domenica 5 giugno 2016

La mia nuova pagaia

La pagaia è lo strumento con il quale si imprime  movimento ad una piccola imbarcazione.

Uno strumento tanto efficiente quanto sterile se pensiamo ad una pagaia “europea” o “moderna” costruita in carbonio ed altri materiali compositi ultra-moderni ed in cui lo studio che c'è dietro le sue forme è stato fine e curato quanto lo è quello di un'automobile da corsa.

All'estremo opposto troviamo le groenlandesi in legno. Non sono state studiate da ingegneri al pc ne tanto meno sono fatte in laboratori che lavorano materiali degni di una ditta aerospaziale. La loro forma è stata sviluppata dagli inuit in secoli (o forse millenni) di utilizzo in mare; loro le costruivano con i tronchi ed i rami che il mare gli donava, legni che arrivavano da chissà dove e che venivano sapientemente intagliati e lavorati a mano con strumenti semplici. Ognuno ha le sue preferenze, sia sulla tipologia che sui materiali, ma nessuno è immune al fascino di un bell'oggetto in legno fatto a mano.
Se non siete inuit ma siete europei, e magari avete la fortuna di abitare vicino ad un bravo artigiano del legno appassionato di kayak, potete concedervi un gran lusso: avere come pagaia un bell'oggetto;

una vera e propria piccola opera d'arte come può esserlo solo il frutto del lavoro e della passione di un piccolo artigiano che ama il suo lavoro.

Domenica siamo stati in una valle del varesotto, a casa di Sergio. Lui produce le pagaie a marchio Avatak. Gloria aveva deciso di regalarmi una sua creazione e mi ha detto di scegliere quella che volevo.
Sergio si definisce falegname ma in realtà il suo lavoro è qualcosa di più:
Con le diverse essenze si diverte a giocare per ottenere risultati diversi in termini di flessibilità e robustezza. Le Avatak sono costruite con ben 11 inserti di legni diversi avendo cura di utilizzare legni leggeri e flessibili per le parti centrali e legni più duri e resistenti per quelle più soggette ad urti ed usura. Gli accostamenti cromatici tra le varie essenze sono quasi sempre azzeccati al punto da far invidia al lavoro di un'ebanista; c'è da meravigliarsi del fatto che molti le vogliano verniciate in nero.

Dopo aver maneggiato qualche pagaia ed averne viste e toccate altrettante in vari stadi di lavorazione mi sono innamorato di quella dalla forma più semplice (che lui chiama “Terranova”)  che riposava su due cavalletti assieme ad altre sue simili dopo aver ricevuto l'ultima mano di protettivo trasparente. E' stato un piacere anche ascoltare le caratteristiche delle varie essenze utilizzate:
Abete rosso per l'anima che corre per tutta la lunghezza, Cedro rosso  e DiFou per le pale , Teak per il manico. La mia Terranova è lunga 234cm e pesa 947g.
Per ora riposa infilata nel pozzetto del kayak...ma come il proprietario non vede l'ora di andare in acqua!

http://www.avatakpagaie.com

lunedì 23 maggio 2016

prove tecniche di trekking nautico

Caricare tenda e viveri nei gavoni per partire all’esplorazione è la quintessenza del kayak da mare.
Fantasticando di varie mete possibili per un futuro più o meno prossimo ci siamo accorti che serviva un banco prova, qualcosa che fosse vicino e non troppo impegnativo ma che ci facesse provare l’esperienza di un piccolo trekking nautico. Mete ideali sono l’alto Lario ed il lago di Mezzola.

GIORNO 1:
distanza percorsa 25km – 13,5nm

Imbarco a Colico, da una spiaggia molto frequentata da appassionati di kitesurf.
Costeggiamo in direzione nord dove troviamo la foce dell'Adda.
Val la pena perdere qualche mezz'ora per risalirlo di un chilometrino o due. La primavera e l'acqua alta rendono le sue sponde, specie nelle prime centinaia di metri, veramente incantevoli; grandi alberi si alzano direttamente dall'acqua e si può addirittura avere l'occasione di pagaiare in un piccolo boschetto semisommerso o con la pancia del kayak che accarezza l’erba di un praticello allagato.
Ritornati nel lago proseguiamo verso La Punta (frazione di Sorico) dove facciamo un incontro davvero curioso e simpatico: il lago ha inondato parte dei prati di pertinenza di una fattoria. Sfiliamo a pochi centimetri da un vitello che se ne sta beatamente a mangiare le foglie di una pianticella immerso nell'acqua fino alla pancia.
Giungiamo al punto dove finisce il fiume Mera, lo risaliamo fino al bacino del lago di Mezzola. Rimaniamo affascinati da quanto sia diverso rispetto a come ce lo ricordavamo quest'inverno, le spiaggette sono sparite sott'acqua e le tonalità di marrone sono diventate di un verde acceso.
Anche la famosa cascatella è decisamente ingrossata e lungo il percorso non è raro vedere qualche piccolo rigagnolo d’acqua che esce dalle rocce e si butta nel lago. Terminate le pareti a strapiombo puntiamo il Mera settentrionale per raggiungere il tempietto di San Fedelino. Anche qui grande stupore. L'enorme spiaggia su cui avevamo pranzato tra la neve a gennaio è completamente sommersa e l'acqua arriva a pochissimi metri dalla chiesetta. Visto che è ancora presto per accamparci decidiamo di proseguire la risalita del Mera per qualche centinaio di metri. Qui il fiume si rivela in tutta la sua bellezza, di un azzurro che sembra disegnato a pastello in mezzo alla vegetazione. Rimaniamo stregati dai colori al punto che quei “centinaia di metri” diventano quattro chilometri; arriviamo nelle vicinanze di un ponte nei pressi di Casenda dove la corrente comincia a farsi sentire e  si trovano degli isolotti formati da accumuli di sabbia. Sotto il ponte avvistiamo una cascatella artificiale per cui impossibile proseguire oltre, si fa dietro-front e si ritorna a San Fedelino e poi nuovamente nel lago alla ricerca del punto in cui passeremo la notte. Fortunatamente manca molto a sera perché la spiaggia dove pensavo di piazzare la tenda è, come tutte le altre, più di un metro sott'acqua.
Ritorniamo alla cascata dove riusciamo a trovare un fazzoletto di terra in piano e senza sassi dove  la tenda ci sta a malapena; per le ore 19 circa è operativo anche il servizio cucina.
Il menù per la cena prevede penne al tonno e fagiolata (tutto cotto su fornelletto a legna) e come proseguimento di serata un bel pezzo di Grana Padano e l'immancabile fiaschetta col Whisky.
Ci fermiamo un po' a guardare la notte che arriva dopodiché ci mettiamo a letto.







GIORNO 2:
distanza percorsa 14,5km – 7,5nm

Ci svegliamo senza fretta. Saranno state le 7 o giù di lì. Per prima cosa si mette su la moka e ci si sciacqua la faccia direttamente nella cascata. Facciamo colazione, smontiamo il campo con calma e rimettiamo tutto nei gavoni. Vediamo sul lato opposto del lago Verceia avvolta in una nebbiolina fine che tra poco sparirà. Una piccola barchetta a motore con tre pescatori è, in un silenzio assoluto, l’unico segno della presenza umana sul lago da ieri sera.
Risaliamo sui kayak e torniamo a Sud, ripercorriamo il tratto di Mera che unisce i due laghi e di li a breve siamo nuovamente nel Lario. Improvvisamente passiamo da un paesaggio in cui la natura e la calma regnano sovrani ad un ambiente ben diverso, ci teniamo sulla costa occidentale dove le spiagge di Gera Lario e Domaso sono affollate di  turisti soprattutto tedeschi. Anche in acqua c’è un gran traffico: motoscafi di tutte le dimensioni, moto d’acqua, tavole da windsurf, kitesurf, laser,  barche a vela e catamarani.  Arrivati al punto più esposto decidiamo di attraversare per tornare verso Colico. L’acqua, come spesso accade da queste parti nel primo pomeriggio, diventa mossa per cui la traversata non è semplice. Oltretutto dobbiamo passare attraverso un folto gruppo di windsurf, stare attenti a dei motoscafi che sfrecciano a velocità folli ed evitare di passare attraverso il percorso di una regata di catamarani.
Raggiungiamo la zona del promontorio che sta a nord del laghetto di Piona. Anche questo tratto è molto bello e selvaggio. Proseguiamo l’esplorazione solo per un breve tratto verso sud, abbandoniamo l’idea di raggiungere il laghetto di Piona a causa del vento e dell’acqua agitata che dilatano i tempi di percorrenza e rendono tutto più faticoso. Giriamo i kayak e riprendiamo la navigazione verso nord. Finita la scogliera impervia si raggiunge subito il centro abitato con il lido, attraversiamo il porto con un gran traffico da diporto, passiamo di fianco ad un aliscafo ormeggiato e raggiungiamo il prato da cui la mattina precedente eravamo partiti.

Per le 14.30 siamo già in viaggio verso casa, abbastanza presto da evitare il solito traffico congestionato che caratterizza la SS36 la domenica.








lunedì 9 maggio 2016

La parte alta del ramo di Como

Ci si imbarca alle 8 nella frazione San Giovanni di Bellagio, proprio di fronte alla sede della locale
associazione canottieri. Decidiamo di esplorare prima la sponda opposta; così da trovare poi la
grotta sulla strada di ritorno, quando la luce arriva con la migliore angolazione per creare i tanto
agognati riflessi azzurri.
Passaggi segreti
Facciamo quindi una traversata del ramo in diagonale puntando il lido di Lenno.
Da qui cominciamo il giro attorno a punta Balbianello; l'idea di fare tutto il giro del promontorio che
ospita la celebre villa è stata azzeccata. Un bello spettacolo di sassi a picco nel lago con le fronde
e le verdi chiome degli alberi che arrivano ad accarezzare l'acqua. Poi Villa del Balbianello,
ritenuta da molti la più bella tra le ville del lago che ospita le ville più belle del mondo.
Da qui all'Isola Comacina la strada è poca. Ci giriamo attorno in senso antiorario ed una volta
ritornati sul punto più a nord dell'isola decidiamo di sbarcare per riposarci un attimo prima di
affrontare nuovamente la traversata per tornare sulla sponda da cui siamo partiti.
Questa volta attraversiamo perpendicolari rispetto alla costa così da minimizzare la distanza dato
che il traffico di barche a motore comincia ad essere non indifferente. Il punto di mira è la chiesa
di Lezzeno. Costeggiamo il paese diretti a nord stando a qualche decina di metri dalle spiagge per
non infastidire i pescatori. Il centro abitato finisce improvvisamente con un cantiere nautico, da qui
la costa ricomincia ad essere selvaggia ed assolutamente non antropizzata. E' la famosa scogliera
dei Grosgalli, dove le pareti a strapiombo sul lago formano gole e forre.
Si dice che qui streghe e maghi venivano a compiere i loro riti.
Costeggiando individuiamo una gola abbastanza ampia, con uno spazio pianeggiante rialzato di
Sbarco "creativo" ai sassi dei Grosgalli
circa un metro e mezzo dall'acqua. Penso che se fossi uno stregone potrebbe essere un buon posto
per fare riti magici, quindi decidiamo di tentare uno sbarco per vedere se ci troviamo una strega
che ci prepari una pozione per rendere più veloci i nostri kayak in cambio di un panino. Non c'è
neanche un accenno di spiaggetta per cui scendiamo aggrappandoci direttamente ai sassi e
leghiamo per bene i kayak che restano in acqua. Arrampicatici sul pianoro ci facciamo largo nella
vegetazione;
nessun segno di riti magici, ma solo della maleducazione di qualcuno che ha ben pensato di
grotta tra la vegetazione - scogliera dei Grosgalli
scaricarci dei rifiuti. La gola termina con l'ingresso di una grotta parzialmente coperta dalla
rigogliosa vegetazione primaverile. Non essendo amanti della speleologia torniamo sui kayak e
proseguiamo la navigazione verso Bellagio.
Arriviamo alla Grotta dei Bulberi che è quasi mezzogiorno. Troppo presto per godere dei riflessi
dato che il sole è ancora dietro al monte Nuvolone, ma anche fossimo arrivati più tardi le nuvole ci
avrebbero rovinato lo spettacolo; proseguiamo quindi la navigazione fino alla spiaggia che sta
sotto al Ponte del Diavolo dove sbarchiamo per il pranzo.
Dopo aver mangiato ed esserci riposati in un batter d'occhio siamo già al punto di partenza.
Passiamo oltre e raggiungiamo il centro di Bellagio con le sue ville ed i suoi giardini in fiore.
Attraversare l'imbarcadero di Bellagio una domenica di primavera non è per niente facile.
Ci sono i grossi traghetti che trasportano automobili su 3 rotte, gli aliscafi, i battelli di linea e
turistici che partono ed arrivano ad un ritmo frenetico; oltre ad una miriade di motoscafi. Sembrerà
assurdo ma gironzolando fuori dal porto di La Spezia c'è molto meno casino (o forse è solo
spalmato in molto più spazio).
Raggiunta la punta non resistiamo alla tentazione di guardare in giù nel ramo di Lecco.
Vedere là in fondo il monte Moregallo ed i corni di Canzo ci ha ricordato che tutte le belle cose
viste oggi sono sempre state li, dietro casa, ad aspettare che andassimo a scoprirle e ad apprezzarle.
Raggiungiamo anche il porto di Pescallo dove invertiamo la rotta zigzagando tra le barche
ormeggiate, doppiamo nuovamente la punta per rientrare nel ramo di Como, attraversiamo di gran
lena le rotte delle navi non dopo aver aspettato e calcolato il momento giusto. 8 ore esatte dopo
l'imbarco (che si traducono in 22,5km o 12 nm) siamo nuovamente a San Giovanni per caricare
attrezzatura e kayak in macchina.




Piccola incursione nel ramo di Lecco

martedì 19 aprile 2016

Il Garda da Manerba con Sottocosta

Avvicinamento all'Isola del Garda

Questa domenica abbiamo, per la prima volta, partecipato ad uno dei raduni di Sottocosta.

Stando alla descrizione dell'evento si proponeva come giornata adatta ai principianti.
Imbarco
Il ritrovo è stato a Porto Torchio di Manerba del Garda.
Ci ha rassicurato vedere che non c'erano solo performanti kayak da mare in composito ma anche qualcuno con barche in polietilene sotto ai 5m.
Alla fine si diceva che fossimo in poco meno di 50, una gran bell'ondata di kayak!
Dopo il briefing, tenuto dal mitico Luciano, ci siamo imbarcati e diretti verso l'Isola dei Conigli.
I primi momenti in acqua sono stati di ambientamento: dopo un intenso fine settimana a fare il corso foundation sui Tiderace con la pagaia groenlandese tornare sui nostri Prijon, corti e con una minor stabilità direzionale, è stato un piccolo trauma. Superato questo nuovo primo impatto si è subito notato che il corso ha dato buoni frutti in termini di maggior naturalezza e disinvoltura nella gestione del kayak. Anche la grande maneggevolezza dei nostri Prijon si è rivelata utile in quanto non siamo abituati a pagaiare in un gruppo fitto.
Raggiunta l'isola con i suoi scogli abbiamo puntato a Nord, tagliando il golfo per raggiungere subito Isola del Garda con la sua imponente e spettacolare villa. Dinnanzi a questa struttura ci siamo fermati qualche minuto facendo un gruppo stretto zatterandoci a vicenda per ascoltare le informazioni che ci venivano date da un kayaker-cicerone locale riguardo aspetti storici ed artistici sull'isola e la struttura che ospita.
Abbiamo deciso di circumnavigare l'intera isola in senso orario stando molto vicini alla costa per riuscire a vedere bene le piante fiorite; incredibile il profumo che si sentiva.
La fame cominciava a farsi sentire per cui ci siamo allungati nel golfo di Salò dove siamo sbarcati per il pranzo al sacco... incredibile quello che è uscito dai gavoni!
A quanto pare questa associazione sportiva prende seriamente la pausa pranzo come momento di condivisione ed amicizia; davvero un bel gruppo!
La sosta purtroppo è durata giusto il tempo di mangiare e bere. Una sottile pioggerella ci ha fatto risalire in kayak al volo per cercare di tornare prima di un temporale che era previsto per il tardo pomeriggio. Il rientro da Salò è stato costeggiando nuovamente Portese fino a doppiare punta san Fermo per rientrare poi nel golfo di Manerba che questa volta abbiamo percorso stando sottocosta fino al punto di imbarco.

Il bilancio finale è senza dubbio positivo nonostante il meteo (sempre coperto, e con qualche goccia d'acqua ogni tanto che però non disturbava). E' stata una giornata per noi piena di “prime volte”:
Prima uscita con Sottocosta ASD;
Prima pagaiata in un gruppo decisamente numeroso;
Prima volta sul Benaco;
Prima volta in kayak dopo il corso;
Primo viaggio autostradale coi kayak sul tetto.


Grazie a Luciano Belloni ed alle altre guide ed istruttori che hanno organizzato l'uscita e garantito la sicurezza di tutti, grazie a tutti i partecipanti per la compagnia!



venerdì 8 aprile 2016

Corso Foundation - Lerici

Un fine-settimana magnifico quello appena trascorso. Un corso di kayak ci voleva proprio per acquisire una tecnica di pagaiata efficace ed efficiente, imparare manovre base per la gestione e la manovra del kayak e le basi dei salvataggi assistiti.
Già dalle premesse si intuiva che sarebbe stato un successo:
L'istruttore è il famoso Guido di Tuilik; kayaker marino dall'indubbia esperienza ed ottimo maestro.
La location semplicemente spettacolare; la Scuola di mare Santa Teresa (nel comune di Lerici) è una delle due basi nautiche di Tuilik. C'è poco da dire, dubito che si possa trovare in Liguria un altro posto così. La struttura è letteralmente incastonata nel golfo dei Poeti, appena all'interno del varco di levante del porto di La Spezia. La vista dalla stanza è spettacolare; la scuola dispone di una piccola baia naturale in cui una barca a vela e quattro kayak lunghi più di 5m possono liberamente esercitarsi sulle manovre senza darsi fastidio.
Anche il meteo è stato clemente. Poche nuvole, giusto qualche cirro per non farci soffrire troppo il caldo ed un mare che è stato clemente e si è adeguato alla nostra preparazione.

Il corso si chiama “foundation” e rappresenta la base del kayak da mare.
Il venerdì ci siamo limitati alle presentazioni ed al controllo dell'attrezzatura (tutta messa adisposizione da Tuilik). Abbiamo dato uno sguardo alla carta nautica della zona e fatto una chiacchierata sulle norme di comportamento in prossimità di porti e navi. La sera, dopo un'abbondante cena, siamo usciti al buio per osservare le luci del porto e delle navi, per capirne il significato, la portata e valutare la distanza delle segnalazioni rapportandole sulla cartina. E' stato molto interessante anche se per questo livello di corso non sono previste navigazioni notturne.

Il sabato abbiamo lavorato sulla propulsione e sulle manovre (pagaiata circolare, 360, appoggio basso, spostamenti laterali e timone di poppa).
Purtroppo poco dopo mezzogiorno Gloria è rientrata alla scuola a causa di un po' di mal di mare (capita quando ci si concentra sulle manovre).
Abbiamo percorso poca strada, rimanendo appena fuori dalla diga foranea della Spezia. Poi nel pomeriggio ci siamo allungati oltre l'abitato di Lerici mettendo in pratica quello che abbiamo imparato divertendoci anche in stretti passaggi tra gli scogli.

Al rientro abbiamo provato anche il salvataggio a T sia nel ruolo di uomo in mare sia nel ruolo di soccorritore... e devo dire che, al contrario delle aspettative, è stata la manovra più facile del corso, o almeno così sembra in acque calme.
La scoperta più grande della giornata è stata la pagaia groenlandese, che non ho più lasciato, trovo dia un feeling più naturale e rilassato.


Per la domenica ci hanno raggiunto anche due amici del CK90 (i famosi Inuit del Lario). Felice, altro validissimo istruttore, e Pietro che doveva conseguire la certificazione PagaiaAzzurra di 3° livello il quale ha predisposto e guidato la navigazione che ci ha impegnato tutto il giorno.
Partiti dalla scuola abbiamo attraversato il varco di levante, costeggiato all'interno la lunga diga foranea ed attraversato anche il varco di ponente (che è quello più grande da cui passa il traffico commerciale). Raggiunta finalmente la costa ovest del golfo dei Poeti abbiamo proseguito lungo le strutture militari fino ad imboccare il canale che separa Palmaria dalla costa per poi arrivare a Portovenere. Doppiata la punta con la famosa chiesa di S. Pietro abbiamo esplorato l'insenatura dietro la rocca e proseguito per qualche miglio lungo la scogliera in direzione Cinque Terre alternando tratti con andatura “da spedizione” in fila indiana molto stretta ad altri in cui riprendevamo gli esercizi del giorno precedente. Verso le 11 abbiamo invertito la rotta ed abbiamo circumnavigato Palmaria; Sulla sponda est dell'isola ci siamo fermati su una spiaggia per il pranzo al sacco e per recuperare energie. Da li abbiamo nuovamente attraversato il canale per tornare in direzione di Spezia. Prima di attraversare il varco abbiamo lasciato uscire una portacontainers e per il rientro a scuola siamo passati dallo scoglio con i ruderi della torre Scola all'esterno della diga soffermandoci un attimo sopra al relitto semi-sommerso della nave Margaret.
Prima di passare nuovamente dal varco di levante, dopo questa navigazione stimata in circa 16 miglia, Guido ha chiuso il corso. Ci restava solo da lavare e sistemare l'attrezzatura, fare una doccia veloce e salutarsi con la promessa di tornare tutti assieme in mare.

Link utili:




Photo by Felice e Guido

venerdì 11 marzo 2016

Ricordi di una giornata di un autunno quasi primaverile

Dopo la delusione di aver saltato l'esplorazione del Trasimeno la scorsa settimana a causa del meteo sto fantasticando sulle uscite della stagione primavera-estate 2016. Dopo un autunno quantomeno anomalo ed un'inverno inesistente spero che il tempo mi conceda tante belle escursioni.
Dal pc sono saltate fuori le foto di una delle prime uscite in kayak.
Era già da qualche giorno che mi sentivo con Marco di Eko Kayak il quale mi aveva informato che aveva in programma fare un giretto poco impegnativo per quella mattina sul lago di Pusiano.
L'ho trovato in mezzo al lago assieme a Matt, un giovane australiano che è solito passare le vacanze in Italia.
Marco ha fatto parecchie foto...e mi ha dato anche qualche buon consiglio sulla tecnica di pagaiata.
Matt ci ha raccontato delle sue avventure in giro per il mondo e ci ha spiegato che quelli sull'Isola dei Cipressi non sono canguri ma wallaby.
Un bel ricordo di una splendida mattinata di metà novembre.





Link al blog di Marco:





sabato 20 febbraio 2016

Collaudo mute stagne made in Lecco

Questa mattina alle 9 abbiamo ritirato le nostre mute stagne. A Valmadrera si trova un piccolo laboratorio, gestito da un fanatico del windsurf, che tra le altre cose produce delle ottime mute in cordura.
Il prodotto che offrono è completamente fatto a mano e su misura secondo le dimensioni e le esigenze del cliente.
Le infinite possibilità di personalizzazione che solo un artigiano può offrire, unito ad un prezzo competitivo rispetto alle alternative di marchi noti fa si che le mute "Windcatcher" si stiano facendo apprezzare da molti amanti di parecchi sport nautici.
Dopo un paio di incontri e di scambi di opinioni col titolare e con altri kayaker abbiamo definito come dovevano essere le nostre tute.
La cerniera è posizionata dietro alle spalle, togliendo però la copertura che di solito si mette. La chiusura rimane così vista; scelta antiestetica ma abbiamo così evitato di aggiungere ulteriore spessosere sotto al giubbetto di salvataggio aumentando il confort.
Calzari in cordura sono un tutt'uno con il resto della muta; i piedi restano sicuramente al caldo e all'asciutto senza il bisogno di mettere calze e scarpette in neoprene.
A collo e polsi, ovviamente in lattice, abbiamo fatto aggiungere rivestimento in neoprene per comodità nel caso si vogliano indossare anche guanti in neoprene o cappucci.
Come colori Gloria ha scelto il nero, io ho optato per un più vivave arancio/rosso chiamato "rescue" solitamente utilizato per le tute dei velisti che tentano le traversate oceaniche con le parti più spesse nere.
Alla mia ho fatto aggiungere una cerniera per fare la pipì.

Per provarle siamo andati subito a Pescate, parcheggiato comodamente dietro al Bennet ci siamo imbarcati ed abbiamo risalito l'Adda fino a Lecco.
Poco vento e poca corrente hanno facilitato di molto la risalita rispetto alla prima volta che sono venuto qui. Il lago è piatto e costeggiamo piacevolmente il centro abitato di Lecco fino a raggiungere la statua di San Nicolò.
Andando oltre questa sponda del lago è veramente brutta dato che offre la vista solo delle strutture in cemento armato che sorreggono la strada. Giunti circa all'Orsa Maggiore attraversiamo puntando Valmadrera.
La nostra rotta incrocia un gruppo di sei grandi barche a vela che procedono lentamente di bolina.
A Nord di Valmadrera sbarchiamo per un panino e ne approfittiamo per sfilare collo e polsi dal lattice della muta.
Ripartiti costeggiamo Valmadrera e Malgrate zigzaghando tra le barche ormeggiate, ripassiamo sotto ai ponti sull'Adda e decidiamo di proseguire oltre il punto d'imbarco. Superato il ponte della statale 36 l'Adda torna ad esser lago.
Facciamo anche un veloce giro della parte alta del lago di Garlate e poi rientriamo.

In totale abbiamo pagaiato per circa 11 km. I mesi freddi sono sicuramente i migliori per girare queste zone che d'estate brulicano di motoscafi.
La muta stagna è più confortevole di quanto pensassi. Quando la si indossa dà un pò la sensazione da Gabibbo, ma poi ci si accorge subito che non impedisce minimamente i movimenti e ci si dimentica di averla addosso.
L'unico fastidio è una sensazione di costrizione data dai tubi in lattice a collo e polsi. Ma dovrebbe essere una cosa limitata alle prime uscite, poi il tutto dovrebbe lasciarsi andare e prendere la forma del proprietario.
All'interno si sta bene, meglio che nella solita giacca d'acqua. In altre uscite con la stessa temperatura e lo stesso abbigliamento (pantaloni leggeri, maglia in lycra e micropile) sotto la giacca sudavo, oggi no.

Comoda e traspirante, al primo utilizzo la Windcatcher è promossa a pieni voti.



http://www.nonsolomute.com/

SottocostaKayakCamp - Argentario 2026

  Ed anche questo anno è passato il SottocostaKayakCamp . La location che abbiamo scelto per il 2026 è un luogo che molti in Sottocosta (spe...