall’Adda da un ponte ciclopedonale che abbiamo scoperto essersi parzialmente insabbiato a causa di una recente frana.


Tornati in Adda abbiamo evitato l’esplorazione dei tre isolotti ed abbiamo pagaiato spediti fino alla meta: Imbersago, raggiunta giusto in tempo per ammirare il traghetto di Leonardo attraversare il fiume.

Matteo ha fatto esplicita richiesta di tornare un’altra volta, magari in bici, ed attraversare il fiume su quella strana imbarcazione.


Tornati in sede, come è sua abitudine, Matteo ha dato indicazione di mettere la canoa sul prato e si è diligentemente messo a pulirla con la spugna mentre noi sistemavamo il resto dell’attrezzatura. Così tutto sarà pronto per la prossima avventura!


Video della discesa su YouTube:






giovedì 2 aprile 2026

Istruttore Sea Kayak

Santa Teresa, sempre uno spettacolo

E’ uscita la delibera numero 042/26 - elenco delibere 331, con la quale la Federazione Italiana Canoa Kayak mi ha nominato Istruttore (2° livello SnAQ) di Sea Kayak .

Il corso si è svolto lo scorso anno, con esami sostenuti in Ottobre a Lerici.
E’ un segnavia della mia crescita su cui stavo lavorando da qualche anno… insomma, un traguardo lungamente desiderato che richiederebbe grandi festeggiamenti.

In realtà, a parte l’ovvia soddisfazione legata al riconoscimento della qualifica, mi tocca ammettere di non essere soddisfatto del percorso che ha portato al risultato.

Come salta subito all'occhio anche solo guardando questo blog, si nota che il 2025 è stato un anno caratterizzato da una quasi completa inattività. Ciò mi ha portato ad affrontare questo percorso dedicandoci solo una piccola percentuale delle energie e dell’attenzione che avrebbe meritato. Del corso e, soprattutto, dell’esame la cosa che più ricordo è quella sensazione spiacevole di essere arrugginito, di aver perso gran parte della sensibilità e della memoria motoria. Durante la sessione di test in acqua pre esame mi sono ritrovato a vedermi fallire in manovre e tecniche che l’anno prima eseguivo con grande disinvoltura.
Ad esempio all'esame, non so come, sono riuscito a fare l’appoggio alto da entrambi i lati anche se a destra era una di quelle tecniche che nelle pochissime volte in cui ho pagaiato nei mesi precedenti non ero più in grado di gestire.
Decisamente meglio è andata la parte teorica, specie quella legata alla navigazione ed al carteggio; ma questo perchè - come avevo spiegato nel post relativo al corso Coastal Planning & Navigation - sono particolarmente affezionato a questa materia per motivi non inerenti al mondo del kayak.

Il corso istruttori FICK è sempre un momento molto sentito ed importante nella comunità di Sottocosta; cosa che contribuisce ad amplificare ansie e preoccupazioni dei partecipanti.
E' doveroso quindi, oltre che rivolgere gli ovvi ringraziamenti ai formatori, menzionare anche altre figure. In particolare nel mio caso un grosso grazie a Gli Enzi per il supporto ricevuto tra le varie sessioni e durante la preparazione della tesina.
Un gigantesco grazie (questo credo condiviso da tutti i partecipanti) a Fabio Capecchi la cui presenza, vicinanza ed empatia è stata preziosa sia durante i weekend preparatori sia -sopratutto- durante i due intensissimi giorni di esame.

Mi sarebbe piaciuto considerare questo come un momento di passaggio nel percorso che avevo immaginato e pianificato per questi anni… però temo non sarà così. Anche qui l’indice di questo blog parla chiaro. Siamo ormai ad aprile e questo è il primo post dell’anno. Significa che, canoisticamente parlando, nulla di rilevante è successo. Se escludiamo un paio (ed intento un paio nella maniera più letterale possibile) di fugaci uscite sul lago praticamente non tocco una pagaia dal WISKIE di novembre dello scorso anno.


Per cui questa nomina assume un peso ben diverso da quello che speravo; non un traguardo intermedio da oltrepassare in fase di crociera ma un momento in cui la necessità è fermarsi per rivedere i piani. 


foto di gruppo, neo istruttori e formatori






lunedì 22 dicembre 2025

WISKIE 2025, una nota a margine

I DIRITTI NATURALI DEI BAMBINI

C'è stato un aspetto di questo WISKIE a cui forse pochi hanno dato peso, ma che per altri è stato fonte di emozione e riflessione.

Sabato abbiamo condiviso l'imbarco (a dir la verità è casa loro, per cui gli abbiamo invaso lo scivolo d'alaggio) con tre bambini che hanno preso il mare su due barchette a vela Bic O'pen.
Il mondo della vela e quello del kayak da mare si incrociano spesso; ci accomuna una visione del mare in cui al centro c'è l'ambiente e non l'uomo.
Vedere due equipaggi in cui il bimbo più grande (ad occhio un dodicenne) spiegava ai più piccoli come gestire la vela ed il timone per uscire dal porto di Le Grazie con il poco vento che c'era mi ha stimolato alcuni pensieri.
Tra le altre cose mi è tornato in mente un fogliettino di carta consegnatoci pochi giorni prima dal Punto Giochi che frequenta Federico, e che ha frequentato Matteo. Un manifesto su cui si è basato il progetto educativo di quest'anno e che riporta - tra le altre cose - il diritto a vivere il selvaggio; ascoltare il rumore del vento o dell'acqua; ammirare l'alba, il tramonto, la luna e le stelle; riconoscere i profumi offerti dalla natura;...
tutte cose banali, scontate e forse poco interessanti per gli adulti, i quali hanno costruito una società che allontana sempre più da questo.

"I diritti naturali dei bimbi" di Gianfranco Zavalloni


Forse da loro dovremmo imparare qualcosa. I bimbi abituati a vivere la natura hanno chiaro in testa un futuro che noi non riusciamo nemmeno ad immaginare. Ho invidiato loro, e soprattutto avrei voluto complimentarmi con i loro genitori.

Alla fine di questi pensieri ho scoperto che la canoa e la vela, sono solo strumenti per rimanere bambini.


Questo post è stato pubblicato "a caldo" sui miei social il giorno dopo la chiusura del WISKIE. Ma ho pensato di riportarlo anche qui... dove possa essere ripreso più facilmente anche in futuro.

giovedì 11 dicembre 2025

Winter Sea Kayak Italian Event 2025

grotta di Byron

 Quest’anno il WISKIE si è fatto in grande!

L’evento è coinciso con l’aggiornamento dei tecnici FICK mare; ci siamo trovati in acqua a Portovenere venerdì 28 novembre per una giornata di confronto successiva a due incontri on-line riguardanti argomenti inerenti la formazione Pagaia Azzurra nelle discipline SK e TK.

E’ stata veramente una bellissima occasione. Ci siamo divisi in gruppi il più eterogenei possibili ed abbiamo esaminato 4 manovre discutendone i focus didattici più appropriati per i livelli 1 e 2.

Al di là degli aspetti puramente tecnici, sempre interessanti, è stato utile soprattutto il confronto con differenti approcci all’insegnamento.

Portovenere

Sabato 29 e domenica 30 c’è stato il WISKIE. Edizione da record? Non saprei, bisognerebbe consultare gli archivi storici di Luciano. Di certo 73 partecipanti non sono pochi! Partecipazione numerosa favorita anche da condizioni metro più che perfette.

Sabato la consueta navigazione del Winter Sea Kayak Italian Event. Imbarco a Le Grazie, si costeggia fino a Portovenere ed alla baia di Byron, poi Palmaria, Tino e Tinetto costeggiati a ponente; immancabile foto ricordo alla Madonnina e rientro costeggiando le isole a levante con pausa pranzo al sacco alla spiaggia dei gabbiani sulla Palmaria. Rientro a Le Grazie entro le 16:00 perchè Riccardo Balzarotti, assessore alla cultura del comune di Portovenere, ormai da qualche anno ci aspetta con un pentolone di Vin Brulè fumante ed un pezzo di focaccia.

In acqua eravamo più di 50.

Stella Maris, isola del Tinetto

isola del Tino ed il suo faro

Alpi Apuane sullo sfondo


La sera cena di fine anno all’hotel che fa da base all'evento. E qui una grossa novità.

Non eravamo all’hotel Ala Bianca. Ai nuovi di questo mondo la cosa vorrà dire poco… ma i più anziani sanno che questo è un piccolo tradimento alla memoria di Luciano, storico organizzatore del WISKIE e di moltissimi altri eventi. Il WISKIE è sempre stato all’Ala Bianca fin dalla sua prima edizione. Nel 2019 ai partecipanti è stato donato un libricino, che conservo con affetto, con la storia di questo evento. In una paginetta, intitolata proprio “ma perché sempre all’Ala Bianca?”, Luciano ha voluto ribadire che quel posto era, per lui, indissolubilmente legato al WISKIE.

Ed è stato così fino allo scorso anno, quando il WISKIE lo ha iniziato ad organizzare Luciano, ma alla fine lo abbiamo trasformato nel primo “memorial ElleBi”.

La base di quest’anno è stata scelta per evitare i continui trasferimenti in auto necessari tenendo come base l’Ala Bianca. Con un hotel a Le Grazie, letteralmente a due passi dall’imbarco e dal parcheggio che l’amministrazione comunale ci mette a disposizione, si arriva e si scarica l’auto al venerdì e poi non la si muove più fino a domenica sera quando è ora di tornare a casa.

Sembra che questa decisione abbia avuto riscontri favorevoli dalla totalità dei presenti; sono sicuro che Luciano ci perdonerà per questo piccolo dispetto.

Castello di Lerici

Il cambio della base si è portato dietro un cambio anche nella navigazione della domenica. Meta sempre le scogliere nei dintorni di Tellaro, questa volta però raggiunte da Le Grazie piuttosto che da Bocca di Magra. Abbiamo quindi attraversato il Golfo dei Poeti lungo la diga foranea fino a Santa Teresa, percorso l’insenatura di Lerici con il suo castello e ci siamo soffermati parecchio nella cala di Maramozza che offre paesaggi a tratti fiabeschi. Pausa pranzo su una spiaggia che in altre stagioni sarebbe impraticabile e rientro per la stessa strada. Siamo solo passati esternamente alla diga soffermandoci un attimo sul relitto della nave Margaret. Sono attrazioni queste che attirano l’attenzione e la curiosità di molti, ma che in me provocano una certa inquietudine. Questa volta il gruppo è stato di 36 kayaker.

cala Maramozza

il relitto della Margaret

Il WISKIE è sempre un momento particolare; l’evento che chiude l’anno. Si tirano le somme di quanto si è fatto a livello personale e – soprattutto- come associazione. A livello personale posso dire di aver fatto poco e tanto. Poco perché ho pagaiato davvero pochissimo, tanto perché è stato l’anno del corso istruttori (ma di questo parlerò più avanti…).

A livello di associazione invece è stato un anno importante, c’è stata una convenzione con la Federazione che ha ufficializzato la posizione chiave che da anni ormai Sottocosta ha nella formazione dei suoi tecnici marini. C’è stato un CAMP che è stato fantastico, anche se ha raccolto non poche critiche. Si stanno mettendo in moto dei meccanismi che – si spera – ci porteranno a migliorare alcuni aspetti che ad oggi ancora necessitano di una approfondita revisione e messa a punto.

Il 2026 si prevede un anno intenso per Sottocosta. Ci sarà da lavorare!


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lunedì 3 novembre 2025

Tarantasio Canoe Marathon 2025, la nascita di una nuova tradizione


Ok, l’evento denominato “Tarantasio Canoe Marathon” non esiste. Però è già il secondo anno che in questo periodo di primi freddi Simona e Nicola invitano alcuni amici per una discesa dell' Adda da Lodi a Pizzighettone. Ed allora, visto che si è già pianificato di ripetere anche nel 2026, perché non considerarlo un appuntamento fisso?

Anni addietro, in primavera, esisteva effettivamente una Canoe Marathon da Lodi a Pizzighettone. L'idea di dedicare la rinascita ufficiosa di questo evento al drago Tarantasio (che si dice dimorasse proprio a Lodi) è stata di Paolo: presente ad entrambe le discese e neo eletto presidente del CRCL - Circolo Ricreativo Canoistico Lodigiano.

Idea quanto mai azzeccata considerato che ci siamo trovati all'imbarco in una grigia e piovosa mattina successiva alla notte di Halloween!

In acqua 3 equipaggi: due canoe canadesi ed un kayak, tutti tandem.

Questa volta i livelli idrometrici di circa 140 m3/s ci hanno consentito un imbarco direttamente dalla sede del CRCL. Ciò ci ha permesso di percorrere un breve tratto in più rispetto allo scorso anno, con la rapidella sotto allo stupendo ponte in mattoni rossi subito dopo il quale siamo sbarcati per trasbordare lo sbarramento. Ebbene sì, c’è anche un portage!

Simbolico anche il luogo del trasbordo. Proprio all' Isolotto Achili, luogo dove tradizionalmente si dice che il drago Tarantasio sia stato ucciso e sepolto dal capostipite della dinastia Visconti. Da qui l' adozione del famoso biscione come simbolo della famiglia. Il trasbordo è necessario, forse la furia assassina del drago oggi trova sfogo nel salto artificiale che circonda l'isola. Un vero pericolo mortale da cui stare alla larga.

Per il pranzo avevamo pensato di sfruttare il caratteristico rifugio dell'anno scorso. Non siamo però riusciti a sbarcare a causa del livello troppo basso e della sponda troppo ripida. Ci siamo accontentati di una spiaggetta di ciottoli all'interno dell' ansa successiva.

C'è stato anche un piacevole imprevisto. Complice qualche ritardo ed il cielo completamente coperto è finita che è diventato buio prima del previsto, e noi eravamo una decina di chilometri indietro sulla tabella di marcia.

La cosa è stata piacevole perché ormai ci eravamo lasciati alle spalle il tratto di acqua più turbolenta, ci restavano da percorrere una quindicina di chilometri di fiume placido, ed ovviamente tutti eravamo attrezzati per una eventuale navigazione notturna (Nicola Orsini è un po' come me, abbondante di dotazioni ed accessori... ed invita i suoi compagni di avventura a fare altrettanto).

Anzi, Nicola V. aveva anche portato una zucca di halloween da lui intagliata, subito posizionata in punta sulla nostra canoa. 

Avvistamenti spettrali, foto Paolo Cottini


Allora sbarco ci siamo dati quindi appuntamento per il 2026, nel sabato più vicino ad Halloween, con la seconda edizione della Tarantasio Canoe Marathon.


Grazie agli amici del Centro Ricreativo Canoistico Lodigiano per l’ospitalità!

Selfie con zucca

Video della discesa:



Link alla discesa dello scorso anno:
Lodi - Pizzighettone 2024

 

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 La MareMarathon delle isole Ponziane era uno di quei sogni che avevo nel cassetto da non poco tempo. Ogni anno Luciano, quando si avvcinava...