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giovedì 21 maggio 2026

Prima discesa dell'Adda con Matteo

 


Era dalla scorsa stagione che desideravo portare Matteo in Adda, a vedere la fioritura delle ninfee e la frega delle carpe alle stoppate di Brivio.

Finalmente questa domenica ci siamo riusciti. 

Ho portato una macchina ad Imbersago e sono risalito fino a Vercurago in bici. Qui mi hanno raggiunto anche Gloria e Matteo, dopo aver portato Federico dai Nonni (troppo iperattivo lui per sopportare un’intera giornata in canoa).
Dal portone della sede ho tirato fuori la mia bellissima Swift Temagami, che non vedeva la luce da oltre un anno, e ci siamo imbarcati in un lago reso un po’ agitato dal Tivano.

Abbiamo attraversato il lago dall’ex campetto slalom fino alla spiaggia di Gueglia sottolineando l’importanza di stare ben lontani dalla diga (la speranza è che, un giorno, il nostro piccolo Teo diventi un canoista autonomo, preparato e consapevole). Una volta sbarcati abbiamo affrontato il primo portage di Matteo.

Ci siamo così divisi il materiale:

-Papà portava la canoa sulle spalle, la sacca con lo storm-cag appesa al pfd, sassola e sacca da lancio appesa alla canoa ed il materassino incastrato sotto ad una panca;

-Mamma portava le pagaie e due grosse sacche stagne con tutta l’attrezzatura, i cambi ed il cibo;

-Teo portava… la sua nuova pistola ad acqua con cui schizzare i genitori nei momenti di noia.

Durante il trasbordo non sono mancati i commenti dei passanti; da queste parti sono tutti piuttosto abituati a vedere canoisti giocare nella corrente a valle della diga, difficilmente però arrivano in misura “secondo anno di asilo”. 

Teo è molto timido; quando siamo sul lago in canoa e qualcuno lo saluta non ha modo di sfuggire allo sguardo, durante il portage ha scoperto che può infilarsi dietro al papà e nascondersi sotto la canoa. Serve solo fare attenzione alle testate!


Lago di Olginate


Ci siamo reimbarcati a valle del ponte; con la diga che rilasciava circa 120 m3/s c’è giusto un piccolo tratto di corrente moderata e si entra subito nelle calme acque del lago di Olginate, riparati anche dal Tivano che ancora soffiava nel bacino più a nord. Qui i primi incontri con famiglie di folaghe coi pulcini, mentre altri erano ancora intenti a covare nei loro nidi a pelo d’acqua. Siamo andati anche a vedere i resti delle antiche trappole dove i pescatori dei decenni e secoli scorsi tendevano le reti per catturare il pesce.

Ci siamo poi buttati nella rapidella del Lavello, il primo assaggio di acqua mossa di Matteo.

Con questo livello si formano solo un paio di  rumorose e spumeggiante raschiere in sponda sinistra, che abbiamo passato a debita distanza in un tratto di fiume tranquillo ma dalla corrente velocissima. Poi passati i ponti in arcata centrale così da restare nel flusso ed evitare turbinii sui confini delle morte che avrebbero impensierito la mamma. Con questa portata da qui in poi ci aspettava una pagaiata in un fiume che somiglia più ad un lago lungo e stretto.

Rogiolada


Abbiamo esplorato il primo laghetto in sponda sinistra e non sono mancati numerosi avvistamenti di aironi, poi nel lato esterno della prima ansa al limite della fitta vegetazione subacquea i primi pescioloni (probabilmente carpe).

Abbiamo imboccato il canale della Rogiolada, a Monte Marenzo, un passaggio stretto reso ancor più spettacolare dagli immensi cumuli di terra e radici sollevate dagli alberi crollati un paio di anni fa a causa di una forte bufera di vento. Passaggio spettacolare perchè in primavera sembra di attraversare una giungla selvaggia, ci si lascia alle spalle la -comunque incantevole- vista dei borghi sui laghi e ci si dimentica quasi di essere all’interno di un’area fortemente antropizzata ed industrializzata tra la Brianza e la Bergamasca.


Appena usciti da questo canale, più a valle, in sponda destra il comune di Airuno ha ben pensato di costruire una piccola area pic-nic con parco giochi che si è rivelata perfetta per la pausa pranzo. Lo sbarco non è dei più comodi, ma non si può avere tutto! Un panino, due giri sullo scivolo, qualche minuto in altalena e poi di nuovo in Adda.

Giusto in questo tratto abbiamo subito un po’ di vento frontale che ci ha costretti a rimettere le giacche d’acqua.

Obiettivo la ricerca di un passaggio segreto per accedere da Nord alle famose “Stoppate” di Brivio. Vera meta di questa giornata.

le Stoppate

le Stoppate



Come sempre ci siamo infilati prima in un canale che credevamo essere quello giusto, ma che non portava da nessuna parte. Poi, come sempre, quando avevamo perso la speranza ed eravamo convinti di averlo superato senza averlo visto ecco un piccolo varco tra la vegetazione ed i canneti. E’ lui!

Anche qui è sempre uno spettacolo arrivare da un passaggio stretto, con la vegetazione che ti arriva in faccia e vedersi aprire improvvisamente le paludi di Brivio, scivolare sulle ninfee e guardare a nord la corona del Resegone e delle Grigne, ad est le impervie colline di Bisone (il terrazzo sull’Adda) e tutt’intorno un’esplosione di vita. Il freddo delle scorse settimane però ha un po’ rallentato la primavera. Pensavamo di vedere le ninfee al loro massimo splendore ma  non erano ancora sbocciate. Abbiamo però visto dei pesci saltare, due splendide morette tabaccate (raro avvistamento), aironi a non finire, folaghe e due rapaci che ci tenevano d’occhio planando ad alta quota mentre invadevamo il loro terreno di caccia.

Ci siamo promessi di ritornare, con un percorso accorciato, tra qualche settimana così da vedere la fioritura al suo apice.

Brivio

Un’ulteriore sosta sul lungofiume di Brivio, invaso da bancarelle di street food. Matteo iniziava a soffrire le ore trascorse in uno spazio confinato sotto al sole. E’ stato una mezz’oretta con l’acqua - ancora fredda- alle ginocchia a giocare con la pistola ad acqua.

L’ultimo tratto, dopo il passaggio sotto al ponte di Brivio offre meno divagazioni.

Fortunatamente gli amici del GEB Brivio ci avevano informato, la sera prima, che il canale del Toffo era libero da ingombri, così abbiamo potuto distrarre Matteo ancora un po’ con lo stretto passaggio sotto la chiusa che lo alimenta e l’avventuroso percorso nel bosco, che sfocia in un altro laghetto segreto separato dall’Adda da un ponte ciclopedonale che abbiamo scoperto essersi parzialmente insabbiato a causa di una recente frana.


Tornati in Adda abbiamo evitato l’esplorazione dei tre isolotti ed abbiamo pagaiato spediti fino alla meta: Imbersago, raggiunta giusto in tempo per ammirare il traghetto di Leonardo attraversare il fiume.

Matteo ha fatto esplicita richiesta di tornare un’altra volta, magari in bici, ed attraversare il fiume su quella strana imbarcazione.


Tornati in sede, come è sua abitudine, Matteo ha dato indicazione di mettere la canoa sul prato e si è diligentemente messo a pulirla con la spugna mentre noi sistemavamo il resto dell’attrezzatura. Così tutto sarà pronto per la prossima avventura!


Video della discesa su YouTube:






lunedì 3 novembre 2025

Tarantasio Canoe Marathon 2025, la nascita di una nuova tradizione


Ok, l’evento denominato “Tarantasio Canoe Marathon” non esiste. Però è già il secondo anno che in questo periodo di primi freddi Simona e Nicola invitano alcuni amici per una discesa dell' Adda da Lodi a Pizzighettone. Ed allora, visto che si è già pianificato di ripetere anche nel 2026, perché non considerarlo un appuntamento fisso?

Anni addietro, in primavera, esisteva effettivamente una Canoe Marathon da Lodi a Pizzighettone. L'idea di dedicare la rinascita ufficiosa di questo evento al drago Tarantasio (che si dice dimorasse proprio a Lodi) è stata di Paolo: presente ad entrambe le discese e neo eletto presidente del CRCL - Circolo Ricreativo Canoistico Lodigiano.

Idea quanto mai azzeccata considerato che ci siamo trovati all'imbarco in una grigia e piovosa mattina successiva alla notte di Halloween!

In acqua 3 equipaggi: due canoe canadesi ed un kayak, tutti tandem.

Questa volta i livelli idrometrici di circa 140 m3/s ci hanno consentito un imbarco direttamente dalla sede del CRCL. Ciò ci ha permesso di percorrere un breve tratto in più rispetto allo scorso anno, con la rapidella sotto allo stupendo ponte in mattoni rossi subito dopo il quale siamo sbarcati per trasbordare lo sbarramento. Ebbene sì, c’è anche un portage!

Simbolico anche il luogo del trasbordo. Proprio all' Isolotto Achili, luogo dove tradizionalmente si dice che il drago Tarantasio sia stato ucciso e sepolto dal capostipite della dinastia Visconti. Da qui l' adozione del famoso biscione come simbolo della famiglia. Il trasbordo è necessario, forse la furia assassina del drago oggi trova sfogo nel salto artificiale che circonda l'isola. Un vero pericolo mortale da cui stare alla larga.

Per il pranzo avevamo pensato di sfruttare il caratteristico rifugio dell'anno scorso. Non siamo però riusciti a sbarcare a causa del livello troppo basso e della sponda troppo ripida. Ci siamo accontentati di una spiaggetta di ciottoli all'interno dell' ansa successiva.

C'è stato anche un piacevole imprevisto. Complice qualche ritardo ed il cielo completamente coperto è finita che è diventato buio prima del previsto, e noi eravamo una decina di chilometri indietro sulla tabella di marcia.

La cosa è stata piacevole perché ormai ci eravamo lasciati alle spalle il tratto di acqua più turbolenta, ci restavano da percorrere una quindicina di chilometri di fiume placido, ed ovviamente tutti eravamo attrezzati per una eventuale navigazione notturna (Nicola Orsini è un po' come me, abbondante di dotazioni ed accessori... ed invita i suoi compagni di avventura a fare altrettanto).

Anzi, Nicola V. aveva anche portato una zucca di halloween da lui intagliata, subito posizionata in punta sulla nostra canoa. 

Avvistamenti spettrali, foto Paolo Cottini


Allora sbarco ci siamo dati quindi appuntamento per il 2026, nel sabato più vicino ad Halloween, con la seconda edizione della Tarantasio Canoe Marathon.


Grazie agli amici del Centro Ricreativo Canoistico Lodigiano per l’ospitalità!

Selfie con zucca

Video della discesa:



Link alla discesa dello scorso anno:
Lodi - Pizzighettone 2024

 

martedì 11 marzo 2025

Vercurago - Imbersago con i lodigiani


 Ogni volta che si esce in canoa con qualche amico ci si saluta sempre ipotizzando future pagaiate assieme. Progetti che poi, la maggior parte delle volte, non si realizzano.

Quando sono andato a Lodi per la discesa fino a Pizzighettone avevo detto che bisognava assolutamente reincontrarsi per fare il tratto Olginate - Imbersago.

E più o meno ce l'abbiamo fatta. Nel senso che domenica non tutti sono venuti, solo Simona e Nicola hanno partecipato questa volta. Però in più si sono aggiunti Gloria e Felice.

Organizzazione semplice: si parte dalla sede del CK90, presterò una canoa agli ospiti così da semplificare le operazioni di recupero. Ci è bastato portare un auto col carrello allo sbarco facendoci dare un passaggio dai Lodigiani che, più o meno, già passavano di lì per venire a Vercurago. 


Gli equipaggi erano così suddivisi:

-Felice in solo sulla sua NovaCraft Prospector 15;

-Simona e Nicola sulla nostra Esquif Pocket Canyon;

-Gloria ed io sulla nostra Swift Temagami.

attraversando il lago di Garlate

Un po' di vento ci ha infastiditi durante la traversata del lago di Garlate fino alla spiaggia di Gueglia. Il trasbordo è stato rapido ed efficiente grazie a due carrelli.

Io con la Swift però mi sono rifiutato di usare certi accessori: si fa il portage alla maniera tradizionale; almeno un minimo di etichetta!

Abbiamo scelto di imbarcarci subito a valle della diga, prima del ponte, nonostante le velate proteste di Gloria che avrebbe preferito allungare un pochino il trasbordo per evitare il tratto di acqua più agitata.

Passato anche il lago di Olginate e la rapidella del Lavello abbiamo cominciato ad esplorare i vari specchi d’acqua che si aprono in sponda sinistra. Siamo riusciti a percorrere il canale della Rogiolada, a Monte Marenzo. Reputo questa una fortuna dato che è quasi sempre ostruito da rami o alberi caduti.

Qui ho avuto una mitica esperienza. Molti vanno in ferie alle Maldive per fare il bagno con gli squali o coi delfini.

Mi sono messo in piedi per fare una foto dall’alto alle altre canoe che imboccavano il canale; ho perso l’equilibrio e sono caduto fuori. Proprio lì di fianco una nutria, evidentemente infastidita dal gran baccano che ho fatto, si è messa in acqua per nuotare via verso un posto più tranquillo.

Quanti di voi possono raccontare di aver fatto il bagno con la nutria?

Immancabile anche l’ingresso nelle “stoppate” di Brivio. Il paesaggio era ancora spoglio e l’Adda ci mostrava il suo vestito invernale… però in queste zone paludose di acqua bassa già si vedevano sul fondo i germogli delle ninfee che tra poche settimane copriranno quasi l’intera superficie di questi piccoli bacini creando, tra i loro intricati fusti, la nursery naturale per i pesci del fiume nel loro periodo riproduttivo.

Pausa pranzo a Brivio, dove ho avuto modo di raccontare due aneddoti sulla storia di questa zona cercando di far credere agli ospiti che sono un esperto del luogo. Poi però è arrivato Damiano a fare un saluto, e si è messo a raccontare dei decreti del Ducato di Milano, degli interventi di bonifica dello scorso secolo e poi a discutere con Felice dell’avifauna chiamando le varie specie per nome e cognome (provate, con uno di loro due, a dire “guarda, una paperella!”). E così si è chiusa prematuramente la mia carriera da cicerone fluviale.


Brivio

Per la ripartenza ci siamo scambiati le canoe. Simona e Nicola hanno preso la Swift mentre Gloria ed io la Esquif. Era la prima volta che Gloria saliva sulla Pocket Canyon. Dal centro di Brivio all' isola la strada è poca, forse 200m, ma a Gloria è bastato per esprimere il suo giudizio: “questa canoa fa schifo, va dove vuole. Perché hai comprato una roba del genere? Avevamo già l’altra che va così bene. Non si può metterle un timone?”.

Ho saggiamente deciso di non controbattere troppo tentando di spiegare i pregi di quella canoa che mi piace definire “una trottolina”.

Sfrutterò questa sua convinzione quando sarà il momento di acquistare un'altra canadese, qualcosa con un comportamento simile alla Temagami ma di dimensioni minori. La scusa sarà che i bimbi cresceranno e vorranno una barchetta tutta loro.

E non si può mica dargli quella roba lì che va dove vuole. Poverini!

dentro le stoppate

Il passaggio attraverso il canale interno all’area del Toffo era in dubbio. Il livello era ideale ma forse l’uscita a valle, sotto al ponte della ciclopedonale, era ostruita da ramaglie. Allora siamo scesi lungo l’asta principale del fiume ad ispezionare il passaggio, che si è rivelato essere perfettamente pulito, così l’abbiamo percorso in risalita sbucando nuovamente a monte.

Non siamo riusciti invece ad entrare nel laghetto segreto che si trova all’interno di un isolotto. Peccato, perchè avevo parlato ai lodigiani del fatto che sul nostro tratto di Adda c’è addirittura un atollo!

Sarebbe stata anche l’ultima divagazione in quanto, da qui ad Imbersago, anche se si è quasi arrivati, diventa tutto monotono. 

Siamo sbarcati mentre il traghetto leonardesco stava attraversando.



La giornata si è poi conclusa con i consueti progetti - o sogni - futuri.

Progetti che forse non realizzeremo… ma la speranza resta aggrappata a quel forse.






giovedì 24 ottobre 2024

l'Adda da Lodi a Pizzighettone

gli equipaggi (foto di Nicola Orsini)

Qualche settimana fa ho incrociato per caso Nicola Orsini, che passava dalle parti di Vercurago. Per farla breve mi sono auto invitato a Lodi, per una discesa dell' Adda in canadese fino a Pizzighettone. Andata buca il primo fine settimana disponibile causa livello del fiume impraticabile siamo riusciti a concludere per domenica 20.

Il fiume era ancora molto alto ed in pianura non pochi campi erano allagati. Sono arrivato all'ospedale di Lodi (luogo di imbarco) con largo anticipo e già dalla prima occhiata al fiume si vedeva l'acqua correre davvero veloce

Dei presenti conoscevo solo Nicola. In acqua c’era anche la sua compagna Simona, Sigfrido (veterano della canoa canadese) in solo e Paolo che, alle primissime esperienze con la pala singola, è salito in canoa con me.

imbarco dall'argine
Dopo aver portato due macchine all’arrivo ci siamo imbarcati calando le canoe e tutta l’attrezzatura giù dall’argine. 

Sulle sponde molta plastica, trasportata dalle ultime piene e rimasta intrappolata tra i rami degli alberi fino ad un paio di metri di altezza sopra l’attuale livello dell’acqua.

Il fiume è un I° grado anche se l'ho trovato nella prima metà piuttosto diverso dall’Adda che sono abituato a frequentare tra Olginate ed Imbersago. Vi è una più netta differenza tra le zone di morta ed i filoni di corrente. In alcuni punti vi erano ampi mulinelli che creavano nelle morte delle forti controcorrenti al punto da vedere sulla riva la vegetazione piegata verso monte.

Situazioni che mi ricordo bene in Ticino.  Probabilmente si creano anche dalle mie parti quando la diga di Olginate è completamente aperta ma non ho mai avuto modo di scendere con livelli del genere.

A 7km dalla partenza, in sponda destra, entriamo ad esplorare la lanca di Soltarico. Questa fino al 1976 era un’ansa del fiume ma, in occasione di una piena particolarmente violenta il corso d'acqua si è scavato una scorciatoia facendo diventare quella curva un ramo morto, cieco a monte. Ciò testimonia la continua e naturale evoluzione del tracciato del fiume che con la sua forza continua a plasmare queste terre morbide e tutto sommato pianeggianti. Le lanche rappresentano delle tranquille zone di morta dove abbonda la vegetazione,  trovano riparo ai pesci nella fase riproduttiva e si crea un habitat particolarmente favorevole anche per l’avifauna.

nella Lanca di Soltarico

Per la pausa pranzo ci siamo fermati a circa 18 km dalla partenza, in una specie di casetta-rifugio creata da un privato sulla sua proprietà e messa a disposizione degli amanti del fiume. La troviamo a pochi metri di distanza dall'acqua ed il fiume si presenta come un unico corso d’acqua; i locali mi raccontano però che solitamente è nascosta in una specie di piccolo ramo laterale e che quelle ramaglie che vediamo spuntare dall'acqua proprio di fronte sono degli alberelli che ricoprono un isolotto che adesso è abbondantemente sommerso.

rifugio fluviale

Ci rimettiamo in canoa ed in breve tempo siamo nel punto dove il fiume Serio si unisce all’Adda, poco prima di passare sotto l’imponente ponte della ex SS591.
Fatto curioso: si passa sotto alla sua ampia campata e, dopo 4 km, si vede in lontananza un’altro ponte perfettamente identico avvicinarsi. Si tratta di un’illusione!
C’è solo un ponte; semplicemente dopo averlo passato il fiume descrive un’ampia ansa che torna su sè stessa creando una penisola larga meno di 150m.

Due anse dopo ci sarebbe un’altra piccola lanca ma… ce la siamo persa e siamo arrivati al porto di Formigara. Solitamente sarebbe protetto da una diga che in quel momento era appena sotto il pelo dell’acqua dandoci da lontano l’impressione fosse una raschiera.
Troviamo anche la nave Cremona semi affondata, una barca da lavoro lunga 38m. Mi raccontano essere in stato di abbandono da anni anche se  fino a poco fa era normalmente ormeggiata e galleggiante. Ora giace su un fianco, con l’ancora divelta e con le sovrastrutture ricoperte da tronchi e detriti spinti dalle ultime piene.

di fronte al relitto

Da qui mancano circa 5km Pizzighettone. Sbarchiamo poco prima dell’abitato in sponda destra, bel lontano dal ponte che segna l'inizio dei mortali pericoli rappresentati dallo sbarramento con le prese della centrale idroelettrica; ci sono dei moletti facilmente raggiungibili dalla strada con un comodo parcheggio sterrato.

Il meteo è stato clemente, eravamo preparati alla pioggia ma ha gocciolato un pochino fino a poco prima del mio arrivo a Lodi. Metà discesa l’abbiamo fatta con il cielo completamente coperto e nella seconda parte si è addirittura visto il sole; siamo sempre stati all'asciutto ed essendo stati tutti abbigliati ed equipaggiati come in invernale addirittura abbiamo sentito il caldo.

Dal punto di vista naturalistico ci sono stati avvistamenti di aironi bianchi, cormorani, un martin pescatore ed un non ben precisato tipo di rapace. 

La giornata si è conclusa dopo il recupero con tanti saluti e l’idea di ritrovarci per fare il “mio” tratto di Adda, da Vercurago ad Imbersago. Ne ho decantato le bellezze e degli altri partecipanti solo Sigfrido lo ha percorso.
Spero di aver convinto soprattutto Simona, così da avere la presenza di una ragazza con cui far leva su Gloria. Non pagaia dalla discesa col CK90 del 2023, quando aveva il pancione. 

Con grande sorpresa Sigfrido mi ha fatto dono di un barile; un accessorio da vero canoista canadese che ancora non avevo.





mercoledì 17 gennaio 2024

La Pocket Canyon a casa

foto Luca Cattaneo

Non vedevo l'ora di mettere in acqua la mia nuova Pocket Canyon. Certo, non è stato un primo varo dato che l’avevo già pucciata nel Sile il giorno in cui sono andato a ritirarla.

Però la prima volta nelle acque di casa è sempre un’emozione!

foto Riccardo Galbusera

Così sabato scorso sono andato al CK90 per allestire la nuova canoa con i suoi air-bag. Si, perché una barca del genere andava inaugurata in diga! Non è certo una canadese da acqua piatta!

È arrivato anche Luca che si è offerto di seguirmi con un kayak da torrente per fare sicurezza: dopo averlo istruito sulle procedure da seguire in caso di bagno (recupera la canoa nuova e lascia pure il canoista in balia di sé stesso) siamo andati in acqua.

Pagaiatina di riscaldamento fino al trasbordo, portage rituale e via!

L’idea era di prenderci confidenza inizialmente a valle del ponte, magari in prima o terza arcata… ma visto che lo scafo mi trasmetteva sensazioni di piena sicurezza mi sono soffermato subito sotto la diga per qualche traghetto a pochi metri dalle paratoie, dove l’acqua è davvero bianca! Poi giù sotto al ponte dove vi è una situazione decisamente meno turbolenta ma più divertente e didattica.

e la Esquif divise le acque... ah no... quello era Mosè


in morta di fianco al secondo pilone

Ci ho preso confidenza per bene, facendo traghetti, entrate in corrente, entrate in morta ed anche qualche piccola surfatina sulle onde che si formano proprio in fondo all’ultima arcata.

Il livello non era altissimo, sotto la media stagionale, per cui in ultima arcata era possibile mettere i piedi in acqua e trascinare la canoa a monte per delle traghettate alte e ridiscese in seconda arcata (la più movimentata). Con la canadese salire e scendere al volo è davvero una comodità, specie rispetto ai kayak da slalom con cui vengo qui solitamente coi quali però, con questa portata, è anche possibile risalire di prepotenza pagaiando senza sbarcare.

La Pocket Canyon è una canoa che fa sentire sicuri anche i pagaiatori che non sono certo abituati a questo tipo di canoa in acqua mossa. Qualche incertezza ovviamente c’è stata; sono abituato a venire qui con K1 slalom o - più raramente - con dei kayak da mare quando il livello è più alto. Nei giochi tra una eddy e l’altra non sono ancora abituato ad avere la pagaia da un lato solo, ma questa piccola Esquif mi ha fatto divertire e sentire sicuro nonostante sia ben lontano dal padroneggiare la tecnica necessaria.

Piccolo inconveniente sul rientro dato che mi sono causato uno strappo muscolare caricandomi la canoa sulle spalle. La temperatura decisamente rigida e l’abitudine a non prestare troppa attenzione a questo movimento non hanno certo aiutato; la mia cara vecchia Swift è più leggera di questa Esquif, specie considerando che all’interno c’erano air-bag, sacca da lancio, due pagaie ed una sacca con cappuccio, una felpa e cellulare.

Tornati sul lago per raggiungere la sede abbiamo dato gli ultimi colpi di pagaia della giornata in una splendida luce rosa nella più assoluta quiete e tranquillità. Quando tornerà la primavera qui regnerà il caos più totale, per fortuna almeno l'inverno è tutto nostro!

Tramonto in rosa

Come prima uscita nelle acque di casa penso non sia andata male; Direi che abbiamo trovato un nuovo gioco per la diga, sarebbe bello riuscire ad allestire anche una Prospector NovaCraft sociale nella speranza di avere compagnia. Conto di fare ancora un paio di uscitine così e poi convincere Luca ad andare a fare un giro a San Pellegrino sul Brembo. C'erano un paio di spot interessanti a monte del campo slalom in cui si può passare qualche minuto ( o qualche ora) su delle giostre di acqua spumeggiante!







mercoledì 4 ottobre 2023

L'Adda con il CK90 - 2023


ingresso alle "stoppate", le paludi di Brivio

Come ogni anno, alla chiusura della stagione di corsi base, il CK90 organizza per i suoi iscritti la discesa dell’Adda con partenza dalla sede Gallavesa in Vercurago ed arrivo al traghetto leonardesco di Imbersago.


E’ l’unica pagaiata trasversale alle varie tipologie di soci, infatti vi prendono parte:


  • I “paperini” (come li chiama Roberta) ovvero neofiti freschi freschi di corso;

  • Gli "uccellatori" (come li chiama Jimmy) ovvero canonisti più esperti che, per qualche strano ed inspiegabile motivo, preferiscono pagaiare in lago o mare piuttosto che in un torrente di V grado in piena. Gente strana;

  • Gli "agoni" (come li chiama Felice) in questo caso non sono pesci da fare in carpione ma i ragazzi dell'agonismo;

  • Il settore giovanile (a cui non è ancora stato dato un soprannome);

  • Il neonato gruppo canoa canadese.


L'evento, organizzato da Roberta con l'instancabile Felice, è stato dedicato alla memoria di Jacopo. Un giovane ragazzo, socio del CK90 e figlio della Lolli (nostra tecnico), scomparso in giovanissima età.


In tutto eravamo circa 50, per la maggiore con kayak da mare/touring, una manciata di k1 discesa e due canoe canadesi.

Per la precisione di canadesi avevamo in acqua una Prospector 16 in assetto "C3" con Luca + Mery + la figlia Margherita di 3 anni e la nostra Swift in modalità "C 2 ½" con me + Gloria ed il suo pancione di 5 mesi.


Dopo il consueto briefing tenuto da Felice ci siamo imbarcati per il breve tragitto dalla sede alla spiaggetta di Guelglia dove abbiamo dato il via al carosello di trasbordo della diga di Olginate. Pensavo ci volesse più tempo in 50 ma, tutto sommato, considerando l'elevato numero di partecipanti non ci è voluto poi molto. Capita a volte di metterci di più con gli "agoni" che, anche se sono solamente 4 o 5, hanno capacità di fare casino peggio dei mille tra pagaie dimenticate non si sa dove, caschi non allacciati che cadono, canoe portate in coppia - anzi no portiamole una alla volta - anzi no torniamo a prendere anche l'altra che le portiamo ancora in coppia e paraspruzzi che non paraspruzzano (ma è paraspruzzi o parastruzzi?).

Ovviamente io ho eseguito il portage in maniera tradizionale, caricando la canoa sulle spalle grazie al giogo. Ormai sono completamente dentro al mood canadese e non accetto altri metodi di trasportare la canoa lungo un trasbordo. Anche nello sport è necessaria un minimo di etichetta, e poi adoro pavoneggiarmi con la mia canoa enorme ma leggerissima mentre gli altri canadesi armeggiano con le loro in plastica pesanti come macigni.


Reimbarcati valle della diga ci siamo poi raggrupparti nel lago di Olginate dove abbiamo fatto nuovamente il punto della situazione in vista della rapida del Lavello, per molti "paperini" primo approccio all' ambiente fluviale.

Uno solo è andato a bagno, tra l'altro canoista di buona esperienza in kayak da mare. Le canadesi finalmente iniziavano a sentirsi nel loro ambiente.


Superata questa rapida il fiume si fa placido e, come ha detto Felice, arrivati a questo punto ci eravamo lasciati alle spalle la parte faticosa (il trasbordo), alle spalle anche la parte adrenalinica (la rapida del Lavello), restava la parte più rilassante ed interessante dal punto di vista naturalistico.


Siamo entrati in uno specchio d’acqua laterale prima di imboccare il canale che taglia l’ansa di Monte Marenzo. E’ stata solo la seconda volta in cui riuscivo a percorrere questo ramo secondario, negli ultimi 3 anni è rimasto ostruito da alberi caduti.
Siamo riusciti a percorrere anche tutte le stoppate (aree paludose connesse al fiume), accedendo dall'ingresso più alto tramite uno stretto canale tra i canneti, prima di arrivare a Brivio sul lungofiume per la pausa pranzo.

Dopo essere ripartiti siamo passati sotto al ponte di Brivio. Abbiamo dovuto rinunciare a percorrere il suggestivo canale all’interno dell’area del Toffo; ci sarebbe voluto troppo tempo per far passare una cinquantina di canoe, una alla volta, attraverso la piccola chiusa che rappresenta l'unico accesso superiore. Siamo però entrati da sotto, dove di solito si sbuca, per fare un giro nella palude che all’interno del ponte su cui passa la pista ciclopedonale.


Proprio qui di fronte, in località Molinazzo di Arlate, il fiume si allarga ed il fondale si alza.  Vi sono due isolotti, uno dei quali ospita al suo interno uno splendido chiaro d’acqua. Troppo piccolo però per entrare così in tanti e comunque l'unico accesso a questa area era ostruito da rami e vegetazione depositati dalla recente piena di pochi giorni prima.
Abbiamo quindi circumnavigato un isolotto facendo un tratto di risalita. Davvero una gran fatica in canadese! Siamo stati però poco furbi dato che lo abbiamo affrontato dritto per dritto in piena corrente mentre avremmo fatto meno fatica a risalire stando all'interno dell'ansa, dove l'acqua corre meno e vi erano delle piccole morte, per poi traghettare alti ed imboccare il ramo successivo. Sono ragionamenti naturali ed istintivi per i fluviali, un po' meno per noi canoisti di acqua piatta, ma sto cominciando a metabolizzarli dato che la canadese è comunque sempre meno veloce rispetto ad un kayak da mare.


A quel punto ci restavano solo un paio di km, in cui il fiume si fa meno interessante e ci spinge dolcemente verso l’arrivo. Ecco dietro ad un’ansa apparire il traghetto leonardesco, ormeggiato in sponda destra.

Questa splendida giornata in questo magnifico tratto di fiume è terminata. Ci manca solo da caricare auto, furgone e carrelli per il rientro in sede.
Ultimamente, frequentando il GEB di Brivio, sto imparando a conoscere a fondo questo pezzo di Adda, ricco di fascino e di storia, in cui è sempre un vero piacere pagaiare; una vera e propria perla dietro casa.

passaggi stretti

Con il meteo siamo stati più che fortunati. Le intense piogge della settimana precedente avevano portato il fiume ad andare in piena. Nulla di sconvolgente, si sono sfiorati i 500m3/s, ma era un dato idrografico che non si vedeva da anni. Temevo si arrivasse a dover rimandare. Invece a partire da metà settimana, tornate condizioni di stabile bel tempo, il livello è pian piano sceso a regimi normali; domenica si era attorno agli abituali 190m3/s. La vegetazione, ancora folta, si stava colorando dei caldi toni dell’autunno. Condizioni davvero perfette.


Sono anche contento si stia diffondendo la passione e curiosità nei riguardi della canadese. Lo scorso anno ero in acqua solo io con la mia (a bordo me con l’allentatore Marco Arlati, aveva abbandonato all'ultimo i suoi "agoni" entusiasta della novità).

Quest’anno è stato fantastico non essere la pecora nera del gruppo. Sono state due canoe che, più che canadesi, rispettavano lo stile inuit delle Umiak: canoe aperte in cui la donna raccoglieva l'intero nucleo familiare per gli spostamenti stagionali. Margherita - 3 anni di vita con 2 stagioni di esperienza sia in canoa che in kayak- si è comportata davvero bene e sembrerebbe voler seguire le orme dei genitori: entrambi canoisti di riferimento.

Sono davvero molto felice sia stata presente anche Gloria nonostante sia stato necessario allargare di parecchio il PFD per farci stare la pancia.

Peccato che Matteo sia troppo iperattivo ed irrequieto per resistere una giornata in canoa, avrebbe apprezzato molto il continuo passar sotto alle fronde degli alberi ed ai ponticelli. Ma un'intera giornata confinato in un guscio galleggiante è semplicemente impensabile.


In molti hanno chiesto di replicare l’Open Day Canadese che era stato proposto lo scorso mese.

Sicuramente vedremo di trovare una giornata da dedicarci.



Link agli articoli degli anni precedenti:


lunedì 21 novembre 2022

Ospite a Brivio



 Potrei prendere il vizio di frequentare la zona di Brivio nei prossimi periodi.
Lo scorso sabato sono stato ospite alla sede canoistica del Gruppo Escursionisti Briviesi (che si trova proprio nel castello in riva all'Adda); mi hanno permesso di provare un EXO Navigator. Pochi sanno che proprio quello doveva essere il mio primo kayak ma poi cause di forza maggiore hanno dirottato i miei acquisti verso i Prijon Touryak.
Mi è però sempre rimasta la curiosità di sapere com'era questo Navigator e gli amici del G.E.B. sono stati così gentili da concedermi un lungo giro prova. In quell'occasione i briviesi incontrati hanno manifestato una certa curiosità nei riguardi della canoa canadese... e vuoi non cogliere la palla al balzo?

Ieri con Damiano ed i due Riccardi ci siamo imbarcati su due canadesi dalla sede Canneto del CK90 di Vercurago per la discendere l'Adda fino ad Imbersago.
Ho tentato di spiegare a grandi linee quel poco che ho appreso sulla conduzione di una canoa con pagaia a pala singola ma fortunatamente il gruppetto era composto da kayaker con una buona esperienza per cui è bastato lasciare che "ci prendessero la mano" da soli.

la pace dei laghetti interni

Dopo il trasbordo della diga di Olginate Riccardo G. ed io ci siamo imbarcati con la mia Swift a monte del ponte ed abbiamo così percorso anche la rapida più impegnativa di questo tratto di fiume per poi raggiungere gli altri due, rientrati in acqua più a valle.

Dopo la calma piatta offerta dal lago di Olginate è venuto il momento delle rapide del Lavello; non ci avevo dato troppo peso dato che la siccità dell'ultimo anno ci aveva abituati a non considerarle più di quel tanto; però con i parametri di apertura della diga tornati in regimi normali (attorno ai 150m3/s) anche qui c'è un bel movimento con onde stazionarie, mulinelli e morte insidiose. Sono comunque stati tutti concordi nell'affermare che le canoe canadesi, in questo tipo di acque, si comportano decisamente meglio rispetto ai kayak da touring  e mare solitamente impiegati per le discese turistiche tanto dal CK90 quanto dal GEB di Brivio.

Siamo entrati ad esplorare la zona umida cosiddetta delle "stoppate" subito a sud di Monte Marenzo e da li discesi poi a Brivio dove Damiano mi ha raccontato interessanti aneddoti storici riguardanti la darsena di un vecchio macello in località Cà Rota, l'idrovora costruita negli anni '30 per la bonifica dei campi a nord di Brivio e l'edificio che un tempo faceva da dogana tra la Serenissima (che si estendeva fino a Cisano Bergamasco) e Brivio (territorio del ducato di Milano).


il canale di ingresso delle Stoppate


Sbarcati alla loro sede hanno addirittura insistito per offrirmi un succulento pranzo in un localino frequentato dai canoisti locali e, come ben si sa, non mi tiro mai indietro quando c'è da mangiare!
Tornati in acqua a pancia piena abbiamo mantenuto gli stessi equipaggi a ruoli invertiti così che tutti provassero la conduzione sia in prua che in coda. E' stata un'ottima esperienza anche per me dato che rarissimamente ho avuto modo di occupare il posto anteriore.

Arrivati al traghetto leonardesco di Imbersago c'è stato un raro avvistamento: quatto canadesi si esercitavano in manovre di fronte alla sponda di Villa d'Adda. Ci avviciniamo per fare conoscenza e scopriamo essere soci AICAN (che a quanto ne so dovrebbe essere per i canadesi più o meno quello che è Sottocosta per i kayaker marini) soliti frequentare queste zone.

Per tutta la giornata c'è stato un bel sole, niente vento e l'autunno ci ha regalato dei colori caldi davvero magnifici.
La compagnia poi è stata davvero super! Il GEB è una società sportiva storicamente votata alle camminate ed allo sci; da 5 anni grazie alla passione di alcuni soci, complice poi la posizione strategica su uno splendido tratto di fiume, è stato introdotto anche lo sport di pagaia con alcuni kayak da touring. Settore che mi raccontano essere in forte crescita.


Personalmente posso dirmi doppiamente soddisfatto di questa giornata  sia perché è stata una gran bella pagaiata in compagnia sia perché  credo di essere riuscito ad entusiasmare qualcuno nei confronti della canoa canadese; sopratutto considerando la posizione del GEB: su un tratto di fiume dalla grande portata, ancora relativamente vicino ai monti e quindi con acqua pulita e caratterizzato da zone umide esplorabili solo con piccoli natanti dallo scarso pescaggio. Praticamente l'habitat ideale in cui la canoa canadese esprime il massimo delle proprie potenzialità.
Spero quidni di aver trovato nuovi amici, da aggiungere a quelli del CK90, con cui condividere un percorso di crescita nel mondo della "pala singola".
Sarebbe davvero bello se nel castello di Brivio decidessero di affiancare alla loro flotta di EXO Navigator anche un paio di belle canadesi.

Si sta già pensando ad ambiziosi progetti futuri, come la discesa integrale dei tratti per noi navigabili di Adda (passaggi di II° grado massimo) da Lecco al Po. Chissà che non si concretizzi davvero!



PS: quanto è bella la mia Swift? (Foto di Riccardo)




martedì 18 ottobre 2022

L'Adda in canadese

 

Il 25 settembre si è svolta la tradizionale discesa dell'Adda che chiude la stagione dei corsi base al CK90. Un evento fisso in cui i nuovi aspiranti "Inuit del Lario" fanno una bella escursione con i veterani del sodalizio. Quest'anno però molti dei nuovi iscritti -quasi tutti a dire il vero - hanno rinunciato viste le poco confortanti previsioni meteo. Ci aspettavamo della pioggia ma alla fine l'unica acqua che abbiamo visto è stata quella del fiume… ed anche poca dato che laghi e fiumi patiscono ancora la grave siccità dell'ultimo anno.

Gloria risultava anch'essa tra gli assenti; ha dovuto rinunciare a questa bella gita per impegni lavorativi.

Io invece avevo deciso di scendere in canadese e così mi sono imbarcato in solitaria dalla sede canneto per raggiungere il gruppo. Una volta in sede Gallavesa ho trovato Marco Arlati il quale ha voluto riporre il kayak e salire a bordo della Swift. Sono stato davvero contento di aver avuto un compagno con cui dividere le forze e con cui divertirmi in tandem nelle rapide del ponte di Olginate e del Lavello!

Durante questa discesa ho anche testato la mia seconda pagaia autocostruita; non male ma sulla prossima ci sarà ancora parecchio legno da togliere per ridurre il peso.


Detto questo mi è dispiaciuto parecchio per l'assenza di Gloria, così domenica abbiamo deciso di replicare la gita da soli. Ci siamo imbarcati con calma da Vercurago poco dopo le 10 del mattino, abbiamo effettuato il portage per il trasbordo della diga di Olginate e sono anche riuscito a convincere Gloria ad imbarcarci prima del ponte. Voleva evitare la rapida subito a valle della diga ma alla fine l'abbiamo fatta ed anche lei si è meravigliata di quanto la canadese si trovi perfettamente a suo agio nell'acqua che corre e quanto morbida sia ad entrare ed uscire dalle morte.

Anche le rapide a valle del Lavello di Calolzio sono andate via lisce senza che Gloria trovasse motivo di preoccupazione. In nessun caso la Temagami ha mostrato intenzione di modificare bruscamente l'assetto o di farsi sballottare dal fiume.

Di lì in poi, con la diga che lascia poco più di 50 m3/s l'Adda più che un fiume sembra un lago stretto e lungo. Con questa scarsità di acqua purtroppo si riducono di molto anche le possibilità di divagare fuori dall'asta principale: la maggior parte dei canali laterali, laghetti e paludi che rappresentano il maggior punto di interesse in questi ambienti non sono purtroppo accessibili. 



È stata una giornata davvero piacevole, ancor più considerando che da davvero tanto tanto tempo non ci concedevamo una pagaiata di coppia. Il clima è stato perfetto, non abbiamo nemmeno avuto bisogno di indossare le giacche d'acqua. Abbiamo inaugurato le pagaie della Grey Owl che da molti mesi aspettavo arrivassero dal Canada (le aspettavo io…Gloria non sapeva dell'acquisto altrimenti si sarebbe opposta).

Mi piacerebbe ripetere la discesa tra qualche settimana con un foliage ancora più intenso. Magari qualche altro inuit si farà incuriosire dalla pagaiata a pala singola e vorrà provare l'esperienza.










SottocostaKayakCamp - Argentario 2026

  Ed anche questo anno è passato il SottocostaKayakCamp . La location che abbiamo scelto per il 2026 è un luogo che molti in Sottocosta (spe...