giovedì 22 marzo 2018

Pagaia e Fotografia @ CFI



Il Circolo Fotografico di Inverigo è per me il tempio della Fotografia (quella con la F maiuscola).
In questo ambiente -in un solo anno- ho imparato molto partecipando a corsi, serate a tema, workshop e progetti fotografici. Un ambiente che è un vero punto di riferimento culturare, artistico e tecnico riguardo a tutto ciò che gira attorno alla fotografia.
Ho assistito a qualche serata con ospiti dove fotografi della zona più o meno noti sono venuti a presentare i loro lavori. Serate sempre interessanti o per l'alto contenuto tecnico o per la grande espressività artistica dell'opera; motivo per cui sono rimasto piuttosto colpito quando mi è stato chiesto di presentare in una serata la fotografia in kayak.

Pagaia e fotografia non sono certo un'accoppiata nuova. Moltissimi kayaker sono fotoamatori e molti producono immagini spettacolari sfruttando proprio il particolare punto di vista della natura che si ha da una canoa: prova di questo è che i vari social network, da quelli di massa tipo Facebook a quelli più prettamente fotografici tipo Flickr, sono pieni di gruppi dedicati a questo binomio. 

Ho passato giorni a pensare come strutturare la serata. Portare un portfolio cercando un filo conduttore (come ho fatto per la minimostra sul Lario in inverno che ho avuto modo di esporre sempre grazie al circolo) avrebbe avuto poco senso ed avevo paura potesse risultare noioso. Parlare di tecnica fotografica sarebbe stato quantomeno ridicolo.
L'introduzione di Giovanni Bartesaghi, presidende del CFI
Partendo dal presupposto che le mie immagini sono delle semplici foto-ricordo di uscite in kayak che nulla hanno di artistico e neanche hanno bisogno di particolari procedimenti per la realizzazione ho pensato ad una presentazione in cui il filo logico sarebbe stato quello dell'attrezzatura. Presentando il tipo di fotocamera utilizzata -elencandone pregi e difetti- con a seguito una piccola serie di foto scattate con quello strumento avrei avuto modo di scaglionare varie immagini di posti diversi pur mantenendo una linea guida.
All'inizio è stata doverosa una breve introduzione: due parole per spiegare cos'è il kayak da mare, da dove arriva e quali sono le enormi potenzialità di questo fantastico natante. Poi mostrando foto scattate prima con un'action cam, con una compatta, con un cellulare e con la reflex ho ripercorso a tappe la mia avventura canoistico-fotografica ed avuto modo di parlare di posti che ho esplorato in kayak e di cui mi sono innamorato, di bivacchi in spiaggia e di aneddoti legati ad alcuni raduni ed alla "vita da kayaker".
Una specie di mia personalissima evoluzione in cui col presupposto di spiegare le motivazioni che mi hanno portato a sentire l'esigenza di avere un minimo di conoscenze riguardo la composizione, una macchina fotografica di un certo livello e qualche conoscenza tecnica per poterla sfruttare al meglio sono arrivato a raccontare le motivazioni che mi hanno portato dal pozzetto del mio Prijon a bussare alle porte del circolo fotografico.

Non mi posso definire un fotoamatore nel senso stretto ma più un "fotoamatore di seconda mano" visto che non mi interessa la fotografia in quanto tale ma sono arrivato in questo mondo sentendo l'esigenza di aumentare la qualità delle immagini che scattavo; perché fondamentalmente per me uno scatto è ben riuscito quando riesce a trasmettere le emozioni che ha sentito chi l'ha prodotto, la fotografia è per me un mezzo di comunicazione e non il fine ultimo.
Spero quindi in questa serata di essere riuscito a trasmettere la bellezza dell'esplorare posti vicini e lontani impugnando una pagaia... e magari anche un qualsiasi tipo di macchina fotografica.

L'immagine di chiusura: i saluti mandati al Circolo dal periplo dell'Argentario 

Link alle pagine del Circolo Fotografico Inverigo:
SITO WEB
INSTAGRAM
FLICKR


EDIT

L'articolo uscito sul Giornale di Erba in seguito a questa serata:

Giornale di Erba, Sabato 31/03/2018


domenica 4 marzo 2018

Viaggiare Pagaiando, una serata di proiezioni ed una mattinata in acqua



Viaggiare pagaiando è una serata che nasce da un'idea di Marco EKO Ferrario. Una serata di “photokayaker” (come li definisce lui i canoisti che documentano più o meno minuziosamente le proprie esplorazioni con immagini, filmati, parole e quant'altro).
Ancora una volta ad ospitarci l'Opificio Zappa di Erba, stessa struttura che lo scorso anno aveva subito la prima invasione canoistica per il racconto di Tatiana e Mauro del CicladiKayakTour. Questa volta però l'evento non è stato incentrato su un singolo viaggio ma anzi la serata è stata essa stessa un “viaggio”.
Un viaggio iniziato in canoa canadese con la discesa del fiume Chuiuut in Mongolia presentata nel video e nei racconti di Lorenzo Molinari. Scesi dalla canoa fluviale siamo saliti in kayak da mare nelle gelide acque invernali del nostro amato Lario che ho avuto il piacere di mostrare in alcune mie fotografie. Poi il lago ritorna fiume e si va verso il mare facendo una sosta con Michele Varin nel delta del Po: posto di cui mi sono inaspettatamente ed intensamente innamorato due estati fa, posto che Michele conosce bene e che ha esplorato più volte. Dalla foce del Po alla Croazia la strada non è poi molta e qui sono arrivati Mery Pirovano e Luca Martino che hanno girato in lungo ed in largo parecchie isole di questa nazione ed in particolare hanno voluto raccontarci del loro periplo in trekking nautico di Vis.
L'ultima, immancabile, tappa di questo viaggio è stata ovviamente la Grecia con il racconto più atteso della serata: il PeloponnesoKayakTour di Tatiana Cappucci e Mauro Ferro... racconto che sarei stato li ad ascoltare per ore ed ore ma che purtroppo è stato interessante quanto breve.
l'atmosfera all'imbarco a Merone

La serata è stata un successo: circa 120 le persone presenti (110 contate in sala più altri che seguivano la proiezione dall'OZ cafè). L'intera serata è stata trasmessa anche in diretta Facebook sulla pagina dell'OpificioZappa.
Gloria esplora i canneti in modalità Ninja
Ma non è finita qui. In apertura di serata Marco ha lanciato l'invito ad una pagaiata per l'indomani mattina sul lago di Pusiano con ritrovo alle 10 al lido di Moiana per una gita poco impegnativa.
Ci siamo così ritrovati con Marco, Alessandro, Mery, Luca, Gloria ed io. Imbarcati poco dopo l'orario previsto in una fitta nebbia per imboccare il Lambro, fare una deviazione fino al Cavo Diotti, e poi risalire fino al lago di Alserio. Alcuni alberi caduti e un centinaio di metri che siamo stati costretti a fare a piedi trascinando i kayak nell'acqua bassa hanno reso un po' difficoltoso percorrere questo cordone ombelicale che unisce i due laghi ma alla fine siamo riusciti a sbucare ad Alserio!
Era almeno la terza volta che Gloria ed io ci provavamo ma avevamo sempre rinunciato quando c'era da fare i trasbordi.
Tratto molto poco poetico
Abbiamo fatto il periplo del lago fermandoci per una pausa in zona pescatori mentre sbucava il sole e la nebbia spariva lasciando il posto ad una bellissima giornata. Rientrati al lido di Moiana abbiamo trovato un canoista che aveva raccolto l'invito ma è arrivato tardi a bordo di una splendida piccola canadese in legno di cedro autocostruita.

Una bella serata in ottima compagnia ed una rilassante pagaiata... cosa chiedere di più?

Giusto per spoilerare un po':
Viaggiare Pagaiando è un'idea che è piaciuta un po' a tutti. Non una serata “tecnica” riservata ai canoisti ma un'evento aperto anche a semplici curiosi in cui si presentano esperienze adatte ai lupi di mare ma anche escursioni per principianti... perchè non vogliamo dare del kayak da mare l'idea di un mondo chiuso e riservato a super esperti con attrezzatura e conoscenze altissime ma far sapere a tutti che c'è spazio per divertirsi a contatto con la natura a tutti i livelli. Quindi questa serata non sarà “Viaggiare Pagaiando” ma “il primo appuntamento di Viaggiare Pagaiando”.  In futuro ci saranno altre occasioni con nuovi racconti, nuovi relatori, nuovi ospiti ma con lo stesso stile.


Fidatevi: li in fondo, anche se non si vede, c'è Alserio

Link utili:


Blog personale di Marco Ferrario:




Blog del PeloponnesoKayakTour:

Blog di Michele Varin:
http://kinmare.blogspot.it/

Blog di Luca e Mery:

Video della diretta Facebook:















lunedì 5 febbraio 2018

Cimento Invernale 2018




Il cimento invernale è uno dei tanti appuntamenti fissi del calendario di Sottocosta; giunto quest'anno alla ventesima edizione raccoglie kayaker provenienti da mezza Italia durante il fine settimana successivo ai "giorni della merla" (tradizionalmente i più freddi dell'anno). Meta di questo raduno è il punto più freddo del più freddo tra i grandi laghi del nord Italia: la parte settentrionale del Lario ovvero il lago di Novate Mezzola. Praticamente questo raduno vuole essere un inno alle basse temperature!

Gloria si avvicina al ponte sul Mera
Gloria ed io eravamo alla prima esperienza di Cimento dato che, sebbene si svolga due passi da casa in un luogo che conosciamo molto bene, non ci eravamo mai sentiti all'altezza degli abili pagaiatori che frequentano questi eventi. Quest'anno dopo un paio di rassicurazioni da parte di Luciano abbiamo deciso di prenderne parte.

Per commemorare il traguardo dei 20 anni di questo raduno (che è l'evento più a Nord in Italia per gli appassionati di kayak da mare) ad ogni partecipante è stato dato un adesivo commemorativo da applicare sulla barca che ha preso parte a questa storica edizione; edizione che ha avuto come valore aggiunto non indifferente la presenza nelle mani di Luciano -storico organizzatore affiancato da Felice del CK90- della chiave del tempietto di San Fedelino. Avremmo avuto quindi il raro privilegio di poterlo vedere dall'interno.

allontanandosi dal Pian di Spagna
Il ritrovo è stato per le ore 9.00 al porto di Gera Lario; imbarcati in tarda mattinata dopo i discorsi celebrativi, le foto di rito e l'indispensabile briefing. In acqua eravamo in 48, tutti su kayak singoli e ben dotati per affrontare il freddo gelido dell'alto lago in pieno inverno. In realtà la temperatura è stata mite, con un bel sole che ci teneva al caldo ed assenza di vento, un clima ben diverso da quello trovato circa un mesetto prima.  Abbiamo risalito il Mera ed una volta entrati nel lago di Mezzola abbiamo puntato l'abitato di Verceia tenendoci a debita distanza dal Pian di Spagna dato che un gruppo così folto di canoe potrebbe infastidire i volatili che qui vengono a svernare.
Continuata la circumnavigazione del lago abbiamo passato la foce del Mera superiore per raggiungere la grande spiaggia di sabbia che emerge con l'acqua bassa a nord-ovest del bacino. Qui siamo sbarcati e tramite un sentiero in pochi passi abbiamo raggiunto il tempietto che Luciano ha prontamente aperto per permetterci la visita.

Tornati sulla spiaggia per il pranzo al sacco come ogni volta in pochi minuti sono andati a farsi benedire i buoni propositi di stare leggero per non essere poi penalizzati sulla pagaiata di ritorno. Gloria ed io abbiamo portato prosecco ed una torta fatta in casa mele e cannella ma anche gli altri non sono stati da meno; così tra l'immancabile salatino di Luciano, torte salate, salami, vino, panini, torte dolci, cioccolatini, panettone, la grappa di Luciano ed il Braulio di Felice è finita che alle 2 del pomeriggio  avrei desiderato sdraiarmi in spiaggia a fare un pisolino piuttosto che rientrare in kayak per altri 10 km di pagaiata.
Sbarco a perdita d'occhio


Il viaggio di ritorno è stato caratterizzato da un leggero vento da sud, vento che prende il nome di Mentiva di Gravedona (scorre sull'alto lago con lo stesso verso circa della Breva) è sempre presente al pomeriggio specie dopo una giornata di bel tempo per cui non si può dire sia giunto inaspettato, fortunatamente non ha infastidito troppo. Solo dall'ultimissimo tratto di Mera fino all'arrivo a Gera sia per il vento che per il sole che ormai calava e perdeva di efficacia abbiamo sofferto un po' il freddo; ma ormai eravamo prossimi all'arrivo per cui non avrebbe avuto senso sbarcare per aggiungere uno strato sotto la muta.

problemi femminili: smalto rovinato dai guati in neoprene
Senza dubbio un'esperienza positiva, siamo stati fortunati a poter prendere parte per la prima volta proprio a questa particolare edizione resa unica sia da un meteo favorevole, sia dalla ricorrenza del 20° anno, sia dalla straordinaria apertura del tempietto di S.Fedelino.
Abbiamo percorso in tutto esattamente 20 km (poco meno di 11nm) ed avuto modo di incontrare nuovamente tanti altri appassionati di kayak da mare.
Prima di salutarci abbiamo raccolto qualche euro da consegnare, assieme alla chiave, a chi si occupa della gestione e del restauro di questa chiesetta con più di 1000 anni.




All'interno del tempietto di S. Fedelino

Luciano, per un giorno custode della chiave

nuova moda: aperitivo in muta stagna

Anche i più forti hanno bisogno di riposo

domenica 31 dicembre 2017

A celebrare l'inverno sull'altissimo Lario

landing on ice

Quando i monti sono innevati il kayak sente il richiamo del lago di Mezzola.
Questo posto, incantevole nella bella stagione, diventa un vero paradiso col panorama imbiancato.
Purtroppo la neve è caduta già da qualche giorno e dalle quote più basse sta già sparendo.

Vicino alle rive più in ombra l'acqua diventa ghiaccio

Con Marco ed Alessandro ieri ci siamo imbarcati direttamente dal lido di Campo (Novate Mezzola) e per prima cosa abbiamo risalito il canale che porta al laghetto di Pozzo di Riva.
Lungo poco meno di 2 km questo canale è disseminato di piccole imbarcazioni a remi semi sommerse ed in stato di abbandono. Tra queste mi ha messo tristezza vedere anche due vecchissime -oserei dire antiche- "quatrass" in legno; barca storica del Lario che non gode della stessa fama della Lucia.
Non ero mai stato in questo piccolo specchio d'acqua che sembra sospeso in mezzo al nulla su cui purtroppo pende nell'ultimo mezzo secolo una triste storia di inquinamento.
lo specchio nel Mera
Ci siamo addentrati in profondità nelle Merette, piccoli canali che portano l'acqua dal fiume Mera verso il Pozzo di Riva. Sono canali ciechi, non si riesce a sbucare in fiume. Verso il laghetto sono larghi un paio di metri e vanno via via restringendosi fino a diventare rigagnoli chiusi con l'acqua che filtra dal terreno.
Tornati verso la foce del Mera (poco lontano dal punto d'imbarco) ne abbiamo cominciato la risalita.
L'ambiente era come l'avevo trovato la prima volta che ero stato qui con Gloria: acqua bassa, il ramo di fiume più vicino al tempietto in secca e ghiacciato ed una gran distesa di sabbia (che solitamente sta più di 1 metro sott'acqua) a formare una spiaggia ricoperta da uno spesso strato di neve compatta e gelata.
Risalire il Mera non è stato facile con così poca acqua. Solo in brevi  punti dove la corrente era più forte c'era mezzo metro d'acqua e si poteva passare senza timore di rimanere bloccati, sempre che in tali passaggi non ci fossero rami od alberi caduti ad ostruire le traiettorie altrimenti c'era da scrutare l'acqua bassa meno di una spanna e disegnare una rotta nella speranza di riuscire a passare.
La fine della Meretta più a Nord
Alessandro e Marco, davanti a me, si arenavano in continuazione e puntavano le pagaie nella sabbia per spingersi indietro e riprovare qualche decina di cm più in la, mentre io con un approccio molto meno diplomatico ho fatto parecchi trasbordi. Se dopo un paio di tentativi non trovavo un passaggio buono uscivo dal kayak e camminavo tirandomelo dietro per qualche decina di metri fino a ritrovare un punto in cui riprendere la navigazione. Scelta, la mia, non molto saggia dato che l'acqua del Mera arriva direttamente dai vicini monti ed è veramente ghiacciata ed i miei piedi ne hanno risentito parecchio nonostante i due strati di calze pesanti sotto la muta stagna. Anche camminare nel letto del fiume non è per nulla facile, l'acqua era si bassa ma il piede spesso sprofondava fino alla caviglia nella sottilissima sabbia.
Con non poche difficoltà siamo riusciti ad arrivare fino all'isolotto che sta prima del ponte di Casenda, dove ci eravamo fermati quando siamo stati qui l'anno scorso in primavera. Abbiamo invertito la rotta per dirigerci a San Fedelino.
Dall'acqua, dove siamo sbarcati su un'enorme lastra di ghiaccio, alla chiesetta dove c'era ancora un piccolo angolino di sole c'erano parecchie decine di metri che abbiamo percorso trascinando i kayak come fossero slitte: sembrava di essere in uno di quei documentari sulla Groenlandia!
Abbiamo mangiato al sole e ritrascinato i kayak sul ghiaccio fino all'acqua per imbarcarci nuovamente.
Come nelle spedizioni polari (foto di Alessandro)

La navigazione è proseguita lungo la bellissima scogliera ovest dove abbiamo avvistato delle capre ed anche un enorme cinghiale. Punto più a sud della navigazione è stata la cascata, altro immancabile punto di interesse di questo lago. Da li abbiamo attraversato puntando dritto sul punto d'imbarco.
La giornata è stata davvero piacevole, il meteo veramente ottimo. Poche nuvole e neanche un filo di vento. Sono sempre più convinto che questa sia la meta migliore per le pagaiate invernali.




Dallo sbarco a caccia di un angolo al sole

martedì 5 dicembre 2017

Winter Sea Kayak Italian Event 2017



Sono partito con poche speranze, preoccupato sia pechè dubitavo di essere un pagaiatore all'altezza di poter affrontare un raduno in acqua salata sia per le pessime condizioni meteo previste.
Sono arrivato in Liguria venerdì sera dopo una giornata lavorativa, aggregato ad un gruppo di altri 3 canoisti (Alessandro, Lino e Stefano) con cui ho condiviso un appartamento un po' anomalo ad Ameglia mentre il grosso del gruppo alloggiava in un albergo poco distante.
L'indomani mattina il programma prevedeva l'imbarco alle ore 9.00 dal porticciolo di Le Grazie per un giro tra Portovenere, Palmaria, Tino e Tinetto. Al ritrovo ci siamo presentati tutti, ma nessuno aveva la minima intenzione di uscire in mare dato che l'annunciato vento di terra superava i 40km/h.
Si è quindi optato per un giro a piedi. Da Le Grazie a Portovenere la strada non è poi tanta così abbiamo imboccato una mulattiera per scavalcare la collina che divide le due località per coprire a piedi una piccola parte del percorso che avremmo voluto fare in acqua. E' stata una buona occasione per visitare sia la rocca che la famosa chiesetta di San Pietro oltre che le viottole di Le Grazie e la città di La Spezia.
La sera una grande cena a base di pesce tutti assieme; più di 70 appassionati di kayak da mare provenienti da tutta Italia e non solo: anche Svizzera e Francia avevano la loro rappresentanza.
A fine serata  non è mancato il momento del discorso di chiusura dell'anno di attività di Sottocosta tradizionalmente tenuto in rima da Luciano.

Imbarco - Marinella di Sarzana
Domenica mattina ci siamo risvegliati con un meteo perfetto. Al ritrovo -sulla spiaggia di Marinella di Sarzana- eravamo in 42, tutti con una gran voglia di entrare in mare.
Abbiamo pagaiato in maniera rilassata, ci si poteva prendere in continuazione una pausa per fare una foto oppure per mettersi a giocare con le onde in mezzo agli scogli. La pancia del mio Prijon ha fatto conoscenza con più di una roccia semisommersa!
Abbiamo sfilato di fronte al caratteristico borgo marinaro di Tellaro per poi sbarcare su una spiaggia nel golfo tra Punta di Mezzana e Punta di Maramozza mentre alcuni hanno saltato la pausa pranzo per tirare dritto fino Lerici.
Dopo aver mangiato qualcosa (col solito ben di Dio uscito dai gavoni di tutti), in attesa del ritorno di chi ha voluto prolungare la navigazione, seguendo l'esempio degli istruttori che giravano armati di sacchetti portarifiuti ogni kayaker ha raccolto dalla spiaggia almeno un pezzo di plastica. Il canoista passa  sull'acqua senza disturbare, senza inquinare e dove si ferma lascia la spiaggia più pulita di quanto l'ha trovata.
Siamo rientrati sempre molto sottocosta, alcuni filando via dritti a qualche decina di metri dagli scogli, altri come me cercavano di infilarsi in ogni anfratto magari aspettando l'onda giusta per passare sopra ad un masso a pelo d'acqua.
La navigazione si è conclusa con monta tranquillità dato che nonostante la presenza di molti noti "lupi di mare" il passo è stato sempre adatto a tutti: anche chi aveva meno esperienza e barche non proprio performanti non ha mai sentito il fiato sul collo.

Tellaro
Al contrario di quanto mi aspettavo ho trovato questo raduno molto meno impegnativo rispetto a quelli fatti in lago. C'è però da considerare un fatto: la navigazione di sabato  sarebbe stata più lunga ed impegnativa rispetto a quella di domenica programmata per essere affrontata da un gruppo di pagaiatori già provato dalle fatiche in mare ed a tavola del giorno precededente.
Counque l'andatura è stata veramente moderata; oltretutto se al lago mi sento spesso una mosca bianca con il mio cicciottoso Touryak in un gruppo di filantissime barche marine qui c'erano parecchi kayak in polietilene anche poco performanti (Lino, a bordo di un modestissimo Oasis 390, ha dato prova di essere un gran pagaiatore. Io con quel kayak avrei alzato bandiera bianca a metà percorso). Il gruppo si è adeguato ad un'andatura comoda per tutti e nessuno si è sentito limitato.

Inutile dire, come sempre, che è stata una bella occasione sia per ritrovare persone con cui già avevo fatto amicizia sia per creare nuovi contatti in rubrica. In particolare mi ha fatto piacere reincontrare Guido e Felice che sebbene siano anche loro lombardi (Felice addirittura Lecchese) non avevo praticamente più rivisto dal corso Foundation, fatto tra l'altro proprio in queste acque.
Ormai, sebbene non conosca ancora tutti, ho ben capito che l'ambiente del kayak da mare è composto da bella gente.

Rientro a Sarzana col bianco delle cave di Marmo che si confonde con la neve


Prime volte di questo evento:
-primo raduno in acqua salata;
-prima volta con 2 kayak sul tetto della Fabia (i 2 Prijon non ci stanno ma l'Isel di Alessandro essendo più stretto c'è stato giusto giusto).




venerdì 10 novembre 2017

Invernali sul Lario - MiniMostra fotografica ad Inverigo (CO)



Qualche mese fa mi sono avvicinato alla fotografia spinto principalmente dall'insoddisfazione che avevo ed ho tutt'ora riguardando le foto scattate in kayak, in montagna o nei viaggi.
Sono entrato così nel Circolo Fotografico di Inverigo dove ho trovato un ambiente amichevole oltre che una culla ideale per sviluppare tecnica ed occhio.

I soci del circolo spesso espongono i loro lavori in alcuni locali della zona (bar, biblioteche, sale civiche comunali,...) che si prestano ad ospitare temporaneamente delle stampe sulle proprie pareti.
Credo che in quell'associazione di fotoamatori non siano  troppo consci delle mie capacità tecniche e doti artistiche, tant'è che qualche settimana fa mi è stato chiesto se avessi del materiale da proporre.
Non ho la bacchetta magica per improvvisarmi artista ed inventarmi un portfolio degno di tale nome ma posso tentare di mostrare quanto sia meraviglioso esplorare laghi e mari a bordo di un kayak.

Inizialmente ho pensato di prendere come tema il delta del Po: luogo di cui mi sono innamorato durante il trekking di sei giorni la scorsa estate ma tra le cui foto non ho trovato praticamente nulla di esponibile. Ho solo uno scatto buono di quella settimana, tra l'altro fatto da Gloria. Spero di riuscire a tornare parecchie volte in quell'angolino di Italia ignorato da molti e di accumulare materiale buono nel caso in cui, tra qualche anno, abbia ancora l'opportunità di raccontare con immagini il mondo del kayak.

Ho ripiegato quindi su un altro tema: "Pagaiando sul freddo Lario". Una raccolta di immagini scattate sul Lago di Como e sui laghetti limitrofi in autunno inoltrato od inverno (tra Novembre e Gennaio).
Spero di riuscire a trasmettere a chi vedrà queste 10 stampe in formato 30x20 una minima parte delle emozioni che si provano in kayak.

Questo il testo che ho lasciato a descrizione delle foto:

"Quando l’estate è solo un ricordo e le giornate diventano sempre più corte e fredde il lago si svuota dai diportisti e turisti che lo invadono nella bella stagione.

L’autunno e l’inverno sono le stagioni in cui il Lario è più affascinante.

Nelle primissime ore della mattina si naviga in un’atmosfera surreale, spesso avvolti dalla nebbia che confonde i punti di riferimento. Sembra di scivolare sull’acqua sospesi in un mondo magico a metà strada tra il fiabesco e lo spettrale.

Poi, quando il tiepido sole dirada la foschia tutto il paesaggio appare più nitido, si può godere della vista dei monti innevati, degli alberi che prima si colorano delle calde tinte autunnali e nei mesi più freddi si spogliano completamente lasciando solo una fitta trama di rami da cui quasi dubiti possa di nuovo risorgere la vita a primavera.

Si incrocia la rotta solo di pochi pescatori, pochissimi traghetti, qualche velista e pochi altri canoisti.
Il silenzio regna sovrano, l’acqua è quasi sempre piatta come se anche lei partecipasse al generale torpore che la circonda.
L’intimo legame tra uomo ed elementi che solo un kayaker conosce in questa atmosfera viene esaltato al massimo.
In queste giornate la sera arriva presto, assieme al freddo pungente accentuato dalla Breva. La stessa poesia dei primi raggi di sole la si può ritrovare al tramonto in un ciclico alternarsi di giorni e mesi fino a che questa specie di letargo cesserà con l’arrivo della primavera; il calore farà esplodere la natura di nuova vita ed il lago tornerà a ripopolarsi di fiori, animali e turisti chiassosi.
Noi saremo comunque qui, a pagaiare sul lago in ogni sua fase ed in ogni stagione.
Sarà ugualmente bello, il Lario regala sempre forti emozioni, ma solo chi osa esplorarlo e viverlo anche nei suoi giorni più freddi ne conosce a fondo la magia."

Ho inserito anche un collage di piccole foto formato 10x10 in stile vecchie istantanee dal titolo "Fibra di carbonio e ghiaccio" che vuole essere una specie di reportage o backstage di questo progetto: una scattata ai due Prijon Touryak adagiati sulla spiaggia del tempietto di S. Fedelino ricoperta di neve a ed alcune foto di dettagli di kayak ed attrezzatura ricoperti da ghiaccio e brina.
Questa la descrizione che si trova su questa composizione:
"Il kayak da mare è uno sport adatto a tutti. In una giornata estiva dal meteo perfetto, scegliendo un percorso non impegnativo e privo di pericoli, anche chi è alle primissime esperienze può facilmente ricavare grandi soddisfazioni da una pagaiata.D'inverno però è bene imbarcarsi solo se si ha un po' di esperienza, pianificare con cura le escursioni più lunghe ed articolate oltre che essere ben equipaggiati; specialmente quando si esce in solitaria e non si può contare sull'aiuto del gruppo in caso di imprevisti.Anche in pieno inverno - con temperature notturne che scendono ben sotto lo zero - è possibile trovare un ristretto gruppo di folli che affrontano piccoli "trekking nautici". Caricare nei gavoni tenda e viveri per passare due o più giorni completamente immersi nella natura è la quintessenza del kayak escursionistico. Bisogna solo fare i conti con parecchi strati di abbigliamento tecnico, cibo e bevande ridotti a ghiaccioli e le mute stagne che la mattina saranno congelate."

Sono ben consapevole che questa mia piccola raccolta, ottenuta spulciando gli archivi delle foto di escursioni vecchie di un anno o due, sia creata da immagini con delle pecche sia dal punto di vista tecnico che compositivo e comunicativo.
Mentre i soci del Circolo Fotografico di Inverigo partecipano a concorsi ottenendo spesso ottimi risultati io, di fatto, posso solo proporre una selezione di foto ricordo di gite al lago.
Con queste stampe non spero certo di far restare a bocca aperta nessun appassionato di fotografia; il mio obiettivo è quello di catturare per qualche istante lo sguardo di chi passa dal bar nella speranza di fargli pensare "ma che bello deve essere andare in canoa!".

La MiniMostra è stata allestita oggi presso il Bar Cooperativa di Eleonora Colombo, via Luigi Cadorna 6 - Inverigo (CO) e rimarrà visibile per circa un mese.


Link alle pagine del Circolo Fotografico Inverigo:
FLICKR


EDIT giu2018: La minimostra, con qualche piccola modifica grazie agli scatti dell'ultimo inverno, sarà esposta sabato 23 giugno dalle 18.30 alle 24.00 a Cremnago di Inverigo nel contesto della manifestazione "Calici sotto le stelle".
Oltre alle mie foto si potranno vedere anche minimostre di altri soci del Circolo Fotografico Inverigo:
Elio Pozzoli, Giovanni Bartesaghi, Lino Fratter e Pierluigi Pagliardi.

EDIT set2018: Una rielaborazione della minimostra rimarrà esposta per oltre un mese presso la biblioteca del comune di Lurago d'Erba in occasione della rassegna si serate dal titolo "ON THE ROAD 2018" che abbiamo avuto il piacere di aprire giovedì 6 settebre parlando appunto di kayak.

giovedì 2 novembre 2017

Isole, eremo e buona compagnia!


Ieri, approfittando della festività infrasettimanale, ci siamo ritrovati in 11 a Cerro di Laveno per una piacevole giornata in compagnia: pagaiatori di ogni esperienza dai super lupi di mare a chi ha cominciato da relativamente poco. L'idea di questo incontro è stata di Mirella che ha pensato ad un'escursione alla portata di tutti nelle “sue” acque del lago maggiore con obiettivo principale il giro delle Isole Borromee.
Degna di nota, oltre ad un paio di personaggi noti del mondo del kayak da mare, anche la presenza di Gloria che non entrava in canoa dal raduno sull'Iseo di fine Agosto!
Tra le doti di Mirella c'è da ammirarne la capacità di convincimento: un suo messaggio di invito è stato più efficace di decine di miei tentativi di portarla fuori in kayak.

La quota rosa: Mirella, Gloria e Barbara

Cielo sereno, acqua piatta, vento calmo e temperatura mite hanno fatto in modo che la giornata filasse liscia senza nessun tipo di difficoltà.
Da Cerro abbiamo attraversato verso l'isola di San Giovanni che abbiamo circumnavigato interamente prima di raggiungere Isola Madre e girare attorno anche a quella.
Da li dritti sull'isola Superiore su cui siamo sbarcati per il pranzo al sacco e per visitare a piedi il piccolo paesino che ne occupa l'intera superficie. Nonostante sia novembre erano ancora numerosi i turisti che ne affollavano le strette viuzze.
Luciano si avvicina a S. Giovanni
Tornati in acqua e superato il vicinissimo Scoglio della Malghera coi sui alberi colorati d'autunno è stato il turno di ammirare da vicino Isola Bella ed il suo imponente palazzo.

Nonostante le giornate siano ormai corte, nonostante il ritmo di pagaiata sia stato calmo e nonostante l'imbarco sia avvenuto solo in tarda mattinata eravamo stranamente in anticipo sulla tabella di marcia così, al posto di far rotta verso Cerro per concludere l'escursione, abbiamo deciso -spronati da Luciano- di allungare il percorso sulla sponda piemontese fino alla punta a sud di Stresa per poi attraversare sull'Eremo di Santa Caterina del Sasso aggiungendo alla gita un ulteriore importante punto d'interesse.
Gloria ed io avevamo visitato questa struttura, da terra, la scorsa primavera e ci eravamo ripromessi di tornarci in kayak. Da questo punto di vista sembra ancor più forzatamente incastonata sul lago. Avvicinandosi dalla sponda opposta salta subito all'occhio l'anomalia di questo breve tratto di costa: Il panorama è composto da versanti poco ripidi che scendono dolcemente in acqua ma per un breve tratto, in cui è stata edificata S. Caterina, una parete non troppo alta ma perfettamente verticale cola a picco nel lago creando dei giochi di roccia ancor più accentuati dal basso livello d'acqua che abbiamo trovato.

Qualche minuto di contemplazioni ai piedi di questa meraviglia prima di percorrere quel chilometrino o due che ci separavano dal punto d'imbarco. Il GPS ha segnato un percorso effettivo di 19km.
Col sole che calava nonostante fosse solo a metà pomeriggio è arrivato velocemente anche il freddo così, caricata l'attrezzatura in macchina, ci siamo rintanati nel vicino bar. L'organizzatrice della giornata aveva proposto cioccolata calda per tutti ma su questo punto abbiamo dissentito preferendo vino, birra o spritz accompagnato da salatini e patatine; chi proprio voleva scaldarsi ha optato per un punch bollente.

Questa giornata è stata anche l'occasione di togliere dal letargo estivo, forse prematuramente o forse no, le mute stagne. Una specie di prova generale prima che arrivino le vere pagaiate invernali.
Non faccio il cambio dell'armadio sui vestiti normali ma per l'abbigliamento da kayak è d'obbligo.

Dinnanzi all'Eremo di Santa Caterina del Sasso

I complimenti ed i ringraziamenti vanno a Mirella che è riuscita a centrare in pieno un obiettivo davvero importante e che sarebbe bello sia preso da esempio per tutti i raduni più o meno ufficiali:
Organizzare un'escursione che faccia contento il kayaker esperto quanto il fantozziano esordiente totale.
Perchè alla fine di una pagaiata in compagnia non sono importanti i numeri e le statistiche che si leggono sul percorso segnato dal GPS ma le emozioni ed i ricordi che si portano a casa.



Luciano ed i suoi "riti": fare gruppo in kayak ed a terra



Ponziane MareMarathon 2026

 La MareMarathon delle isole Ponziane era uno di quei sogni che avevo nel cassetto da non poco tempo. Ogni anno Luciano, quando si avvcinava...