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venerdì 31 maggio 2024

ISKGA - Coastal Planning & Navigation a Lerici

L’aver superato l’esame Pagaia Azzurra - SK3 lo scorso mese mi ha sbloccato una serie di possibilità d'accesso alla disciplina del kayak da mare praticata ad un certo livello.

Così, quando ho visto pubblicato il bando di iscrizione al corso ISKGA - Coastal Planning & Navigation Module tenuto presso Santa Teresa a Lerici, la voglia mi è venuta.

Ora, sebbene ancora adesso non abbia ben capito come sia strutturata la formazione ISKGA (International Sea Kayak Guide Alliance), ho colto al volo l’occasione che si presentava golosa per alcuni motivi:
1- l’argomento di questo modulo mi appassiona molto ed interessa;
2- Santa Teresa: amo quel posto e ne sentivo la mancanza;
3- un corso con Guido Grugnola è sempre un corso con Guido Grugnola, torneresti a casa arricchito anche se l’argomento trattato fosse “come accendere la luce dell’aula corsi alla Scuola di Mare” (che detto così sembrerà anche semplice… ma voi avete mai provato a cercare dove diamine hanno nascosto quei dannati pulsanti?);
4- pur non avendo ben chiaro il funzionamento dell’ ISKGA, mi solleticava l’idea di mettere il naso in un percorso formativo ai massimi livelli di respiro internazionale, una sfida interessante.

Detto fatto, si parte per il Golfo dei Poeti. Il corso è strutturato in due giorni.
Il primo in aula ed il secondo…anche. Ma allora quando si va in kayak?
Di notte. Ovvio!

imbarco dopo il tramonto

In tutto eravamo 3 partecipanti, questi corsi ne prevedono un massimo di 4. Ho ritrovato Sergio, che ha fatto praticamente tutti i moduli, ed ho conosciuto Andrea di Vicenza il quale passa all’incirca metà anno a casa sua, sul Brenta, a fare la guida in raft e l’altra metà dell’anno - sempre a fare da guida - ma in Groenlandia. Ha raccontato di esperienze pazzesche pagaiando tra gli iceberg e lungo i ghiacciai rimasti. Ovviamente anche lui molto avanti nel percorso formativo.

Il primo giorno è stato davvero impegnativo con una filata incredibile di ore in aula a parlare di pianificazione, carteggio, calcoli di marea e relative correnti. Si toccano anche argomenti laterali ma comunque fondamentali quali il segnalamento marino, oceanografia e procedure VHF.

Guido ha usato questa occasione per un piccolo esperimento: ha inserito una parte dedicata alla navigazione astronomica. Una cosa davvero molto basilare, guardando le costellazioni principali con l’idea non certo di fare il punto, ma di riconoscere e trovare un allineamento utile da seguire per continuare a pagaiare nella notte senza dover ogni pochi minuti accendere la luce, controllare la bussola e spegnere la luce perdendo abbrivio.
Devo essere sincero: questa cosa delle stelle mi aveva lasciato un po’ scettico sia la sera precedente, quando mi era stato anticipato, che durante la lezione.

Poi quantitativi di esercizi su varie carte nautiche: rotte, distanze, correzioni di declinazione, compensazioni di deriva, rilievi, ricerca di allineamenti, valutazioni di varie ipotesi di percorso guardando correnti, batimetriche e segnali.
Si è lavorato dapprima con tutti gli strumenti da carteggio nautico, poi con un’attrezzatura sempre più minimale fino ad arrivare all’uso della sola bussola cartografica e relativo cordino.

In questa parte al tavolo da carteggio devo dire di essermela cavata molto bene; avere fatto un istituto tecnico aeronautico ed il brevetto di pilota privato di aeroplano mi ha aiutato davvero moltissimo. Erano tutte cose che fino alla maturità masticavo ad occhi chiusi, ed il mio cervello non ha fatto la minima fatica a rispolverare queste competenze. Tutto merito dell' insegnante di navigazione, era semplicemente un mito: l’ing. Hani.

Non mi viene in mente nessun altro professore che abbia lasciato in tutti i suoi allievi solo ricordi positivi. Tutti lo amavano e ne avevano grande rispetto ed ammirazione per i suoi metodi decisamente non convenzionali.
Ricordo addirittura che noi studenti dell’aeronautico ci facevamo chiamare “i discepoli di Hani”.
Due anni fa l’ing. è “volato più in alto” e mi ha fa davvero piacere poter sfruttare, anche se in un altro ambito, ciò che mi ha insegnato. Il migliore dei modi per tenere vivo il ricordo di un Grande Uomo ed un ottimo insegnante.

Ultimo esercizio della giornata: ognuno avrebbe dovuto fare la pianificazione per la navigazione di quella notte, come se dovesse guidare il gruppo per l’intera durata. Alla fine ci siamo confrontati ed - assieme - abbiamo tracciato le rotte definitive facendo un merge raccogliendo le idee migliori di tutti.
Prima di mangiare avevamo già preparato e consegnato alla Scuola di Mare il piano di navigazione e compilate le varie copie del piano di navigazione notturna che ogni kayaker deve tenere in coperta. 

Mentre ripassavamo le procedure night navigation la cena era pronta, poi meritata pausa in attesa del buio.

Navigazione suddivisa in 8 tratte, io ho guidato in 3: due cortissime ed una più lunga.

Alla prima ho fatto proprio una pessima figura: un banale attraversamento da fanale a fanale davvero cortissimo (0,25nm). Una cosa tranquillissima: dobbiamo andare da qui a li. Linea di fronte, nessun traffico in arrivo, prua alla base della luce e si parte. Ci abbiamo messo addirittura meno dei 5’ pianificati perché viaggiamo sopra ai 3kts prefissati. Una tratta così banale che nemmeno mi è venuto in mente di guardare la bussola. La marea era in diminuzione ed il Golfo dei Poeti si svuotava creando in questa strettoia della corrente, troppo poca per essere percepibile ma sufficiente perché all’arrivo la nostra bussola fosse modificata di quasi 10°. Non ho navigato, ho tenuto la prua inchiodata sul fanale e, di conseguenza, non mi sono nemmeno accorto che qualcosa ci portava in fuori.

Come partenza non proprio il massimo.

La tratta successiva verso un segnale speciale galleggiante non illuminato in direzione del mare aperto, fatta la prua con la bussola Guido ci ha indicato una stella (purtroppo non ricordo né il suo nome né la costellazione a cui appartiene) che combaciava con la nostra rotta. Ironia della sorte il primo tentativo con questa cosa delle stelle era toccato proprio a me che la ritenevo un po’ una boiata.

E’ stato un tratto breve, ma navigare nel silenzio della notte seguendo una stella mi ha emozionato.
Stai conducendo il tuo kayak in mare ma sei allineato con il cielo. Seguendo l'astro a circa ad un minuto dallo stimato ho individuato la silhouette della meda un po’ spostata a sinistra. Obiettivo raggiunto, guardando per aria. Fantastico!

L’ultima tratta che ho guidato è stata la più lunga delle tre, sempre verso il mare, alla ricerca di un punto segnato a matita sulla carta. Pura navigazione stimata. Si imposta la prua che - fortuna vuole- combaciava con le lucine di una nave ancorata a qualche miglio di distanza.

Ogni 4-5’ accendevo la lampada frontale rossa per verificare che, sempre puntando quelle luci, la rotta bussola non cambiasse. Non è successo, quindi non eravamo soggetti né a deriva né a scarroccio; non serviva compensare ma sicuramente rallentare un pochino. Ci siamo concessi una breve pausa dato che, nelle tratte precedenti, avevamo appurato di viaggiare sopra i 3 kts ed in più avevamo un leggero vento in poppa.

rilevamenti riportati sulla carta in navigazione

Percorsi i 20’ pianificati abbiamo fatto dei rilievi per capire se fossimo in target sfruttando il faro del Tino ed il fanale verde della bocca del porto. Eravamo in rotta ma ci mancava ancora un pochino. Abbiamo proseguito fino ad aggiustare il rilievo del Tino.

Raggiunto questo punto in mezzo al nulla la  guida è passata ad Andrea per raggiungere il fanale verde di Lerici. Questo segnale non era visibile dalla nostra posizione così, nuovamente, dopo aver messo la prua con la bussola  abbiamo prima guardato le stelle, poi degli allineamenti di edifici illuminati sulla costa. 

Da Lerici a Santa Teresa rientro costeggiando;  in un tratto di scogliera particolarmente buio la turbolenza creata dalle pagaie eccitava il plancton che si accendeva di bioluminescenza. La pala lasciava dietro di se una scia bianca piena di puntini luccicanti che risaltava sul mare perfettamente piatto e nero. Troppo debole per impressionare questa luce su foto o video, uno di quei ricordi che rimarranno solo nella memoria di chi c'era.

Pensavamo di fare una notturna che avesse solo aspetti prettamente tecnici e didattici; invece abbiamo anche inseguito le stelle e siamo scivolati su un tappeto fluido luminescente. Che navigazione magica!


L’indomani ancora in aula per un dettagliato debriefing della notturna ed altri aspetti teorici, principalmente cenni di meteorologia. Il corso si è concluso a metà pomeriggio.

Due giorni davvero intensi, da cui ho tratto grande soddisfazione. Sono stati resi evidenti alcuni miei limiti su cui lavorare: la percezione delle distanze in mare e velocità di crociera, la necessità di allenare l’occhio alla continua ricerca di allineamenti e l’utilità di sfruttare la bussola sempre, anche nelle navigazioni più banali per essere in ogni momento cosciente dell'essere o meno soggetto a deriva e/o scarroccio.
Ho poi  ricevuto conferma che di meteorologia non ricordo praticamente niente.

castello di Lerici

Insomma, ho imparato un sacco di cose e sono tornato a casa con delle abilità da sviluppare anche nelle pagaiate più semplici e rilassanti fuori dalla sede del CK90.

Non ho però soddisfatto il punto 4 dei motivi che mi avevano spinto ad iscrivermi a questo corso. Non so se il percorso ISKGA sia alla mia portata proprio perché la mia pregressa preparazione aeronautica mi ha facilitato non poco in questo particolare modulo incentrato sulla navigazione.
Ma sono sicurò troverò occasione di soddisfare questa curiosità in un altro modulo più prettamente canoistico o marinaresco.

lunedì 17 aprile 2023

Incontro nazionale dei Tecnici Sottocosta ed assemblea 2023




Questo fine settimana si è svolto a Bologna l'incontro annuale dei Tecnici di Sottocosta.
Ho avuto modo di partecipare alla intera due giorni anche se, per essere ufficialmente un tecnico abilitato, mi manca ancora un piccolissimo dettaglio: la valutazione della tesina che ho presentato e - si spera- successiva delibera da parte del Direttivo nazionale della Federazione Italiana Canoa Kayak con la mia nomina quale Tecnico Unico di Base multidisciplina.
D'altra parte il corso si chiudeva ufficialmente proprio sabato 15 aprile, giorno ultimo per terminare la formazione on line e relativi esami, oltre che per inoltrare al Comitato Regionale la propria relazione. 
Comunque ho avuto modo, come lo Zardo che ha fatto il corso con me, di partecipare in qualità di tirocinante.


Sede dell'evento è stata una struttura di Bologna: città senza dubbio dall'alto valore storico e culturale ma che, come magari qualcuno già sa, non ha il mare e nemmeno un lago degno di nota.
Ho scoperto però essere prassi scegliere località prive di acqua per gli aggiornamenti che prevedono solo parti teoriche in quanto sarebbe poi difficile resistere alla tentazione (chi ce la farebbe a stare due giorni chiuso in aula, per esempio, all'Elba?). 

La giornata di sabato verteva su quattro temi principali: due più di natura tecnica (presentati tra l'altro da Felice e Ale DB, quindi tutto made-in-CK90) e due principalmente comunicativi e di relazione all'interno dell'associazione. 
Devo dire di aver apprezzato molto, più che gli argomenti di perse, l'ambiente dell'aula. Ogni tema aveva  un relatore che assumeva più ruolo di moderatore che di docente.
Ho una discreta esperienza di formazione sia nel mio ramo professionale che nel mondo del volontariato ma devo dire che rarissimamente ho visto un così valido esempio di quella che si chiama "formazione tra pari" ed una così alta interattività della classe.
Prova ne è il fatto che nessuno dei relatori è riuscito a stare nei tempi previsti, non per scarsa capacità di sintesi, ma perché tutti volevano condividere le proprie esperienze, conoscenze, idee e punti di vista.
Oltretutto le mie osservazioni e domande da non ancora tecnico di base venivano accolte e tenute in considerazione tanto quanto quelle dei Maestri di grandissima esperienza presenti.

Conoscendo Sottocosta è superfluo dire che la location è stata scelta non solo valutando gli aspetti logistici ed organizzativi ma anche quelli culinari. La sera cena in trattoria tipica con tagliatelle al ragù, gnocco fritto e crescentine con i tradizionali abbinamenti di salumi, formaggi e creme.

La giornata di domenica è iniziata con Valter Borellini (Trainer, Executive e Business Coach, Career Counselor esperto del settore sportivo) il quale ha guidato un dibattito molto interessante in cui si è parlato di valori.

La seconda parte della mattinata, aperta a tutti i soci, è stata l'assemblea ordinaria con elezione del nuovo direttivo. Non avevo fatto pubblicità della cosa, ma mi ero candidato anche io al direttivo.
Dei 7 consiglieri uscenti solo due hanno dato disponibilità a farsi rieleggere per un nuovo mandato.

Il nuovo direttivo raccoglie persone da tutta Italia: Giacomo Della Gatta dalla Sicilia, Francesco Crisci di Salerno,  Giovanni Sangiorgi romano residente in Sardegna, Piero De Stefano di Roma ed alla fine la triade lombarda Luciano Belloni, Giorgio Racca e Marco Nolberti.
Abbiamo identificato in Giorgio Racca la figura di Presidente mentre gli unici due consiglieri del vecchio mandato che si sono ricandidati hanno mantenuto i loro ruoli di Vicepresidente per Piero e Segretario e tesoriere per Luciano. Questo per mantenere anche una certa continuità nei riguardi dell'operato del precedente direttivo.

la prima foto del nuovo direttivo


Quando, solo 8 anni fa, ho mosso i primi passi nel mondo del kayak non avrei mai immaginato che sarei arrivato ad essere parte del direttivo dell'associazione nazionale di riferimento per il mondo del Sea Kayak.
Sono sia orgoglioso che spaventato; saranno 4 anni impegnativi in cui spero di poter dare il mio piccolo contributo a questo fantastico mondo.


martedì 2 luglio 2019

Sottocosta KayakCamp - Gargano 2019


Il primo camp non si scorda mai! Il più grande evento nazionale di kayak da mare, organizzato da Sottocosta, si è svolto quest’anno al Gargano con base a Cala Campi in Vieste.
Sono partito con la ferma intenzione di fare molte navigazioni lunghe, di quelle da circa 16nm ( 30km) che impegnano tutta la giornata, lasciando in secondo piano le uscite didattiche. Avevo la sensazione di sprecare un’opportunità impegnando tempo ed energie in un corso che avrei potuto fare a due passi da casa sacrificando e riducendo le attività  “esplorative” di questa splendida costa; ma alla fine non è andata proprio così.
Di navigazione lunga ne abbiamo fatta solo una, tra l’altro l’ultimo giorno quando non erano previste uscite programmate. Una volta in acqua abbiamo sentito subito -la prima mattinata- il fermento nato dal confronto di esperienze con numerosissimi altri pagaiatori e dalla grande disponibiltà degli istruttori intuendo immediatamente che ci sarebbero state ottime possibilità di crescita… e così è stato.



recupero di una rete da pesca con galleggianti e piombi


Arrivati al Gargano sabato in tarda mattinata ci siamo dedicati al riposo, meritato dopo il lunghissimo viaggio, ed a prendere contatti con gli altri partecipanti.
In tutto saremmo stati 93, la regione con più presenze proprio la Lombardia con ben 33 partecipanti. Oltre che da tutta Italia presenze anche da Svizzera e Francia.
La domenica con Gloria abbiamo fatto, da soli, la prima uscita in kayak: giusto il giro della baia. Uscita breve dato che vento ed onda - come di consueto- spazientivano Gloria che sbuffava e si lamentava… mai avrei immaginato il grande cambiamento che ci sarebbe stato di lì a pochissimi giorni. Il pomeriggio l’abbiamo impiegato facendo un rapido giro a Vieste per visitarla e fare un po’ di spesa. In serata apertura ufficiale del Camp con i consueti discorsi, briefing, illustrazione delle attività ed un apericena in pineta tutti assieme. Ogni giorno prevedeva più attività, alcune che impegnavano da mattina a sera, altre solo mezza giornata; ogni uscita aveva un limite massimo di partecipanti variabile ma che comunque non avrebbe mai superato le 15 barche istruttori/guide compresi. Siamo stati anche muniti di sacchetti per raccogliere la spazzatura che avremmo trovato in mare.

 

Per il lunedì mattina Gloria ed io ci siamo iscritti ad una navigazione breve, di sole 6nm totali, verso Pugnochiuso. Il viaggio di andata è stato lento, con mare piatto e senza vento; neanche a dirlo siamo entrati in ogni grotta ed in ogni pertugio in cui fisicamente ci si potesse infilare in kayak, solo Gloria era restia e per la maggior parte stava fuori, a qualche metro dalla scogliera ad aspettare. Passati oltre Pugnochiuso ci siamo dilungati fino ad esplorare anche l’insenatura successiva - Baia della Pergola - prima di fare dietro front per tornare su una spiaggia a poche centinaia di metri per una veloce merenda al sacco. Il viaggio di ritorno l’abbiamo fatto senza dilungarci in attività esplorative anche perchè siamo stati parecchio rallentati da un ostinato vento contrario (dal quale tentavamo di ripararci allargandoci in ogni golfo al posto che fare i taglioni diretti che avevamo previsto) e dal mare che ha iniziato a creare onda. Ovviamente Gloria non era felice del meteo ma tentava, educatamente, di nascondere il suo stato d'animo.
Rientrati a Cala Campi in ritardo rispetto al previsto abbiamo avuto solo poco più di un’oretta di riposo e ristoro prima di imbarcarci nuovamente per raggiungere la prima baia a sud - Cala della Sanguinara - e dedicare il pomeriggio alla didattica in acqua. Gloria si è aggregata al gruppo di Felice per perfezionare la tecnica dell’appoggio basso mentre io ho conosciuto Pietro - valido istruttore romano - col quale, assieme ad un piccolo gruppo che si sarebbe poi consolidato nei giorni successivi, abbiamo iniziato un intenso addestramento su salvataggi ed autosalvataggi.

Martedì senza kayak: visita organizzata alle isole Tremiti. Autobus fino a Vieste porto, traghetto fino a San Nicola, visita guidata alla parte storica dell’isola, tour in motoscafo con sbarco su San Domino, rientro a San Nicola per l’ultimo traghetto disponibile. Tutto molto bello… specie l’ascoltare il chiaccherio generale sulla via del ritorno riguardo al tornarci in kayak, magari fuori stagione!

Mercoledì nuovamente in acqua. In mattinata navigazione breve (le solite 6nm) verso nord fino a Porto Nuovo, proprio all’inizio del lungo spiaggione che arriva a Vieste città. Vento assente e mare piatto. Anche questa volta all’andata abbiamo scrutato da vicino palmo a palmo ogni apertura ed ogni centimetro di falesia, sosta rigenerante nella Baia di San Felice (proprio prima dell’omonimo e spettacolare arco naturale) e ritorno  dritto, velocissimo. Tanto per far capire quanto era interessante la costa e quanto ci dilungavamo nella sua esplorazione basta pensare che da Cala Campi a Porto Nuovo ci abbiamo impiegato circa 4 ore, per la tratta di rientro siamo stati abbondantemente sotto l’ora.
Nel pomeriggio con Felice nella solita “baietta degli esercizi” didattica di ripasso delle manovre previste nel corso Pagaia Azzurra SK2; anche se non eravamo del tutto convinti di iscriverci all’esame.
La sera spettacolare uscita notturna organizzata da Luciano, unica attività senza limite di partecipanti ed anzi, come ha scritto qualcuno su un bigliettino apparso in bacheca, addirittuara “obbligatoria”. Saremo stati una settantina: con gli strarlight assicurati alle prue dei kayak, il cielo stellato con qualche lievissima velatura, mare piatto ed una luna piena e rossa che è sorta a metà escursione. Abbiamo fatto il giro della baia, il periplo dello scoglio e dell’isolotto di fronte e poi ci siamo allungati verso nord fino al trabucco in Testa del Gargano, infilati nel tunnel naturale che ci passa sotto e sbucati quindi nella baia successiva. Invertita la rotta nel viaggio di ritorno abbiamo esplorato le due grotte maggiori, compresa la splendida Sfondata Grande. Un’esperienza davvero unica e suggestiva.

Giovedì Gloria ed io abbiamo intrapreso strade diverse. Io con Pietro, Yannick e relativo gruppo siamo tornati sulla spiaggia prima del meraviglioso arco di San Felice. Il viaggio l’abbiamo fatto pagaiando in formazione di fila stretta lungocosta ed in riga attraversando gli stretti o i “corridoi” delle motonavi. Nella baia ci siamo scatenati fino quasi a sera con appoggio alto, salvataggio a T, salvataggio di lato, salvataggi tradizionali, eschimo assistito com la prua o la pagaia di un compagno, eschimo col paddle-float, rientro ed eschimo col paddle-float, traini corti ed a contatto durante le operazioni di soccorso ad un kayaker in difficoltà. Gloria invece si è aggregata a Gli Enzi che, anche loro in direzione San Felice, con la scusa del “giretto turistico” sottocosta hanno alternato l’esplorazione delle grotte ad esercizi di acquaticità culminati con il prendere grande confidenza con l’uscita bagnata ed il successivo classico salvataggio a T.
La sera del giovedì è stata anche quella della cena sociale di Sottocosta, seconda per numero ed importanza solo a quella del WiSKIE.

Venerdì, ultima giornata di attività organizzate. Io sempre nel gruppo di Pietro e Yannick verso San Felice dove ci siamo esercitati dalle 9.30 alle 16.30 con solo una breve pausa per il pranzo al sacco mentre Gloria in mattinata ha ripassato con Felice le tecniche SK2.
Alle 17.00 in poco più di una decina circa abbiamo navigato in fila stretta sino a Cala della Sanguinara per l’esame della Certificaznone Nazionale Pagaia Azzurra SK2. Dopo aver mostrato agli esaminatori tutte le manovre previste ed aver effettuato un salvataggio nel ruolo di vittima, uno nel ruolo di soccorritore ed un autosalvataggio siamo rientrati sempre in formazione stretta stando molto sottocosta, attaccati alle falesie, dimonstrando la capacità di mantere il proprio kayak in rotta ed in andatura anche con il mare che aveva formato un po' di onda che si confondeva tra diretta e riflessa creando una situazione di dinamicità che richiedeva continue correzioni e variazioni di assetto mentre l'istruttore alla testa del gruppo -appositamente- variava in continuazione direzione e velocità. In serata, dopo il debriefing degli esaminatori, ci è stato comunicato l'esito - per noi positivo - e che avremmo potuto quindi procedere con la richiesta del brevetto alla FICK! Abbiamo appreso con gioia questa notizia; fondamentale, oltre al lavoro di questi intensi giorni, è stato anche il corso Foundation che avevamo fatto, ormai qualche anno fa, a Lerici nella splendida Scuola di Mare Santa Teresa. Esperienza che fu breve ma fondamentale per gettare le basi di tutto quello che abbiamo poi imparato sullo stare in kayak negli anni successivi e consolidato durante questi giorni.

Per il sabato - ultimo giorno di questa intensa ed emozionante esperienza - non erano previste attività, a parte una navigazione di 12nm all’alba con partenza alle 3.00 a cui avrei con piacere preso parte se non fossi stato così provato dai due giorni precedenti. Ci siamo quindi accordati con Felice (resosi gentilmente disponibile a farci da balia), i nostri compagni di bungalow (Fabrizia ed Oliver) e Francesco per una navigazione in direzione nord fino alla Baia delle Zagare. Prevista la partenza in tarda mattinata per avere qualche ora di sonno in più e navigazione abbastanza spedita fino a Pugnochiuso dato che fin lì avevamo già passato in rassegna tutto nei giorni precedenti. Ho pagaiato in maniera stanca, rallentando il gruppo fino a Cala della Pergola, convinto di arrivare ad un certo punto, sbarcare su una spiaggia molto prima della meta ed aspettare gli altri sulla rotta di ritrono dato che proprio faticavo nel tentativo di spingere avanti il kayak che mi sembrava avere il freno a mano tirato. Mi sono rinvigorito solo dalle parti di Vignanotica, inebriato dalla bellezza delle grotte di questo tratto di costa per me nuovo e dalla maestosa imponenza delle bianchissime falesie a picco sul mare. Ci siamo fermati per il pranzo al sacco in Cala della Pipa, poco oltre i famosi faraglioni che delimitano a nord la Baia delle Zagare.
Nel viaggio di ritorno, nonostante il mare non proprio piatto - ma neanche eccessivamente mosso da infastidire- abbiamo comunque ripassato tutti i punti e le grotte di maggior interesse fino a Cala Campi...riuscendo anche a scoprire “nuove” grotte che si aprivano dietro a fessure a cui non avevamo dato molto conto.
Ma la cosa più incredibile è stata tornare a pagaiare con Gloria, dato che da tre giorni facevamo attività separate. L’avevo lasciata nelle mani di Felice e Gli Enzi che evitava le grotte, stava sempre ad una certa distanza dagli scogli, si lamentava e preoccupava se il mare non era liscio come l’olio; adesso tra le onde sorrideva, pagaiava spedita a velocità di crociera, era la prima ad entrare in grotta sempre alla testa del gruppo e stava sottocosta a guardare gli scogli e le insenature manovrando con maestria e naturalezza anche quando arrivavano le fastidiose grandi onde causate dai barconi che sfrecciavano facendo la spola carichi di turisti. Un cambiamento radicale ed incredibile!

Come ultimissima attività, mentre il resto del gruppo rientrava, con Felice e Gloria ci siamo fermati in Cala della Sanguinara, infondo a questa insenatura stretta e curva vi è una minuscola spiaggia irraggiungibile da terra ed invisibile dal mare. Abbiamo raccolto quanta più plastica ci era possibile trasportare coi nostri tre kayak.
Avremmo avuto da raccogliere per giorni e da riempire interi containers dato che, esposta al vento che spinge in questo imbuto naturale tutta la plastica che c’è in mare e, per questioni orografiche, ignorata dai turisti (quindi anche dalle attività di pulizia stagionali) era veramente impossibile in mezz’oretta fare qualcosa in grado anche solo di cambiare il colpo d’occhio di questo piccolo angolo di paradiso ridotto ad una discarica; ma ci sembrava romantica e doverosa l’idea di concludere quest’avventura tentando di ridare decoro alla baia che ci aveva che ci aveva ospitati per l’esame e parte dell’addestramento finale SK2.



La plastica raccolta... gavoni pieni ed il resto legato in coperta



LINK CON LE FOTO NELL'ALBUM FLICKR: KAYAK CAMP 2019 GARGANO


venerdì 8 aprile 2016

Corso Foundation - Lerici

Un fine-settimana magnifico quello appena trascorso. Un corso di kayak ci voleva proprio per acquisire una tecnica di pagaiata efficace ed efficiente, imparare manovre base per la gestione e la manovra del kayak e le basi dei salvataggi assistiti.
Già dalle premesse si intuiva che sarebbe stato un successo:
L'istruttore è il famoso Guido di Tuilik; kayaker marino dall'indubbia esperienza ed ottimo maestro.
La location semplicemente spettacolare; la Scuola di mare Santa Teresa (nel comune di Lerici) è una delle due basi nautiche di Tuilik. C'è poco da dire, dubito che si possa trovare in Liguria un altro posto così. La struttura è letteralmente incastonata nel golfo dei Poeti, appena all'interno del varco di levante del porto di La Spezia. La vista dalla stanza è spettacolare; la scuola dispone di una piccola baia naturale in cui una barca a vela e quattro kayak lunghi più di 5m possono liberamente esercitarsi sulle manovre senza darsi fastidio.
Anche il meteo è stato clemente. Poche nuvole, giusto qualche cirro per non farci soffrire troppo il caldo ed un mare che è stato clemente e si è adeguato alla nostra preparazione.

Il corso si chiama “foundation” e rappresenta la base del kayak da mare.
Il venerdì ci siamo limitati alle presentazioni ed al controllo dell'attrezzatura (tutta messa adisposizione da Tuilik). Abbiamo dato uno sguardo alla carta nautica della zona e fatto una chiacchierata sulle norme di comportamento in prossimità di porti e navi. La sera, dopo un'abbondante cena, siamo usciti al buio per osservare le luci del porto e delle navi, per capirne il significato, la portata e valutare la distanza delle segnalazioni rapportandole sulla cartina. E' stato molto interessante anche se per questo livello di corso non sono previste navigazioni notturne.

Il sabato abbiamo lavorato sulla propulsione e sulle manovre (pagaiata circolare, 360, appoggio basso, spostamenti laterali e timone di poppa).
Purtroppo poco dopo mezzogiorno Gloria è rientrata alla scuola a causa di un po' di mal di mare (capita quando ci si concentra sulle manovre).
Abbiamo percorso poca strada, rimanendo appena fuori dalla diga foranea della Spezia. Poi nel pomeriggio ci siamo allungati oltre l'abitato di Lerici mettendo in pratica quello che abbiamo imparato divertendoci anche in stretti passaggi tra gli scogli.

Al rientro abbiamo provato anche il salvataggio a T sia nel ruolo di uomo in mare sia nel ruolo di soccorritore... e devo dire che, al contrario delle aspettative, è stata la manovra più facile del corso, o almeno così sembra in acque calme.
La scoperta più grande della giornata è stata la pagaia groenlandese, che non ho più lasciato, trovo dia un feeling più naturale e rilassato.


Per la domenica ci hanno raggiunto anche due amici del CK90 (i famosi Inuit del Lario). Felice, altro validissimo istruttore, e Pietro che doveva conseguire la certificazione PagaiaAzzurra di 3° livello il quale ha predisposto e guidato la navigazione che ci ha impegnato tutto il giorno.
Partiti dalla scuola abbiamo attraversato il varco di levante, costeggiato all'interno la lunga diga foranea ed attraversato anche il varco di ponente (che è quello più grande da cui passa il traffico commerciale). Raggiunta finalmente la costa ovest del golfo dei Poeti abbiamo proseguito lungo le strutture militari fino ad imboccare il canale che separa Palmaria dalla costa per poi arrivare a Portovenere. Doppiata la punta con la famosa chiesa di S. Pietro abbiamo esplorato l'insenatura dietro la rocca e proseguito per qualche miglio lungo la scogliera in direzione Cinque Terre alternando tratti con andatura “da spedizione” in fila indiana molto stretta ad altri in cui riprendevamo gli esercizi del giorno precedente. Verso le 11 abbiamo invertito la rotta ed abbiamo circumnavigato Palmaria; Sulla sponda est dell'isola ci siamo fermati su una spiaggia per il pranzo al sacco e per recuperare energie. Da li abbiamo nuovamente attraversato il canale per tornare in direzione di Spezia. Prima di attraversare il varco abbiamo lasciato uscire una portacontainers e per il rientro a scuola siamo passati dallo scoglio con i ruderi della torre Scola all'esterno della diga soffermandoci un attimo sopra al relitto semi-sommerso della nave Margaret.
Prima di passare nuovamente dal varco di levante, dopo questa navigazione stimata in circa 16 miglia, Guido ha chiuso il corso. Ci restava solo da lavare e sistemare l'attrezzatura, fare una doccia veloce e salutarsi con la promessa di tornare tutti assieme in mare.

Link utili:




Photo by Felice e Guido

SottocostaKayakCamp - Argentario 2026

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