venerdì 6 dicembre 2019

Winter Sea Kayak Italian Event 2019



Questo 2019 è stato per noi un anno particolare dal punto di vista canoistico. Siamo stati presenti a tutte le più importanti "Bellonate" iniziando da un Cimento invernale destinato a diventare leggenda;  per la prima volta abbiamo partecipato al Sottocosta Kayak Camp, esperienza intensa che ci ha portato a fare grandissimi progressi tecnici di cui siamo veramente felici; anche alla tradizionale notturna sull'alto Lario ci siamo guadagnati il bollino di presenza nonostante il meteo estremo abbia annullato l'evento.
Inoltre io ho preso parte anche al raduno sul ramo di Como ed a una navigazione del Concentrazioneskimokayak sul Garda.
Potevamo quindi mancare all'incontro di chiusura di questo 2019?




Siamo partiti venerdì nel pomeriggio coi kayak sull'auto destinazione Golfo dei Poeti. Le previsioni meteo non erano rassicuranti: niente vento ma mare grosso per il sabato ed al contrario per la domenica acqua più tranquilla però con forte vento e temporali dal pomeriggio. Ma del WISKIE ciò che conta è la cena del sabato sera, vera cerimonia in cui si tirano le somme dei 12 mesi precedenti e si spettegola sulle attività dell'anno successivo.
Unica variazione che Gloria ed io ci siamo concessi rispetto all'organizzazione ufficiale riguarda l'alloggio: abbiamo scelto di stare alla Scuola di Mare Santa Teresa di Lerici, luogo per cui ho una cotta adolescenziale, raggiungendo il resto del gruppo all'hotel di riferimento solo per le cene.
Dopo una notte rigenerante in una splendida stanza con vista sul golfo de La Spezia ci siamo trovati con gli altri al porto di Le Grazie. Imbarcati dopo il briefing nella tranquilla baia eravamo consapevoli che la calma piatta era solo grazie alla posizione ridossata; sul lato esposto il mare era tutt'altro che tranquillo.
Usciti dalla diga foranea ed imboccato il canale che separa la Palmaria dalla terraferma riuscivamo già a vedere, in fondo, gli alti spruzzi bianchi delle onde che si frangevano contro le rocce.
Radunati nel porticciolo di Portovenere abbiamo atteso il ritorno di Enrico che era andato in avanscoperta oltre Punta S. Pietro. "Impegnativo ma fattibile per tutti" è stato il suo verdetto, una rapida organizzazione e via nel canale verso il mare aperto. A Gloria non è stata data alternativa nonostante abbia timidamente tentato di trovare una maniera per defilarsi.
Tra la punta di Portovenere e l'estremo della Palmaria vi era un gran da fare a causa della lavatrice creata delle onde di ritorno riflesse dalle due coste; come pianificato siamo usciti dritti verso il mare aperto di qualche centinaio di metri dove l'effetto delle riflesse svaniva e rimaneva solo il su e giù dato da un'onda che da bollettino era di 1,2 metri.
Siamo restati in fondo al gruppo con Mimmo e Luciano a farci da baby sitter e devo dire che i nostri cicciottosi Prijon di cui spesso mi lamento hanno fatto egregiamente il loro lavoro non concedendoci neanche un momento di incertezza!
Raggiunta l'estremità opposta dell'isola abbiamo virato verso il versante riparato dove siamo sbarcati su una spiaggia per la pausa pranzo. Tornati in kayak dopo la sosta nuovamente rotta sul lato esposto, in acqua mossa, per il periplo di Tino e Tinetto. Impressionante vedere le onde che frangevano letteralmente addosso alla caratteristica statua della Madonna. Rispetto alla mattina siamo stati più vicino a costa per cui nonostante l'onda fosse leggermente inferiore in altezza è stata una navigazione maggiormente movimentata in quanto pagaiavamo in pieno effetto anche delle onde riflesse; il che ha fatto tornare un pesante mal di mare a Gloria. Una volta riguadagnate le calme acque interne abbiamo sfruttato qualche minuto di traino da parte di uno dei ragazzi di Portofino fino a che non si è ripresa del tutto ed abbiamo, come al solito, terminato la navigazione nelle retrovie.

La cena è stata caratterizzata dagli abituali riti e discorsi. Gradevolissima sorpresa è stata la consegna ad ogni partecipante di un libricino con la storia del WISKIE, mentre Gloria ha ricevuto da Luciano e Mimmo una rosa - forse anche questa una piccola tradizione per le ragazze che affrontano per la prima volta il mare grosso ad un raduno.

L'indomani era il giorno della tratta Marinella di Sarzana - Tellaro e ritorno.
All'imbarco eravamo pochi (circa 20 contro i 53 del giorno precedente) ed anche Gloria ha rinunciato. Visto il meteo si è optato per un giro veloce che si concludesse entro 3-4 ore senza nessuna pausa.
Tagliato il golfo -poco interessante fino a Punta Bianca- e di li navigazione sottocosta in direzione Tellaro fino a che ad un certo punto, vedendo il vento rinforzare, abbiamo fatto dietro-front.
Lentamente con sia vento che mare contro abbiamo fatto ritorno al punto di partenza dove lo sbarco è stato in una divertente zona di surf. Vista la mia agilità da ippopotamo ho optato per stappare ed estrarre le gambe a qualche metro da riva così' da potermi ritrovare in piedi col kayak ancora perpendicolare alla riva prima che l'arrivo del frangente successivo tentasse di centrifugare canoa e canoista.
L'unica foto, all'interno di Le Grazie

Il bilancio è a mio avviso assolutamente positivo. Della pizzata "pre raduno" di venerdì e dalla cena ufficiale di sabato si può solo parlar bene dato che è sempre piacevole sedersi ad un tavolo con altri canoisti che arrivano da tutta Italia, dalla Svizzera o dalla Francia. Durante l'escursione di sabato mi sono divertito davvero molto tra le onde (sospetto che su questo punto Gloria non sia d'accordo) ed anche la domenica quantomeno siamo riusciti, seppur brevemente, a fare un giretto in acqua. Gloria è andata, con la fidanzata di Michele, a fare un giro a Portovenere lasciandoci senza auto, senza cellulare, abbandonati su una spiaggia con la muta stagna. Sono tornate poco prima che chiamassimo il telefono azzurro dal bar della spiaggia, giusto in tempo per andare in trattoria con gli amici del CK90 per un veloce pranzo prima del viaggio di rientro. Ed infine sono stato veramente felice di tornare alla Scuola di Mare Santa Teresa, luogo che da solo varrebbe tutto il viaggio.

PS: non ho fatto foto per ovvi motivi. O impugnavo la pagaia o spippolavo la reflex. Bisogna meditare ad una acquisto adatto a finire sott'acqua.

Link ai post degli anni precedenti:
2017








lunedì 28 ottobre 2019

Concentrazioneskimokayak 2019



Partecipai a questo raduno -uno dei classici di Sottocosta- soltanto una volta, nel 2016, e devo dire che la ricordo come un'impresa titanica. Anzi, una mezza impresa titanica perchè presi parte solo alla navigazione domenicale saltando a piè pari la più lunga ed impegnativa (a causa del vento) navigazione del sabato; e ricordo perfettamente che arrivai stremato parecchie decine di minuti dopo il grosso del gruppo.

Lazise
Ho quindi deciso per quest'anno, in via del tutto cautelativa, di ripetere l'esperienza solo per il secondo giorno rimandando ulteriormente la pagaiata sulla parte settentrionale del Benaco. Come nel 2016 Gloria è venuta ma non l'ha neanche sfiorata l'idea di portare il kayak.

Il sabato siamo arrivati al campeggio in mattinata ed una volta preso posto nel bungalow ci siamo mischiati tra i turisti tedeschi che ancora riempivano Lazise e Bardolino; abbiamo passato la giornata godendo del tepore passeggiando sul lungolago spostandoci di bar in bar degustando degli Hugo. In pausa pranzo ci siamo mossi verso una frazione tra le colline per un memorabile pranzo in una di quelle trattorie di cui ti segni il nome "nel caso che passi di qui".

La sera, finalmente, ci siamo uniti agli altri canoisti per la cena in compagnia.

Il palo del Vò...eccolo!
L'indomani mattina ci siamo presentati all'imbarco alle 9.30, il briefing di Luciano ha illustrato lo stesso percorso svolto nel 2016 ma in senso contrario.

Dopo l'imbarco ci siamo diretti a Lazise dove abbiamo invaso il porto vecchio e successivamente fatto prua 235° per la ricerca del palo posto in mezzo al lago che segna la famosa secca del Vò.
Una volta conclusa la caccia al tesoro la rotta è stata verso la vicina ed incantevole Punta San Virgilio.
La chiesetta di S. Virgilio
Subito li dietro si trova la baia delle sirene, dove siamo sbarcati per la sosta pranzo sotto agli ulivi.
Come sempre dai gavoni è uscito ogni  ben di Dio, dal classico aperitivo di Luciano fino ai dolci e... dove c'è canoista veneto c'è grappa!
Siamo rientrati con calma, costeggiando le sponde di Garda, Bardolino ed in fine nuovamente Lazise dove siamo tornati stranamente in anticipo rispetto al previsto.
Devo dire che è stato molto più facile di quel che mi aspettavo, probabilmente dal 2016 ad oggi devo essere migliorato di molto quantomeno come pagaiata sulle distanze. Mi sono goduto tutta la navigazione e non mi sono stancato neanche più di quel tanto restando sempre al passo del resto del gruppo. Per questa volta non ero nelle retrovie a fermare il gruppo ma anzi stavo nel mezzo e riuscivo poi a riguadagnare la posizione senza sforzo anche quando mi allontanavo dalla riva per fare qualche foto da lontano col teleobiettivo.
Le condizioni sono state ideali: niente vento, lago piatto, acqua ed aria di temperatura gradevole e traffico a motore decisamente scarso. In tutto eravamo circa una trentina di pagaiatori.

nel porto storico di Lazise


Ultimo atto di questo raduno un'aperitivo in compagnia al ristorante del campeggio che ci ha ospitati e poi i saluti.
Prima di rientrare, per evitare le code in uscita da Gardaland, siamo tornati assieme a Luciano ed ai nostri compagni di bungalow Tania e Giovanni nella trattoria in cui avevamo pranzato il giorno prima e così abbiamo anche affrontato un viaggio di rientro senza code e con la pancia piena!






Link ai post degli anni precedenti:
2016

domenica 6 ottobre 2019

L'Adda da Imbersago.

Il traghetto a mano di Leonardo da Vinci



La prima uscita autunnale ha rispecchiato lo spirito della stagione sotto tutti i
punti di vista. Cielo grigio, vegetazione dai colori smorti e con già qualche foglia rossa, acqua ancora calda ma se al sole si stava bene in maniche corte bastava un  tratto in ombra o qualche bava di vento per ricordare che l'estate è ormai alle spalle facendo venir voglia di indossare la giacca d'acqua.
Mi sono ritrovato questa mattina con Mery, Fabrizia, Oliver e Luca ad Imbersago per una breve escursione lungo l'Adda.
un canale secondario in sponda sx
L'imbarco al traghetto leonardesco è proprio comodo ed anche noto: sia alla partenza che all'arrivo abbiamo trovato altri canoisti intenti ad imbarcasi o sbarcare; siamo entrati in acqua poco dopo le 10:15 e da li siamo risaliti fino oltre Airuno. La corrente c'è ma non ce ne siamo quasi accorti; passavamo agevolmente da una sponda all'altra senza far caso allo scarroccio e non si aveva l'impressione di fare più fatica del solito a portare avanti il kayak. Abbiamo esplorato rami secondari che formavano laghetti ed isolotti e, poco dopo aver fatto dietro-front, siamo sbarcati in un posto comodo per il pranzo al sacco.
Anche per la tratta di ritorno ci siamo dilungati lungo rami secondari ma nonostante tutto alle 15:00 stavamo già caricando kayak ed attrezzatura in auto.

Un'uscita breve, rilassante e spensierata in ottima compagnia su un itinerario che avevo in progetto da anni ma che, con la scusa del "tanto è qui a due passi e posso andarci quando voglio", non avevo mai percorso.


l'inconfondibile ponte di Brivio


lunedì 2 settembre 2019

CanoaRaduno Iseo 2019



Il quarto anno -finalmente- è stato quello buono!
No, non sto parlando di pagaiate o condizioni meteo ma di un particolare momento di questo raduno che ci ha sempre messo in forte difficoltà e che abbiamo, nei tre anni precedenti, risolto con soluzioni improvvisate ed a volte dai risvolti tragicomici: il momento di rientrare al campeggio dopo la festa al lido del sabato sera.

Campeggio e lido sono separati da un canale navigabile che di fatto rende quest’ultimo un isolotto. Le due parti sono unite da un ponticello raggiungibile attraversando un cancelletto di fianco alle piscine che alle ore 20.00 viene chiuso per motivi di sicurezza.
Sin dal primo anno ci è stato detto che per i partecipanti alla festa viene lasciato aperto un passaggio secondario, solitamente riservato al personale, che attraversa i campi da tennis e le tribune.  Purtroppo però tra il buio ed il tasso alcolemico che si raggiunge durante questa cena a base di sangria, spiedo bresciano, polenta, birra a fiumi ed immancabile bollicina finale in formula all-you-can drink finiva sempre che ci si perdeva tra le sdraio e la zona palestra scavalcando goffamente cancelli e cancelletti senza aver ben chiaro che direzione stavamo prendendo. Solo dello scorso anno non ho ricordi di questo momento, probabilmente a causa dei travagliati eventi che abbiamo subito tra il venerdì ed il sabato.
Abbiamo raccontato ad alcuni amici a tavola delle nostre imprese da ninja dei poveri per arrivare in tenda ed una canoista indigena, mossa a compassione, si è gentilmente offerta di accompagnarci.
Non si poteva sperare in una soluzione migliore a questo piccolo dramma; rientrato dalla navigazione del sabato ho anche avuto la mezza idea di “parcheggiare” i kayak in una posizione tattica per poter attraversare il canale via acqua senza doversi inventare  percorsi alla Takeshi's Castle per poter andare a dormire.
Sono oggi abbastanza sicuro di riuscire il prossimo anno a compiere quelle poche decine di metri in piena autonomia e senza incidenti.




A livello canoistico di questa edizione si può dire che sia stata segnata dal tempo incerto. Previsioni meteo scarsamente affidabili facevano sperare in condizioni discrete per il pomeriggio del primo giorno ed in graduale peggioramento dalla tarda mattinata di domenica.
Al contrario siamo arrivati ad Iseo poco prima delle 11 di sabato mattina ed era evidente che ci sarebbero stati temporali. Il forte vento non ha mollato un minuto fino alla tarda mattinata del giorno successivo, il radar meteo segnava precipitazioni a macchia di leopado un po’ su tutta la regione, tuoni in lontananza e se si girava lo sguardo verso Sarnico (teoricamente la meta del giorno) il cielo era di un minaccioso colore plumbeo. In compenso l’acqua era molto calda, cosa che hanno gradito i non pochi che si sono ribaltati.
Gloria è rimasta a terra, argomentando la sua decisione con l’osservazione delle onde che creavano parecchie “ochette” e constatando la presenza in acqua solo di qualche vela e kitesurf.
Già, gli influssi positivi del Camp sono ormai solo un ricordo.
Degli oltre 100 iscritti siamo scesi in acqua in una trentina al massimo, qualcuno alle prime armi si è ribaltato all’imbarco o poco dopo ed ha saggiamente desistito. La navigazione è stata breve ma movimentata tra le raffiche di vento (dai dati raccolti dalla stazione meteo alla partenza si parlava di 28kts), le onde e la pioggia.
nel porto di Clusane
Entrati nel porto di Clusane gli organizzatori hanno deciso che con un gruppo così eterogeneo (con alcuni canoisti dalla scarsa esperienza, senza paraspruzzi e poco avvezzi ad eseguire appoggi bassi e salvataggi) era meglio rientrare e così abbiamo fatto avendo cura di scegliere il percorso più riparato possibile.
Tra i presenti “freschi di corso” per molti è stata la prima esperienza con il vento ed è stata in effetti un’ottima occasione per confrontarsi con questo fenomeno e capire quanto possa mettere in difficoltà -ovviamente in piena sicurezza- su un percorso breve dove si poteva sbarcare ovunque, con un gruppo relativamente numeroso ma  con un buon numero di istruttori e ben due barche appoggio.


Per la domenica ci siamo presentati al briefing poco dopo le 10.00 con ancora un residuo di vento, lago tranquillo, cielo limpido e previsioni molto molto rassicuranti. Poco dopo l’imbarco, come annunciato, il tutto si è trasformato in calma piatta. Se avremmo avuto noie  sarebbe stato certamente a causa del caldo.
Solito percorso lungo la sponda di Iseo, traversata su Monte Isola, Peschiera Maraglio ed in senso antiorario fino alla spiaggia di Menzino. Li si poteva decidere tra il giro delle tre isole in kayak o la camminata a piedi fino al Santuario posto in cima al monte. L’accordo era chiaro: in caso di bel tempo si cammina; in caso di brutto si pagaia (tanto, bagnati per bagnati).
Così ci siamo fatti la nostra bella scarpinata tra i sentieri e le strade in salita di Monte Isola dove l’afa ci ha parecchio rallentati. La vista dalla cima comunque ripaga delle fatiche specie se si ha anche un’insolita prospettiva dall’alto del folto gruppo di oltre 40 kayaker impegnati a terminare il periplo del piccolo arcipelago.
Una volta rientrati si è concluso il raduno con il “pranzo” finale e relativa lotteria e saluti.

su le pagaie per i saluti a Peschiera
Come in ogni edizione al Canoaraduno di Iseo gli organizzatori presentano progetti ed iniziative varie. Quest’anno i ragazzi dell’ATLS ci hanno illustrato una lodevole ed importante idea, già in fase di realizzazione, per rendere accessibile il lago in canoa anche alle persone con disabilità. Al lido di Sassabanek è già presente un sollevatore ed a fine stagione, tra pochi giorni, verranno iniziati i lavori di costruzione di una rampa appositamente pensata per l’imbarco e lo sbarco di canoisti disabili.
Il progetto prevede la presenza di ausili anche nelle sedi dei canoa club di Sarnico (Kayak Sarnico) e Pisogne (ASD il Canneto) così che un canoista con handicap possa avere vari punti di riferimento e creare un percorso a tappe per fare anche il periplo completo del lago in più tappe avendo un appoggio logistico adatto alle sue esigenze.
Grazie ad una raccolta fondi portata avanti su facebook nei mesi scorsi sono state acquistate 3 particolari sedie a rotelle adatte ad entrare in acqua e permettono al canoista di fare una doccia, utilizzare gli spogliatoi e gestire i piccoli spostamenti nella zona imbarco. Queste carrozzine sono state consegnate ai presidenti delle tre associazioni come fossero una “prima pietra” per rendere le rispettive basi nautiche accessibili già dalla prossima stagione.


Link ai post degli anni precedenti:
2018
2017
2016












mercoledì 7 agosto 2019

Quel ramo del Lago di Como che non volge a mezzogiorno

L'inconfondibile profilo di Como, col tempio Voltiano ed il Duomo sullo sfodno

Mentre Gloria, domenica, se ne stava a Budapest a guardare il Gran Premio di Formula1 io non ho perso l’occasione di partecipare ad un raduno, organizzato da Luciano, dal nome manzoniano. Evento gradito sia per ritrovare una parte della squadra di lombardi presenti al camp sul Gargano sia perchè nell’estrema parte meridionale del ramo Comasco non ero mai stato in kayak.

L’itinerario è stato un anello con imbarco a Tavernola (Como) e giro in senso antiorario. Dalla partenza siamo scesi fino a Como città, sfilati sotto al tempio Voltiano e poi risaliti lungo la sponda di Bellagio pagaiando lungo le rive di Blevio, Torno e Faggeto dove ci siamo fermati per la pausa pranzo -unica sosta con sbarco di tutta l’escursione-.
Dopo questa lunga e rigenerante fermata siamo tornati a costeggiare verso nord fino a raggiungere l’orrido di Nesso. Da qui dietro-front per tornare sui nostri passi sino a Careno, dove il lago è più stretto e ci consentiva una breve e rapida traversata sulla sponda opposta in località Torriggia di Laglio. Da qui verso sud lungo la sponda occidentale per ridiscendere fino al punto di partenza. Poco dopo la traversata abbiamo sfilato sotto quello che, per le partecipanti di sesso femminile, rappresentava il maggior punto di interesse: la villa di Clooney. Da qui l’apparentemente interminabile navigazione di rientro ci ha portati a passare Laglio, Carate Urio, Moltrasio e Cernobbio per ritornare a Tavernola dove, sistemata l’attrezzatura, il raduno si è ufficialmente concluso con una pizzata in compagnia.

il borgo Careno ed il campanile di S. Martino

Come sempre l’organizzatore ha dimostrato di avere il “braccino corto” sul calcolo delle distanze: da programma ufficiale non era specificato un percorso preciso ma solo una vaga indicazione sulla distanza massima di 25km. L’obiettivo era comunque chiaro: l’Orrido di Nesso; e già da prima della partenza a molti non tornavano i conti.
A fine navigazione il GPS ha messo a log 16,5nm (ovvero 30,5km).
Torno, il porto storico e la chiesa di S. Tecla
E’ stato faticoso? Come tutte le uscite che si sviluppano su questa distanza: le prime 10nm vanno via lisce, nelle 3 successive mi accorgo di essere finito in fondo al gruppo e  da lì in poi nella mia testa gira un solo pensiero: millenni fa gli inuit hanno inventato il kayak perchè non avevano il motore, altrimenti avrebbero costruito motoscafi; viviamo forse ancora nelle caverne vestiti con pelli di orsi? No, ed allora per qual motivo ostinarsi girare con la stessa barca?
Comunque, alla fine, un mezzo sorriso mi torna  quando mi autoilludo del fatto che le mie scarse prestazioni velocistiche siano dovute alla canoa plasticosa, corta e cicciottosa invece di rassegnarmi all’idea che quello lento sia il tizio dentro al pozzetto.
Sarebbe bastata in realtà una seconda brevissima sosta con sbarco per spezzare la navigazione tra la pausa pranzo e l’arrivo, considerando l’andatura mai forzata e le condizioni generali era l’occasione ideale per coprire lunghe distanze.
Purtroppo questo non è stato possibile perchè il Lario da queste parti non offre spiagge sufficientemente grandi da ospitare una trentina di canoe, specie di domenica ad agosto.
Anche dove ci siamo fermati a mangiare gli spazi erano parecchio risicati, con le canoe ammassate ed i bagnanti presenti a cui probabilmente abbiamo dato l’impressione dello sbarco alleato ad Omaha Beach.

Fortunatamente le condizioni meteo sono state sempre favorevoli ed hanno reso questa pagaiata per me stancante ma non massacrante. Vento assente, acqua tranquilla, caldo (ma non troppo soffocante) e traffico presente ma in maniera ancora ben gestibile nonostante il gruppo di ben 26 kayak. Del tanto annunciato vento contrario, la caratteristica Breva pomeridiana, che ci avrebbe dovuto infastidire sulla via del ritorno non si è visto nulla se non lievi alitate poco dopo l’inversione di rotta a Nesso.

Facendo i conti generali quindi si può tracciare un bilancio della giornata decisamente positivo. Una bella, lunga pagaiata ed un’altrettanto bella compagnia.
Decisamente il modo migliore di trascorrere la prima domenica di agosto.



Nesso, l'Orrido ed il suo caratteristico sbocco in lago

P.S.: Tra la pagaiata e la pizzata ho stretto ancor di più i rapporti con con i ragazzi del CK90, noto club di Vercurago, il cui settore marino prende il nome di “Inuit del Lario”. Martedì ho avuto modo di uscire con alcuni di loro nelle loro acque domestiche per una rapida escursione e per curiosare un po’ nelle loro due basi nautiche. Bella gente, sedi con logistica ideale e soprattutto fa gola l’idea di potersi fare una pagaiata senza dover ogni volta caricare e scaricare kayak ed attrezzatura in auto ma avendo tutto a disposizione a pochi metri dall’acqua. Anche in settimana si trova in giro chi lavora su turni e chi è in pensione ed in generale vi è la continua possibilità di mantenere in costante allenamento quelle manovre che difficilmente si ripassano durante un’ucita puramente escursionistica. Sia a Gloria che a me solletica l’idea iscriversi al club. Vedremo.



domenica 28 luglio 2019

Lario: questa notturna non s'ha da fare

Ci deve essere qualche strana forza negativa attorno alla classica notturna di Sottocosta sul Lario. Storico evento organizzato da Luciano che regolarmente dal 2016 mi vede tra gli iscritti e che, di fatto, non sono mai riuscito a fare.
Ogni anno è sempre peggio.
Se nel 2016 avevamo fatto un bel giretto - sebbene di molto accorciato rispetto al previsto a causa del vento - arrivando quantomeno sotto a Dervio, nel 2017 ci siamo limitati al periplo in serata del lago di Piona dato che le previsioni annunciavano temporali in tarda serata ed i forti tuoni che udivamo ne erano la più palese conferma.
Lo scorso anno, il 2018, neanche abbiamo scaricato i kayak dalle macchine ma quantomeno eravamo un bel gruppone di amici seduti attorno ad un tavolo; in realtà dopo cena mentre io ero sulla strada del ritorno qualcuno è uscito giusto per bagnare l'attrezzatura.
Quest'anno il disastro. Allerta meteo ai massimi livelli, la Provincia che sui quotidiani on-line dirama avvisi e raccomandazioni riguardo al sostare sotto agli alberi oppure ai pericoli delle bombe d'acqua. 
Unici presenti sono stati Luis (col suo surfski che svettava sul tetto dell'auto) ed, ovviamente, Luciano. Gloria ed io li abbiamo raggiunti per la cena a el Logasch perchè la tradizione così vuole: se non si pagaia bisogna far andare la forchetta.
Così tra pizzoccheri, sciatt e bresaola - anche senza aver portato i kayak - possiamo dire che noi alla notturna c'eravamo!



Link ai post degli anni precedenti:

Anno 2018
Anno 2017
Anno 2016


martedì 2 luglio 2019

Sottocosta KayakCamp - Gargano 2019


Il primo camp non si scorda mai! Il più grande evento nazionale di kayak da mare, organizzato da Sottocosta, si è svolto quest’anno al Gargano con base a Cala Campi in Vieste.
Sono partito con la ferma intenzione di fare molte navigazioni lunghe, di quelle da circa 16nm ( 30km) che impegnano tutta la giornata, lasciando in secondo piano le uscite didattiche. Avevo la sensazione di sprecare un’opportunità impegnando tempo ed energie in un corso che avrei potuto fare a due passi da casa sacrificando e riducendo le attività  “esplorative” di questa splendida costa; ma alla fine non è andata proprio così.
Di navigazione lunga ne abbiamo fatta solo una, tra l’altro l’ultimo giorno quando non erano previste uscite programmate. Una volta in acqua abbiamo sentito subito -la prima mattinata- il fermento nato dal confronto di esperienze con numerosissimi altri pagaiatori e dalla grande disponibiltà degli istruttori intuendo immediatamente che ci sarebbero state ottime possibilità di crescita… e così è stato.



recupero di una rete da pesca con galleggianti e piombi


Arrivati al Gargano sabato in tarda mattinata ci siamo dedicati al riposo, meritato dopo il lunghissimo viaggio, ed a prendere contatti con gli altri partecipanti.
In tutto saremmo stati 93, la regione con più presenze proprio la Lombardia con ben 33 partecipanti. Oltre che da tutta Italia presenze anche da Svizzera e Francia.
La domenica con Gloria abbiamo fatto, da soli, la prima uscita in kayak: giusto il giro della baia. Uscita breve dato che vento ed onda - come di consueto- spazientivano Gloria che sbuffava e si lamentava… mai avrei immaginato il grande cambiamento che ci sarebbe stato di lì a pochissimi giorni. Il pomeriggio l’abbiamo impiegato facendo un rapido giro a Vieste per visitarla e fare un po’ di spesa. In serata apertura ufficiale del Camp con i consueti discorsi, briefing, illustrazione delle attività ed un apericena in pineta tutti assieme. Ogni giorno prevedeva più attività, alcune che impegnavano da mattina a sera, altre solo mezza giornata; ogni uscita aveva un limite massimo di partecipanti variabile ma che comunque non avrebbe mai superato le 15 barche istruttori/guide compresi. Siamo stati anche muniti di sacchetti per raccogliere la spazzatura che avremmo trovato in mare.

 

Per il lunedì mattina Gloria ed io ci siamo iscritti ad una navigazione breve, di sole 6nm totali, verso Pugnochiuso. Il viaggio di andata è stato lento, con mare piatto e senza vento; neanche a dirlo siamo entrati in ogni grotta ed in ogni pertugio in cui fisicamente ci si potesse infilare in kayak, solo Gloria era restia e per la maggior parte stava fuori, a qualche metro dalla scogliera ad aspettare. Passati oltre Pugnochiuso ci siamo dilungati fino ad esplorare anche l’insenatura successiva - Baia della Pergola - prima di fare dietro front per tornare su una spiaggia a poche centinaia di metri per una veloce merenda al sacco. Il viaggio di ritorno l’abbiamo fatto senza dilungarci in attività esplorative anche perchè siamo stati parecchio rallentati da un ostinato vento contrario (dal quale tentavamo di ripararci allargandoci in ogni golfo al posto che fare i taglioni diretti che avevamo previsto) e dal mare che ha iniziato a creare onda. Ovviamente Gloria non era felice del meteo ma tentava, educatamente, di nascondere il suo stato d'animo.
Rientrati a Cala Campi in ritardo rispetto al previsto abbiamo avuto solo poco più di un’oretta di riposo e ristoro prima di imbarcarci nuovamente per raggiungere la prima baia a sud - Cala della Sanguinara - e dedicare il pomeriggio alla didattica in acqua. Gloria si è aggregata al gruppo di Felice per perfezionare la tecnica dell’appoggio basso mentre io ho conosciuto Pietro - valido istruttore romano - col quale, assieme ad un piccolo gruppo che si sarebbe poi consolidato nei giorni successivi, abbiamo iniziato un intenso addestramento su salvataggi ed autosalvataggi.

Martedì senza kayak: visita organizzata alle isole Tremiti. Autobus fino a Vieste porto, traghetto fino a San Nicola, visita guidata alla parte storica dell’isola, tour in motoscafo con sbarco su San Domino, rientro a San Nicola per l’ultimo traghetto disponibile. Tutto molto bello… specie l’ascoltare il chiaccherio generale sulla via del ritorno riguardo al tornarci in kayak, magari fuori stagione!

Mercoledì nuovamente in acqua. In mattinata navigazione breve (le solite 6nm) verso nord fino a Porto Nuovo, proprio all’inizio del lungo spiaggione che arriva a Vieste città. Vento assente e mare piatto. Anche questa volta all’andata abbiamo scrutato da vicino palmo a palmo ogni apertura ed ogni centimetro di falesia, sosta rigenerante nella Baia di San Felice (proprio prima dell’omonimo e spettacolare arco naturale) e ritorno  dritto, velocissimo. Tanto per far capire quanto era interessante la costa e quanto ci dilungavamo nella sua esplorazione basta pensare che da Cala Campi a Porto Nuovo ci abbiamo impiegato circa 4 ore, per la tratta di rientro siamo stati abbondantemente sotto l’ora.
Nel pomeriggio con Felice nella solita “baietta degli esercizi” didattica di ripasso delle manovre previste nel corso Pagaia Azzurra SK2; anche se non eravamo del tutto convinti di iscriverci all’esame.
La sera spettacolare uscita notturna organizzata da Luciano, unica attività senza limite di partecipanti ed anzi, come ha scritto qualcuno su un bigliettino apparso in bacheca, addirittuara “obbligatoria”. Saremo stati una settantina: con gli strarlight assicurati alle prue dei kayak, il cielo stellato con qualche lievissima velatura, mare piatto ed una luna piena e rossa che è sorta a metà escursione. Abbiamo fatto il giro della baia, il periplo dello scoglio e dell’isolotto di fronte e poi ci siamo allungati verso nord fino al trabucco in Testa del Gargano, infilati nel tunnel naturale che ci passa sotto e sbucati quindi nella baia successiva. Invertita la rotta nel viaggio di ritorno abbiamo esplorato le due grotte maggiori, compresa la splendida Sfondata Grande. Un’esperienza davvero unica e suggestiva.

Giovedì Gloria ed io abbiamo intrapreso strade diverse. Io con Pietro, Yannick e relativo gruppo siamo tornati sulla spiaggia prima del meraviglioso arco di San Felice. Il viaggio l’abbiamo fatto pagaiando in formazione di fila stretta lungocosta ed in riga attraversando gli stretti o i “corridoi” delle motonavi. Nella baia ci siamo scatenati fino quasi a sera con appoggio alto, salvataggio a T, salvataggio di lato, salvataggi tradizionali, eschimo assistito com la prua o la pagaia di un compagno, eschimo col paddle-float, rientro ed eschimo col paddle-float, traini corti ed a contatto durante le operazioni di soccorso ad un kayaker in difficoltà. Gloria invece si è aggregata a Gli Enzi che, anche loro in direzione San Felice, con la scusa del “giretto turistico” sottocosta hanno alternato l’esplorazione delle grotte ad esercizi di acquaticità culminati con il prendere grande confidenza con l’uscita bagnata ed il successivo classico salvataggio a T.
La sera del giovedì è stata anche quella della cena sociale di Sottocosta, seconda per numero ed importanza solo a quella del WiSKIE.

Venerdì, ultima giornata di attività organizzate. Io sempre nel gruppo di Pietro e Yannick verso San Felice dove ci siamo esercitati dalle 9.30 alle 16.30 con solo una breve pausa per il pranzo al sacco mentre Gloria in mattinata ha ripassato con Felice le tecniche SK2.
Alle 17.00 in poco più di una decina circa abbiamo navigato in fila stretta sino a Cala della Sanguinara per l’esame della Certificaznone Nazionale Pagaia Azzurra SK2. Dopo aver mostrato agli esaminatori tutte le manovre previste ed aver effettuato un salvataggio nel ruolo di vittima, uno nel ruolo di soccorritore ed un autosalvataggio siamo rientrati sempre in formazione stretta stando molto sottocosta, attaccati alle falesie, dimonstrando la capacità di mantere il proprio kayak in rotta ed in andatura anche con il mare che aveva formato un po' di onda che si confondeva tra diretta e riflessa creando una situazione di dinamicità che richiedeva continue correzioni e variazioni di assetto mentre l'istruttore alla testa del gruppo -appositamente- variava in continuazione direzione e velocità. In serata, dopo il debriefing degli esaminatori, ci è stato comunicato l'esito - per noi positivo - e che avremmo potuto quindi procedere con la richiesta del brevetto alla FICK! Abbiamo appreso con gioia questa notizia; fondamentale, oltre al lavoro di questi intensi giorni, è stato anche il corso Foundation che avevamo fatto, ormai qualche anno fa, a Lerici nella splendida Scuola di Mare Santa Teresa. Esperienza che fu breve ma fondamentale per gettare le basi di tutto quello che abbiamo poi imparato sullo stare in kayak negli anni successivi e consolidato durante questi giorni.

Per il sabato - ultimo giorno di questa intensa ed emozionante esperienza - non erano previste attività, a parte una navigazione di 12nm all’alba con partenza alle 3.00 a cui avrei con piacere preso parte se non fossi stato così provato dai due giorni precedenti. Ci siamo quindi accordati con Felice (resosi gentilmente disponibile a farci da balia), i nostri compagni di bungalow (Fabrizia ed Oliver) e Francesco per una navigazione in direzione nord fino alla Baia delle Zagare. Prevista la partenza in tarda mattinata per avere qualche ora di sonno in più e navigazione abbastanza spedita fino a Pugnochiuso dato che fin lì avevamo già passato in rassegna tutto nei giorni precedenti. Ho pagaiato in maniera stanca, rallentando il gruppo fino a Cala della Pergola, convinto di arrivare ad un certo punto, sbarcare su una spiaggia molto prima della meta ed aspettare gli altri sulla rotta di ritrono dato che proprio faticavo nel tentativo di spingere avanti il kayak che mi sembrava avere il freno a mano tirato. Mi sono rinvigorito solo dalle parti di Vignanotica, inebriato dalla bellezza delle grotte di questo tratto di costa per me nuovo e dalla maestosa imponenza delle bianchissime falesie a picco sul mare. Ci siamo fermati per il pranzo al sacco in Cala della Pipa, poco oltre i famosi faraglioni che delimitano a nord la Baia delle Zagare.
Nel viaggio di ritorno, nonostante il mare non proprio piatto - ma neanche eccessivamente mosso da infastidire- abbiamo comunque ripassato tutti i punti e le grotte di maggior interesse fino a Cala Campi...riuscendo anche a scoprire “nuove” grotte che si aprivano dietro a fessure a cui non avevamo dato molto conto.
Ma la cosa più incredibile è stata tornare a pagaiare con Gloria, dato che da tre giorni facevamo attività separate. L’avevo lasciata nelle mani di Felice e Gli Enzi che evitava le grotte, stava sempre ad una certa distanza dagli scogli, si lamentava e preoccupava se il mare non era liscio come l’olio; adesso tra le onde sorrideva, pagaiava spedita a velocità di crociera, era la prima ad entrare in grotta sempre alla testa del gruppo e stava sottocosta a guardare gli scogli e le insenature manovrando con maestria e naturalezza anche quando arrivavano le fastidiose grandi onde causate dai barconi che sfrecciavano facendo la spola carichi di turisti. Un cambiamento radicale ed incredibile!

Come ultimissima attività, mentre il resto del gruppo rientrava, con Felice e Gloria ci siamo fermati in Cala della Sanguinara, infondo a questa insenatura stretta e curva vi è una minuscola spiaggia irraggiungibile da terra ed invisibile dal mare. Abbiamo raccolto quanta più plastica ci era possibile trasportare coi nostri tre kayak.
Avremmo avuto da raccogliere per giorni e da riempire interi containers dato che, esposta al vento che spinge in questo imbuto naturale tutta la plastica che c’è in mare e, per questioni orografiche, ignorata dai turisti (quindi anche dalle attività di pulizia stagionali) era veramente impossibile in mezz’oretta fare qualcosa in grado anche solo di cambiare il colpo d’occhio di questo piccolo angolo di paradiso ridotto ad una discarica; ma ci sembrava romantica e doverosa l’idea di concludere quest’avventura tentando di ridare decoro alla baia che ci aveva che ci aveva ospitati per l’esame e parte dell’addestramento finale SK2.



La plastica raccolta... gavoni pieni ed il resto legato in coperta



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