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martedì 3 maggio 2022

mini-trekking a San Fedelino


 Dascio - San Fedelino; San Fedelino - Pozzo di Riva - Dascio. Fa un po’ sorridere chiamare “tekking nautico” una navigazione che si fa solitamente in giornata, senza fretta e prendendosi il tempo di una lunga pausa pranzo. Però avevamo voglia di un bel bivacco libero prima che il lago diventi invivibile a causa dell'invasione di diportisti. Dovevamo essere in quattro ma, complice un rinvio di qualche settimana causa maltempo, alla fine siamo rimasti solo Luca ed io. 

La breve distanza percorsa è stata anche a causa delle tempistiche. Non potevamo partire da Vercurago prima delle 14:30 di sabato. A quell’ora però sono arrivati in sede alcuni amici dotati di prosecco e ci siamo dovuti unire ai festeggiamenti (anche se nessuno ha capito cosa stessimo festeggiando). L'indomani poi volevamo rientrare nel primo pomeriggio, domenica 1° Maggio era una data più che a rischio di mega ingorgo sulla SS36.


Comunque sia una volta raggiunta Dascio le operazioni di stivaggio dell’attrezzatura nei kayak hanno richiesto più tempo di quanto ce ne sia voluto poi per raggiungere la spiaggia di San Fedelino.

Il meteo prevedeva pioggia; quindi la dotazione è stata ancora pienamente invernale con ampia scorta di cambi asciutti. E’ stata la prima volta in cui ho riempito i gavoni dell’Xceed e mentre lo caricavo non ho potuto fare a meno di pensare a quanto siano comodi gli ampi boccaporti del Prijon, più che perfetti in un kayak da turismo tranquillo. Sono però passato ad una barca da mare vera e propria, un purosangue… e quindi ci si deve giocoforza adattare ai tappi in plastica. 

Cena in preparazione
Pagaiare lungo la costa occidentale del Lago di Mezzola è sempre piacevole, questo tratto offre sempre uno spettacolo mozzafiato e merita di essere percorso con calma per gustarsi ogni dettaglio. Lo sbarco è stato sulla  spiaggia che con acqua bassa si forma nell'insenatura nord-ovest del bacino (dove c’è il moletto).
L’orario era precisamente quello dell’aperitivo; occorreva quindi tagliare il salame ed aprire la prima bottiglia di vino della serata.

Sistemati i kayak è stata la volta della cena - di due portate - dopodichè all’imbrunire abbiamo montato il campo con le tende. Mentre mangiavamo abbiamo ricevuto la gradita visita di un beccaccino, un raro avvistamento.


Argomento di conversazione principale della serata sono stati progetti canoistici futuri. Quel giorno -tra l'altro- Felice è andato a ritirare le nuove canadesi in dotazione al CK90 le quali hanno catalizzato un po’ i nostri pensieri.

il campo all'alba

La notte è passata tranquilla. Della pioggia attesa non si è visto nulla. La mattina, alzati all’alba come prevede il galateo del bivacco, abbiamo con estrema calma smontato il campo e fatto colazione. Non poteva certo mancare una visita al tempietto di San Fedelino che abbiamo raggiunto a piedi; siamo scesi anche nel letto del fiume Mera che abbiamo trovato ancora più ritirato rispetto a quando siamo venuti qui, l'ultima volta, per il cimento ad inizio febbraio. Da allora ad oggi non ci sono state precipitazioni degne di nota e quindi non è stata una gran sorpresa. Il fiume si è ridotto ad una larghezza di circa 5 metri e nel punto più profondo l’acqua non superava i 50cm.

Il letto del Mera

Tornati ai kayak ci siamo imbarcati e diretti nel Pozzo di Riva. L’ultimo tratto di canale è stato percorso a fatica con frequenti insabbiamenti però anche questo livello idrico anomalo offre i suoi spettacoli: sotto le nostre chiglie vedevamo girare un gran quantitativo di grosse carpe che percorrevano i labirinti formati dalle radici delle ninfee (crediamo siano state carpe, non siamo pescatori) ed alcuni banchi formati da centinaia di piccoli pesciolini argentati lunghi 2-3cm che saltavano all'unisono fuori dall'acqua. Per qualche minuto è come fossi tornato nel delta del Po.

Il pozzo di Riva ci ha donato un paio di incontri con il martinpescatore ma non sono ovviamente mancati innumerevoli avvistamenti di parecchi esemplari di avifauna più consueta (svassi, folaghe, aironi cenerini e bianchi, cigni …).


Al rientro verso il lago di Mezzola abbiamo fatto qualche metro uscendo dai kayak e trainandoli nell'acqua alta 5cm perché non riuscivamo a trovare il passaggio che avevamo sfruttato all'andata; passaggio che comunque non superava i 15cm di profondità.

Il rientro è stato sempre costeggiando la maestosa scogliera ovest, siamo passati indisturbati di fianco ad un becco che si faceva i fatti suoi in riva al lago.  Alla cascata siamo scesi per il pranzo ed alle 14 eravamo già in auto sulla via del ritorno.

Nella sede Canneto del CK90 ho approfittato del sole e del vento per stendere la tenda ad asciugare dall'umidità della notte; mentre aspettavo è arrivato Felice che ha fatto il primo varo della NovaCraft Prospector 15 in SP3… chissà che la prossima bivaccata non sia in canadese!


Altre immagini nell'album FLICKR: BIVACCATA 1 MAGGIO 2022





domenica 4 marzo 2018

Viaggiare Pagaiando, una serata di proiezioni ed una mattinata in acqua



Viaggiare pagaiando è una serata che nasce da un'idea di Marco EKO Ferrario. Una serata di “photokayaker” (come li definisce lui i canoisti che documentano più o meno minuziosamente le proprie esplorazioni con immagini, filmati, parole e quant'altro).
Ancora una volta ad ospitarci l'Opificio Zappa di Erba, stessa struttura che lo scorso anno aveva subito la prima invasione canoistica per il racconto di Tatiana e Mauro del CicladiKayakTour. Questa volta però l'evento non è stato incentrato su un singolo viaggio ma anzi la serata è stata essa stessa un “viaggio”.
Un viaggio iniziato in canoa canadese con la discesa del fiume Chuiuut in Mongolia presentata nel video e nei racconti di Lorenzo Molinari. Scesi dalla canoa fluviale siamo saliti in kayak da mare nelle gelide acque invernali del nostro amato Lario che ho avuto il piacere di mostrare in alcune mie fotografie. Poi il lago ritorna fiume e si va verso il mare facendo una sosta con Michele Varin nel delta del Po: posto di cui mi sono inaspettatamente ed intensamente innamorato due estati fa, posto che Michele conosce bene e che ha esplorato più volte. Dalla foce del Po alla Croazia la strada non è poi molta e qui sono arrivati Mery Pirovano e Luca Martino che hanno girato in lungo ed in largo parecchie isole di questa nazione ed in particolare hanno voluto raccontarci del loro periplo in trekking nautico di Vis.
L'ultima, immancabile, tappa di questo viaggio è stata ovviamente la Grecia con il racconto più atteso della serata: il PeloponnesoKayakTour di Tatiana Cappucci e Mauro Ferro... racconto che sarei stato li ad ascoltare per ore ed ore ma che purtroppo è stato interessante quanto breve.
l'atmosfera all'imbarco a Merone

La serata è stata un successo: circa 120 le persone presenti (110 contate in sala più altri che seguivano la proiezione dall'OZ cafè). L'intera serata è stata trasmessa anche in diretta Facebook sulla pagina dell'OpificioZappa.
Gloria esplora i canneti in modalità Ninja
Ma non è finita qui. In apertura di serata Marco ha lanciato l'invito ad una pagaiata per l'indomani mattina sul lago di Pusiano con ritrovo alle 10 al lido di Moiana per una gita poco impegnativa.
Ci siamo così ritrovati con Marco, Alessandro, Mery, Luca, Gloria ed io. Imbarcati poco dopo l'orario previsto in una fitta nebbia per imboccare il Lambro, fare una deviazione fino al Cavo Diotti, e poi risalire fino al lago di Alserio. Alcuni alberi caduti e un centinaio di metri che siamo stati costretti a fare a piedi trascinando i kayak nell'acqua bassa hanno reso un po' difficoltoso percorrere questo cordone ombelicale che unisce i due laghi ma alla fine siamo riusciti a sbucare ad Alserio!
Era almeno la terza volta che Gloria ed io ci provavamo ma avevamo sempre rinunciato quando c'era da fare i trasbordi.
Tratto molto poco poetico
Abbiamo fatto il periplo del lago fermandoci per una pausa in zona pescatori mentre sbucava il sole e la nebbia spariva lasciando il posto ad una bellissima giornata. Rientrati al lido di Moiana abbiamo trovato un canoista che aveva raccolto l'invito ma è arrivato tardi a bordo di una splendida piccola canadese in legno di cedro autocostruita.

Una bella serata in ottima compagnia ed una rilassante pagaiata... cosa chiedere di più?

Giusto per spoilerare un po':
Viaggiare Pagaiando è un'idea che è piaciuta un po' a tutti. Non una serata “tecnica” riservata ai canoisti ma un'evento aperto anche a semplici curiosi in cui si presentano esperienze adatte ai lupi di mare ma anche escursioni per principianti... perchè non vogliamo dare del kayak da mare l'idea di un mondo chiuso e riservato a super esperti con attrezzatura e conoscenze altissime ma far sapere a tutti che c'è spazio per divertirsi a contatto con la natura a tutti i livelli. Quindi questa serata non sarà “Viaggiare Pagaiando” ma “il primo appuntamento di Viaggiare Pagaiando”.  In futuro ci saranno altre occasioni con nuovi racconti, nuovi relatori, nuovi ospiti ma con lo stesso stile.


Fidatevi: li in fondo, anche se non si vede, c'è Alserio

Link utili:


Blog personale di Marco Ferrario:




Blog del PeloponnesoKayakTour:

Blog di Michele Varin:
http://kinmare.blogspot.it/

Blog di Luca e Mery:

Video della diretta Facebook:















venerdì 7 aprile 2017

CicladiKayakTour ad Erba


Sono uno dei tanti che ha seguito passo-passo l'ultima, epica, impresa di Tatiana Cappucci e Mauro Ferro: un viaggio ininterrotto in kayak con partenza da Atene e ritorno ad Atene circumnavigando tutte le isole Cicladi.
Un'avventura che li ha tenuti in giro per l'arcipelago 144 giorni (di cui 115 di navigazione e 29 di sosta causa meteo o problemi logistici) nei quali hanno pagaiato per 2207 km esplorando la costa di tutte le 32 isole Cicladi.
Durante il viaggio sono riusciti a tener costantemente aggiornato il loro blog che è stato seguito da parecchi appassionati che hanno "vissuto" il loro viaggio con la stessa apprensione e coinvolgimento con cui si può seguire una serie televisiva; ci si gustava racconto e foto di una puntata ed alla fine non si vedeva l'ora che arrivasse l'episodio successivo.

Ricordo che durante la notturna sul Lario organizzato da Luciano Belloni abbiamo anche fatto un brindisi (uno dei tanti) a loro due che erano circa a metà dell'opera e qualcuno ha azzardato un paragone -volutamente esasperato- tra il forte vento che ci preoccupava ed ha tenuto a terra Giorgio ed il "loro" Meltemi.

E' quindi stato per me un piacere poter partecipare ad una delle serate in cui Tatiana e Mauro hanno "presentato" il loro viaggio mostrando foto e raccontando aneddoti.





L'evento è stato organizzato da Marco Ferrario che ha anche trovato un luogo unico: l'Opificio Zappa di Erba; una ex filanda ristrutturata che oggi ospita una ditta ed un'associazione culturale giovanile. Uno spazio sconosciuto anche a chi è della zona ma molto attivo e frequentato dove spesso si organizzano anche serate a tema, corsi e mostre.

Marco introduce la serata

L'introduzione è stata con un video mostrato da Marco prodotto da un suo amico sicilano (innamorato del mare e dei laghi lombardi). Filmato breve ma molto comunicativo che mette in mostra le potenzialità del kayak come mezzo ideale per godere delle bellezze delle coste e dei litorali.
Ad assistere c'erano solo appassionati di kayak, vedrei molto bene questo video pubblicato sui vari social network come invito a sedersi in un pozzetto ed impugnare una pagaia.



Si è poi entrati nel vivo della serata con le parole e le foto di Tatiana e Mauro.
Le foto ci hanno letteralmente lasciato a bocca aperta. Dalle parole di Tatiana e Mauro si è anche visto il differente modo di porsi dei due kayaker, impressione che ho avuto anche leggendo i loro blog:
Tatiana è entusiasta, ti parla con la gioia e il coinvolgimento della persona che per la prima volta vive un'emozione simile. Ci ha mostrato il diario di viaggio su cui hanno appuntato giorno per giorno tutte le tratte, il meteo, gli incontri,... (diario tra l'altro realizzato e donato alla coppia da Luciano prima di partire); le mappe con gli appunti fatti durante la pianificazione dei mesi precedenti la partenza; la girandola nuova che caratterizza la poppa del suo kayak e le bandiere consumate da mesi di Meltemi, sole e salsedine.

Mauro, al contrario, sebbene non nasconda la sua grande passione per il kayak è molto più pacato. Ne parla con una semplicità ed una naturalezza incredibile in relazione all'entità dell'impresa. Ti faceva quasi credere che sia tutto facile e naturale, sembrava di sentir parlare un amico della sua ultima gitarella primaverile al lago di Pusiano.

Incredibile pensare che quei due hanno appena finito di riordinare i ricordi di questa impresa ma ne stanno già pianificando un'altra della stessa portata alle isole Ioniche e Peloponneso. Un'altro viaggio in cui si conosce la data di partenza ma non quella di ritorno. Un altro viaggio che seguiremo da un blog specifico che verrà aggiornato nei momenti di calma.


Tatiana illustra il percorso compiuto nei 115 giorni di navigazione
Per chi volesse "rivivere" puntata dopo puntata il CicladiKaykTour:
cicladikayaktour2016.blogspot.it

Blog generale di Tatiana e Mauro:
tatiyak.blogspot.it

Il loro prossimo viaggio:
peloponnesokayaktour2017.blogspot.it

Blog personale di Marco Ferrario:
ekokayak.wordpress.com










Su youtube si può trovare anche il video realizzato da Danilo Tulone con riprese fatte in mare e nei nostri laghi; video utilizzato come introduzione a questa serata:


venerdì 27 gennaio 2017

EKOwintry 2017 - Alto Lario


Ho concluso il 2016 – dal punto di vista canoistico- con una tranquillissima escursione a metà dicembre, in compagnia di Gloria, tra Piona e Gravedona.
Il 2017 invece è cominciato con un'impresa ardita, impresa che per ora è in assoluto al primo posto tra le cose più folli che abbia fatto in kayak; un trekking nautico di due giorni sempre sull'alto Lario con bivacco in tenda....nel cuore dell'inverno!
Che la parte settentrionale del Lario sia la più fredda è noto, come anche è noto che il Lario sia tra i grandi laghi italiani il più freddo. Pagaiare d'inverno è stupendo... ma per star fuori a dormire bisogna essere un po' matti!
Lorenzo e la sua simpatica barca
L'organizzazione è stata di Marco EKO che ha pianificato l'evento per il secondo finesettimana di gennaio, rinviato causa vento forte al terzo. Abbiamo passato giorni su WatsApp a scambiarci messaggi e dati meteo; fino all'ultimo siamo stati incerti dato che le previsioni erano spesso contrastanti ma alle 18 circa di venerdì 20 gennaio abbiamo deciso: l'indomani mattina ci saremmo trovati ad Oro (Bellano) alle 8 per l'imbarco. 5 partecipanti: io avrei lasciato a casa il kayak per salire su un doppio con Vittorio, Marco EKO e Roberto sui rispettivi singoli ed infine Lorenzo con una canadese con cui avremmo fatto rendez-vous a Gravedona.

Gli altri partecipanti hanno come tradizione da anni (o forse decenni) un'uscita invernale con bivacco su un lago della zona e tutti hanno curricola canoistici sbalorditivi: chi ha raccolto medaglie in campionati italiani ed internazionali, chi ha disceso centinaia di fiumi, chi ha solcato decine di mari, chi racconta di primati incredibili come la prima partecipazione italiana alla famosa “arctic sea kayak race”... e poi c'ero io, che da un annetto me ne vado in giro a giocare al kayaker. Potevo rifiutare quando mi hanno invitato?

I 5 intrepidi canoisti, autoscatto di gruppo.

La mattina di sabato sveglia alle 5 per sistemare gli ultimi dettagli dell'attrezzatura (che era già pronta dalla settimana precedente) e per scambiarci gli ultimi messaggi riguardo al meteo tutto sommato rassicurante: assenza di vento e precipitazioni, temperature minime previste attorno ai -4°C. Non potevamo chiedere di meglio. Ci imbarchiamo alle 9.20 circa dopo aver fatto non poca fatica a stivare tutto il materiale nei gavoni che, spaziosi e sovrabbondanti d'estate, diventano piccoli per una due giorni invernale. Io sono seduto nel pozzetto anteriore del CScanoe Unalaska605 di Vittorio; Marco e Roberto hanno due ASA KDM520. Puntiamo dritti il largo per la prima traversata. Il percorso dei 2 giorni ne prevede tre in modo da essere sulla sponda occidentale la mattina e su quella orientale al pomeriggio così da avere la massima esposizione al sole. Dopo pochi secondi compare un problema: un fortissimo dolore al deltoide destro che mi rende praticamente impossibile pagaiare. Con il tempo il muscolo si scalda ed il dolore diminuisce ma rimarrà una costante per tutti e due i giorni limitando fortemente l'escursione del braccio rendendo la mia pagaiata più goffa ed inefficace del solito.
Questa è una grande sfortuna: il membro più lento e meno capace del gruppo è ancora più lento. Fortunatamente essere su un K2 con Vittorio è come avere un motore fuoribordo!

Raggiunta la sponda opposta sbarchiamo a Rezzonico proprio sotto al castello per toglierci il pile da sotto la muta stagna e bere una tazza di tè caldo prima di riprendere la navigazione sottocosta in direzione di Gravedona. Nel tragitto prendiamo un appunto mentale: in primavera andare a visitare, a piedi, la chiesetta di Sant'Eufemia a Musso.
A mezzogiorno circa siamo quasi a Gravedona dove incontriamo, sulla spiaggia della Serenella, Lorenzo che ci sta aspettando a fianco della sua barca. In realtà non è una canoa canadese classica; è un ibrido tra canoa e kayak. Ha due pozzetti praticamente identici a quelli di un kayak, si sta solo seduti molto più in alto, addirittura ha una pedaliera per il timone ma si pagaia con la pala singola.
Questa simpatica imbarcazione, tra l'altro divisibile, è una creazione di Alessandrini (tutti fan delle ASA in questo gruppo) di nome “Canadian”. Lorenzo sta seduto nel pozzetto posteriore mentre in quello anteriore è stivato tutto il materiale e dei sacchi di punta.

Ora che il gruppo è completo, possiamo effettuare una nuova traversata verso la spiaggetta che sta poco a nord dell'ingresso del lago di Piona. A quest'ora è baciata dal sole e protetta da quella leggera brezza che viene dalla Valchiavenna. Un ottimo posto per consumare il primo pranzo.

Senza fretta cuciniamo, mangiamo, chiaccheriamo, sistemiamo i kayak e ci reimbarchiamo addentrandoci nel laghetto di Piona. Cominciamo il giro in senso orario ma questo luogo, pur incantevole, è sempre in ombra e noi vogliamo goderci il calore del sole finchè possiamo. Abbiamo davanti un'intera, lunga e rigida notte invernale per sentire il freddo. Noi e Lorenzo ci lasciamo andare alla deriva verso l'imboccatura e facciamo le lucertole mentre parliamo del più e del meno aspettando i due KDM che stoicamente concludono il periplo del gelido laghetto.
Una volta riunito il gruppo si pagaia di gran lena costeggiando verso il luogo prescelto per il bivacco: proprio nel punto più a nord del Lario in quella lingua di terra che separa le foci del Mera e dell'Adda. Sbarchiamo e mentre “prendiamo le misure” del prato veniamo avvisati da alcuni passanti che quella zona è protetta e che rischiamo multe salate bivaccando. Ci suggeriscono di fermarci poco prima, oltre l'Adda e così facciamo. Risaliamo in kayak per percorrere pochissime centinaia di metri ed individuare un ottimo punto pochi metri ad est del fiume.
Montiamo il campo, accendiamo un piccolissimo fuoco con parecchie precauzioni e cuciniamo.
Solo mezz'ora dopo il nostro arrivo l'acqua rimasta sui kayak era già ghiacciata. La cosa ci preoccupa un po' dato che è segno che la temperatura scenderà oltre il previsto.

Il campo sotto un cielo stellato e con a vista il Legnone

preparativi
La serata trascorre in maniera rilassata raccolti attorno al braciere anche se non si può sperare di tirar tardi come d'estate. Il freddo si fa sentire ed alle 21, dopo aver accuratamente spento il fuoco, siamo tutti in tenda. Io ho un sacco a pelo estivo, il progetto era di portarne due ma ho dovuto lasciarne uno in macchina perché avevo esaurito spazio nel gavone. Dormo quindi completamente vestito: 3 paia di calze, calze a maglia, pantaloni termici, pantaloni pesanti, copripantalone antivento, 2 magliette termiche, micropile, pile pesante, giacca a vento con cappuccio, sciarpa di lana, passamontagna, guanti di lana. Mi infilo nel sacco a pelo; sotto ho steso una coperta isotermica e sopra ne ho un'altra. Tengo in tenda il materiale elettronico (cellulare, fotocamere, batterie di scorta) ed una bottiglia d'acqua per preparare il tè evitando che congeli.
Mi sveglio poco prima della una. Ho i piedi veramente congelati e la spalla molto dolente. Per il resto del corpo sto bene. Rinuncio alla copertina superiore, che tanto era caduta, e la avvolgo attorno ai piedi; per la spalla non posso farci niente. Mi riaddormeto e tiro le 5.
A quell'ora è ancora tutto buio pesto ma non ho più sonno. Esco dalla tenda e faccio due passi sulla spiaggia. Camminare mi riattiva un pochino la circolazione nei piedi. Mi soffermo ad ammirare il Legnone con a fianco uno spicchio di luna ed un cielo limpido e stellato, vorrei fare qualche foto ma l'idea di togliere i guanti mi fa desistere.
Poco dopo vedo una figura che si muove nel buio, è Marco che sta raccogliendo legnetti per riaccendere il fuocherello. Cosa non facile dato che è tutto molto molto umido, ma una volta riusciti tolgo calze e scarpe e metto i piedi vicino al fuoco. Cerchiamo inutilmente di farci un tè caldo, i fornelletti non funzionano, il gas nelle bombolette è gelato e non ne vuole sapere di funzionare. Ho portato una bottiglia di succo di frutta, lasciata nell'abside interno della tenda, ma ora è una specie di granita molto molto densa.
Il fuoco aiuta sia il corpo che lo spirito
Pian piano si risvegliano tutti. Quando finalmente arriva la luce troviamo kayak ed attrezzatura ricoperti da uno spesso strato di brina. Le scarpe umide e le mute sono congelate e rigidissime. Un conoscente che passava da Colico per andare a sciare ci ha poi detto che in paese il termometro segnava -8,5°C, dove eravamo noi ce ne sarà stato qualcuno in meno.
Gli altri hanno fornelletti più performanti, gas più raffinato ed hanno avuto la grande idea di tenere in tenda non solo l'acqua ma tutto l'occorrente per preparare la colazione.

Ce la prendiamo con molta calma, cominciamo a smontare il campo quando il sole sbuca dal Legnone e nessuno ha voglia di mettersi a piegare correttamente le tende per cui far rientrare tutto nei gavoni è un'impresa. Io non ci riesco ma piuttosto che sistemare la tenda come si dovrebbe preferisco tenermi una sacca stagna nel pozzetto, che tanto è spazioso e col lago piatto non da fastidio.

Temporeggiamo perché sotto sotto siamo tutti poco felici di doverci infilare in quelle mute congelate. Mettiamo le scarpette a scongelare molto vicino al fuoco facendo anche dei danni alla gomma delle suole. Quando i kayak sono carichi, il fuoco spento ed il campo pulito non ci sono più scuse. Ci facciamo coraggio e ci infiliamo in quei gelidi scafandri in cordura e Gore-Tex.

risveglio ghiacciato
Ci imbarchiamo dopo le foto di rito che sono ormai le 11. Pagaiamo pigramente ridiscendendo il versante occidentale. C'è il sole pieno e la temperatura non tarda ad alzarsi. Facciamo una sosta a Gravedona e ne approfittiamo per visitare l'interno della chiesa di Santa Maria del Tiglio. Salutiamo Lorenzo che è arrivato a destinazione e ci avviamo per l'ultima traversata che ci condurrà sul promontorio dell'Olgiasca a sud del quale ci fermiamo per cucinare l'ultimo pasto di quest'avventura. Ormai ci mancano poco meno di 10km prima di giungere al termine di questa impresa, siamo stanchi ma appagati. Superata la punta di Dervio abbiamo in vista l'arrivo. 

Una volta sbarcati, con la calma che ha contraddistinto tutto il viaggio, svuotiamo i kayak e carichiamo il tutto sulle auto. A casa ci sarà tutto da pulire e sistemare in modo da avere tutto il materiale in ordine per la prossima avventura!


C2 ad uso singolo... con ampio bagaglio










domenica 24 luglio 2016

una settimana nel delta del Po


Imbarco - Sacca degli Scardovari, porticciolo zona Busa del Morto
Come descrivere il delta? Il delta è luogo di lotta, è teatro di una guerra infinita e senza tregua tra fiume e mare.
case galleggianti - Po delle Tolle
Il fiume trasporta sabbia e detriti che formano nuove terre che tendono a prolungare la Pianura Padana. Il mare, con le sua mareggiate, tenta più volte al giorno di riprendersi gli spazi che le nuove spiagge gli stanno portando via.
Scanni, bonelli, barene, lagune e sacche sono formazioni particolarissime che si trovano solo qui. Come se non bastassero queste due grandi forze della natura a plasmare questo territorio ci si è messo anche l'uomo che vuole strappare al fiume terre da coltivare ed acqua per irrigare e vuole sfruttare le ricche acque in cui lavorare e pescare. E non si pensi di sottovalutare il lavoro dell'uomo nel modellare quello che oggi è il delta. Pagaiando, camminando e girando in macchina si ha la falsa impressione di essere in un ambiente molto naturale e plasmato dal fiume e dal mare ma in realtà la presenza umana è ovunque: argini in roccia (pietre trasportate fin qui da molto lontano) che sono nascosti dalla rigogliosa vegetazione, canali dragati in continuazione per consentire il passaggio delle barche di pescatori, enormi idrovore che svuotano i campi dall'acqua dopo le piogge che ingrossano il fiume sono solo alcuni degli indizi che fanno intuire la presenza dell'uomo ovunque si posi lo sguardo.
Questa lotta a tre è però una battaglia anomala: pare che tutti ne escano, in qualche modo, vincitori.
uno dei tanti canali interni al bonello del Bacucco
Il fiume forma nuove spiagge di finissima sabbia che il mare sommerge in continuo e ricopre di tappeti di conchiglie; le acque si mischiano formando paludi e sacche di acqua salmastra in cui prosperano pesci e molluschi.
La vegetazione è molto varia ed abbondante, le acque sono popolate al punto che pagaiando si vedono in continuo pesci che saltano letteralmente fuori dall'acqua ed arrivano a volte a sbattere sui ponti dei kayak oppure passano velocemente sotto le chiglie sollevando dal fondo nuvole di sabbia; in aria è pieno di volatiti, alcuni fissi ed altri di passaggio.
E l'uomo ha infinite distese di campi da coltivare ed acque dolci e salate particolarmente pescose ed ideali per gli allevamenti ittici.
In realtà l'uomo qualche piccola battaglia l'ha persa, ma con se stesso: testimonianza ne sono i ruderi semi-sommersi che si vedono in tenuta Daccò ed in Punta del Polesine. Silos e magazzini costruiti nel secondo dopoguerra quando qui si coltivava il riso. Ora ci si può girare in kayak anche con la bassa marea perché tra gli anni '60 e '70 è finito tutto sott'acqua quando, a causa dell'estrazione di metano, il terreno è sprofondato di un paio di metri.

il canale -chiuso verso il mare- che dal Bacucco porta verso il faro di Goro


Qual'è il modo migliore per visitare questo poso? Secondo me esattamente come abbiamo fatto noi. Con un kayak o una canoa non troppo lunga, lentamente e senza troppe pianificazioni, che tanto qui sono tanto difficili quanto inutili.
La cartina è indispensabile, pena la certezza di perdersi. Ma non sperate che l'ambiente sia esattamente come è disegnato. Qui tutto cambia ogni anno, ad ogni stagione e ad ogni mareggiata; anche i pescatori locali si trovano spesso delle sorprese. Uno di loro ci ha detto di abbandonare l'idea di arrivare al faro di Goro dal Po di Gnocca senza uscire in mare, l'ampio canale è scomparso la scorsa stagione nel giro di due mesi, per non contare i labirinti di canneti con passaggi talmente stretti che sarebbero impossibili da rappresentare in mappa ad una scala utile.
Questo è l'ambiente ideale dei nostri Touryak, sono abbastanza lunghi da consentire una discreta velocità di crociera con poca fatica ma abbastanza corti da permetterci di esplorare anche questi stretti passaggi con la possibilità di girarsi quando si trova il percorso improvvisamente sbarrato.
Molto utile anche il grafico delle maree a portata di mano per calcolare il momento giusto per girovagare nelle zone di acqua bassa entrando quando la marea è bassa e comincia a crescere.
Dimenticatevi i soliti discorsi che con kayak si va ovunque senza la paura di arenarsi, qui non è raro ritrovarsi insabbiati mentre si esplora un allagamento e fa parte del bello di questo ambiente. Se avete a casa una pagaia vecchia e malconcia è l'occasione giusta per spolverarla: la si usa spesso in maniera impropria come bastone spingendosi sul fondo o contro le taglienti rocce di alcuni argini.

campo sulla spiaggia di Bonelli Levante

Abbiamo fatto 6 giorni di cui 5 in kayak ed uno di riposo.
Il primo giorno abbiamo esplorato la sacca degli Scardovari, con non poca fatica dato il forte vento era molto mosso anche l'interno della sacca. Un pescatore ci ha poi riferito che in mare aperto c'erano 2 m di onda. Abbiamo dormito e cenato in agriturismo.
Ruderi in tenuta Daccò
Il secondo e terzo giorno abbiamo esplorato l'allagamento in Bonelli Levante, la ex tenuta Daccò, il tratto finale del Po delle Tolle e la Busa del Bastimento; abbiamo pernottato in spiaggia sullo scanno di Bonelli dove abbiamo raccolto conchiglie, ossi di seppia e due particolarissimi pezzi di legno.

Rientrati in agriturismo la sera del terzo giorno ci siamo lavati, sistemati e diretti in una trattoria slowfood a Santa Giulia per una cena a base di pesce della sacca degli Scardovari.
Il giorno successivo ci siamo recati nuovamente a S. Giulia, attraversato il ponte di chiatte, percorso l'argine per circa 3 km verso il mare fino a raggiungere uno scivolo da cui ci siamo imbarcati nel Po di Gnocca che abbiano disceso fino al bonello del Bacucco che abbiamo esplorato a lungo in parte guidati da un gentilissimo pescatore locale. Abbiamo pagaiato anche nella punta del Polesine prima di rientrare nel Bacucco e sbarcare “da dietro” sulla spiaggia dei Gabbiani dove abbiamo mangiato qualcosa e ci siamo riposati prima di ripartire per percorrere il Po della Gnocchetta ed il canale che porta verso il faro di Goro. Anche qui ci siamo dedicati alla raccolta delle conchiglie.

Dopo un'altra notte in agriturismo ci siamo spostati in auto molto a Nord fino a Rosolina Mare.
Qui l'ambiente è molto diverso, le spiagge non sono selvagge ed in generale il posto ha un carattere ed una vocazione molto molto più improntata sul turismo tanto che a tratti ricorda la riviera romagnola. Dopo un giorno di riposo in campeggio mi sono imbarcato da solo ed ho pagaiato verso sud costeggiando tutta la spiaggia di Rosolina e quella dell'isola di Albarella.
barca in palude Pozzantini
A Sud dell'isola sono entrato tra due dighe nella foce del Po di Levante. Questo passaggio merita molta attenzione. La marea cresceva ed all'ingresso del canale l'acqua era decisamente turbolenta anche grazie al fatto che è un punto piuttosto trafficato anche da navi di discrete dimensioni.

All'interno della laguna l'acqua è piatta ma ci sono comunque delle strane correnti. Ho superato il porto del Circolo Nautico di Albarella e raggiunto Porto Levante stando vicino all'argine zigzagando tra i pali degli allevamenti e parecchi anziani del posto che se ne stavano chini nell'acqua armati di secchi intenti a pescare telline (stando fuori dalle vie segnate dalle briccole l'acuqa arriva al ginocchio). Dopo aver fatto un bel giro nella Sacca Cavallari ho imboccato il canale a sinistra del porto di Albarella per entrare nelle tranquille Paludi Pozzantini e Casonetto. Rientrato in mare a Porto Calieri sono tornato al campeggio per l'ora di pranzo.
Al pomeriggio siamo andati a visitare il Giardino Botanico Litoraneo del Veneto. Un'interessantissima passeggiata di due ore in cui si ha modo di apprezzare la differente vegetazione in questi delicati ambienti. Si segue un percorso che porta dalla pineta al mare e si osserva l'evoluzione della vegetazione sulle varie dune man mano che ci si avvicina alla spiaggia. Alcune deviazioni permettono anche di visitare gli habitat di acqua dolce ed acqua salmastra e portano fino ad un punto di osservazione nella laguna.

Dopo un'ulteriore notte in campeggio siamo rientrati a casa; abbiamo esplorato solo una piccolissima parte del delta, e ci ha lasciato un'impressione decisamente positiva. Un posto stupendo fatto di delicati equilibri tra grandi forze della natura, questo ambiente sembra fatto per essere visitato in kayak o in canoa. Torneremo sicuramente, in altri posti, su altre spiagge, su altri rami del fiume e magari in un'altra stagione ma il delta merita sicuramente di essere girato in kayak.



ruderi magazzino del riso - allagamento Punta del Polesine










passaggio vicino ad un gavitello per valutare la direzione della corrente



Giardino Botanico Litoraneo del Veneto
passeggiata rilassante ed interessante

mercoledì 13 luglio 2016

Preparando la cambusa

c'è tutto?
Preparandoci per l'esplorazione del delta del Po.
Se il meteo ce lo concede l'idea è quella di girare nella foce del fiume per una settimana in kayak.

Organizzare la cambusa è divertente con primi e secondi liofilizzati, carni e legumi in scatola, tonno sott'olio, frutta secca e sciroppata, biscotti, gallette, marmellatine,...
Non mangeremo come fossimo in albergo ma ci fa sentire veramente come un'esploratore che si sta preparando ad una lunga avventura!

Se si riesce recupereremo in posto cibi freschi e magari un paio di pasti in trattoria ma preferisco partire con cibo  per i 5-7 giorni che ci siamo prefissati in modo da non farne un dramma se per caso i pochi paesini del delta fossero lontani dalle nostre tappe.

Completeranno il tutto 24 litri di acqua, qualche bottiglia di integratore di sali e l'immancabile moka con annesso sacchettino di caffè.
tutto impacchettato e compresso, pronto per essere inserito nei gavoni

lunedì 23 maggio 2016

prove tecniche di trekking nautico

Caricare tenda e viveri nei gavoni per partire all’esplorazione è la quintessenza del kayak da mare.
Fantasticando di varie mete possibili per un futuro più o meno prossimo ci siamo accorti che serviva un banco prova, qualcosa che fosse vicino e non troppo impegnativo ma che ci facesse provare l’esperienza di un piccolo trekking nautico. Mete ideali sono l’alto Lario ed il lago di Mezzola.

GIORNO 1:
distanza percorsa 25km – 13,5nm

Imbarco a Colico, da una spiaggia molto frequentata da appassionati di kitesurf.
Costeggiamo in direzione nord dove troviamo la foce dell'Adda.
Val la pena perdere qualche mezz'ora per risalirlo di un chilometrino o due. La primavera e l'acqua alta rendono le sue sponde, specie nelle prime centinaia di metri, veramente incantevoli; grandi alberi si alzano direttamente dall'acqua e si può addirittura avere l'occasione di pagaiare in un piccolo boschetto semisommerso o con la pancia del kayak che accarezza l’erba di un praticello allagato.
Ritornati nel lago proseguiamo verso La Punta (frazione di Sorico) dove facciamo un incontro davvero curioso e simpatico: il lago ha inondato parte dei prati di pertinenza di una fattoria. Sfiliamo a pochi centimetri da un vitello che se ne sta beatamente a mangiare le foglie di una pianticella immerso nell'acqua fino alla pancia.
Giungiamo al punto dove finisce il fiume Mera, lo risaliamo fino al bacino del lago di Mezzola. Rimaniamo affascinati da quanto sia diverso rispetto a come ce lo ricordavamo quest'inverno, le spiaggette sono sparite sott'acqua e le tonalità di marrone sono diventate di un verde acceso.
Anche la famosa cascatella è decisamente ingrossata e lungo il percorso non è raro vedere qualche piccolo rigagnolo d’acqua che esce dalle rocce e si butta nel lago. Terminate le pareti a strapiombo puntiamo il Mera settentrionale per raggiungere il tempietto di San Fedelino. Anche qui grande stupore. L'enorme spiaggia su cui avevamo pranzato tra la neve a gennaio è completamente sommersa e l'acqua arriva a pochissimi metri dalla chiesetta. Visto che è ancora presto per accamparci decidiamo di proseguire la risalita del Mera per qualche centinaio di metri. Qui il fiume si rivela in tutta la sua bellezza, di un azzurro che sembra disegnato a pastello in mezzo alla vegetazione. Rimaniamo stregati dai colori al punto che quei “centinaia di metri” diventano quattro chilometri; arriviamo nelle vicinanze di un ponte nei pressi di Casenda dove la corrente comincia a farsi sentire e  si trovano degli isolotti formati da accumuli di sabbia. Sotto il ponte avvistiamo una cascatella artificiale per cui impossibile proseguire oltre, si fa dietro-front e si ritorna a San Fedelino e poi nuovamente nel lago alla ricerca del punto in cui passeremo la notte. Fortunatamente manca molto a sera perché la spiaggia dove pensavo di piazzare la tenda è, come tutte le altre, più di un metro sott'acqua.
Ritorniamo alla cascata dove riusciamo a trovare un fazzoletto di terra in piano e senza sassi dove  la tenda ci sta a malapena; per le ore 19 circa è operativo anche il servizio cucina.
Il menù per la cena prevede penne al tonno e fagiolata (tutto cotto su fornelletto a legna) e come proseguimento di serata un bel pezzo di Grana Padano e l'immancabile fiaschetta col Whisky.
Ci fermiamo un po' a guardare la notte che arriva dopodiché ci mettiamo a letto.







GIORNO 2:
distanza percorsa 14,5km – 7,5nm

Ci svegliamo senza fretta. Saranno state le 7 o giù di lì. Per prima cosa si mette su la moka e ci si sciacqua la faccia direttamente nella cascata. Facciamo colazione, smontiamo il campo con calma e rimettiamo tutto nei gavoni. Vediamo sul lato opposto del lago Verceia avvolta in una nebbiolina fine che tra poco sparirà. Una piccola barchetta a motore con tre pescatori è, in un silenzio assoluto, l’unico segno della presenza umana sul lago da ieri sera.
Risaliamo sui kayak e torniamo a Sud, ripercorriamo il tratto di Mera che unisce i due laghi e di li a breve siamo nuovamente nel Lario. Improvvisamente passiamo da un paesaggio in cui la natura e la calma regnano sovrani ad un ambiente ben diverso, ci teniamo sulla costa occidentale dove le spiagge di Gera Lario e Domaso sono affollate di  turisti soprattutto tedeschi. Anche in acqua c’è un gran traffico: motoscafi di tutte le dimensioni, moto d’acqua, tavole da windsurf, kitesurf, laser,  barche a vela e catamarani.  Arrivati al punto più esposto decidiamo di attraversare per tornare verso Colico. L’acqua, come spesso accade da queste parti nel primo pomeriggio, diventa mossa per cui la traversata non è semplice. Oltretutto dobbiamo passare attraverso un folto gruppo di windsurf, stare attenti a dei motoscafi che sfrecciano a velocità folli ed evitare di passare attraverso il percorso di una regata di catamarani.
Raggiungiamo la zona del promontorio che sta a nord del laghetto di Piona. Anche questo tratto è molto bello e selvaggio. Proseguiamo l’esplorazione solo per un breve tratto verso sud, abbandoniamo l’idea di raggiungere il laghetto di Piona a causa del vento e dell’acqua agitata che dilatano i tempi di percorrenza e rendono tutto più faticoso. Giriamo i kayak e riprendiamo la navigazione verso nord. Finita la scogliera impervia si raggiunge subito il centro abitato con il lido, attraversiamo il porto con un gran traffico da diporto, passiamo di fianco ad un aliscafo ormeggiato e raggiungiamo il prato da cui la mattina precedente eravamo partiti.

Per le 14.30 siamo già in viaggio verso casa, abbastanza presto da evitare il solito traffico congestionato che caratterizza la SS36 la domenica.








SottocostaKayakCamp - Argentario 2026

  Ed anche questo anno è passato il SottocostaKayakCamp . La location che abbiamo scelto per il 2026 è un luogo che molti in Sottocosta (spe...