martedì 18 ottobre 2022

L'Adda in canadese

 

Il 25 settembre si è svolta la tradizionale discesa dell'Adda che chiude la stagione dei corsi base al CK90. Un evento fisso in cui i nuovi aspiranti "Inuit del Lario" fanno una bella escursione con i veterani del sodalizio. Quest'anno però molti dei nuovi iscritti -quasi tutti a dire il vero - hanno rinunciato viste le poco confortanti previsioni meteo. Ci aspettavamo della pioggia ma alla fine l'unica acqua che abbiamo visto è stata quella del fiume… ed anche poca dato che laghi e fiumi patiscono ancora la grave siccità dell'ultimo anno.

Gloria risultava anch'essa tra gli assenti; ha dovuto rinunciare a questa bella gita per impegni lavorativi.

Io invece avevo deciso di scendere in canadese e così mi sono imbarcato in solitaria dalla sede canneto per raggiungere il gruppo. Una volta in sede Gallavesa ho trovato Marco Arlati il quale ha voluto riporre il kayak e salire a bordo della Swift. Sono stato davvero contento di aver avuto un compagno con cui dividere le forze e con cui divertirmi in tandem nelle rapide del ponte di Olginate e del Lavello!

Durante questa discesa ho anche testato la mia seconda pagaia autocostruita; non male ma sulla prossima ci sarà ancora parecchio legno da togliere per ridurre il peso.


Detto questo mi è dispiaciuto parecchio per l'assenza di Gloria, così domenica abbiamo deciso di replicare la gita da soli. Ci siamo imbarcati con calma da Vercurago poco dopo le 10 del mattino, abbiamo effettuato il portage per il trasbordo della diga di Olginate e sono anche riuscito a convincere Gloria ad imbarcarci prima del ponte. Voleva evitare la rapida subito a valle della diga ma alla fine l'abbiamo fatta ed anche lei si è meravigliata di quanto la canadese si trovi perfettamente a suo agio nell'acqua che corre e quanto morbida sia ad entrare ed uscire dalle morte.

Anche le rapide a valle del Lavello di Calolzio sono andate via lisce senza che Gloria trovasse motivo di preoccupazione. In nessun caso la Temagami ha mostrato intenzione di modificare bruscamente l'assetto o di farsi sballottare dal fiume.

Di lì in poi, con la diga che lascia poco più di 50 m3/s l'Adda più che un fiume sembra un lago stretto e lungo. Con questa scarsità di acqua purtroppo si riducono di molto anche le possibilità di divagare fuori dall'asta principale: la maggior parte dei canali laterali, laghetti e paludi che rappresentano il maggior punto di interesse in questi ambienti non sono purtroppo accessibili. 



È stata una giornata davvero piacevole, ancor più considerando che da davvero tanto tanto tempo non ci concedevamo una pagaiata di coppia. Il clima è stato perfetto, non abbiamo nemmeno avuto bisogno di indossare le giacche d'acqua. Abbiamo inaugurato le pagaie della Grey Owl che da molti mesi aspettavo arrivassero dal Canada (le aspettavo io…Gloria non sapeva dell'acquisto altrimenti si sarebbe opposta).

Mi piacerebbe ripetere la discesa tra qualche settimana con un foliage ancora più intenso. Magari qualche altro inuit si farà incuriosire dalla pagaiata a pala singola e vorrà provare l'esperienza.










mercoledì 24 agosto 2022

la mia prima pagaia autocostruita




L’ultima idea folle è stata quella di autocostruire una pagaia da canadese. Attirato da molti video trovati su youtube (quello che più ho apprezzato e da cui ho preso più spunto è sul canale di "Simon a bloke in the woods") che lo fanno sembrare un lavoro facile ho pensato: perchè non provarci!

Come esperienza di lavorazione del legno sono proprio sottozero, al massimo ho provato a fare la punta a dei rami col Victorinox quando dimenticavo i picchetti per la tenda. Sono partito quindi con l'idea di tentare la realizzazione di un prototipo spendendo il meno possibile al punto che la colla vinilica usata (che mi è stata gentilmente prestata da un amico falegname) non è adatta al contatto con l'acqua. Questa esperienza serviva giusto per capire se fossi stato in grado o meno di portare a termine l'impresa prima di dedicarci troppe risorse economiche.


FASE 1: dal listello a….. 

Sono partito da due pezzi di abete regalatomi dall'amico falegname. Un listello di circa 3x3 cm lungo 2m ed una tavola lunga 2m e larga circa 10cm con spessore 20mm.

Nel laboratorio del falegname (bello avere a disposizione banco sega, sega a nastro, troncatrice e qualche decennio di esperienza col legno!) abbiamo tagliato il tutto a misura: il listello è stato tagliato per la lunghezza finale della pagaia e con lo scarto sono stati ricavati due pezzetti per l’oliva; dalla tavola invece sono state troncate due sezioni da 80cm l’una per la pala. Il tutto è stato incollato e messo sotto morsetti per un intero pomeriggio avendo cura di posizionare le parti di tavola il più possibile allineate con la mezzeria del manico.

FASE 2: il seghetto alternativo!

Non essendomi ancora arrivato il libro “Canoe Paddles A complete guide to making your own” ho dovuto prendere spunto altrove. Non avevo intenzione di copiare il disegno delle pagaie che ho a disposizione ma realizzare qualcosa di più allungato; sul sito di Aldo Varotto ci sono le coordinate per costruire le dime di alcune pagaie. Ho scelto il disegno della “Algonquin” e riportato tutto su carta. In futuro le dime verranno fatte in compensato così che siano conservabili per future repliche; prototipo di pagaia fatta con prototipo di dima.
La sagoma l’ho poi ritagliata ad 1,5cm dal centro così che, poggiandola in battuta contro il listello del manico, andassi a recuperarne lo spessore. Con un pennarello ho tracciato il bordo e si è subito pronti per il taglio.
Arrivato a questo punto, con la forma disegnata su quei tre prismi di legno incollati ho realizzato l’idea che li dentro c’era la mia pagaia, ciò che dovevo fare era solo togliere il legno in eccesso! 
Una sega a nastro sarebbe l’ideale… ma non avendo un laboratorio ci si accontenta del seghetto alternativo (il mio un Black+Deker modello seconda guerra punica ancora perfettamente funzionante).
E’ importante avere la lama adatta, scegliendone una per legni duri e taglio di precisione si minimizza la scheggiatura della tavola.
Per il taglio è bene fissare con i morsetti la pagaia a dei cavalletti o al bordo del banco da lavoro.







FASE 3: Vai di pialla! 

Prima di iniziare a piallare bisogna tracciare un po’ di linee. Sul bordo della pala è necessario segnare a matita o pennarello quale sarà lo spessore finale che ho deciso sarà 7mm. Ho messo la pagaia sul banco da lavoro, vicina al bordo, facendola poggiare sul travetto centrale. Con il calibro tenevo una distanza costante dal piano e segnavo dei punti con la matita. Del nastro da carrozziere  tirato lungo questi punti segnati ha poi fatto da guida al pennarello. Si ripete l’operazione sull’altro lato e si è davvero pronti a piallare.

Su youtube ci sono molti video riguardo la costruzione di pagaie e moltissimi di falegnameria generale che spiegano bene i vari tipi di pialla e come si usano; se come me non si ha la minima esperienza spendere qualche ora (nel mio caso giorni) a guardarli è una buona cosa.
Lavorando un po’ diagonalmente in traverso vena ed un po’ lungo vena ho assottigliato la pala facendo in modo di asportare più materiale verso i bordi. Quando si è arrivati quasi a livello dei segni ho fatto uno smusso così da enfatizzare la concavità ed ho proceduto con dei movimenti nel tentativo di rendere armoniosa la curvatura dall’estremità fino al centro.
Finita una faccia si gira dall’altro lato  e si ricomincia tutto da capo.

Piallando è necessario avere un banco ben solido ed il pezzo su cui si lavora saldamente ancorato. Ho recuperato dalla spazzatura degli scarti del taglio al seghetto e li ho usati come spessore tra i morsetti e la pagaia così che sul legno non rimanessero i “morsi” causati dalla pressione del morsetto.

Si suda peggio che a pagaiare, è sicuramente un passatempo più adatto all’inverno che alla calura del mese di agosto.

La Algoquin ha una forma simil losanga molto geometrica, il taglio col seghetto alternativo non proprio perfetto aveva lasciato delle leggere asimmetrie che però si notavano subito. Ho lavorato con la pialla direttamente sul bordo della pala per rettificarla e renderla, ad occhio, il più simmetrica possibile. Poi, con dei movimenti della pialla a stondare ho raccordato i nuovi bordi alla curvatura delle due facce della pala. Per lavorare vicino all’attaccatura del manico il pialletto è troppo grosso e torna utile la vastringa, che però non riesco a far lavorare come si deve e lascia dei bruttissimi segni profondi del legno; ci sarà da lavorare parecchio con carta vetrata.



Per stondare il manico è necessario un lungo e noioso lavoro di tracciatura. Ho tirato su ogni faccia del listello due linee, ognuna distante dal bordo ¼ della larghezza del listello (listello da 3cm, linee distanti 7mm dal bordo). Per tracciare anche in questo caso ho usato il calibro non avendo strumenti appositi. Queste servono come riferimento per creare degli smussi a 45° con la pialla. L’idea è che da una sezione quadrata se ne ricava una ottagonale, poi si smussano ulteriormente gli spigoli dell'ottagono e lavorando via via in questo senso si ottiene un cerchio. Vicino all’attaccatura della pala e all’oliva è necessario usare la vastringa ai cui danni ho tentato poi di rimediare con carta vetrata. Proprio non mi capacito della mia incompetenza nell'usare questo strumento.



FASE 4: un anticipo della fase 5, si scartavetra

Ora sarebbe il caso di dedicarsi all’oliva, ma mi sono accorto di non avere neanche una raspa. Quindi ho deciso di lasciar perdere l’oliva ed iniziare la levigatura. Qui qualche elettroutensile farebbe comodo, trasformerebbe in minuti il lavoro di ore. Mentre mettevo nel cassetto dei desideri una levigatrice orbitale (e magari anche una a nastro) ho iniziato ad attaccare la pala ed il manico con la grana 80. Vi è un gran lavoro da fare, specie nelle zone in cui ho lavorato con la vastringa. Alcuni segni però rimarranno.

Anche la pialla ha lasciato alcuni solchi profondi dopo che ho avuto la brillante idea di provare a modificare la regolazione del ferro. Appunto per la prossima volta: tenere a portata di mano un bel listello del legno che si sta usando per fare delle prove con la pialla prima di mettersi a fare danni sulla pagaia.

Una mascherina FFP2, avanzo della pandemia, aiuta a limitare l’inalazione delle polveri di legno durante la levigatura.






FASE 5: Oliva (recupero della fase 4)

Sono arrivato a questo punto gridando al successo. Ma non avevo ancora fatto i conti con l’oliva. Visto che non c’è stato modo di fare pace con la vastringa ho optato per metterla da parte ed adottare un approccio alternativo.
Ho trovato tra gli attrezzi un un seghetto sottile ed ho fatto dei tagli trasversali in maniera tale da avere un punto di riferimento per eliminare il grosso del materiale in eccesso con un coltello. L’idea era quella di ottenere una sezione laterale simile ad una “T” e poi da li partire per arrotondare il tutto. La lama più adatta a questo lavoro che avevo era un coltello della Mora. Tra il Companion in inox ed il 711 carbonioso ho scelto quest’ultimo. E’ un coltellaccio da carpentiere, che tengo in cantina per i “lavoracci”. L’avevo tempo fa riaffilato su pietre grossolane perché per ciò che deve fare basta ed avanza; per l’occasione invece gli ho dedicato qualche minuto su pietre grana 1000 e 3000. Si mangiava il legno che era un piacere!
Il risultato non è un gran che… ma accetto l’idea che qualcosa nella prima pagaia possa non essere venuto come vorrei.
Per tutto il resto della realizzazione non ho sentito la mancanza di attrezzatura particolare oltre quella che avevo (bhè, levigatrice orbitale a parte); qui avrei apprezzato qualche aiuto in più - anche solo un dremel- ma probabilmente sono vittima della sindrome del neofita ovvero pensare che le mie incapacità siano frutto dell'attrezzatura "non all'altezza".

La parte superiore è stata stondata seguendo la stessa tecnica del manico ma poi, in generale, per l’oliva è stato un gran lavoro di levigatura. Prima con una piccola raspa trovata in soffitta e poi con carte vetrate e spugna abrasiva.

Taglio con la sega:



Ecco il lavoro fatto con il Mora:



FASE 6: Finitura

Alla fine non resta che terminare la levigatura con le grane più fini. Non sono riuscito ad eliminare tutti i “peccati” lasciati con la pialla mal regolata o nei fallimentari tentativi di impiegare la vastringa. Diciamo che questa pagaia non vedrà mai l’acqua ma ha un aspetto vissuto perché sembra aver subito anni ed anni di impatti contro le rocce.

Forse una mano o due di mordente scuro ed una successiva ripassata con la 500 avrebbero reso credibile la finta usura ma ero partito con l’idea dell’olio di lino e quindi, dopo un paio di mani ben tirate, ho dichiarato la fine dei lavori.





Conclusione:

Fare una pagaia si può, e con strumenti semplici. Come elettroutensile ho usato solo un seghetto alternativo; acquistando il legno direttamente in listelli tanto basta anche per il loro taglio a misura.


Occorre acquistare un pialletto tipo Block Plane. Se ne trovano nei vari Brico a 10/15€ ma li sconsiglierei dato che su internet tutti ne parlano male (una buona lama per pialletti da sola costa 13€, vien facile capire perché). Senza spendere follie in marchi di lusso si trovano ottimi prodotti nel medio livello: la mia Kunz 110 costa 30€, in alternativa prodotti equivalenti Stanley hanno prezzi simili e sono di più facile reperibilità.

La vastringa alla fine non l’ho usata, se non per fare danni, quindi direi che se ne può fare a meno. Però la Kunz 51 costa appena 16€ ed imparare ad usarla farebbe davvero molto comodo. Quindi, in totale, per i primi esperimenti bisogna spendere poco meno di 50€ di strumentazione, il resto si trova comunemente in qualsiasi cassetta degli attrezzi.

Poi ci va il materiale di consumo ovvero colla per legno (in futuro acquisterò una adatta all’acqua - categoria D4), nastro di carta, carta vetrata grane 80, 120, 280,500 e spugna abrasiva grana grossa/media.

La pagaia che ne è uscita pesa 941g ed è un po' troppo sbilanciata verso la pala che sarebbe da ridurre di spessore ancora di qualche millimetro, sopratutto verso il centro così da ridurre il peso e renderla più maneggevole.


Adesso vorrei cimentarmi subito nella realizzazione di un altro esemplare, magari impiegando del cedro e qualche listello scuro a contrasto, da poter usare. Ci si scontra però con la difficoltà ad acquistare il legno. Non conosco in zona luoghi dove poterlo trovare e sul web si trova facilmente venduto in tavole, il che richiederebbe un buon banco sega per processarle e magari anche una piallatrice a filo e spessore; i listelli hanno tutti misure alquanto strane per cui vien poi difficile farli combaciare nell’incollaggio. Oltretutto acquistando in tavole si risparmia parecchio rispetto al listello, ma non avendo un laboratorio a disposizione ci si deve arrangiare in qualche modo. 

domenica 14 agosto 2022

La Temagami finalmente in acqua


Non si può dire sia stato un primo varo dato che parliamo di una canoa con già 14 anni di vita.
E’ stato però un reciproco battesimo: la Temagami si è bagnata per la prima volta nelle acque del Lario, quelle che da ora sono le sue acque di casa mentre per noi è stata la prima volta nella NOSTRA canoa canadese.
E devo dire finalmente! La ricerca è stata lunga e difficile ed ormai la nostra Swift Temagami era arrivata da più di due settimane. Non stavo più nella pelle!

Lunedì Gloria ed io abbiamo fatto giusto un breve giretto. Il primo impatto, arrivando da qualche esperienza con canadesi in polietilene è davvero superlativo: oltre l’aspetto estetico della splendida costruzione in composito (kevlar) con finiture tutte in legno c’è da dire che si carica in spalla con estrema facilità ed il portage è veramente una goduria.

In acqua le dimensioni sono imponenti ma è stato un pomeriggio di calma piatta quindi nessuna difficoltà nonostante Gloria ed io siamo un peso al di sotto del carico minimo richiesto per questa canoa (che è di 190kg)...ma si sa, senza onde e senza vento siamo tutti ottimi marinai e le canoe sono tutte buone!

A bordo si sta bene, i seggiolini sono davvero confortevoli; hanno il legno anteriore concavo ed inclinato in avanti cosa che li rende perfetti sia da seduto che in ginocchio. Questo almeno per quanto riguarda il posteriore. L’anteriore ha la stessa conformazione ma ha in più le guide per la sua regolazione longitudinale, ottima idea per regolare l’assetto della canoa (bisogna fare delle prove a seconda dei pesi in gioco) ma sospetto possa non essere comodo come il posteriore quando in ginocchio ci si avvicina molto al gunwale. Non ho ancora provato a stare davanti per cui sono solo supposizioni, sicuramente troverò qualche amico che ci vorrà fare un giro ed avrò modo di occupare anche questo seggiolino. Comunque poco male, in tandem per rilassanti crociere in compagnia si starà per lo più comodamente seduti. 

Se devo fare un piccolo appunto mi sarei aspettato una velocità di crociera un pelino più brillante rispetto alla NovaCraft Prospector 16 SP3, ma è tutto da vedere… potrebbe essere un’impressione sbagliata a causa dell’imperizia dei pagaiatori alle prime armi con la pala singola e provati dal caldo afoso. Le linee dello scafo suggeriscono delle performance leggermente superiori rispetto al design Prospector e noi non abbiamo ancora sviluppato una discreta capacità e sensibilità nelle canoe aperte.

Prima di sbarcare un brindisi è stato d'obbligo. Giusto perché per la prima uscita almeno una cambusa simbolica era da avere sono saltati fuori da una sacca stagna due spritz pronti, poi siamo andati a recuperare Matteo dai nonni. Speriamo presto di riuscire a portare anche lui con noi, questa canoa è perfetta per le famiglie ed una zavorrina di almeno una decina di kg abbondanti farebbe solo del bene all’assetto della canoa. Beninteso che il ruolo di zavorrina sarà accettato solo per i primi anni, poi pagaietta in mano!
D’altronde la "scimmia" per la canoa canadese è nata proprio con l'idea di portare Matteo sull’acqua il prima possibile; e ci sono buone speranze dato che, durante la grigliata sociale del CK90, abbiamo messo la Swift sul prato e Matteo se ne è subito impossessato, non voleva più uscire!

il capitano ha già trovato la sua postazione

Ieri in agenda c’era una navigazione notturna in kayak con i ragazzi del CK90 approfittando della luna quasi piena, così ho deciso di arrivare nel tardo pomeriggio per fare una prova di navigazione in solo.

Anche chi è appena entrato nel mondo della canadese capisce subito che una canoa da 5m e 30cm per 94 cm di larghezza, con un carico ottimale dichiarato tra i 190 ed i 306kg non sia proprio pensata per le pagaiate in solitaria. Oltretutto la conformazione del seggiolino anteriore e - soprattutto -  lo scafo spiccatamente asimmetrico impediscono di usare il trucchetto di invertire punta e coda per adattare una tandem all’utilizzo in solitaria.
A dire il vero poi non sarebbe stato neanche il giorno giusto per questi esperimenti dato che c’era una discreta Breva (vento tipico del Lario che nel pomeriggio soffia da sud).

Facendo qualche prova ho trovato che il traverso posto tra il seggiolino posteriore ed il giogo era il punto idelae dove posizionarsi, quello in cui la canoa prendeva un assetto che a sensazione mi è sembrato corretto e restituiva sensazioni di più facile gestibilità. Tale traverso è un rinforzo strutturale per lo scafo e purtroppo è troppo alto sia per sedersi sia per appoggiare le chiappe stando in ginocchio, ma è sempre meglio di niente.
Ci sarà possibilità in futuro di adattare questa canoa alla crescita di Matteo montando un terzo seggiolino di fronte al giogo (cosa molto intelligente vista la portata) ed anche una barra inclinata alla giusta altezza per l’andatura in solitaria (a meno di preferire l’acquisto di una canoa più adatta al solo, magari attorno ai 15/16’, cosa che sarebbe più sensata rispetto al girare da solo con un transatlantico ma Gloria ha già posto veto anche per gli anni a venire).
Comunque quando la Breva mollava si navigava abbastanza bene; mentre quando rinforzava ero costretto a pagaiare dal lato sottovento. Ho raggiunto il campetto slalom con l’idea di fare qualche manovra  e poi mi sono lasciato aiutare dal vento, questa volta in coda, per la tratta di rientro. Poteva andare meglio ma sinceramente pensavo fosse peggio.

Con il vento contro ho trovato più efficace pagaiare genuflesso, con una postura simile a quella del C1 sprint. Immagino che con il migliorare della tecnica e la pratica possa migliorare parecchio.
Ricordo che all'EKOwintry a cui ho partecipato nel 2017 c'era Lorenzo Molinari con una particolarissima C2 di Alessandrini in cui ha caricato dei massi per tenere la punta in acqua restituendole un assetto idoneo; ammetto che l'idea mi ha sfiorato, e sarebbe probabilmente stata anche una cosa intelligente... ma non avevo neanche un tappetino per evitare di rovinare il tessuto di kevlar interno: accortezze da canoa nuova, al rientro l'ho anche pulita.

Festeggiamenti in corso

Bene, ora la canoa c'è, ha ricevuto il nostro battesimo nel Lario. C'è solo da iniziare a divertirsi!



 


venerdì 22 luglio 2022

La flotta si espande #3: canadian edition!

 


Non è un segreto, da tempo ero alla ricerca di una canadese. Acquistarne una in Italia è però davvero un’impresa. Tolti alcuni modelli in polietilene dal peso mastodontico non si trova quasi nulla.

Da molti mi è stata consigliata la tipologia Prospector, prodotta da praticamente tutti i costruttori (sebbene ogni marchio abbia la sua "interpretazione"); è una categoria di canoa ideata per le spedizioni di più giorni sui fiumi portandosi dietro carichi pesanti. Non proprio l'utilizzo che avevo in mente: principalmente farò uscite di una giornata in acqua piatta.
Cercavo qualcosa tra i 15’ ed i 16’ di lunghezza, adatto più ad acque piatte che al fiume (ma che comunque si trovasse a suo agio in I°, magari con qualche sporadico passaggio di II°), con poca presa al vento, che si adattasse bene sia in tandem sia in solo.

Mi sono innamorato di un modello che -sulla carta- rispecchia perfettamente queste caratteristiche: la Pal di Nova Craft Canoe. Peccato solo che il rivenditore più vicino di questo marchio si trovi in Olanda.

Da qualche mese in Italia c’è un importatore ufficiale del marchio Esquif, casa che però è più votata all’acqua bianca; non ho trovato nel loro catalogo un modello le cui caratteristiche -almeno sulla carta- mi convincessero al 100%.

Nelle ricerche tra i più importanti produttori del settore ci si imbatte, tra gli altri, anche nel marchio Swift. Offrono un prodotto di qualità artigianale, con ampie possibilità di personalizzazione ed una cura maniacale per le finiture ed i dettagli. Basta seguire il loro canale Youtube per rendersi conto dei gioiellini che sfornano.
Le linee della loro serie “Prospector” si discostano parecchio da quelle degli altri marchi.
Si può dire che NovaCraft progetta pensando agli amanti delle lunghe spedizioni, Esquif per chi cerca adrenalina in acqua bianca mentre Swift offre elegantissime e lussuosissime barche da crociera.
In un video presentano la loro Prospector 16’ come un progetto ispirato alla Pal della storica Chestnut Canoe Company, azienda leggendaria del passato da cui i moderni costruttori traggono ancora spunto. Una Prospector 16 di Swift sarebbe davvero un sogno… ma che prezzi!

Nelle mie lunghe ricerche sul web tra i vari rivenditori europei, quando ormai mi ero rassegnato ad affrontare il viaggio in Olanda per accaparrarmi una Pal, trovo l’ex importatore di Swift che ha da poco cessato attività. Si trova in Carinzia, vende le canoe ex-demo, lo contatto e mi risponde che gli rimane solo una Temagami con alcuni segni sul gel-coat, costruzione in kevlar ultraleggero, tutte le finiture in legno, di colore rosso (l'immagine di copertina in verde/bianco è quella da catalogo).
Si tratta di una canoa enorme: 17’6” di lunghezza (534cm), per sfruttare le sue caratteristiche idrodinamiche richiede un carico minimo di 420lbs (190kg). 
Nel 2017 questo modello è stato usato per la circumnavigazione dell’Inghilterra, quindi non proprio una canoa da uscita giornaliera con carico leggero.
È molto lontano da quello che cercavo ma non ho resistito alla tentazione: oggi, dopo la notte al lavoro, ho fatto un pisolino e sono partito partito per l'Austria allettato dall'idea di comprare una Rolls-Royce al prezzo di una Panda.

La Temagami è un modello non recentissimo e non più in produzione da qualche tempo; questo esemplare ha già qualche anno sulle spalle. Dal numero di serie risulta prodotta nel 2008. Ha qualche segno sul gelcoat, l'interno mostra il kevlar che sembra perfettamente in ordine; le finiture sono tutte in legno (frassino e ciliegio). Il legno ha forse bisogno di una mano d'olio ma è davvero tutto in ordine. Diciamo che in mano a me in un paio di anni potrebbe subire più danni di quanti ne abbia causati Wolfgang in 14. Approposito del precedente proprietario è davvero una persona squisita; sia lui che la moglie. Organizzano ogni anno in maggio un simposio simile al Camp di Sottocosta con escursioni e corsi... Magari un'idea per delle future vacanze dato che la Carinzia, vista di sfuggita dal finestrino, sembra davvero una regione graziosa.


Ora mi ritrovo con una grande canoa per le uscite in famiglia… magari in futuro troverò una buona occasione anche per qualcosa di più adatto alle uscite in solo.
Chiudo con delle immagini reali del mio esemplare, spero di pubblicare prestissimo foto in acqua!



PS: è passato meno di un  anno da quando, a Settembre 2021, alla grigliata sociale del CK90 mostravo a tutti il mio nuovo Tiderace Xceed. Domani ci sarà la grigliata sociale 2022 e nuovamente avrò una canoa appena ritirata da mostrare!
Penso però che Gloria voglia interrompere questa usanza di acquistare una barca ogni volta che ci si ritrova in sede per una mangiata.

lunedì 11 luglio 2022

Idro e Ledro "attenti a quei due" 2022



Cosa posso dire riguardo l’edizione di quest’anno dell’ “attenti a quei due”?
Innanzitutto che non ho pagaiato. Solo Gloria ha fatto il giro del lago di Ledro in programma per il pomeriggio di sabato 2 luglio mentre Matteo ed io siamo stati comodamente sdraiati in spiaggia, all'ombra di una pianta, a fare un bel pisolino.
La domenica mattina, mentre il gruppo si imbarcava per il periplo del lago d’Idro, noi partivamo già per il viaggio di rientro.

Con un bambino piccolo non ce la siamo sentita di fare il pernottamento in tenda e così abbiamo trovato un appartamento; siamo arrivati il venerdì sera giusto in tempo per una cena veloce a Baitoni con Luciano e Giorgio Racca.
La cena ufficiale è stata il giorno successivo, dopo il giro del lago di Ledro, con tradizionale grande tavolata. Il menù è stato ampiamente apprezzato anche da Matteo che ha divorato ingenti quantitativi di pasta con persico e zucchine come prima portata e filetto di salmerino come secondo.
A concludere il tutto una grande torta per festeggiare i compleanni di “quei due”: Luciano e Giorgio Nesca (purtroppo assente).


E’ stato un raduno che ci ha visto partecipare con modalità un po’ anomale… cosa che ha comunque avuto i suoi risvolti positivi dato che - a piedi - abbiamo visitato il castello di San Giovanni e la passerella in legno che percorre il biotopo del lago d'Idro. Abbiamo lungamente approfittato della profonda conoscenza che Giorgio ha di  questo territorio per farci raccontare la storia e le tipicità prima che arrivasse il grosso del gruppo.

Concludiamo dicendo che siamo veramente felici di esserci stati tutti e tre presenti a festeggiare le 85 primavere di Luciano.



Di fianco alla canoa di Luciano, Matteo sovrintende alle operazioni di imbarco.


Link ai post degli anni precedenti:
2020

lunedì 20 giugno 2022

Assistenza alla OceanMan del Lago d'Orta 2022



Se escludiamo una facile gara di triathlon amatoriale un paio di anni fa, quella di sabato è stata la mia prima assistenza seria. Una tappa del circuito OceanMan-openwater sul lago d'Orta. In 10 del CK90 abbiamo partecipato dando supporto ai nuotatori (circa 250, provenienti da tutto il mondo) del percorso più lungo con partenza da Omegna ed arrivo al lido di Gozzano, percorrendo tutta la sponda orientale del lago. 14km di nuoto in acque aperte. All'altezza dell'isola agli atleti già in acqua -ed ormai a pochi km dall'arrivo- si è aggiunto un altro gruppo, ben più numeroso del primo, di  nuotatori partiti da Pella che gareggiavano sulla lunghezza di 5,5 km.

La distanza percorsa da noi in canoa non è certamente paragonabile a quella di gara in quanto, nel continuo andare avanti ed indietro per tenere sott'occhio più persone in poco tempo o per intercettare nuotatori finiti fuori percorso, si può tranquillamente pensare che la gara lunga l'abbiamo pagaiata un paio di volte. Questa percorrenza non impensierisce certo un kayak da mare; a creare ansia erano però le tempistiche. Siamo stati 8 ore di fila in kayak senza sbarcare, oltretutto sotto il potentissimo sole che in questi giorni ci ha portato a toccare i 40° e senza una bava di vento a rinfrescare.

Ero con l'Xceed, un kayak che ancora non conosco a fondo, e la mia schiena è notoriamente rigida come un paracarro. Poco dopo l'imbarco mi è venuto un pensiero: forse facevo meglio a portare il Prijon, con il pozzetto più confortevole del divano di casa. Tanto non mi sarebbero servite né velocità né qualità tecniche particolari. Ed invece sono stato benissimo! Comodo ed a mio agio tutto il tempo, senza mai sentire formicolii o indolenzimento. God bless Tiderace cockpits!

Mi sono stupito di quanto sia utile una tecnica decente per affrontare questo tipo di eventi. È stato un continuo di spostamenti laterali con abbrivio, 360° veloci, pagaiate indietro per  lunghe decine di metri, richiami e timonate. Mi è stata utile persino la recente esperienza in canadese, la pagaiata a J con la groenlandese viene davvero bene e tornava comoda per avanzare a distanza ravvicinata di un nuotatore senza pagaiare dal suo lato rischiando di colpirlo. Cosa utile quando si va a recuperare un atleta finito in mezzo al lago e lo si vuole reindirizzare verso il percorso di gara marcandolo molto stretto.

Questo tipo di assistenza ti ricorda anche quanto sia utile guardarsi continuamente attorno; qui è fondamentale per tenere sott'occhio gli atleti, individuare le boe segnaposto, monitorare la posizione delle moto d'acqua della Polizia di Stato deputate al recupero dei concorrenti esausti o con malore, delle unità OPSA della Croce Rossa, delle barche dei Vigili del Fuoco e -non in ultimo - dei diportisti intenzionati ad attraversare il campo gara incuranti dell'incolumità altrui. È comunque buona abitudine anche in navigazioni normali avere sempre la percezione di cosa succede attorno a noi e tenere monitorato il traffico a motore. Un altro buon esercizio.

…Insomma, si può dire - in qualche modo- sia stato didattico, quasi una lunga sessione di ripasso ed esercizio SK2.




Una volta conclusa la manifestazione abbiamo passato un po' di tempo al lido di Gozzano in attesa che Felice e Claudio andassero a recuperare furgone e carrello. Dopo aver mangiato, come se non fossimo stati abbastanza tempo in canoa, ho guardato Zardo e gli ho chiesto: "maaaa…tu non ti fai qualche roll?"
Risposta: "si, ma roll strani!".
Dopo un paio di capriole ed appoggi di riscaldamento Zardo si è cimentato con successo nel roll senza pagaia; io ho voluto riprovare la tecnica del roll continuo in avanti,  mia nemesi del Camp all'Argentario.

Incredibilmente il primo mi è venuto davvero preciso, il secondo sono uscito con la testa e ricascato giù (risolto con roll standard), il terzo è venuto ( ma un po' di prepotenza), il quarto come il secondo ed il quinto -ed ultimo - è riuscito anche se in  maniera davvero brutta e sgraziata.
Comunque sono uscito dall' acqua soddisfatto!
Tra le cose nel cassetto dei desideri, dopo il corso di canadese con annessa bivaccata in Ticino, ci sarebbe anche il passare da Roma a salutare Alex ed approfondire un po' alcune tecniche di roll tradizionali.

In conclusione è stata davvero una bella giornata in canoa; anche se decisamente diversa dal solito… merito soprattutto della bella compagnia.

PS: per evitare levatacce e ritardi siamo arrivati sul Cusio venerdì sera. La notte è stata un'esperienza mistica che pochi possono immaginare: sono capitato in  una camera pensata per una famiglia; ho dormito nel letto matrimoniale con Castelletti, mentre Felice stava nel lettino del bambino.
Una famiglia davvero anomala! #anchequestoèCK90


giovedì 2 giugno 2022

Matteo in canoa!


Oggi, all'età di 10 mesi (quasi 11, quindi direi un bimbo quasi grande), abbiamo portato Matteo in canoa.

La canadese è davvero perfetta per le gite in famiglia; abbiamo usato una NovaCraft Prospector 16 e dopo aver fatto indossare a Matteo il suo bellissimo PFD dalle simpaticissime sembianze di pesce pagliaccio ci siamo imbarcati di fronte alla sede canneto del CK90.



Per prima cosa c'era da capire come è fatta una canoa.
Una ciuciatina al giogo è stata quindi d'obbligo. 


Siamo stati in acqua poco meno di mezz'ora durante la quale Matteo si è mostrato come sempre molto curioso ed attento a ciò che lo circonda. Ci sono stati anche degli attimi di grande stupore quando con la pagaia il papà sollevava schizzi d'acqua, nel vedere delle folaghe nascondersi tra i canneti ed anche quando siamo passati vicino alle barche ormeggiate ai pontili.
Alla fine, al momento di sbarcare, ha anche voluto prende in mano l'oliva della pagaia. Direi che promette bene!








SottocostaKayakCamp - Argentario 2026

  Ed anche questo anno è passato il SottocostaKayakCamp . La location che abbiamo scelto per il 2026 è un luogo che molti in Sottocosta (spe...